Archivio Novembre 2009

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L’investitore dovrà rispondere anche di omicidio colposo. Un lutto corale è piombato su Terracina. La morte di Davide Nocella, spirato nel reparto di rianimazione del ‘Goretti’ di Latina dopo quasi due settimane di agonia, ha profondamente colpito tutti. Chi era cresciuto con lui, chi lo aveva conosciuto all’università, chi aveva scambiato con lui anche solo due chiacchiere nella pizzeria dove lavorava per pagarsi gli studi. Anche chi ha dovuto conoscerlo soltanto ora dalla cronaca di una tragedia inspiegabile. Tutti uniti nel ricordo di un ragazzo strappato alla vita senza una spiegazione, come del resto sempre accade quando a morire sono i giovani. Ma nella storia tragica di Davide Nocella un elemento pesa soprattutto: morto perché chi lo ha investito si era messo al volante nonostante non fosse del tutto sobrio. E’ una storia che di colpo ha stravolto due esistenze, visto che adesso si complica la posizione giudiziaria di Emanuele Sperduti, difeso dall’avvocato Angelo Palmieri e formalmente iscritto nel registro degli indagati dal pm Giuseppe Miliano per il reato di omicidio colposo. Su incarico dello stesso magistrato il medico legale Silvestro Mauriello ha eseguito l’autopsia sulla salma di Davide, e oggi alle 15 presso il santuario della Madonna della Delibera si svolgeranno i funerali (curati dalla ditta Naof di Terracina). La famiglia di Davide si è stretta nel dolore più sordo, rappresentata dall’avvocato Fabio De Felice. ”Nessun intento vendicativo, ma solo la ferma volontà di ottenere un’adeguata giustizia animerà la famiglia di Davide. Seguiremo ogni percorso giuridico che dia una punizione esemplare a chi si é reso responsabile di un atto tanto scellerato quanto evitabile”. ”La leggerezza e l’incoscienza di un momento- continua De Felice- si sono trasformate in una tragedia evitabile e, quindi, ancor più grave. La famiglia, comunque, ringrazia le forze dell’ordine per la solerzia dimostrata nell’indagini e gli amici di Davide che hanno consentito di identificare il responsabile che si era dato alla fuga”. Da ieri mattina in tanti hanno voluto lasciare un ricordo, uno sfogo, anche solo un commento su Facebook dove è nato il gruppo ”Ciao Davide…sempre nei nostri cuori” che in poche ore contava già centinaia di iscritti. Barbara scrive:”Io non ti conoscevo di persona,ma questo non significa molto perché una vita spezzata così rende tutti uguali e uniti di fronte alla rabbia e al dolore. Credo che il posto dove sei adesso sia migliore di dove siamo rimasti noi”. Maria Antonietta: ”La cosa che più mi auguro è che sia fatta giustizia!Speriamo di non dover assistere a una breve punizione di qualche mese”. Simona: ”Io penserò che sei partito per un viaggio, per pensarti vivo e saperti felice,non posso convincermi della realtà. Ci rivedremo, voglio abbracciarti forte!”. Ginesio si chiede perché è Ambra scrive ”Sei qui”. Francesco e Francesca: ”Ti ricorderemo per tutti i bellissimi momenti trascorsi insieme in armonia, per il tuo sorriso sempre gioioso”.
Pubblicato da Rita Recchia

