comunicato stampa dal sito comunale:

Entrano nel patrimonio storico culturale di Terracina i numerosi reperti d’interesse archeologico rivenuti e sequestrati lo scorso mese di marzo a casa di una coppia di fotografici locali.
Come si ricorderà, nella perquisizione domiciliare la Guardia di Finanza trovò 21 reperti, alcuni dei quali risalenti al periodo compreso tra il II secolo a.C. e il IV secolo d.C., tra cui anfore, lingotti di piombo e un Dolio di circa due metri perfettamente conservato, che questa mattina è stato consegnato alla comunità terracinese.

“La capacità del Dolio – afferma il tenente colonnello Andrea Bello, comandante del Gruppo della Guardia di Finanza di Formia – è stata calcolata attorno ai 1000 litri, equivalenti a circa 40 anfore, ed evoca i grandi recipienti destinati prevalentemente ad accogliere vino, così come citano Catone e Columella.
Al recupero dei reperti archeologici hanno concorso diverse istituzioni, dall’autorità giudiziaria che ha permesso di rinvenire i reperti e concesso il nulla osta per la restituzione dei beni, all’amministrazione comunale di Terracina, che oggi insieme all’intera popolazione terracinese potrà usufruirne liberamente”.

“E’ un altro tassello della storia ultra millenaria di Terracina che ritorna al suo posto, che è quello di tutti, della città, e non più la villa di un privato – dichiara il sindaco Nicola Procaccini – che chissà com’è riuscito a trafugare un pezzo di questa storia.
Ma è anche il primo tassello di una straordinaria operazione che tra qualche mese sarà svelata alla cittadinanza: la realizzazione del museo dei bonificatori, posto all’interno di Palazzo Braschi, il quale accoglierà anche una parte importante del nostro deposito archeologico finalizzato allo studio.
Ringrazio, infine, la Guardia di Finanza, la Tenenza della Guardia di Finanza di Terracina, con il suo comandante Fabiana Cretì, e il personale della struttura comunale che ha lavorato per la buona riuscita dell’operazione”. 

Il dolium è un contenitore di terracotta di forma sferica, con altezza compresa fra 1,50 e 1,60 metri e larghezza superiore a 1,50 metri nel punto di massima espansione. La sua capacità era di circa 1500-2000 litri ed era adibito prevalentemente al trasporto di vino.

dolia venivano fissati nella parte centrale dell’imbarcazione, mentre lo spazio rimasto libero a poppa e prua era occupato dal carico di anfore. Il vantaggio economico di questa modalità di trasporto era dato dalla possibilità di poter risparmiare sulla quantità e sulla fabbricazione dei contenitori e al contempo trasportare una maggiore quantità di merci. Si stima che un dolio potesse contenere una quantità di vino pari a circa undici anfore.

Nonostante le evidenti potenzialità questo sistema di trasporto non ebbe grande diffusione poiché non utilizzabile sulle grandi navi che potevano trasportare più livelli di anfore.

 

 



One Response to “Consegnato ieri mattina alla città uno straordinario Dolio romano di due metri”

  1.   Mangoni Roberto Says:

    Bravo, cataloga ogni cosa, perche fra una ventina di anni,potrebbero sparire;come e´accaduto alla statua da me trovata a Sperlonga nel mare prospiciente la Grotta. Nel 2013 ,sono andato al museo,e nessuno ne era a conoscenza. SPARITA !!!Eppure era ina statua alta cm147,di marmo leggermente abraso dalla sabbia del fondale dove nel Febraio del 1962 la avevo scoperta dopo una Libecciata.

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