Archivio Dicembre 2009

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Spiaggia divorata dalle mareggiate, le onde si infrangono contro i chioschi e
trasportano a riva detriti e spazzatura. Nel tratto compreso tra via Basilicata
e il Lido, la sabbia è stata risucchiata dal mare. Si riaffaccia il pericolo
dell’erosione del litorale, e questa volta la violenza delle mareggiate sembra
lasciare poche speranze alla ricomparsa in tempi brevi della spiaggia. Infatti
le onde si rompono proprio contro i chioschi, arrivando in alcuni punti a
lambire il marciapiede del lungomare Circe. Un fatto di estrema gravità che
oltre alla preoccupazione degli operatori balneari, ha provocato anche la
reazione del consigliere dell’Udc Gianni Percoco. «L’erosione del litorale è il
risultato che Terracina raccoglie oggi per una politica che opera negativamente
sul territorio. Che, invece, di sostenere iniziative che possano portare al
beneficio di tutta la comunità, ostacolano idee e progetti validi». L’esponente
dell’Udc attacca apertamente la Regione Lazio, l’amministrazione comunale, ma
anche una parte delle categorie tra pescatori e operatori balneari. «Quando lo
scorso anno era stato bloccato il porto a causa della barra sabbiosa – critica
Percoco – avevo proposto di non intervenire per somma urgenza ma di trovare
un’idea alternativa, che potesse avvantaggiare tutta la città invece che
tamponare con centinaia di migliaia di euro il problema che, come già si sapeva
allora, si sarebbe ripresentato. Avevo chiesto di utilizzare i fondi regionali
per acquistare una draga, stipulare una convenzione con la Regione e far
lavorare persone di Terracina per far rimuovere la sabbia in eccesso all’uscita
del porto e risputarla sul litorale di ponente. Avremmo risolto i problemi della
barra sabbiosa e dell’erosione marina. Ma nessuno ha voluto darmi ascolto.
Neppure l’amministrazione comunale che si era impegnata in consiglio di
convocare un tavolo tecnico con la Regione. Promessa mai mantenuta dal sindaco
Stefano Nardi». Per questo, conclude il consigliere dell’Udc, oggi ci si trova
con il porto nuovamente a rischio barra sabbiosa e con una costa divorata dalle
mareggiate. «La città – conclude Percoco – ringrazia».
Francesco Avena

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Anche a Terracina la tassa rifiuti (Tarsu) è stata messa in soffitta. Arriva
infatti la Tia, tariffa di igiene ambientale. Si tratta in sostanza di una
tariffa che copre tutti i costi per la raccolta, il trasporto e lo smaltimento
dei rifiuti. A differenza della precedente tassa, le entrate conseguenti
all’applicazione della tariffa andranno a coprire per intero il servizio di
nettezza urbana. Il regolamento istitutivo e il piano dei servizi di igiene
urbana con il relativo piano economico e finanziario sono stati approvati ieri
durante il consiglio comunale. Compatta la maggioranza: venti i voti favorevoli
e dieci i contrari (Pd, Udc e Verdi). Un’assise che si preannunciava infuocata e
invece, vuoi per il clima natalizio o per le schermaglie che avevano
contraddistinto gli ultimi consigli, il dibattito è scivolato tranquillo. Ad
assistere non c’erano neanche i commercianti, che sembrano i più penalizzati dal
cambiamento. Ma come funziona la Tia? La tariffa è divisa in due parti: la prima
(quota fissa) copre i costi di esercizio; la seconda (quota variabile) cambia in
base a quanti rifiuti vengono prodotti dalla singola utenza. Gli importi da
pagare risulteranno più leggeri nel caso in cui l’immondizia diventi "risorsa",
attraverso la raccolta differenziata. La minoranza ha fatto notare tramite le
relazioni di Gino Di Mauro (Verdi), Antonio Bernardi (capogruppo Pd) e Vincenzo
Coccia (Pd) che prima di tutto non viene fatta nessuna nuova gara e l’unico
interlocutore del Comune è la Terracina Ambiente Spa, la quale ha presentato un
piano di servizi di igiene urbana che, per l’anno 2010, ha un costo di circa 8
milioni di euro. Se si raffrontano le voci di costo con quelle che il gestore
del servizio di nettezza urbana ha presentato nel 2006 (e con il quale ha
ricevuto l’affidamento), si evince che il costo era inferiore ai 3 milioni di
euro. «La storia non quadra perché, più o meno, nel piano di tre anni fa si
prevedevano gli stessi servizi che si annunciano oggi, differenziata compresa -
ha ribadito Di Mauro – ma ad un costo inferiore di ben 5 milioni». La
maggioranza non è proprio entrata nel merito del piano economico finanziario
spiegando però che finora il sistema non ha funzionato perché i soldi li gestiva
l’amministrazione, mentre ora finiranno direttamente nelle casse del gestore. Si
parte l’1 luglio.
di DANIELE SPERLONGA