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Violenza contro le papere dell’Area Chezzi. Si salvi chi può.
Bastonate alle paperelle dell’Area Chezzi, a Terracina. L’ episodio estremamente
grave si è verificato all’interno del parco pubblico dove i soliti vandali senza
un nome hanno scelto come bersaglio della loro violente stupidità le uniche due
papere ancora rimaste nel giardino pubblico di via Giacomo Leopardi. Quando
lunedì pomeriggio Lena Sjunnesson, responsabile ufficio Iat di Terracina che si
trova nell’area, è andata via dal parco le paperelle erano ancora tutte e due in
giro. Ieri mattina, invece, la brutta scoperta. ”Come al solito sono andata a
cercare le paperelle per dar loro acqua e granturco- racconta Lena- ma ne ho
trovata soltanto una. Di solito quando mi vedono si avvicinano subito, invece la
bestiola non s’è mossa di un passo, tremava tutta come se fosse spaventata”.
Poi Lena si è accorta del sangue sulle piume posteriori, ha ricollegato la
scomparsa dell’altra papera e ha immaginato cose possa essere accaduto.
”L’ennesima dimostrazione di come in questo parco regni l’anarchia più totale.
Ancora una volta qualcuno deve essersi intrufolato qui dentro scavalcando i
cancelli per fare i suoi comodi, ma stavolta è stato superato ogni limite”.
All’interno del recinto dove prima c’era il laghetto (oggi c’è un pantano) sono
stati rinvenuti due pezzi di ramo piuttosto massicci che fino all’altro giorno
non c’erano, come hanno confermato anche gli operai che si occupano della
manutenzione del verde. ”E’ probabile che questi scellerati abbiano colpito le
papere con quei bastoni, poi devono aver portato via quella rimasta uccisa
lasciando qui l’altra moribonda”. Un episodio inqualificabile che dovrebbe
spingere chi di competenza a porre una volta per tutte un freno all’anarchia
nella quale sono sprofondati i giardini pubblici di Terracina.
Pubblicato da Rita Recchia

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Stangata da un milione di euro per il Comune di Terracina. Il Tar accoglie il
ricorso presentato dalla «El.Da. Elaborazione Dati Srl» e impone alle casse
municipali un pagamento milionario alla ditta che si era occupata del recupero
della elusione ed evasione dei tributi. La causa giudiziaria tra la ditta e il
Comune va avanti dal 2004, quando la El.Da. aveva vinto il primo ricorso per la
somma di 834 mila euro. A quella prima condanna emessa dal Tribunale di
Terracina, l’amministrazione comunale aveva opposto ricorso alla Corte d’Appello
di Roma. Ma quest’ultima, nel settembre del 2008, aveva rigettato l’appello.
Nonostante questo, al giugno del 2009, il Comune non aveva ancora provveduto a
saldare il proprio debito con l’azienda che, a seguito del decreto ingiuntivo
presentato contro l’ente e avendo di fatto vinto la causa visto che la Corte
d’Appello di Roma aveva rigettato l’interpellanza del Comune di Terracina, ha
continuato la sua battaglia giudiziaria. Per questo proprio il primo giugno
scorso la El.Da. ha provveduto alla notifica della sentenza allegando un atto di
diffida perché l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Stefano Nardi
provvedesse al pagamento della somma complessiva di oltre un milione di euro. Ma
niente, dal Comune non è uscito neppure un euro. Per questo la società ha
effettuato, assistita dagli avvocati Adelindo Maragoni e Andrea Bandini, un
nuovo ricorso al Tar di Latina. Il collegio del Tribunale Amministrativo ha
accolto il provvedimento ritenendo che «sussistano tutti i presupposti». Per
questo il Comune, che in seguito a questo ultimo ricorso della El.Da. non si è
costituito né ha prodotto alcuna documentazione, si trova ad essere obbligato a
corrispondere i soldi richiesti dalla ditta. Per seguire le operazioni sarà
nominato un commissario ad acta che, ovviamente, sarà pagato sempre dal Comune
per una somma di 800 euro. Inoltre l’ente viene condannato a pagare anche 2 mila
euro di spese di giudizio. Bruscolini rispetto alla cifra tonda che dalle casse
comunali dovrà in qualche modo uscire per pagare la ditta. In tempi di crisi e
mancanza di liquidità come quelli che sta affrontando il Comune di Terracina da
qualche mese a questa parte, la condanna a pagare un milione di euro rappresenta
una «mazzata» economica notevole. Da dove usciranno questi soldi? Come verranno
recuperati in un bilancio che già fa fatica a reggere tutti gli impegni
finanziari dell’ente? Fosse un caso isolato non ci sarebbe troppo da
preoccuparsi. Ma visto che di decreti ingiuntivi al Comune arrivano oramai uno
dopo l’altro, l’amministrazione Nardi e la sua maggioranza dovranno veramente
fare i conti con un inverno di fuoco. Perché se è vero che i soldi non ci sono
neppure per far fronte alle spese correnti, tanto da non poter pagare servizi
anche essenziali come quelli del terzo settore, debiti pregressi e stangate
milionarie che arrivano dai contenziosi aperti con aziende non retribuite
potrebbero costituire il salasso definitivo per un Comune sempre più sul baratro
finanziario. Ma guai a parlare di dissesto. Del resto, l’amministrazione dei
lavori li sta realizzando: questo vede il cittadino. Ma non sempre si accorge
che vengono finanziati o con fondi della Regione o con mutui ottenuti dall’ente.
Il che significa ancora debiti che si accumulano sulle spalle della cittadinanza.
Francesco Avena

