Archivio Gennaio 2010

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Perche’ la Terracina Ambiente non ha mai svolto il servizio di raccolta
differenziata previsto dal capitolato con cui ha vinto la gara d’appalto nel
2007?
Intorno a questa domanda ruota l’inchiesta avviata dalla Procura di Latina
sul caso rifiuti a Terracina. I primi tentativi di darvi una risposta si sono
visti l’altra mattina, quando i carabinieri si sono recati negli uffici del
Comune per prendere visione di alcune carte. Un inizio discreto, ma che potrebbe
preannunciare un’indagine ben più dettagliata su un servizio che, solo a contare
le denunce presentate da associazioni di categoria, partiti politici, ex
amministratori e cittadini, registra diverse anomalie. Ma il nodo resta uno:
perché la società mista formata dal socio privato «Unendo» e dal Comune, dopo
essere entrata nella partita dei rifiuti nel 2007, aggiudicandosi il servizio
con un’offerta di 2 milioni 900 mila euro, non ha poi rispettato quanto previsto
dal contratto. Non si può escludere che già a partire dalla prossima settimana
la Procura inizi ad ascoltare qualcuno dei vertici della Terracina Ambiente, la
società amministrata da Valerio Bertuccelli e che vede nel Cda il presidente
Umberto D’Alessio, e i consiglieri Luigi Torre e Giuseppe Mosa. Ma non solo.
Negli uffici dei carabinieri potrebbero essere convocati anche funzionari e
dirigenti comunali e tutti coloro che, in un modo o nell’altro, hanno ruotato
intorno alla gestione dei rifiuti. Tra le ipotesi investigative, anche quella
del danno erariale, dal momento che la mancata raccolta differenziata ha causato
maggiori costi di smaltimento per la collettività. Il caso di Minturno, in
questo senso, costituisce un precedente. Anche a Terracina, se la raccolta
differenziata è rimasta sempre al palo, i costi del servizio sono
progressivamente lievitati. A partire dall’approvazione in Consiglio comunale
del cosiddetto Piano Santoro, nel 2008. Ottocentomila euro di «adeguamento» al
costo di partenza, ma il progetto non è mai partito. Il costo dell’appalto è
passato a 3 milioni 700 mila euro e rotti ma, per ammissione dello stesso
sindaco Stefano Nardi, non è mai stato fatturato. Eppure quei quasi 4 milioni di
euro sono rimasti in bilancio, giustificati come «costi aggiuntivi». Nel
frattempo, la Terracina Ambiente ha continuato a registrare perdite di bilancio,
coperte da ricapitalizzazioni pagate anche dal Comune. Da ultimo, nel dicembre
scorso l’amministrazione comunale ha approvato in Consiglio comunale
l’istituzione della Tia, affidando alla Terracina Ambiente il compito di
presentare un nuovo piano economico-finanziario: si arriva a quasi 9 milioni di
euro di costo del servizio (compresi costi di discarica): soldi ch, prevede
l’accordo, saranno riscossi direttamente dalla Terracina Ambiente. Ma Intanto,
proprio nei giorni scorsi, la città ha rischiato di piombare in una nuova
emergenza rifiuti a causa dello sciopero indetto dai netturbini, che da tempo
denunciano la carenza di organico, i mezzi obsoleti e il mancato rispetto delle
norme di sicurezza. E per il 5 e il 6 febbraio prossimi sono previsti ancora due
giorni di sciopero. I sindacati lamentano l’assenza di confronto con l’azienda,
che per il momento non ha dato segnali di apertura di un tavolo di confronto. In
questo contesto, tutto da decifrare, dovranno muoversi gli inquirenti.
Diego Roma