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Clima disteso. Interventi pacati. Nessuna interruzione. Sorrisi. Abbracci.
Opposizione compatta, sembra quasi che parli con unica voce. Maggioranza che
ascolta in religioso silenzio. Comunione di intenti sul rinvio del consiglio del
23 dicembre. Predisposizione alla discussione, al dibattito e al confronto.
Punto 1: mozione relativa ai parcheggi riservati alle forze dell’ordine in via
Petrarca presentata dal consigliere Mazzucco. «Un problema risolto», chiarisce
il Sindaco in quanto «non ci sono posti riservati, se non quelli per i mezzi di
servizio e soste di sicurezza secondo i dettami del Ministero dell’interno, il
resto è un contenzioso tra privati». Dopo il chiarimento, il proponente ritira
la mozione. Punto 2: Lavori di restauro del Foro Emiliano e Teatro romano, 3°
stralcio approvazione definitiva, dichiarazione di esproprio di pubblica
utilità. Quel che manca secondo il consigliere Percoco è una visione globale sul
centro storico, «si lavora a braccio». «Nella domanda è compresa la
demolizione?»domanda il consigliere Bernardi. No, replica l’amministrazione. «Ma
è scritto in delibera?», chiede il consigliere Di Mauro. Allora su indicazione
dell’ingegnere, «sì». Risposta definitiva, il punto passa all’unanimità. Punto
3: Programma integrato di riqualificazione e recupero urbanistico del quartiere
Arene. Per capirci, il "Piano Azzola". Ritorna in consiglio, dopo il ritiro
dello scorso dicembre. Allora mancava il regolamento, oggi c’è ma le perplessità
dell’opposizione restano tanto da chiederne il rinvio. In quanto «non è chiaro
l’interesse pubblico, è eccessivo l’aumento delle cubature, si lascia al privato
la programmazione che spetta al pubblico, manca il crono programma, cioè tempi
di realizzazione certi, e presenta problemi di illegittimità». «In fondo è una
prassi consolidata che fa dottrina e poi spetta alla Regione il via libera
definitivo», secondo l’amministrazione. 18 a favore, un astenuto e 8 contrari.
Passa, ma era chiaro ed evidente anche prima della discussione. Ultimo punto:
alienazione di un terreno. Passa, perché «non si può dubitare anche del parere
dell’ufficio tecnico». Un consiglio tranquillo, pacifico. Strano? Ma «è Natale»,
e a Natale si è tutti più buoni. O è la quiete prima della tempesta sotto forma di Tia?
Rita Alla

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L’unione fa la forza. Se si tratta di opporsi all’istituzione della Tia e
all’approvazione del piano dei rifiuti, poi, l’unione è tripla.
Sono tre le
associazioni che hanno deciso, come società civile, di dare battaglia
all’approvazione in Consiglio comunale del nuovo servizio di igiene urbana. Lo
hanno detto ieri le associazioni Terracina Rialzati, Città Partecipata e il
Circolo Eleuterìa in una conferenza stampa congiunta in cui hanno bocciato
categoricamente la scelta del sindaco Stefano Nardi di affidare gestione e
progetto alla Terracina Ambiente: «Una società che sin dal 2007 – ha detto Lucia
Berti – si è dimostrata incapace di garantire il servizio che essa stessa aveva
proposto, al contempo determinando aggravi si spesa e bollette più salate».
Dello stesso avviso Fulvio Carocci, che invece ha voluto rimarcare il fatto che
oggi, un piano che «assomiglia troppo a quello del 2006» costa 2 milioni e mezzo
di più. Ma non solo: «L’anomalia – ha detto Carocci – è che il piano non è stato
elaborato da tecnici comunali orientati alle esigenze della città, bensì dalla
stessa società, che se fino a ieri ha fallito miseramente l’obiettivo oggi si
trova ad avere fiducia incondizionata da parte del Comune». Un piano «in cui le
cifre compaiono e scompaiono. Spariti i ricavi del differenziato, spuntano
invece 500 mila euro di accantonamenti e un milione di euro per nuovo
personale». Emilio Marigliani del Circolo Eleuterìa si è soffermato invece su un
altro aspetto. Quello che vede il Comune chiedere un risarcimento alla società
mista per le inadempienze e il conseguente danno alla società: «E allora, perché
tanta fretta a dare la completa gestione dell’appalto ad una società da cui si
pretende un risarcimento? ». Le associazioni sono pronte a dare battaglia. Oggi
e domani saranno in piazza con i gazebo per informare i cittadini sugli aggravi
di spesa derivanti dal nuovo piano dei rifiuti.
D. R.