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«Una sfida vinta contro il tempo, perché io sono di passaggio, ma queste
ricchezze vivranno per sempre».
Con questa frase semplice e suggestiva il
parroco del Duomo di San Cesareo don Peppino Mustacchio ha presentato, nella
conferenza stampa che si è tenuta venerdì pomeriggio nella sala del Vescovado,
la conclusione della prima parte del restauro della Cattedrale di Terracina.
Sono trascorsi 300 anni da quando, nel 1705, la chiesa vide il suo ultimo
restauro. Durò un secolo e vide scomparire sotto strati di arte neoclassica i
prestigiosi dipinti di epoca medievale. Oggi, in appena 8 mesi di lavori la
ditta «Di Leta Marino » di Terracina, oltre ad aver messo in sicurezza la chiesa
dagli agenti atmosferici, sta riportando alla luce i dipinti e le forme
originarie dell’edificio. L’occasione è delle migliori. Martedì
prossimo il Duomo compirà 935 anni. «Tutto è cominciato nel 2007 – ha ricordato
Don Peppino – nel più totale scetticismo. Servivano tanti soldi.
Grazie al sostegno della comunità questo sogno ha cominciato a prendere forma.
La città ci ha appoggiato in ogni modo: con la preghiera, il sostegno morale e
con generosi contributi economici ». Sono stati i commercianti, i privati
cittadini, ma anche le banche e le associazioni, di Terracina ma non solo, a
consentire la sfida. «Abbiamo raccolto 150 mila euro, una somma che non ci
saremmo mai aspettati». Anche la «Coop» ha donato un assegno di 15 mila euro. A
guardare la navata, i capitelli restituiti alla forma originaria, la volta che
gode di bellissimi affreschi e la cupola spuntata quasi inaspettatamente, si
capisce tutto. Sotto le nuove luci viene da gridare «al miracolo»: sono
scomparsi il grigiore, le macchie di umidità, le mura scrostate. «Questa è solo
una parte – ha precisato Don Peppino -. Molto c’è ancora da fare. Confidiamo nei
finanziamenti degli enti e nella tenacia dei cittadini per completare i lavori».
Per il momento si stanno utilizzando, oltre ai 150 mila euro dei fedeli e i 15
mila della «Coop», i 265 mila euro stanziati dalla Cei e il milione di euro
stanziato dalla Regione grazie, ha ricordato l’ingegner Falcone «al consigliere
Claudio Moscardelli, che è riuscito a superare le lungaggini burocratiche e far
stanziare i soldi in tempi brevi». E un grazie speciale Don Peppino lo ha
rivolto anche al vescovo della diocesi Monsignor Petrocchi: «Il restauro è stato
possibile grazie a lui». Il miracolo del Duomo, però, è solo all’inizio. «La
prossima è la parte più complessa – ha spiegato il titolare della ditta "Di
Leta" -. C’è da lavorare sui marmi, le cappelle, vorremmo intervenire anche
sulle opere lignee». Il palazzo del Vescovado, fanno sapere si sta praticamente
squarciando. Ma né l’architetto Carmine Caiazzo, né l’ingegner Falcone o la
ditta «Di Leta» sembrano spaurirsi: «Abbiamo lavorato in sinergia assoluta – ha
detto l’ingegnere – pensando più col cuore che con le tasche». I lavori
dovrebbero terminare entro la prossima estate. In tutto questo, per ovvie
difficoltà finanziarie, il Comune, non ha cacciato un soldo per il restauro del
Duomo. Un sostegno, l’Ente lo darà non facendo pagare il suolo pubblico per i
ponteggi. Ognuno fa quel che può, insomma, per portare a termine il miracolo del
Duomo. Per garantire che le sue bellezze vivano in eterno.
Diego Roma

