Archivio Settembre 2009

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Continuano gli incidenti stradali, ma soprattutto si incrementano i numeri delle
vittime.
Alle 20:00 di ieri sera, sulla via Appia, località Ponte Maggiore
(Latina), tra Latina e Terracina, km 92,100, c’è stato uno scontro frontale tra
una Renault Twingo e una Fiat Brava; nell’incidente hanno perso la vita Lucia
Genovesi, 50anni di Latina, morta sul colpo; e i due fidanzati, Federico
Marrocco e Alessandra Rosato, di 31 e 32 anni, entrambi di Lenola (Latina).
La tragedia si è consumata in un tratto di strada non ben illuminata, dove anche
in passato si sono generati altri incidenti mortali; ma questa volta, lo scontro
è avvenuto tra una Renault Twingo guidata da Lucia Genovesi e una Fiat Brava
sulla quale viaggiavano i due fidanzati. Sul luogo è intervenuti la polizia
stradale di Latina e di Terracina; al momento sono in corso degli esami per
capire cosa abbia provocato l’incidente: se è stata l’alta velocità o
l’invasione della corsia opposta da parte di una delle due auto.
Intanto il sindaco Gianni Alemanno chiede "un inasprimento delle pene", e
aggiunge che "chi tiene una guida aggressiva o non è in possesso delle proprie
facoltà deve sapere che va verso reati gravissimi come l’omicidio volontario".
Invece il sindaco di Tivoli ha chiesto a Maroni di "potenziare le risorse delle
forze di polizia, un tavolo permanente di coordinamento e uno specifico piano
per la sicurezza stradale in tutto il territorio comunale".

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Azienda speciale, tempo scaduto: le prime promesse dell’amministrazione sono già
cadute nel vuoto. «entro tre settimane l’ente sarà operativo».
ebbene, questa
promessa se la sono legata al dito un pò tutti, dagli amministratori locali ai
tanti, tantissimi cittadini coinvolti direttamente o indirettamente dalla
nascita dell’azienda speciale. in primo luogo quei cento anziani che, prima
dell’uscita di scena del consorzio parsifal e della coop insieme, godevano del
servizio di assistenza domiciliare. dal 19 agosto cento persone sono rimasta
abbandonate al proprio destino. anziani che non possono uscire di casa, spesso
soli, impossibilitati a svolgere anche le attività più «normali ». a più di un
mese dalla cessazione dell’assistenza domiciliare a causa dell’abbandono del
consorzio parsifal (creditore messo alle strette dai ritardi del comune),
l’amministrazione comunale non è ancora corsa ai ripari. in molti, quindi,
attendevano che passassero quelle tre settimane che, secondo i piani affermati
pubblicamente nella seduta del consiglio comunale del 2 settembre scorso, dal
sindaco stefano nardi e dell’assessore ai servizi sociali francesco zicchieri,
servivano per mettere in moto l’azienda speciale. quegli stessi anziani che si
erano affidati alle promesse della politica, continuano a subire un isolamento
forzato. per questo chiedono un incontro urgente con il comune, e lo fanno
attraverso le sigle sindacali dei pensionati, cgil cisl e uil di terracina e le
organizzazioni provinciali, manifestando «estrema preoccupazione per la
situazione in cui versano i servizi di assistenza domiciliare». gli anziani
chiedono al sindaco nardi di essere rassicurati su un timore che diventa ogni
giorno più grande: quello che «gli anziani, i pensionati bisognosi e i non
autosufficienti vengano lasciati per ultimi, senza alcun sostegno da parte
dell’amministrazione locale, nonostante i trasferimenti statali e regionali per
tali servizi». resta il fatto che, da più di un mese oramai, i cento anziani
rimasti senza assistenza domiciliare hanno vissuto nel limbo, nell’incertezza
dovuta al non sapere se e quando l’assistenza domiciliare ricomincerà. con un
paradosso, se possibile, ancora più imponente: quello che vede da un lato la
fascia più debole della popolazione caricarsi sulle proprie spalle l’assenza del
servizio, in molti casi tamponato con il ricorso all’assistenza privata; e
dall’altro un comune che, non pagando gli operatori sociali – perché non ci sono
più i servizi sociali – sta risparmiando soldi. tempi burocratici, si dirà.
bene, ma le promesse pronunciate in un’assise pubblica davanti ai cittadini
dovrebbero essere pietre. e se si garantisce che azienda speciale partirà in 20
giorni, così dovrebbe essere, ma non è. dovrà spiegarlo a pensionati e
sindacati, nardi, che adesso più che mai vogliono sapere, capire,
avere meno promesse e più servizi.
Francesco Avena