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Debiti fuori bilancio per cause perse legate a richieste di risarcimento danni
perché il Comune non è più coperto dall’assicurazione.
Un problema che va avanti
ormai da anni e che ieri, nel corso del consiglio comunale di Terracina, è
nuovamente emerso. Galeotta una delibera di riconoscimento di un debito nato a
seguito di un ricorso presentato da un cittadino che ha chiesto e ottenuto dal
giudice di pace il risarcimento per un incidente causato da una delle tante
buche stradali. È stato lì che l’opposizione ha posto la questione della
copertura assicurativa che il Comune non ha più perché, nell’ultima gara per
assegnarla, il prezzo era talmente basso che nessuna assicurazione si è
presentata. Gara deserta e mai più rifatta. La maggioranza del Pdl però ha
approvato lo stesso assegnando il debito all’ente. Stessa sorte per un altro
ricorso presentato da un cittadino alla commissione tributaria per una cartella
Ici. Aveva contestato l’importo informando prima l’amministrazione che gli aveva
anche detratto la quota. Gli uffici comunali non si sarebbero parlati e il
ricorso è andato avanti. L’opposizione ha votato contro spiegando che quel
debito non poteva essere pagato dal Comune bensì dal dirigente responsabile
dell’ufficio, ma la maggioranza ha deliberato lo stesso. L’unanimità l’hanno
trovata sulla variante per un’area che serve alla chiesa di Borgo Hermada da
adibire a verde, per la modifica del regolamento sulla refezione scolastica e
per il progetto esecutivo del piano di recupero urbano del quartiere Calcatore.
Per il resto è passato con il voto del Pdl il piano di lottizzazione
convenzionata della ditta Torre Immobiliare Srl che dovrà comunque passare
nuovamente per la regione Lazio, mentre è stato ritirato il regolamento per la
disciplina della pubblicità. Doveva prima passare in commissione bilancio.
di FABIO COCCIA

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L’esame antidroga per i consiglieri comunali? Un’offesa proporlo. Compatto il
Pdl di Terracina che non sembra curarsi del pensiero dei vertici nazionali e
provinciali e si astiene alla mozione presentata dall’Udc. Ancora una volta non
sono mancate le sorprese durante un Consiglio comunale a Terracina. La mozione è
passata con 7 voti a favore (Udc e Pd), 11 astenuti tutti del Pdl e 4 voti
contrari del Pri e di Antonio Acanfora. «Come immaginavo ci sono stati
interventi demagogici – spiega Pierpaolo Marcuzzi dell’Udc – Quando presentammo
questa mozione, per evitare strumentalizzazioni di parte dell’attuale
maggioranza composta dall’80% da esponenti del Pdl, copiai per intero quella
preparata dalla commissione sanità del comune di Latina presieduta da un
esponente del Pdl». In tutte le sedi istituzionali gli esponenti nazionali del
centrodestra hanno parlato della necessità del narcotest per tutti i politici e
della pubblicazione dei risultati per dare dimostrazione ai cittadini della
propria integrità morale e fisica. L’idea di avere trasparenza e pulizia tra
tutti gli addetti non sembra necessaria per il consigliere del Pdl, Edis
Mazzucco, che definisce la mozione presentata da Percoco come "la peggiore che
abbia mai discusso", di fatto denigrando l’interpellanza presentata e sostenuta
dal suo partito al Comune di Latina. Sulla stessa lunghezza d’onda Loreto
Maragoni del Pri: «Considero la proposta una vera e propria offesa nei confronti
dei tanti politici onesti che lavorano nel pieno delle loro facoltà e nel
rispetto dei cittadini». E pensare che nei giorni scorsi, tanti consiglieri di
maggioranza sembravano favorevoli. Primo fra tutti l’assessore ai servizi
sociali Francesco Zicchieri (Pdl), sicuro di voler seguire l’esempio di
Alemanno. Cosa è cambiato nel frattempo?
di DANIELE SPERLONGA