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Il Consiglio comunale di Terracina deciderà oggi se il consigliere del Pri
Alfredo Lauretti deve rimanere al suo posto oppure lasciare la poltrona
istituzionale.
Nell’ordine del giorno si parla espressamente delle comunicazioni
del sindaco Stefano Nardi sulla contestazione delle cause di incompatibilità
sollevate dall’opposizione che per avere il Consiglio comunale ad hoc sulla
questione è dovuta ricorrere al prefetto Bruno Frattasi. Nei giorni scorsi
Lauretti ha lasciato formalmente la funzione di amministratore delegato della
"Terracina Sviluppo Spa" legata con il Comune da una convenzione per la
realizzazione della rete fognaria a servizio degli insediamenti costruiti lungo
la fascia litoranea di Terracina, dal canale Badino fino ai confini del comune
di San Felice Circeo. Era una delle prime cause di incompatibilità sollevate
dalla minoranza. Ora bisogna capire se questo basterà a sollevarlo dalla
delicata situazione oppure no. Oltre alla sua ormai ex posizione di
amministratore delegato di una società in affari con il Comune l’opposizione gli
contesta anche altre situazioni ibride come la sua posizione di «gestore, di
fatto, della cava di Campo Soriano autorizzata nel mese di ottobre del 2000, con
la sottoscrizione di uno schema di convenzione per l’attività estrattiva»,
prorogata più volte nel corso degli ultimi anni, come si legge in una nota del
Pd, E ancora «gestore di una discarica dei rifiuti inerti con il riciclo degli
stessi in località Campo Soriano» e infine «aggiudicatario attraverso la propria
impresa dei lavori del secondo lotto con project financing, di completamento e
gestione dell’impianto natatorio del centro sportivo San Martino». Ieri le voci
informali anticipavano un consiglio comunale lampo con il primo cittadino che si
limiterebbe a informare l’assise che le cause di incompatibilità di Lauretti
sarebbero cessate alla luce delle recenti dimissioni dalla Terracina Sviluppo.
Basterà?
F.Coc.

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Attività economiche in crisi. Chiusura a raffica dei negozi anche in pieno centro.
Saracinesca abbassata per altri quattro negozi, nel giro di poco tempo l’uno
dall’altro. Il dettaglio che balza maggiormente all’occhio è che i negozi in
questione si trovavano uno di fila all’altro in via Giacomo Leopardi, strada
centralissima di Terracina, a due passi da piazza Mazzini. Un genere alimentari
con macelleria, un’agenzia immobiliare, un negozio di abbigliamento e un altro
di apparecchiature tecniche. Tutti e quattro, chi prima e chi dopo, chi per un
motivo e chi per un altro, hanno chiuso i battenti. Prova del profondo disagio
economico esistente in città. Prova e non segnale, perché di quelli, da qualche
tempo a questa parte, ce ne sono stati più di qualcuno. Emblematico in tal senso
la lettera scritta di recente dall’Ascom Confocommercio Terracina al
guardasigilli Angelino Alfano, per esprimere la forte preoccupazione sul
pericolo di infiltrazioni mafiose nella realtà economica prettamente locale,
oltre che più genericamente pontina. L’Ufficio Studi di Confcommercio ha stimato
che nei primi nove mesi del 2009 più di 50mila esercizi al dettaglio hanno
chiuso i battenti a causa della crisi. Addirittura per la fine dell’anno è
previsto un saldo negativo tra aperture e chiusure di circa 20mila unità. E
anche Terracina verserà il suo preoccupante tributo. Del resto lo sta già
facendo. Basta farsi un giro per la città, senza spingersi troppo in periferia,
per imbattersi in decine di cartelli con scritto ‘Vendesi’, in saracinesche
chiuse, in cartelli che pubblicizzano liquidazioni totale, prologo
dell’imminente chiusura. Esiste una sofferenza bancaria, negli uffici del
tribunale si accumulano pratiche di beni finiti all’asta. E per qualcuno che
chiude, puntualmente c’è qualcun altro che apre. Prima le attività commerciali
passavano di padre in figlio, ora no. La gente di qui se ne disfa non riuscendo
più ad andare avanti, e il testimone passa ad altri, molto spesso non del posto.
Quasi come se la crisi riguardasse soltanto i commercianti di Terracina. Ben
presto arriva qualcuno di fuori, tira fuori parecchi soldi per rilevare attività
e mura, e riapre i battenti in tutta tranquillità. Proprio quella stessa
tranquillità che i commercianti del posto stanno perdendo giorno dopo giorno.
Pubblicato da Rita Recchia