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"Chiediamo scusa al coro norvegese…". ‘Terracina Rialzati’ fa le veci di qualcun altro con il coro ‘snobbato’.
"E’ con immensa vergogna, ma anche con grande orgoglio morale e civile, che
scriviamo questa lettera di scuse a voi tutti per la umiliante brutta figura che
ci hanno fatto fare nei vostri confronti coloro i quali credono di rappresentare
la nostra storica città e quelli che orgogliosamente la abitano". Inizia così, e
continua con lo stesso tono, la lettera che ‘Terracina Rialzati’ ha inviato al
gruppo ‘Dale Mannskor’, il coro maschile norvegese al centro di un episodio
molto poco piacevole accaduto di recente a Terracina. Previsto e inserito tra le
manifestazioni di settembre, alla fine il concerto degli stranieri è stato
‘snobbato’ e gli interpreti sono rimasti a corto di qualsiasi supporto logistico
e tecnico. Delusi e amareggiati i norvegesi, che hanno assicurato di non tornare
più in città. "La sensibilità della nostra comunità verso chi ci onora della sua
presenza e ci porta l’espressione della sua cultura vi è stata come consuetudine
mostrata da quei cittadini che hanno tentato di porre rimedio all’imperdonabile
leggerezza dell’amministrazione comunale- prosegue la lettera- Rinnoviamo le
nostre più sentite scuse per l’accaduto, coltivando la speranza sincera di
potervi ospitare ancora e ascoltarvi in un contesto degno del vostro e del
nostro popolo". La lettera è stata tradotta in lingua norvegese e spedita al
gruppo. "Ci è sembrato il minimo. Invitiamo tutti i terracinesi a fare altrettanto".
Pubblicato da Rita Recchia

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Crollo in via Anxur, a Terracina. A venir giù è stata una parte consistente dei
reperti di epoca romana da sempre visibili nel piccolo tratto interno della
strada che conduce verso il cimitero e il verso la panoramica che porta al sito
archeologico di Monte Sant’Angelo. Gli esperti del settore dicono che si tratta
dei resti delle antiche mura volsco-romane che in alcuni punti del centro
storico alto si sono conservate praticamente fino a oggi. Nel caso di via Anxur,
invece, resta soltanto una grossa porzione di muro che ieri mattina
all’improvviso è venuto giù. Il peso dei secoli, certamente, ma ancora di più le
infiltrazioni di acqua piovana che ne hanno minato le fondamenta, fino al crollo
di ieri. I residenti della zona se ne sono accorti alla buon’ora e hanno
allertato i vigili del fuoco e la polizia municipale che hanno provveduto a
mettere in sicurezza il luogo della crollo transennandolo con i nastri. Sarà,
comunque, necessario uno sbarramento più definitivo e sicuro visto che i reperti
sono posizionati a due passi dalla sede stradale. Tra l’altro a occhio nudo è
facile notare come ciò anche ciò che resta ancora in piedi di quelle mura sia
decisamente precario e potrebbe cedere da un momento all’altro. Ora l’ufficio
tecnico del Comune dovrà interessare dell’accaduto la Soprintendenza affinché si
decida un intervento che tuteli i resti volsco-romani ma che, allo stesso tempo,
metta in sicurezza anche la strada e che la percorre ogni giorno.
Pubblicato da Rita Recchia