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Altre dieci famiglie con un piede già fuori di casa. Ieri mattina il giudice
Franco Catracchia del tribunale di Terracina ha convalidato la seconda tranche
di sfratti per gli inquilini di Borgo Hermada. In otto casi si tratta di
abitazioni di via Teodorico, e altre due ancora in via Sani. Alloggi in
godimento provvisorio affittati dal Comune di Terracina da tre società
immobiliari che, stanche di non vedere più un euro di affitto, si sono rivolte
all’avvocato Marco Popolla per seguire la strada dei decreti ingiuntivi,
diventati esecutivi. Lo scorso 3 dicembre erano stati notificati una ventina di
sfratti per morosità da parte di una sola delle tre società immobiliari. Una
prima udienza di convalida all’inizio del nuovo anno, e la seconda ieri mattina.
Due udienze fotocopia con il giudice che ha convalidato gli sfratti e con
l’amministrazione comunale che non si è fatta vedere né sentire. Gli inquilini
delle abitazioni di ieri dovranno fare i bagagli a partire dal prossimo 9
aprile. Facendo due calcoli, a breve diverse decine di cittadini potrebbero
ritrovarsi in piena emergenza abitativa. Tutta colpa dei debiti dell’ente.
Mentre non è da escludere che in quei villini sia casualmente finito chi nella
graduatoria per usufruire degli aiuti non avrebbe dovuto proprio esserci.
F.Coc.

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Ha visto una pistola puntata dal finestrino, quasi all’altezza della tempia.

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E il farmacista si è ritrovato la gamba rotta. Dopo una banale discussione si
sono picchiati selvaggiamente finendo all’ospedale. Motivo del contendere? Un
parcheggio non in regola. E’ accaduto a Terracina, dove un farmacista di via
Roma è stato aggredito e ferito da un automobilista nel pieno centro cittadino e
davanti alla farmacia S. Elena che dirige da anni. Tanti i testimoni che hanno
assistito alla scena: erano circa le 16,30, un uomo di 48 anni di origine
siciliana ha parcheggiato l’auto nella zona riservata alla farmacia, dove è
presente anche il cartello di divieto di fermata e di sosta ad esclusione di
esigenze urgenti. Il farmacista Alessandro Pellegrini, 50enne, è uscito
chiedendo all’uomo di spostare l’auto. Richiesta non accolta. Il 48enne per
tutta risposta è andato via con aria spavalda. Ma dopo due minuti è tornato
indietro forse infastidito da un commento del farmacista; lo ha aggredito
mettendogli un braccio con violenza intorno al collo per cercare di tenerlo
fermo. E’ stato necessario l’aiuto di un commerciante per liberare il farmacista
dalla morsa dell’uomo, il quale per ultimo gli ha sferrato un violento calcio
sulla caviglia tanto da fratturarla, provocando anche una perdita di sangue. Sul
posto sono intervenuti la polizia ed i carabinieri, oltre all’ambulanza del 118
che ha trasportato il farmacista al pronto soccorso del "Fiorini". Sottoposto a
ecografia, gli è stata riscontrata la frattura della caviglia. Il 48enne invece
è stato denunciato per lesioni personali e aggressione. Non è la prima volta che
il farmacista è costretto ad esortare gli automobilisti a non parcheggiare
l’auto nella zona vietata che purtroppo nonostante il cartello è ancora priva di
segnaletica a terra. Basterebbe un po’ di buonsenso. La vicenda legata allo
spazio per il parcheggio antistante la farmacia di via Roma è da tempo al centro
di vicende giudiziarie che hanno visto coinvolti anche alcuni vigili urbani di Terracina.
di DANIELE SPERLONGA