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«Ho bevuto tre-quattro birre prima di salire in auto». Questa è stata la prima
ammissione di Emanuele Sperduti, il pirata della strada che l’altra notte,
intorno alle 5, ha investito Davide Nocella lasciandolo in terra gravissimo. Il
ventiseienne terracinese dopo l’incidente è rientrato a casa, come se non fosse
successo niente. Individuato dai carabinieri, ieri è comparso davanti al giudice
Maria Teresa Cialoni del Tribunale di Terracina, per risponder dei reati di
omissione di soccorso e guida in stato di ebbrezza. L’avvocato di Sperduti,
Angelo Palmieri, ha chiesto i termini a difesa: la prossima udienza è stata
fissata per il 2 dicembre. Il legale di Nocella, Fabio De Felice, spera che
«venga dato un segnale dopo gli innumerevoli incidenti provocati dagli effetti
dell’alcol». A Emanuele Sperduti sono stati concessi gli arresti domiciliari.
Intanto Davide Nocella, ricoverato al "Santa Maria Goretti" di Latina continua a
lottare contro la morte. Anche ieri il reparto di rianimazione è stato preso
d’assalto dagli amici che si sono stretti intorno alla famiglia. Davide,
ventottenne studente di ingegneria informatica e cameriere in un ristorante,
vive con la famiglia nella zona della Delibera a Terracina. Dopo un sabato sera
passato in discoteca con gli amici stava per aprire la portiera della sua Opel
Corsa, parcheggiata sulla via Appia nei pressi del noto locale Alter ego, quando
la Lancia Y grigia, guidata a tutta velocità dal giovane in stato di ebbrezza,
lo ha investito in pieno. Per lui la prognosi resta riservata: i diversi traumi
e l’emorragia cerebrale tamponata con un intervento chirurgico sono monitorati
costantemente dai medici. Nelle ultime 24 ore il quadro clinico è rimasto
stabile.
di DANIELE SPERLONGA

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Narcotest al sindaco di Terracina Stefano Nardi e a tutti gli amministratori comunali.
E’ l’invito che ieri il segretario dell’Udc Pierpaolo Marcuzzi ha rivolto
all’assessore alle politiche sociali Francesco Zicchieri. Marcuzzi prende spunto
dall’iniziativa nazionale dei parlamentari che si sono sottoposti
volontariamente al narcotest, dal ministro Luca Zaia al leader dell’Udc
Pierferdinando Casini al sindaco di Roma Gianni Alemanno. «Chi prende decisione
importanti come un amministratore pubblico deve dimostrare per primo ai
cittadini che non assume stupefacenti» – si legge nella nota del segretario che
non lesina attestati di stima sulla recente iniziativa dell’assessore Zicchieri
sui crocifissi nelle scuole. E’ con la stessa solerzia che a lui si rivolge per
chiedergli di intraprendere l’iniziativa del narcotest. «Ho condiviso il gesto
simbolico che in questi giorni il sindaco di Terracina e l’assessore alle
Politiche Sociali hanno fatto comprando dei crocifissi che poi hanno donato alle
scuole, per dare un segnale forte a sostegno dei valori cristiani che
contraddistinguono la loro appartenenza politica, dicendo che la religione ha
sempre conferito un contributo prezioso per la formazione e la crescita morale
delle persone, ed è un contributo essenziale della nostra società – spiega
Marcuzzi – Oggi a quel gesto e alle tante parole spese sui valori della
famiglia, della legalità e trasparenza chiedo un seguito. Per questo motivo
invito l’assessore Zicchieri a seguire l’esempio del sindaco di Roma Alemanno
suo amico di partito che nei giorni scorsi ha fatto il narcotest e di proporlo
per coerenza e fede a tutti gli amministratori di Terracina, per dare un vero
segnale di trasparenza e fede cristiana».
F. Coc.