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Dipendenti comunali, è l’ora della verità. Questa mattina alle 10 (ieri, N.D.B)i dipendenti
comunali si incontreranno nell’aula del consiglio comunale e con le
organizzazioni sindacali per avere un confronto sui due temi principali che
scottano: la questione degli stipendi e il timore delle mobilità. Due argomenti
che hanno provocato più di qualche malumore tra i quasi trecento dipendenti
dell’ente municipale, nodi che comunque oggi verranno al pettine. Chi garantisce
lo stipendio di settembre? Chi dà la sicurezza che nessun dipendente rischia la
mobilità? Infatti queste sono le maggiori preoccupazioni per i dipendenti del
Comune di Terracina, che nel mese di agosto per la prima volta non hanno
ricevuto lo stipendio in tempo. Ma con più di una settimana di ritardo e, tra
l’altro, senza emolumenti. Adesso il timore dei lavoratori è che lo stesso
problema possa ripetersi per il mese di settembre. Infatti il Ventisette si
avvicina, e i dipendenti vorrebbero dagli esponenti dell’amministrazione
comunale delle risposte certe. Il timore è che fra qualche giorno i soldi
potrebbero non arrivare, e se veramente dovesse verificarsi un’eventualità del
genere, difficilmente si potrà spiegare ancora una volta come una svista
dell’ufficio ragioneria. Quanto agli esuberi e alle dichiarazioni di un
assessore in merito alle mobilità dei dipendenti, a Palazzo la voce che circola
è che non sia possibile un qualcosa del genere, e che se proprio bisogna parlare
di cambiamenti, sarebbe il caso di parlare in termini di organizzazione interna.
Questo, con ogni probabilità, verrà detto nell’incontro di questa mattina. Sarà
anche il momento per i lavoratori di fare chiarezza a proposito delle posizioni
organizzative, di cui certamente il Comune in passato ha abbondato senza badare
troppo alle spese. In tempi di vacche magre, però, c’è stato un taglio e questo
ha creato un certo malumore tra i dipendenti. Ma il punto su cui si vuole avere
certezze e in tempi brevi è un altro: il Ventisette di questo mese, gli
stipendi arriveranno?
Francesco Avena

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I comune comunica in una nota che i buoni libro ci sono e le librerie li stanno
accettando.
Secondo il comune tutte le librerie sono state pagate anche se con
qualche ritardo. "Si precisa che, seppur in ritardo, il debito pregresso
relativo alla fornitura dell’anno scolastico 2008/2009 è stato saldato a luglio.
Nel mese di maggio è stata impegnata la somma di 65.000 euro dal bilancio. Non
si tratta quindi di contributi regionali. Nello stesso mese le librerie ci hanno
fatto pervenire la disponibilità a effettuare la fornitura. Nel mese di giugno
l’elenco delle librerie è stato inviato a tutte le scuole interessate,
unitamente alle cedole da esse richieste, con preghiera di darne avviso ai
genitori».

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Alla fine sono dovuti ricorrere al Prefetto per far rispettare la legge.

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I primi effetti della sospensione del servizio di assistenza domiciliare agli
anziani e ai bisognosi del Comune di Terracina si sono fatti sentire subito.

Fino al 18 agosto veniva gestito dalla cooperativa sociale "Insieme" che fa
parte del Consorzio del terzo settore Parsifal. È almeno un anno che la
cooperativa e quindi gli operatori, non percepivano soldi dal Comune. Avevano
sempre fatto i salti mortali per garantire il servizio ma alla fine si sono
dovuti arrendere e così lo hanno fermato. Sindaco e assessori avevano garantito
che a occuparsi degli anziani invalidi ci avrebbe pensato la nuova Azienda
Speciale che però è ancora sulla carta. Lo sa bene Carla Cossa, un’anziana di 79
anni originaria del nord che ha un’invalidità al 100% e che non può neanche più
andare a comprarsi le medicine in farmacia se non accompagnata. Per sei anni ha
avuto accanto a se un’assistente della cooperativa che l’aiutava sui ogni cosa.
Lei che a maggio, quando ancora il servizio funzionava, aveva chiesto due ore in
più a settimana limitatamente a un solo mese, perché le ore che aveva non le
bastavano. Già all’epoca le dissero che non era possibile. Ora le hanno tolto
tutto. È sola. I parenti sono al Nord e non sa cosa fare. E come lei, che sta
testimoniando pubblicamente questo grave disagio, chissà quanti altri anziani ci
sono. Da quando la cooperativa ha dovuto interrompere il servizio per cause di
forza maggiore nessuno dell’amministrazione si è preoccupato di coprirlo nelle
more della Speciale sulla quale in questi giorni si stanno abbattendo le ire
dell’opposizione che ha chiesto la convocazione di un consiglio comunale per
revocare la delibera che la istituisce. Un’azienda che nasce già con una spada
di Damocle che pende inesorabilmente sulla sua testa, ovvero i soldi per farla
funzionare. Non è un caso che si sta ancora parlando del toto poltrone mentre ci
sono anziani che hanno bisogno di ben altro.
di FABIO COCCIA



Il flop dei lidi comunali.