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Accordo Pdl-Udc per le Regionali, per il sindaco Stefano Nardi potrebbe essere
la parola «fine» sui sogni di gloria alla Pisana.
Che il primo cittadino avesse
pretese a entrare a far parte del listino della candidata a presidente della
Regione Lazio Renata Polverini è notizia che da tempo viene ventilata a Palazzo.
E che fosse quasi sicuro il suo ingresso nel listino, che con la vittoria della
candidata del Pdl, avrebbe potuto consegnargli una poltrona in Regione, sembrava
un’idea a cui da qualche tempo gli ipotetici aspiranti sindaci del dopo Nardi
cominciavano ad abituarsi. Ma l’accordo siglato solo qualche giorno fa dalla
Polverini con il partito di Casini ha rimescolato in un solo colpo tutte le
carte. Stando alle stesse indiscrezioni che davano per certo l’ingresso di
Stefano Nardi nel listino del presidente, infatti, con l’arrivo dell’Udc i posti
più traballanti verrebbero occupati proprio dai centristi. Fuori dunque il
sindaco di Terracina che, c’è da scommetterlo, se veramente le cose fossero
andate così, non potrebbe non sorridere all’ironia della sorte che gli è
capitata. Con un esponente dell’Udc pronto a soffiargli la poltrona in Regione,
come potrà non pensare che «chi la fa l’aspetti ». Non fu proprio il sindaco
Nardi, infatti, quando estromise dalla maggioranza tutti i membri del gruppo
consiliare centrista solo un anno e mezzo fa, ad affermare che l’Udc era un
partito finito? Cosa ne penserebbe oggi che, proprio a causa di un ritorno di
forza dell’Udc nella coalizione di centro destra in vista delle regionali
potrebbe costargli il posto di prestigio alla Pisana? Al di là della sorte
beffarda che gli si potrebbe rigirare contro, al sindaco resterebbe l’amarezza
di aver assaporato quel salto di qualità che, almeno parte della sua giunta, gli
augurerebbe per iniziare con anticipo il dopo- Nardi. E invece, alla fine,
rimangono tutti a bocca asciutta. Tranne l’Udc, si intende, che si
«vendicherebbe » dando una spallata a Nardi dal posto nel listino così come
aveva fatto il primo cittadino quando cacciò il partito di centro dalla
maggioranza in Comune. Vicende che risalgono all’estate del 2008, è vero. Ma del
resto, come recita il proverbio: la vendetta è un piatto che va consumato freddo.
Francesco Avena

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Niente più pulizia per gli uffici comunali di Terracina fino a che
l’amministrazione non garantirà la continuità del servizio ai quindici operai
della ditta di pulizie.
Anche il 2010 si apre con i lavoratori in sciopero. Dopo
Terracina Ambiente questa volta sono gli operatori della "Brillante", che
quotidianamente si preoccupano di tenere pulite le stanze del Comune, anche
quelle delle sedi distaccate. Dal 31 dicembre dello scorso anno il contratto è
scaduto e il Comune non dà segnali per il rinnovo tantomeno garanzie che vengano
assorbiti da una nuova azienda che farà lo stesso servizio. Avevano incrociato
le braccia già a ottobre del 2009 perché non ricevevano da tempo lo stipendio.
Il primo cittadino Stefano Nardi insieme al responsabile della tesoreria erano
riusciti a trovare 30 mila euro per sedare i malumori e pagare almeno una quota
parte delle spettanze. Hanno garantito il servizio fino allo scorso giovedì
anche senza copertura contrattuale per dare un segnale che per loro quel posto
significa sostentamento per le famiglie. Ma non avendo ottenuto risposta hanno
deciso di sospendere le pulizie chiedendo al Comune un impegno a risolvere prima
possibile il problema.
F.Coc.

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La storia di oggi ripropone all’attenzione dei nostri affezionati lettori, una vicenda curiosa, figlia degli anni Cinquanta e ci ricorda uno dei furti più gravi che la nostra città abbia subito ad opera della Soprintendenza per i beni Archeologici. La controversia sulla statua di Antonino Pio è l’esempio più clamoroso di quanto sia appetibile il nostro patrimonio e di come si dovrebbe proteggere e rivalutare, riadattando o costruendo strutture in grado di ospitarlo in modo decoroso e scientifico. L’inconsistente e risibile reazione del nostro Comune, la cocciuta intransigenza, legata a sclerotiche norme burocratiche, dei Beni culturali di allora, l’illuminata difesa di un anonimo commissario, sono gli ingredienti di questo capitolo oscuro della nostra storia, che celebra uno dei più importanti benefattori della nostra città.