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Vandali danno fuoco a un albero nel parco. Anarchia totale nei giardini pubblici di Terracina.
Vandalismo all’interno dell’Area Chezzi, a Terracina. Nel tardo pomeriggio di
ieri i vigili del fuoco sono dovuti intervenire nel parco dietro la caserma
della guardia di finanza dove alcuni vandali avevano appiccato il fuoco a uno
degli alberi del giardino pubblico. Fortunatamente qualcuno si è accorto delle
prime fiammelle e ha allertato il 115, prontamente intervenuto sul posto per
domare l’incendio. Intanto i responsabili dello sciocco quanto pericolo gesto si
erano dileguati, complice il buio. Torna, comunque, alla ribalta il problema
dell’anarchia totale nella quale versano gli spazi verdi pubblici di Terracina.
Pubblicato da Rita Recchia

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Concessioni ai privati per la realizzazione dei parcheggi: il Pd presenta
l’esposto in Regione.
Il gruppo consiliare della minoranza lo aveva annunciato,
adesso è passato ai fatti. Nel mirino dei democratici la delibera consiliare con
cui il consiglio ha deciso, lo scorso 27 ottobre, di approvare il regolamento
per la realizzazione di parcheggi affidando ai privati e cooperative il compito
di realizzarli, rifacendosi poi sulla gestione degli stessi posti macchina a
pagamento. La questione sollevata dal Pd è che il regolamento affida i lavori
senza aver prima redatto e approvato un Piano urbano del traffico, che la legge
impone ai Comuni con popolazione residente superiore a 30 mila abitanti,
includendo anche problemi inerenti alla sosta, nel rispetto delle direttive
emanate dal Ministro dei lavori pubblici, di concerto con il Ministro
dell’Ambiente e il Ministro per i problemi delle aree urbane. Altro nodo da
sciogliere, come riportato nell’esposto del Pd presentato al Dipartimento
Territorio Direzione Regionale Territorio e Urbanistica, è la possibilità di
realizzare nuovi parcheggi anche in aree verdi. In altre parole, il rischio
paventato dal Pd nel ricorso è che si possa arrivare a realizzare parcheggi
ovunque, anche in zone in cui non servirebbero, sacrificando le aree verdi
destinate allo svago e allo sport. Per questo motivo il gruppo consiliare della
minoranza ritiene necessaria la revoca della delibera consiliare, oggetto
dell’esposto presentato in Regione, in attesa di un ampio e preciso regolamento
urbano del traffico. Quest’ultimo, infatti, servirebbe a fare chiarezza su quali
zone sarebbe necessario intervenire. «Riteniamo – scrive il Pd nell’esposto -
che per quanto riguarda le zone a verde pubblico e parco territoriale è prevista
la possibilità di attrezzature e l’utilizzazione parziale a parcheggi, ma
anche attrezzature per lo sport, pertanto, non si possono e si devono
trasformare tutte le aree del Piano particolareggiato esecutivo, a parcheggio
pubblico senza nessuno studio del traffico e delle effettive esigenze, gestito
da privati a pagamento con criteri diversi dai parcheggi del Comune, dal momento
in cui non possono essere più utilizzati dalle 19 e chiusi al pubblico». Da
ricordare comunque, come sottolineato anche in sede di consiglio dall’assessore
all’urbanistica Giovanni Masci, che ogni affidamento per la realizzazione di
nuovi parcheggi deve passare per il consiglio comunale, che di volta in volta
dovrà esprimersi sull’affidamento o meno dei lavori ai privati.
Francesco Avena