E la chiamano estate. Quella del Consib, il consorzio di imprese balneari deve
essere stata proprio nera. La scommessa sulla gestione degli arenili comunali si
è rivelata perdente. Una stagione già ingenerosa per la crisi economica che ha
investito tutto il settore turistico balneare, cui si aggiunge il grosso
investimento iniziale – 150 mila euro versati al Comune per la concessione – che
non è stato ripagato del tutto. Si parla di perdite del 15% rispetto allo
scorso anno, che però potrebbero rivelarsi anche più alte. E non sono poche per
un consorzio di operatori privati che hanno dovuto accollarsi per intero la
gestione dei quattro lidi, quasi 10 mila metri quadri di spiaggia, che fino allo
scorso anno erano stati di pertinenza del Comune. L’esito non è stato dei più
brillanti, se si pensa che l’esperimento avviato dall’amministrazione comunale
doveva rappresentare l’inizio di una nuova concezione di gestione delle spiagge
pubbliche, con il privato che poteva avere in mano un’enorme porzione di arenile
e gestirlo liberamente. Ma forse neanche tanto. A ben guardare il nodo dei
guadagni si era presentato ancora prima dell’inizio della gestione. I dubbi
ruotavano tutti intorno a quella base d’asta di 150 mila euro; sorgevano timori
di non riuscire a coprire per intero le spese di gestione delle spiagge: perché
oltre ai costi per ottenere la concessione c’erano gli stipendi per operai,
bagnini, spiaggini e tutta la manodopera necessaria per mettere su il servizio.
Costi che si sono puntualmente presentati. Il Consib infatti ha assunto oltre 30
persone tra bagnini e manodopera nella manutenzione dei lidi. Se a questo si
aggiunge un calo fisiologico delle utenze, dovute in gran parte alla crisi
economica che da un anno a questa parte sta assediando le famiglie, ecco che il
cerchio si chiude. L’inghippo potrebbe essere nato anche per le condizioni
imposte dal Comune nel bando al Consib: prezzi invariati e agevolati per
l’affitto degli ombrelloni. Un’offerta che forse può permettersi un Comune ma
non un gestore privato, che invece necessita di una certa flessibilità nella
previsione di costi e ricavi. Come sia, se lo scorso anno la gestione degli
arenili comunali aveva portato nelle casse dell’Ente circa 90 mila euro, la
stagione appena trascorsa registra una flessione del 15% circa. Beffa delle
beffe, questa volta a rimetterci non è stato il Comune – che ha incassato i suoi
150 mila euro e rotti dalla concessione – bensì il Consib. La mazzata stagionale
si è fatta sentire, insomma. Tanto da dissuadere il Consib anche dall’idea
iniziale di convogliare una parte dei ricavi alla Cattedrale. E non si esclude
che il flop di quest’anno in un modo o nell’altro si rifletterà sulla stagione
futura. Il Comune dovrà rivedere le condizioni di affidamento se non vuole far
scappare i privati. E i privati calcolare bene se il gioco vale la candela.
Diego Roma