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«Non mi ricordo niente». Nel suo letto d’ospedale, al «Fiorini», Luigi Panziera
ha come annullato nella memoria l’incidente che lo ha visto coinvolto l’altro
ieri notte sulla migliara 56. L’uomo era in macchina assieme a due altri amici
Pasquale Lenzini e Domenico Ametrano, morti ambedue nello schianto contro le
sponde del ponticello di una casa. Il sorriso triste della moglie lo coccola,
mentre gli altri familiari gli sono al capezzale come davanti ad un miracolato.
Nello stesso momento, sulla migliara 51 si piange Domenico Ametrano 31enne
macellaio presso un supermarket di Borgo Montenero e a via Colle La Guardia
altro strazio per il 46enne Pasquale Lenzini, ormeggiatore e pastore. Due
famiglie distrutte, sette figli resi orfani del loro padre. Da una migliara
all’altra, comunità in lutto. Per tutti un Natale a lutto. «Si erano ritrovati
qui a casa di mio nipote Pasquale. All’inizio c’era solo lui e Mimmo. Poi è
arrivato anche Luigi. Quindi sono usciti di casa. È stata l’ultima volta che ho
visto mio nipote». Parla Domenico, lo zio carnale di Pasquale. Non sa darsi pace
per quanto successo, così, all’improvviso. Erano le 23. I tre erano stati al bar
del «Baraccone» e stavano facendo ritorno a casa. Viaggiavano su una Saab, in
direzione della Pontina. La strisciata ancora presente ieri sul prato faceva
capire che c’era stata una forte sbandata. La macchina, senza più ontrollo da
parte di chi era alla guida, era finita sull’altro lato della strada, cozzando
contro le spallette in cemento di un ponte d’accesso ad una proprietà privata e
frantumando con la fiancata per 4-5 metri la recinzione in blocchetti posta al
confine. Sul posto, dopo una segnalazione, accorrono le ambulanze del «118»
Croce Rossa, i vigili del fuoco di Terracina e la Polizia Stradale di Latina.
Quello che si trovano davanti è uno spettacolo sconvolgente. La Saab era
rigirata, ruote in su, a circa 200 metri dall’impatto violento. Di traverso
sulla strada. «La macchina era irriconoscibile» testimonia un vigile del fuoco.
Un groviglio di lamiere e di corpi. Fin da subito non si riesce a capire chi
occupava un posto o l’altro. Intanto Luigi Panziera è riuscito ad uscire da solo
fuori dell’abitacolo. Verrà trasportato subito al «Fiorini». Domenico Ametrano è
incastrato tra i due sedili davanti. Purtroppo per lui non c’è nulla da fare.
Morto sul colpo. Così constata il medico di una tre ambulanze giunte sul posto.
Pasquale Lenzini viene trovato pure lui incastrato. Momenti febbrili. I vigili
del fuoco riescono a liberarlo e altre sirene viaggiano di corsa verso il
«Fiorini». Qui trova ad accoglierlo una struttura, che opera con un meccanismo
perfetto. Il ferito è in coma. Le sue condizioni sono gravissime. Presenta
un’emorragia massiva a livello addominale, pelvico e toracico. In mezz’ora viene
fermata l’emorragia. Con il passare del tempo la situazione si fa disperata. Non
c’è nemmeno il tempo di fare la Tac. L’équipe del prof. Stefano Toccaceli ce la
mette tutta per salvare quello che si presenta come irrecuperabile, ma,
purtroppo, intorno alle 2:30 Pasquale Lenzini cesserà di vivere in camera
operatoria. In tanta disgrazia l’unica notizia positiva veniva da Luigi
Panziera. Ricoverato in chirurgia universitaria, il 40enne proprietario di
un’azienda agricola in via Mediana vecchia presenta solo la frattura di quattro
costole, una frattura alla fronte e allo zigomo. Se la caverà in 30 giorni. «Non
ricordo niente» ripete insistentemente a chi lo va a trovare. Non sa di essersi
rifiutato di sottoporsi ai prelievi, per i controlli alcolemico e tossico. Per
questo, la Polizia Stradale lo ha denunciato all’autorità giudiziaria, in più
segnalandolo per il reato di omicidio colposo, dal momento che si ritiene che
fosse lui alla guida al momento dell’incidente. Intanto, la notizia delle due
morti feriva l’alba di due famiglie. Lenzini lascia una moglie e quattro figlie
di cui due gemelle. Ametrano lascia una moglie e tre figli di cui due gemelli.
Le loro case erano ricche di luci e colori in attesa della Natività. Un tremendo
schianto ha fatto spegnere alberi e presepi. I funerali di Amitrano si
svolgeranno oggi alle ore 11 nella chiesa di Borgo Vodice, quelli di Lenzini
alle ore 15 a Borgo Montenero.