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Addio «21 Marzo»
È nata quando di servizi sociali a Terracina nemmeno si parlava. E delle tematiche dell’accoglienza e della solidarietà è stata, per molti versi, un’anticipatrice. Oggi, però, il destino della Comunità «21 Marzo» sembra definitivamente segnato. La struttura, nata nel lontano 1986, sta chiudendo i battenti. Giusto il tempo di sistemare gli ultimi utenti, e i cancelli sempre aperti di via Pantanelle saranno solo un lontano ricordo. Che cosa è accaduto è facile spiegarlo: la comunità presieduta da Agostino Orilia non ha più i soldi per andare avanti. Nulla a che fare con le questioni legate a Consorzi, cooperative e Azienda speciale. La «21 Marzo», i soldi dal Comune – circa 150 mila euro – non li prende dal 2006. E il rubinetto dei fondi per finanziare progetti per circa 100 mila euro lo hanno chiuso, dallo scorso anno, anche alcune Asl di Roma. Il tramonto della comunità poco ha a che fare con il recente smantellamento dei Servizi sociali in attesa che parta l’Azienda speciale. Ma la sua sortita va certo ad aggiungersi a quei segnali più generali che indicano lo stato di salute del Terzo settore. Le difficoltà finanziarie della comunità, emanazione della più grande Comunità umbra di Capodarco, erano iniziate già due anni fa, quando chiuse il centro diurno per disabili adulti. È stato allora che il Comune affidò la gestione alla cooperativa «Mosaico» presso il centro diurno di Monte San Biagio. E tutti sanno come è andata a finire. Ora le 12 persone che erano ospitate dalla comunità – tutte con handicap psicofisici e in condizioni familiari estremamente difficili – saranno affidati ad altri centri: un’operazione mirata ad evitare che le persone siano inserite in istituti o in Rsa. Per non vanificare, insomma, il lavoro fatto negli anni. Ma non è finita. Il «cartellino rosso» è pronto anche per i circa 10 lavoratori assunti in parte a tempo pieno altri e in parte con contratti di consulenza. Uno smantellamento in piena regola, insomma, un secco colpo di spugna su una struttura che fino a qualche anno fa appariva come uno dei fiori all’occhiello delle politiche a sostegno di persone svantaggiate. La comunità alloggio, il centro diurno, i gruppi autonomi, le cooperative di lavoro integrate, la Casa famiglia per minori e ragazze madri. Strumenti del Terzo settore che a quanto pare sono in via di estinzione. L’uscita di scena della «21 Marzo» è solo un altro segno dei tempi.
Diego Roma

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«Delle due l’una: o i revisori dei conti del Comune di Terracina mentono sapendo di mentire oppure vi è nel loro operato un atteggiamento gravemente colposo relativo all’aspetto dei debiti fuori bilancio rispetto ai quali sussistono macroscopiche omissioni». Questa volta è il consigliere del Pd Vincenzo Coccia a spiegare all’organo di revisione dei conti del Comune che le sentenze che condannano l’ente a pagare andavano messe nei residui passivi e che il risultato del bilancio sarebbe stato innegabilmente in rosso. Galeotto l’incontro tra i revisori e i capigruppo tenutosi lo scorso venerdì con lo scopo di spiegare a tutti, maggioranza compresa, la reale situazione dei conti. Gli stessi revisori nella relazione avevano spiegato a sindaco e assessori che il rischio di dissesto era alle porte. Ma nell’incontro con i responsabili dei gruppi consiliari i revisori hanno difeso a spada tratta il documento contabile approvato spiegando all’opposizione che le cifre da inserire fuori bilancio delle sentenze contrarie non erano state conteggiate poiché quei provvedimenti giudiziari erano stati emessi nel 2009. «Niente di più falso – spiega Coccia – La sentenza del Tribunale di Venezia, resa nella controversia tra il comune di Terracina e la Slia Spa, è stata depositata presso la cancelleria il 18-11-2008 e notificata in formula esecutiva al comune di Terracina il 24-12-2008. Il Tribunale ha accertato come dovuti a Slia fino all’anno 2004 4,5 milioni di euro più interessi, a fronte di residui passivi iscritti nell’elenco degli anni fino al 2004 di 2.829.957 euro. Uno sbilancio negativo, relativo alla sola sorte, di 1.709.1000 euro cui vanno aggiunti 490.863,13 a titolo di interessi passivi maturati fino al 31-12-2008». Coccia lo aveva detto in Consiglio comunale che c’erano somme mancanti nei residui passivi proprio davanti ai revisori che invece di controllare subito hanno chiesto qualche giorno dopo agli uffici preposti a che anno si riferissero quelle sentenze. La riposta è stata ovviamente «all’anno corrente».