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L’affaire dell’ex Desco a Terracina. Una vicenda che ruota attorno ai lavori che
sembravano destinati a stravolgere la fisionomia dell’ingresso nord della città,
con la realizzazione di un complesso edilizio di tipo residenziale, turistico-
ricettivo e sociale, con centro commerciale e sala polivalente, secondo un piano
integrato di intervento per la riqualificazione urbanistica ed edilizia (legge
regionale n. 22 del 1997). Lavori effettivamente cominciati e poi, un bel
giorno, sospesi, come in sospeso restano anche una serie di interrogativi.
Quegli stessi interrogativi che evidentemente devono essersi poste anche le
forze dell’ordine, visto che nel settembre dell’anno scorso i carabinieri di
Terracina si erano recati nel cantiere, allora aperto da poco, con i colleghi
del nucleo del lavoro di Latina e alcuni ispettori civili. Controlli di routine,
era stato detto in quel caso, dovuti al fatto che si trattava di un cantiere
nuovo, di dimensioni notevoli e che la ditta incaricata dei lavori era esterna,
per l’esattezza campana (la ‘LGM Impresit Spa’, che poi avrebbe dato il sub-
appalto ad altre tre ditte, una con sede a Nocera Inferiore, provincia di
Salerno, l’altra a Sermoneta e la terza a Roma). Ispezioni di rito, dunque, che
avrebbero rilevato alcune irregolarità per quanto riguardava la sicurezza sul
lavoro. Non soltanto questo, però. In quell’occasione carabinieri e personale
civile avevano controllato anche gli operai impiegati nel cantiere, all’incirca
una quarantina di persone, la maggior parte della zona pontina oltre, pare, a
qualche campano. Possibile ipotizzare che su questo specifico aspetto gli
accertamenti siano stati serrati, anche per verificare eventuali precedenti
penali e frequentazioni sospette dei lavoratori. Bocche cucite sui risultati.
Nel corso di quelle prime verifiche i carabinieri avevano anche acquisito negli
uffici comunali i documenti relativi al permesso a costruire, accertando che nel
2005 la società ‘Desco Srl’ aveva sottoscritto il preliminare di vendita
dell’area dove sorgeva l’impianto di lavorazione di pelati, area definitivamente
ceduta alla ‘MPM Immobiliare Srl’, con sede a Giugliano in Campania, all’inizio
del 2008 per una somma di oltre 5 milioni di euro. Le indagini dei carabinieri
di Terracina si erano soffermate anche su un altro particolare notato ‘nero su
bianco’ sulla pubblicità di quelle che dovevano essere le future costruzioni
nell’area dell’ex Desco. Il particolare riguardava alcuni numeri di telefono che
accumunavano Terracina e Fondi. Qui nell’ottobre 2008 un’impresa costruttrice di
Napoli che stava realizzando appartamenti aveva auto-sospeso i lavori dopo che
l’autorizzazione rilasciata dal Comune era finita sotto la lente della
commissione d’accesso e nella relazione arrivata al prefetto Frattasi. Prima di
quell’autosospensione la vendita dei nuovi appartamenti era stata pubblicizzata
su quotidiani locali, così come per i futuri appartamenti a Terracina. I
recapiti telefonici che comparivano su entrambe le pubblicità, un’utenza mobile
e l’altra fissa, erano gli stessi.
Pubblicato da Rita Recchia

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C’era una volta la Terracina di Aldo Moro e Nando
Martellini, quando la città del tempio di Giove era una meta turistica
d’eccellenza e svedesi e tedeschi erano di casa.
«Ora Terracina si trova in uno
stato di abbandono». È lo sfogo di un gruppo di terracinesi che hanno deciso di
scrivere in una lettera tutto il proprio rammarico per denunciare un degrado che
avanza inesorabile col passare del tempo. «I monumenti sono ricettacolo di
erbacce e animali. Il tempio di Giove, il tempietto di Venere, dopo le 9 per
accedervi bisogna anche pagare 4 euro per vedere scritte sui muri, sporcizia e
incuria. E nella parte bassa della città, sporcizia e strade dissestate. Le
aiuole di viale Circe e i pochissimi tratti di spiaggia libera sono pattumiere.
Viale Europa, l’area nei pressi della stazione ferroviaria sono depositi di
frigoriferi, televisori, armadi, materassi. Percorrendo via Alighieri, nei
pressi del parco del Montuno, è impossibile camminare sui marciapiedi perché
sono sempre pieni di escrementi di animali». La denuncia dei cittadini è rivolta
anche all’impossibilità per i cittadini di effettuare la raccolta differenziata.
«Si paga tanto e anche per un servizio che non c’è, quello della raccolta
differenziata». Infatti da mesi sono stati ritirati, senza troppe spiegazioni,
tutte le campane e i cassonetti per la raccolta separata di carta, vetro e
plastica. Ma sulle bollette si continua a pagare. «Il menefreghismo,
l’inettitudine, l’incompetenza, l’ignoranza la fanno da padroni». Dei cittadini
e di chi li amministra, nessuno escluso, aggiunge il gruppo di cittadini che ha
sottoscritto la lettera.
F. A.