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Ora sul piede di guerra ci sono anche i commercianti ambulanti del mercato
settimanale.
Ieri l’Ascom di Terracina insieme alla Fiva-Confcommercio di Latina
ha inviato al Comune una lettera di diffida per lo spostamento del mercato del
giovedì da viale Europa, dove è stato negli ultimi trent’anni nonostante fosse
indicata come sede provvisoria, a via Firenze. Secondo la due associazioni e
soprattutto di una parte degli ambulanti, l’attuale area non è in grado di
sopportare una così vasta mole di strutture e persone perché carente sotto
diversi aspetti. In primis, ad ogni pioggia consistente la zona si allaga e le
condizioni igieniche diventano precarie. E poi mancherebbe un sistema di
illuminazione pubblica adeguato. Lunedì è prevista una riunione alle 17 presso
villa Tomassini con tutti gli operatori. Diffidano "il sindaco, l’assessore alle
Attività produttive e il responsabile del procedimento di dare inizio alle
procedure di trasferimento del mercato nella nuova area fino a quando non
saranno affrontati e risolti i problemi attinenti le condizioni igenico-
sanitarie e la sicurezza nell’area". La diffida l’avevano annunciata da tempo ma
l’amministrazione è andata avanti. «Sebbene la diffida fosse stata annunciata e
la Fiva-Confcommercio avesse già inoltrato la richiesta per avere copia degli
atti esaminati nella conferenza dei servizi presso la regione Lazio, il Comune
ha proceduto a convocare i singoli operatori per la scelta dei posteggi. Una
vera sfida al buon senso, tenuto conto che l’area nuova è tutt’ora inagibile».
Del resto il trasferimento del mercato settimanale non è nato sotto una buona
stella. Nel 2002, dopo anni di discussione, il Comune decise di spostarlo in via
Stella Polare, zona Porto. Furono effettuati i lavori di adeguamento dell’area,
assegnati i posti e disegnate le strisce a terra. Ma ci si accorse che gli spazi
non bastavano e quelli disegnati erano troppo piccoli. Fu necessario trovare una
nuova area. Uscì via Firenze. Anche qui lavori di adeguamento e iter
amministrativo per cambiarne destinazione. Sono passati altri otto anni e la
situazione è quella di 30 anni fa.
di FABIO COCCIA