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Un’unghia nel pasto della mensa. I genitori mandano i figli a scuola con i panini.
Un’unghia finta sarebbe finita nel piatto della mensa di una scuola, a
Terracina, suscitando le perplessità dei genitori. L’episodio sarebbe accaduto
nei giorni scorsi nella scuola ‘Giovanni Paolo II’. Protagonista una ragazzina
che frequenta la terza elementare e che, mentre mangiava nella mensa
dell’istituto, avrebbe trovato tra il cibo l’unghia, riferendolo subito alla sua
maestra. Come solitamente accade quando di mezzo c’è la scuola, immediatamente
si sono aperti due fronti. Quello di quei genitori che hanno dato credito al
racconto della giovane scolara e che per ieri mattina avevano organizzato una
sorta di protesta all’esterno della scuola. Poi, però, causa anche il maltempo,
le lagnanze sono durate ben poco. Fatto sta che almeno una ventina di ragazzini
non avrebbero mangiato i cibi preparati dal personale impiegato nella mensa,
bensì i panini preparati e messi nello zaino dalle mamme. Di contro, però, c’è
anche chi dice che si tratterebbe di una bolla di sapone, considerando che
quell’unghia della discordia l’avrebbe vista soltanto la bimba, e nessun altro.
Ad ogni modo, sarebbe stata ventilata la proposta di creare un comitato, formato
anche dagli stessi genitori, per il controllo sulla qualità dei cibi serviti a
scuola. Quanto alla ditta che si occupa della mensa, è sicura del modo
assolutamente corretto con il quale lavora il proprio personale. Nessuna unghia
finta nel piatto, dunque, anche perché le cuoche avrebbero tutte una certa età e
non userebbero certi accessori di bellezza.
Pubblicato da Rita Recchia

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Figurano nomi eccellenti nell’inchiesta condotta dai carabinieri sugli alloggi
assegnati a famiglie disagiate da parte del comune di Terracina.
Si è chiusa la
fase delle indagini preliminari, durante la quale sono stati effettuati diversi
interrogatori e perizie tecniche: ora spetterà al sostituto procuratore Chiara
Riva contestare formalmente i capi di imputazione a carico degli indagati. Per
loro si profilano i reati di corruzione, concussione, abuso d’ufficio e falso
ideologico ma solo con l’eventuale richiesta di rinvio a giudizio si arriverà a
formalizzarli. Il filone degli alloggi è rimbalzato agli onori della cronaca
subito dopo il suicidio del segretario generale del Comune di Terracina, Marino
Martino. Un tragico episodio che aveva portato i carabinieri incaricati dalla
Procura di spulciare faldoni di documentazione per dipanare l’intricata vicenda.
L’attenzione degli inquirenti si è concentrata sulla questione degli
appartamenti di proprietà di ditte private presi in locazione dal Comune per
concederli a famiglie in stato di bisogno. Questo era quanto doveva accadere, ma
le indagini hanno portato alla luce una gestione quantomeno singolare della
vicenda: le case infatti erano dei veri e propri tuguri senza nessun requisito
di abitabilità e soprattutto non c’era nessun rispetto del regolamento
nell’assegnazione degli immobili a partire dai proprietari per finire ai
beneficiari. Almeno diciassette degli appartamenti, situati per lo più a Borgo
Hermada, facevano capo alla stessa ditta, evidentemente molto cara
all’amministrazione comunale, tanto da ricevere dall’ente non meno di 600.000
euro. Altro capitolo riguarda i beneficiari, i quali erano tutt’altro che
indigenti. Due casi riguardano il genitore di un facoltoso gioielliere di
Terracina e la cugina di un assessore. Tra i nomi di chi è finito nell’inchiesta
ci sono certamente quelli dell’ex assessore alle finanze Giuliano Masci, dell’ex
responsabile dell’ufficio case Vincenzo Chiumera e dell’ex responsabile del
dipartimento finanze Piero Maragoni ma altri personaggi di spicco figurerebbero
nell’inchiesta. Le case servivano in realtà, stando alle prime indiscrezioni,
per locazioni "personali" gestite direttamente da chi se le era viste assegnare
ma non ne aveva alcun bisogno.
di DANIELE SPERLONGA