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4. Oggi Sabato 7 novembre alle ore 17.30

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Era arrivato a doppiare anche la voce del Papa con frasi blasfeme, fin quando
non e’ stato scovato e denunciato.
Protagonista della vicenda un 30enne di
Terracina che aveva realizzato video contenenti bestemmie con insulti contro
la religione cristiana e contro il Papa. La denuncia e’ partita da Reggio
Emilia, dove un parroco del posto ha segnalato il tutto al locale
compartimento di polizia postale. Gli agenti hanno dapprima individuato i
video su Youtube, oscurandoli, e avviando l’attivita’ investigativa per
risalire all’identita’ del soggetto che aveva confezionato e messo in rete i
filmati incriminati. Si e’ cosi’ scoperto che il 30enne, di professione
musicista, era l’autore dei video. Il ragazzo non e’ nuovo a reati riguartanti
il web. Nel 2003, lo stesso era stato coinvolto in un’indagine condotta sempre
dal commissariato di Terracina, nel corso di un procedimento penale attivato
dalla Procura della Repubblica di Catania. In quel caso, pero’, il reato
contestato al musicista di Terracina riguardava uno scambio di materiale
pedopornografico su internet.

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Dal caro estinto si va a piedi. Stop alle auto moleste nel cimitero.

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ASSEGNI familiari, contributi per l’affitto, riduzione delle tasse, assistenza
alle fasce deboli, assegnazione di alloggi, avvio delle opere pubbliche per
agevolare l’occupazione.
Questi sono alcuni degli strumenti che
un’amministrazione comunale dovrebbe mettere in campo in momenti di crisi
economica generale per aiutare i suoi cittadini. Dovrebbe, appunto, se non
fossero in crisi profonda anche le casse comunali. A Terracina, ad esempio,
nell’anno nero della disoccupazione e della riduzione del potere d’acquisto, gli
strumenti di contrasto alla povertà appaiono quantomeno modesti. Non solo.
Sembra che il Comune abbia scelto proprio questo delicato momento per rimettere
in discussione la sua politica sul sociale e sul prelievo dei tributi. Ma
vediamo CONTRIBUTI PUBBLICI Sono quei soldi che, attraverso i fondi regionali,
l’amministrazione comunale eroga alle famiglie bisognose e in genere alle fasce
deboli. Sono i contributi per i canoni di locazione, gli assegni familiari: i
soldi, insomma, che servono per aiutare i cittadini disagiati. A Terracina sono
fermi al 2006, massimo al 2007. La regione ha versato quasi 100 mila euro il 16
settembre scorso per gli affitti ma il Comune non li ha ancora girati alle 45
famiglie assegnatarie. C’è chi dice che quei soldi sono stati spesi per coprire
altre spese. E gli assegni per i figli a carico? Fermi al 2007. TASSE E TRIBUTI
In periodo di crisi, la riduzione delle imposte comunali sarebbe una mano santa.
A Terracina non solo non avviene, ma di recente l’amministrazione comunale ha
ristabilito l’obbligo per le attività commerciali di pagare il suolo pubblico.
Un balzello eliminato anni fa proprio per andare incontro ai commercianti, e
ripristinato in piena crisi economica. Ma non è finita: sembra che
l’amministrazione comunale stia pensando di rimettere mano anche all’Ici. Quanto
ai rifiuti, la Tarsu resta tra le più alte della provincia e nemmeno potrà
essere rivisitata dal momento che presto lascerà il posto all’incognita della
Tia, la nuova tariffa. SERVIZI SOCIALI Non ci sono più consorzi e cooperative ma
non c’è ancora l’Azienda speciale. Risultato? I servizi sociali sono interrotti,
gli asili comunali lavorano in regime provvisorio, l’assistenza scolastica ai
disabili è stata ridotta e il centro diurno è chiuso. Per non parlare
dell’assistenza domiciliare, che di fatto ha lasciato soli 100 utenti. Tutto a
discapito delle famiglie, che grazie a questi servizi riuscivano a far quadrare
i bilanci familiari. Ma Terzo settore vuol dire anche debiti: 8 milioni di euro,
che gravano sulle spalle dei contribuenti che dovranno pagarli. E nell’anno nero
della risi il Comune a quanto pare ha deciso di stringere i cordoni della borsa
e magari fare anche qualche prelievo in più. Proprio adesso che quei cordoni
avrebbero dovuto allagarsi a favore della collettività.
Diego Roma

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