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Quando i palazzi erano intoccabili.
Correva l’anno 2006. Erano da poco scoccate le 16 e 10 del 31 ottobre quando il
sindaco Stefano Nardi varcò come una furia la porta della caserma dei
carabinieri di via Appia. Tra le mani qualche foglio, e tanta, tantissima sete
di giustizia. Per amore della verità e dell’inestimabile patrimonio storico-
culturale della città che stava rischiando di perdere, per una misera storia di
debiti, uno dei suoi gioielli più preziosi: il palazzo della Bonificazione
Pontina. L’immobile storico, appena restaurato con vagoni di miliardi di lire
prima e milioni di euro poi sborsati dalla Regione, venne pignorato a seguito di
un decreto ingiuntivo della Slia. In quei giorni a Terracina successe il
finimondo. Il sindaco stentava a credere a quello che stava accadendo e le sue
ragioni le espresse in un lungo e dettagliato esposto indirizzato alla Procura.
Il primo cittadino si appellava alla magistratura per fare chiarezza sul
procedimento di pubblico incanto che avena coinvolto sia il palazzo della
Bonificazione di piazza Santa Domitilla e l’emiciclo di piazza Garibaldi. In
particolare il sindaco chiedeva di accertare le eventuali responsabilità per il
«mancato riconoscimento di destinazione museale del palazzo pontino». Idem per
l’ex caserma dei carabinieri di via Sarti che tuttora ospita il comando di
polizia municipale e gli uffici della ragioneria del Comune. Nardi faceva nomi e
cognomi e citava a braccio leggi e normative a sostegno della tesi per cui
immobili dal valore storico inestimabile sono invendibili. «L’inequivoca
conferma circa la suddetta destinazione d’uso dell’immobile – sosteneva il
sindaco – è riscontrabile sia nella relazione tecnica del progetto, sia negli
ottenuti finanziamenti regionali concessi ai sensi di leggi finalizzate alla
tutela ed alla conservazione dei beni di valenza storico – culturale». Parole
sante. Peccato che nel giro di poco tempo il concetto dell’invendibilità dei
palazzi storici si sia sciolto come neve al sole. Almeno stando alle notizie,
non smentite dal sindaco, sull’ipotesi di una cessione del palazzo della
Bonificazione pontina, la sede del Municipio e palazzo Braschi a una fondazione
con soci privati che dovrebbe trasformare gli immobili in strutture alberghiere.
La trovata a cinque stelle, che dovrebbe risanare una volta per tutte la
situazione disastrosa delle casse comunali, sarebbe farina del sacco di tale
Piero Nucci, specialista di economia e finanza di origina fiorentina, che sta
sacrificando la sua meritata pensione alla causa terracinese. Un tipo
evidentemente a cui piacciono le sfide impossibili e ama farlo in modo
disinteressato. La preziosa consulenza di Nucci, infatti, pare non stia costando
un centesimo al Comune visto che non c’è una carta – determina o delibera che
sia – che giustifichi il suo daffare felpato tra immobili e conti municipali. Ma
tant’è, le idee migliori, soprattutto a Terracina si sa, vengono sempre ai
forestieri. È addirittura un colpo di genio la trovata del Nucci di trasformare
in alberghi il palazzo comunale e gli edifici storici più prestigiosi della
città restaurati con i soldi della collettività, per affidarli a una fondazione
con soci (quelle banche che non hanno mai cacciato un euro per i beni culturali
della città) trovati senza un bando pubblico come minimo di evidenza europea, ma
semplicemente consultando l’agendina telefonica di chi ha conoscenze altolocate.
Dicono, quelli che viaggiano in lungo e largo per il mondo, che altrove è facile
trovare alberghi in palazzi storici (finanche una sede del Municipio?) .
Dimenticano di aggiungere, quelli che sanno come va il mondo, che nella
stragrande maggioranza di questi casi, i restauri degli immobili, spesso in
rovina, li hanno pagati i privati. D’altra parte lo stesso Nardi nell’esposto
presentato ai carabinieri il 31 ottobre del 2006 alle ore 16 e 10, parlando del
palazzo della bonificazione, si appellava ai finanziamenti regionali «concessi
ai sensi di leggi finalizzate alla tutela ed alla conservazione dei beni di
valenza storico – culturale ». Ma questo forse Nucci non lo sa. E chissà se il
sindaco se lo ricorda.
Pierfederico Pernarella

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Stato d’agitazione in vista per la Terracina Ambiente: a 13 lavoratori non è
stato rinnovato il contratto scaduto il 31 dicembre.
Sono stati interrotti i
rapporti con l’amministrazione dopo che durante un incontro in Comune, il
sindaco Stefano Nardi non riservò a sindacalisti e lavoratori un atteggiamento
troppo disponibile, invitando gli operai della società mista a trovarsi un altro
lavoro. Giulio Morgia della Cgil, Massimo Feudi della Cisl e Antonella Cannatà
della Uil, hanno chiesto per l’ennesima volta alla Terracina Ambiente di
rispettare gli accordi presi, salvaguardando i livelli occupazionali. Nella
serata di lunedì c’è stato un incontro tra i sindacalisti e gli operatori,
colloquio che si ripeterà domani. Si va verso una giornata di sciopero; per ora
è stata ipotizzata la data del 20 gennaio, l’ufficialità dovrebbe arrivare nei
prossimi giorni. Non sembrano finire mai i problemi per il servizio di raccolta
dei rifiuti a Terracina: l’approvazione della Tia, che partirà ufficialmente il
primo luglio, dovrebbe garantire una sterzata secondo l’amministrazione. «C’è un
sottonumero di 17 unità rispetto ad un piano per garantire livelli efficienti di
nettezza urbana», ha affermato Morgia della Cgil. A cosa è dovuta la mancata
proroga dei contratti? Nei giorni scorsi si ipotizzavano anche delle pressioni
politiche sulle nuove assunzioni previste in vista dell’attuazione del nuovo
piano di raccolta dei rifiuti. Secondo alcune indiscrezioni trapelate
dall’ambiente degli operatori, sarebbe già in corso una trattativa, fortemente
orientata dalla politica, per favorire assunzioni di lavoratori "amici". «Per il
momento si tratta solo di voci, ma sembra ci sia la volontà di non rispettare la
graduatoria esistente – prosegue Morgia – C’è un dipendente precario da 20 anni
e credo non sia giusto che venga scavalcato. Vogliamo garantire loro un
contratto a tempo indeterminato». L’incontro tra parti sociali e operatori,
previsto per domani, potrebbe definire meglio i termini delle nuove assunzioni
all’interno dell’organico della Terracina Ambiente. In lista d’attesa ci sono i
13 operatori stagionali, assunti per lavori straordinari ma che effettuavano
quello ordinario: «In pratica non ci sono più gli addetti che si mettono dietro
i camion», ha concluso Morgia. Inevitabile lo sciopero.
di DANIELE SPERLONGA