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Spesso si tratta di una guerra impari, per quantità e mezzi. La battaglia
all’invasione di capitali sospetti non è un’impresa facile. Le vie della
malavita, si sa, sono infinite soprattutto quando dalla parte di chi intende
investire soldi dalla provenienza più o meno illecita ci sono i mille e uno
sotterfugi consentiti dalle leggi e dalla burocrazia. La vicenda delle licenze
commerciali ritirate dalla polizia perché intestate a persone con alle spalle
una sfilza di reati, anche di tipo associativo, è emblematica. L’apertura delle
attività commerciali in questione è avvenuta con una semplice
autocertificazione, così come previsto dalla legge, in cui i diretti interessati
avevano dichiarato di non avere mai avuto problemi con la legge e di possedere
tutti i requisiti per ottenere la licenza. Se non fosse stato per il
monitoraggio effettuato dal c o m m i ssariato diretto dal vice questore Rita Cascella
a,la cosa sarebbe potuta passare del tutto inosservata. Perché i Comuni,
se da un lato rigirano tutti i dati alla Questura,
dall’altro di propria iniziativa effettuano controlli più approfonditi soltanto
a campione. Il monitoraggio, dunque, non è capillare e puntuale e capita che chi
ha dichiarato il falso può farla franca. C’è poi da considerare il fatto che i
requisiti morali vengono richiesti soltanto per le licenze per somministrazione
di cibi e bevande, orificerie e gioiellerie. Per altre tipologie di attività
commerciali, come ad esempio quelle del settore dell’abbigliamento, la presenza
o meno di precedenti penali, anche di tipo associativo, non compromette
l’ottenimento delle licenze. In questi casi, gli unici controlli per accertare
la provenienza dei capitali investiti sono gli accertamenti patrimoniali. Che
sono più complessi e richiedono comunque attività di indagine più specifiche. Ma
anche questo tipo di monitoraggi spesso poco fruttuoso. Perché nella maggior
parte dei casi il reimpiego di denaro dalla provenienza sospetta viene
effettuato attraverso società pulite o sistemi di contabilità creativa come
quello delle «scatole cinesi». Per ritornare alle al caso delle licenze
ritirate, è bastato volturare i permessi a favore di persone con la fedina
penale pulita per tenere aperte le attività commerciali finite nel mirino della
polizia. Che poi è lo stesso sistema nelle compravendite degli immobili e nel
settore pubblico. Desta ad esempio preoccupazione la presenza di numerose ditte
provenienti da zone a rischio della Campania negli appalti comunali. Ma c’è poco
da fare se le società hanno tutte le carte in regola – compresa la
certificazione antimafia – e sono più… audaci delle altre nel presentare
offerte al limite della soglia di anomalia.
Pierfederico Pernarella

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«Ho visto del fumo che entrava in casa e sono fuggita di corsa».

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Operai al lavoro sul Lungomare, cantieri aperti per realizzare la nuova
pavimentazione di viale Circe.
Ieri mattina sono cominciati, come annunciato
dall’assessore alle opere pubbliche di Terracina Franco Ferrari, i lavori per la
realizzazione di una nuova pavimentazione dei marciapiedi lato mare da via
Basilicata per arrivare all’estremità sud del viale, fino all’area verde della
«Pineta». E proprio all’altezza di via Basilicata ieri mattina gli operai della
ditta romana incaricata dal Comune di svolgere i lavori,
ha iniziato a rimuovere la vecchia pavimentazione per posizionare successivamente
il nuovo mattonato. Ovviamente il tratto interessato dai lavori è stato
interdetto al passaggio, anche per la presenza di gru e macchinari vari che
renderebbero pericoloso il passeggio. L’opera, che la ditta dovrà consegnare
entro 245 giorni dall’inizio dei lavori, costerà 800 mila euro finanziati in
larghissima parte dalla Regione Lazio. I lavori prevedono anche la realizzazione
di una pista ciclabile lato mare nel tratto di viale Circe a partire da via
Mayrhofen fino all’altezza di via Toscana.
F. A.

