Archivio Gennaio 2017

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L’Archeoclub di Terracina comunica che sull’ultimo numero

della rivista “Annali del Lazio Meridionale”, disponibile presso

la libreria BookCart di Terracina, è stato pubblicato un saggio

sulla più antica carta archeologica della città, risalente al 1854

e conservata presso l’Archivio di Stato di Latina.

Lo studio è stato svolto da Rosario Malizia,

Segretario dell’Archeoclub di Terracina.

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Per ulteriori dettagli visitare la pagina della Associazione AnXur – Tarracina al seguente Link:

https://www.facebook.com/Anxur.Tarracina/

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Pochi sanno che, secondo fonti antiche, vicino a Terracina e precisamente nella
piana di Fondi sorgeva l'antica città di Amyclae.
Sempre secondo le fonti sarebbe stata una colonia greca, fondata dai Laconi, 
sotto la guida dei Dioscuri e di Glauco, figlio del re di Creta Minosse: 
le fu dato un nome che ricordava molto quello di Amicla, figlio del fondatore 
di Sparta, Lacedemone. 
I Laconi si fusero poi con la popolazione indigena degli Ausoni, e
il loro re Camerte, giovane e biondo figlio del rutulo Volcente, avrebbe
combattuto contro Enea come alleato di Turno, venendo ucciso proprio dal capo
troiano.
La leggenda narra che Amyclae sarebbe stata abbandonata per un'invasione di
serpenti, oppure perché i suoi abitanti, legati ad una setta pitagorica votata
al silenzio, si sarebbero rifiutati di dare l'allarme all'arrivo dei nemici e
sarebbero quindi stati sterminati in un attacco. La città era già data per
scomparsa da tempo nel II secolo a.C.
Vi è una grossa disputa tra gli storici su dove fosse situata esattamente ma a 
noi piace pensare che fosse vicinissima a Terracina e a questa ipotesi ci è
di conforto il testo di un libro di circa un paio di secoli fa che recita quanto segue:
"Nella piccola curva, che forma la strada Appia dall'Epitaffio nel venire a 
Portella esisteva una Villa ad un tale Giulio Frontino appartenente.
Passando un poco più innante s'incontra un luogo denominato Canneto
Qui fa duopo intrattenerci per poco e percorrere quei siti per curiosare i
ruderi della distrutta Amicle, Città da tutti glì istorici, e poeti rammentata, 
Città che secondo il Solino fu fabbricata da Greci. [...]
I ruderi di questa celebre, ma sventurata Città, che oggigiono si osservano
dopo l'asso di circa trentatre secoli, non ci danno a divedere, se non pochi
avanzi di bagni, e di un circo destinato ai giuochi pubblici, e che volgarmente
Vasche di Amicle si addimandano: altre anticaglie rimangono postutto sepellite
nelle arene del contiguo mare. Nella foce di S.anastasio osservasi piccoli 
rottami degli ancoraggi dell'antico porto Amiclano, che questa foce per rada
teneve, e che furono distrutti come dicemmo (parte I.a) tra per impedire 
l'entrata delle flotte dei pirati levantini, come per le ultime bonificazioni
in tal punto fatte. Il mare Tirreno che ne bagna la sponda si chiamava
Amiclano, ed il Lago grande istesso che piuttosto braccio di mare dir si potrebbe
per la sua considerevole estensione, si chiamò Amiclano."
in altro libro un po' piu' vecchiotto si legge:
"La città di Amicle, alla quale condur dovette questa vie, e poscia a Spelonca,
fu circa due miglia più in quà di Terracina, nel luogo ove anche al presente
si veggono rovine, e che dal volgo "A Micano" si appella quasi "Ad Amiclanum", 
in poca distanza dal mare, e dal lago cotanto rinomato di Fondi. "
infine, in un ulteriore testo antico si legge;
"...dal sig. Notarjanni finalmente si scrisse, che passato il fiumicello Canneto
presso Terracina si trovino le ruine di Amicle, di cui sono ancora visibili
alcuni rottami di edifici, ed alcune conserve di acqua, che si chiamano
"le vasche di Amicle, ed anche "le grotte di Amicle, quantunque gran parte sia sepolta
sotto le arene del mare."

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