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Sfratto imminente per venti famiglie per i debiti del Comune.
Sfratti alla porta per gli inquilini di quella ventina di alloggi sparsi a Borgo
Hermada per i quali il Comune di Terracina non ha versato regolarmente l’affitto
alla società immobiliare proprietaria. Lo scorso 3 dicembre sono stati
notificati alcuni degli sfratti per morosità da parte di una delle tre società
immobiliari che di recente hanno chiesto e ottenuto il decreto ingiuntivo,
oramai definitivamente esecutivo, per canoni di affitto non ricevuti dal gennaio
2008. Le udienze per la convalida si terranno l’11 e il 18 gennaio prossimi
davanti il giudice Franco Catracchia del tribunale di Terracina che sta già
seguendo la vicenda dell’esecuzione immobiliare ai danni del Comune.
L’amministrazione Nardi, dunque, oltre a avere un debito (un altro) sul collo di
circa 750 mila euro, considerando tutti gli interessi maturati dalla data di
scadenza di ogni singola fattura al momento del saldo, avrà come altro problema
le famiglie senza casa. Per il momento almeno una ventina, ma complessivamente
ne sono coinvolte almeno altre trenta. Tra loro ve ne saranno sicuramente alcune
che di quell’abitazione hanno concretamente bisogno, e che davvero si
ritroveranno in mezzo a una strada. Ma potrebbe non mancare chi in quella
graduatoria non ha mai avuto alcun diritto di esserci e ci è finito, diciamo
così, per grazia ricevuta. Sarebbe interessante sapere di chi.
Pubblicato da Rita Recchia

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Il municipio di Terracina che diventa un albergo, così come i palazzi della
Bonifica e Braschi.
I tre gioielli della città sarebbero al centro di un piano
di vendita del patrimonio comunale da 400 milioni di euro, per salvare l’ente da
un inesorabile dissesto. Anche il meccanismo è stato già ipotizzato. Una
fondazione con dentro una banca nazionale che metterebbe soldi per comprare i
palazzi e trasformarli in alberghi o miniappartamenti. Certo gli interrogativi
sono tanti. Innanzitutto i vincoli sugli immobili che dovranno essere sciolti
dalla Soprintendenza. Difficile pensare come possa diventare il palazzo della
Bonifica un albergo a cinque stelle o miniappartamenti se fino a ieri doveva
essere polo museale in grado di accogliere documenti e testimonianze della prima
bonifica di Terracina e di buona parte dell’agro pontino. Per non parlare del
palazzo di Papa Braschi e della stessa sede municipale che, sempre in base al
progetto, dovrebbe spostarsi nella struttura, parzialmente in disuso, del
mercato Arene. Il piano per ora vive solo delle indiscrezioni politiche ma
unendo qualche pezzo, il mosaico inizia a comporsi. Una parte importante del
puzzle la sta costruendo il sindaco Stefano Nardi che, con l’aiuto di un
superconsulente esterno, Piero Nucci, che formalmente non ha nessun incarico,
prova a muovere i primi passi verso la fondazione. Nucci, settantenne, viene dal
mondo bancario con alti incarichi in organismi nazionali e internazionali. Certo
è che di ostacoli ne incontrerà tanti: mugugni arrivano anche dalla maggioranza
oltre che dall’opposizione e tante sono le associazioni e i cittadini infuriati.
di FABIO COCCIA

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