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La giustizia-lumaca non risparmia neanche la sezione distaccata di Terracina del
tribunale di Latina.
Questa volta sono le trascrizioni delle udienze a tirare su
il freno a mano dei processi penali. Arrivano sui tavoli dei giudici sempre con
più ritardo determinando il rinvio delle udienze alcune delle quali a sentenza.
Ieri questo problema è emerso nella sua interezza costringendo il giudice Maria
Teresa Cialoni a rinviare una serie di processi perché non aveva ancora ricevuto
le trascrizioni delle udienze che si erano tenute precedentemente. Per questo ha
sollevato la questione direttamente al presidente del tribunale di Latina e alla
Procura, chiedendo soluzioni immediate altrimenti la situazione diventerà
insostenibile per tutti: giudici, avvocati e parti interessate al processo. Il
sistema delle trascrizioni funziona attraverso lo sbobinamento di quanto
registrato in aula durante le udienze. Un servizio appaltato direttamente dal
ministero di Grazia e Giustizia che a Terracina è gestito da una cooperativa
friulana che evidentemente non riesce a tenere i ritmi anche forse a causa dei
pagamenti ministeriali che quanto a tempismo non sono da meno. Sempre ieri ad
esempio era programmata un’udienza, l’ultima prima della decisione finale di un
processo che forse già durava da tanto tempo e a causa della mancanza delle
trascrizioni è stato tutto rinviato. Insomma, non è stato un buon anno per la
sezione distaccata di Terracina che lamenta anche una carenza di personale che
nei giorni scorsi è stata parzialmente tamponata dal distaccamento di due
risorse del comune di Terracina presso la cancelleria. Per non parlare delle
questioni strutturali. Le piogge dei giorni scorsi hanno ripresentato le
problematiche di sempre di un edificio che deve essere ristrutturato. Ci piove
dentro. E poi l’ultima delicata questione delle voci sempre più insistenti che
la vedevano nella black list del ministero come una delle sezioni da chiudere
per dare spazio all’ipotesi di un tribunale del Sud pontino con sede a Formia o
a Gaeta. Voci che costrinsero l’associazione forense a incontrare il presidente
del tribunale di Latina che a sua volta confermò di non aver ricevuto alcuna
nota formale da parte di nessuno. Voci infondate quindi che finora sono rimaste tali.
di FABIO COCCIA