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Un comitato per chi non vuole i cantieri Rizzardi a Terracina.
Un comitato di cittadini che riunisca quanti non sono d’accordo con lo
spostamento di una parte della cantieristica Rizzardi da Sabaudia negli spazi
dell’ex Sep di Terracina. Promotore dell’idea è l’operatore turistico Carlo Di
Meo che si dice convinto che il suo progetto troverà ampio riscontro tra la
gente. ”Ho già tastato gli umori dei cittadini su questa faccenda, e non è vero
che siano tutti d’accordo che la città ospiti i cantieri Rizzardi in un punto
strategico quale è, anzi, quale dovrebbe e potrebbe essere il porto di
Terracina” afferma Di Meo. ”Chi è pro al trasferimento non fa altro che
sbandierare promesse di sviluppo occupazionale e nuove opportunità di lavoro
anche per i giovani di Terracina- continua l’operatore turistico- ma si tratta
soltanto di un miraggio e di una falsa prospettiva. Le grandi aziende nazionali
ormai stanno chiudendo stabilimenti in Italia per riaprirli all’estero, anche
per effetto della globalizzazione, e figuriamoci se a Terracina, considerata la
realtà economica della provincia, può succedere il contrario”. ”Piuttosto
nell’ex Sep andrebbe costruita una stazione marittima- suggerisce Carlo Di Meo-
perché la città deve scommettere sulla carta di questo tipo di turismo”.
Pubblicato da Rita Recchia

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Dopo il capo della ragioneria Piero Maragoni, ieri erano sempre più insistenti
le voci nella maggioranza di un licenziamento di massa di 6 dei 7 dirigenti di
cui è dotato il comune di Terracina unitamente all’ipotesi di mobilità per ben
100 dipendenti dei 285 in organico.
Una sorta di mega-cura dimagrante che il
primo cittadino Stefano Nardi insieme ai suoi più stretti collaboratori
starebbero elaborando. Il problema è sempre lo stesso: non ci sono abbastanza
soldi per pagare i prossimi stipendi. Mandare a casa sei dirigenti, a conti
fatti, potrebbe fa risparmiare al Comune almeno 500mila euro all’anno che
insieme all’ipotesi di mobilità, vale a dire trasferimento presso altri enti
pubblici, ridurrebbe di tantissimo la spesa corrente. L’unico dirigente a
restare, se la decisione fosse definitiva, ha un contratto a tempo indeterminato
e non è di fiducia del sindaco come gli altri. La lunga querelle sul ritardo dei
pagamenti degli stipendi, che ha portato al licenziamento del primo dirigente
responsabile della finanza, ha ancora visibili strascichi. I soldi di agosto
sono arrivati ma non coprono tutta la cifra prevista nelle buste paga. Non sono
state pagate tutte le voci extra. E siccome non è la prima volta che succede, il
ritardo conferma una difficoltà ormai strutturale di far fronte agli stipendi e
soprattutto alle tredicesime che dovranno essere erogate per la metà di
dicembre. Evidentemente qualcuno in maggioranza in questi giorni ha fatto due
conti arrivando alla conclusione che oltre ai dirigenti bisogna intervenire
anche sul personale: troppo numeroso. Un centinaio le persone in più per
l’esattezza. Prodotti da vere e proprie "infornate" avvenute quasi sempre nei
periodi pre-elettorali almeno negli ultimi venti anni a questa parte. Al di là
delle ipotesi a cui sta lavorando la maggioranza, bisognerà comunque verificare
se giuridicamente è possibile prevedere una mobilità di massa per i dipendenti
comunali, e in tutti i casi non sarà facile trovare altri enti pubblici in grado
di assorbirli.
di FABIO COCCIA