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Acqualatina esce dal silenzio e chiarisce la sua posizione in merito alla
convenzione stipulata con il Comune e la Terracina Sviluppo per la gestione
delle condotte fognarie nel tratto che va da porto Badino al confine con il
Comune di San Felice.
Il gestore idrico, per voce del suo vice direttore
generale, ha inviato una nota al Garante regionale del servizio idrico integrato
per chiarire la posizione della società, dopo il ravvisamento di diverse
anomalie proprio da parte dell’ente regionale in merito alle 396 euro chieste
agli utenti convenzionati dalla «Terracina Sviluppo». La questione non è nuova.
In buona sostanza, con la convenzione del gennaio dello scorso anno tra Comune,
Terracina Sviluppo e Acqualatina, il gestore idrico integrato ha rilasciato il
nulla osta allo scarico alla Terracina Sviluppo, in virtù di un’altra
convenzione, quella del 1998. La società della famiglia Lauretti, insomma,
avrebbe pagato l’autorizzazione allo scarico ad Acqualatina, per poi gestire
direttamente i rapporti con le utenze convenzionate. Senonché ai proprietari di
immobili Terracina Sviluppo ha inviato lettere in cui, per allacciarsi,
avrebbero dovuto pagare 396 euro. Come mai? Conviene leggere ciò che Acqualatina
scrive al Garante in merito alla convenzione dello scorso gennaio, in cui,
scrive il vicedirettore generale, «veniva stabilito che Acqualatina avrebbe
rilasciato il nulla osta allo scarico alla Terracina Sviluppo. La somma di euro
154,94 oltre iva, quale diritto per il rilascio di nulla osta allo scarico, come
previsto dall’art.46 del Regolamento del Servizio Idrico Integrato, viene
effettuata per ogni richiesta di nulla usta o variazione, indipendentemente dal
numero dei soggetti convenzionati interessati. Quindi – aggiunge il gestore
idrico – se la richiesta di rilascio di nulla osta riguarda due o più soggetti
il pagamento sarà sempre pari ad euro 154,94 oltre iva » . Pare di capire,
insomma, che la Terracina Sviluppo, per ottenere un nulla osta allo scarico,
avrebbe versato ad Acqualatina niente più che 155 euro. Come prevede l’articolo
46 del Regolamento del Servizio Idrico Integrato, che dice appunto: 154,90 euro
«indipendentemente dal numero dei soggetti convenzionati interessati». Domanda:
perché Terracina Sviluppo ha inviato richieste di pagamento ai convenzionati,
per singola unità immobiliare, per 396 euro? Se lo chiede il Partito
democratico, che all’indomani della lettera di Acqualatina al Garante del
servizio idrico ha scritto una interrogazione urgente da presentare al
presidente del Consiglio comunale. «Acqualatina – scrive il gruppo consiliare
dei democratici – sostiene che per l’autorizzazione alla scarico, anche se
indirettamente, delle acque reflue delle condotte fognarie sul litorale da porto
Badino fino al comune di San Felice Circeo non solo è dovuta la somma di euro
154,94, e non euro 396,00 come viene richiesto dalla Terracina Sviluppo, ma che
ai sensi del Regolamento del Servizio Idrico Integrato, se la richiesta di
rilascio di nulla osta allo scarico o variazione riguarda due o più soggetti il
pagamento sarà sempre pari ad euro 154,94 oltre iva. Se ne traggono le
conclusioni che la richiesta di versamento di euro 396,00 fatte per ogni unità
immobiliare dalla Terracina Sviluppo, come ritiene il Pd, risulta illegittimo».
Secondo la minoranza infatti, se ad Acqualatina, indipendentemente dai soggetti
interessati, il nulla osta allo scarico viene pagato 155 euro, non si spiega
come la Terracina Sviluppo possa applicare la somma di quasi 400 euro per
singolo utente convenzionato. Ora il Pd intende andare fino in fondo. Dopo le
dimissioni dell’ex amministratore delegato di Terracina Sviluppo, il consigliere
comunale in quota Pri Alfredo Lauretti, ora l’opposizione intende chiarire in
Consiglio la questione della legittimità o meno delle pretese della società. E
Chiede di ottenere, con risposta scritta e orale nella prima seduta consiliare
prevista dopo quelle già convocate «se è intenzione dell’amministrazione
comunale, intervenire, con carattere d’urgenza, nei confronti di Terracina
Sviluppo per chiedere il rispetto della convenzione sottoscritta nel 1998 e
della nota inviata dal vice direttore generale di Acqualatina al Garante
regionale del servizio idrico integrato in risposta all’esposto presentato allo
stesso dal gruppo consiliare del Pd». «In caso contrario – conclude la minoranza
- i sottoscritti saranno costretti ad intraprendere ulteriori iniziative
sollecitando l’intervento di altri livelli istituzionali per evitare il
pagamento di una somma impropria illegittimamente richiesta ai nostri
concittadini dall’allora amministratore delegato della Terracina Sviluppo».
Diego Roma

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Inizio d’anno nuovo in strada per almeno venti famiglie di Terracina che a breve
dovranno fare armi e bagagli e lasciare le abitazioni fino ad oggi occupate a
Borgo Hermada, nella zona compresa tra via Sani e via Teodorico. Tutto merito
del Comune al quale lo scorso 3 dicembre sono stati notificati una ventina di
sfratti per morosità da parte di una sola delle tre società immobiliari che di
recente hanno chiesto e ottenuto il decreto ingiuntivo, ora definitivamente
esecutivo, per canoni di affitto non ricevuti dal gennaio 2008. A ricorrere al
decreto ingiuntivo, tramite l’avvocato Marco Popolla, sono state tre società
immobiliari a cui l’amministrazione da quasi un anno non ha più versato gli
affitti per una cinquantina di appartamenti, teoricamente destinati ai cittadini
bisognosi. Quegli stessi alloggi in godimento provvisorio finiti in una
complessa indagine dei carabinieri, oltre che al centro di un processo del
giudice di pace Eugenio Fedele che aveva portato a galla una gestione ‘allegra’
di quelle case. Il rapporto con l’ente pubblico era cominciato nel 2007 e per un
certo periodo tutto ok. Poi la magra assoluta dal gennaio 2008, il che ha spinto
le società a rivolgersi a un avvocato. Inevitabile l’aprirsi della questione più
sociale e umana della vicenda: gli sfratti per gli inquilini. Cosa grave per i
veri indigenti. Poco male per quegli amici e amiche degli amici che, come aveva
accertato il giudice Fedele, avrebbero ottenuto la casa anche senza meriti. Tra
i primi venti sfratti figurano anche dieci villini: sarebbe interessante vedere
chi li ha occupati, e a quale titolo, fino a oggi. Le udienze per la convalida
si terranno l’11 e il 18 gennaio 2010 presso il tribunale di Terracina, davanti
il giudice Franco Catracchia che sta già seguendo la vicenda dell’esecuzione
immobiliare ai danni del Comune di Terracina. L’amministrazione Nardi, dunque,
oltre a avere un debito sul collo di circa 750 mila euro, considerando tutti gli
interessi maturati dalla data di scadenza di ogni singola fattura al momento del
saldo, avrà come altro problema le famiglie senza casa. Tra loro certamente ve
ne saranno sicuramente alcune che di quell’abitazione hanno concretamente
bisogno. Poco male, invece, per chi in quella graduatoria non ha mai avuto alcun
diritto di esserci. Tra l’altro, molte di quelle persone probabilmente
potrebbero aver regolarmente versato al Comune il contributo mensile, una somma
tra i 90 e i 150 euro. Che fine hanno fatto quei soldi? Ad ogni modo, chi deve,
pensasse che parecchie persone trascorreranno il prossimo Natale sapendo che nel
giro di pochi giorni si ritroveranno senza un tetto sopra la testa.
Pubblicato da Rita Recchia

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C’è un altro ricorso contro il Comune di Terracina da parte dell’Ascom. È stato
presentato martedì presso il tribunale amministrativo regionale dall’avvocato
Luigi Cerchione, il legale dell’associazione dei commercianti. Questa volta
oggetto della nuova azione è la delibera con cui la giunta, guidata dal sindaco
Stefano Nardi, ha approvato il passaggio da Tarsu a Tia, ovvero dai vecchi
meccanismi di calcolo della tassa sui rifiuti a quelli nuovi della tariffa,
affidando tutto alla società mista Terracina Ambiente. Secondo i commercianti,
ancora una volta il provvedimento è viziato da una serie di aspetti di forma e
sostanza che lo renderebbero annullabile e quindi privo di efficacia. Almeno due
le eccezioni sollevate dal legale. La prima, nella delibera si fa espressa
menzione di tariffa d’igiene ambientale che è stata di fatto abrogata nel 2006 e
sostituita da una legge che introduce la tariffa integrata ambientale. La
differenza tra le due sta proprio nei criteri di calcolo adottati per
determinare l’ammontare che ogni cittadino dovrà pagare. Nella prima si faceva
riferimento alla superficie mentre in quella integrata vengono introdotte altre
variabili. Inoltre nelle more della nuova disciplina il governo aveva varato dei
decreti che vietavano ai Comuni il passaggio alla nuova tariffa in attesa di un
regolamento che ne determinasse modi e tempi. E questo il Comune di Terracina
non l’avrebbe rispettato. La seconda, più legata alla scelta comunale, riguarda
l’affidamento della gestione e riscossione della tariffa alla Terracina Ambiente
che continuerà a essere la società di riferimento per il servizio di raccolta.
La società mista infatti non ha i requisiti previsti dalla legge per diventare
anche gestore della riscossione. Per farlo dovrebbe iscriversi a un albo
speciale e avere altre nuove caratteristiche anche per la gestione dei dati
sensibili. Insomma, un provvedimento che farebbe acqua da tutte le parti e
nonostante ciò è stato approvato. Ora bisogna attendere la fissazione della
prima udienza. Se il Tar accogliesse il ricorso sarebbe la quarta sconfitta per
l’ente e soprattutto avrebbe effetti per ora non prevedibili sull’intero assetto
del servizio.
di FABIO COCCIA

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E’ uno dei servizi piu’ gettonati dagli genitori degli studenti del liceo
"Leonardo Da Vinci" di Terracina: un sms avvisa automaticamente mamme e papa’
che il figliolo risulta assente dalle lezioni. Il problema e’ che la tecnologia
non e’ sempre affidabile e genitori, insegnanti, preside e soprattutto studenti,
se ne sono resi conto ieri mattina quando il sistema che gestisce il programma
predisposto con orgoglio dall’istituto scolastico e’ andato letteralmente in
tilt. Piu’ di un migliaio di sms sono partiti dal cervellone dell’istituto
annunciando sui telefonini di altrettanti genitori che i rispettivi figli non si
erano recati a scuola e quindi risultavano assenti. Apriti cielo: l’istituto e’
stato preso d’assalto dalle famiglie che chiedevano spiegazioni, soprattutto
quelli degli studenti piu’ giovani che essendo magari sprovvisti di telefonino
non erano raggiungibili durante l’orario di lezione. Tutto sistemato nel giro di
una mattinata di super lavoro per gli insegnanti e soprattutto per il dirigente
scolastico impegnati a tranquillizzare mamme e papa’ che i rispettivi figlioli
non sono poi cosi’ indisciplinati.(AGI) Cli/Lt/Bru

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