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l’azienda «Terracina» di cose… speciali ne ha già tantissime. Il caso ad
esempio della dottoressa Carla Amici, attuale dirigente dei servizi sociali del
Comune di Terracina, sotto la cui la supervisione sono usciti tutti gli atti per
la costituzione dell’Azienda Speciale e che rischia diventare direttore
amministrativo della stessa. Almeno stando alle voci sempre più insistenti che
corrono a Palazzo. La vicenda è stata sollevata dal solo consigliere dei Verdi,
Gino Di Mauro, nel corso della seduta consiliare di lunedì scorso.
L’opposizione, certo, fa il suo mestiere ma in questo caso appare assolutamente
pacifica la singolarità della situazione: la Amici da una parte ricopre il ruolo
d’arbitro essendo la dirigente degli uffici che hanno partorito gli atti
costitutivi dell’Azienda speciale; dall’altra quello del probabile giocatore,
essendo una delle favorite alla nomina di direttore amministrativo della nuova
creatura. È legittimo? Certo che è legittimo, più che legittimo, ma anche poco
opportuno. Anzi a dirla tutta, un tantino scorretto. Pur ammettendo tutta
l’imparzialità di questo mondo, da un punto di vista squisitamente formale e a
prescindere dalla persona, chi assicura che la Amici – nella veste di dirigente
- non abbia fatto del tutto per cucirsi addosso l’incarico? Più di qualche
dubbio è stato avanzato. Ad esempio: per quale ragione il direttore dell’Azienda
speciale verrà assunto a chiamata diretta per titoli quando nello Statuto
comunale che al comma 5 dell’articolo 57 – quello che regola il funzionamento
delle aziende speciali – l’assunzione è prevista attraverso un concorso
pubblico, salvo casi previsti dalla legge. L’Azienda Speciale «Terracina » è uno
dei casi previsti dalla legge? Si comincia subito con le eccezioni? Certo
qualche stranezza c’è. Lo ha evidenziato anche il consigliere Gino Di Mauro. Nel
copiare il modello Viareggio, il Comune di Terracina – ma guarda un po’ – ha
modificato proprio i punti riguardanti la selezioni e i titoli del direttore
amministrativo dell’Azienda speciale. Laddove c’era il concorso pubblico è
spuntata la chiamata diretta. Laddove erano ammesse diverse lauree (Economia,
Giurisprundenza, Scienze sociali), è spuntata la sola laurea in Economia e
Commercio richiesta insieme a un’esperienza triennale nei servizi sociali. I
titoli corrispondono a quelli posseduti dalla Amici? Se sì, la dirigente dei
servizi sociali non poteva certo non saperlo.
Pierfederico Pernarella

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L’azienda speciale poliservizi a Terracina prenderà corpo e tra quindici giorni
riprenderanno le attività.
Questo è quanto emerso nel consiglio comunale
tenutosi l’altra sera. Il via libera alla costituzione è giunto da una
maggioranza compatta: sedici i voti a favore. L’assise è stata come sempre
movimentata. Iniziata insolitamente in orario, la seduta si è protratta per tre
ore. Vuoti i banchi dell’opposizione, con alcuni consiglieri di minoranza che
hanno distribuito fuori il Palazzo comunale un volantino, sul quale denunciavano
il fallimento della Terracina Ambiente, l’imbroglio del city manager, al quale –
sempre secondo il Pd – si sta aggiungendo il "carrozzone" clientelare
dell’Azienda speciale poliservizi. L’unico a dissentire sulla costituzione
dell’ente, che dovrebbe risolvere i problemi dei servizi sociali a Terracina, è
stato l’esponente dei Verdi, Gino Di Mauro. Tra gli spettatori presenti c’erano
anche i genitori dei bambini rimasti "senza asilo". Negli anni passati il
servizio era garantito dagli operatori della cooperativa Insieme fin dal primo
settembre. «Da fine mese la situazione si normalizzerà – ha assicurato Francesco
Zicchieri, assessore ai servizi sociali – I tempi tecnici per la costituzione
dell’azienda speciale si aggirano sui quindici giorni, dopodiché i dipendenti
del consorzio Parsifal che avranno i requisiti verranno assunti». Cosa cambierà
rispetto al passato? Quasi nulla, si ripartirà da zero ma con i debiti da
saldare. «I milioni di euro che il Comune deve versare al Consorzio verranno
pagati in futuro – ha specificato Zicchieri – mentre la mensilità di ottobre
verrà regolarmente pagata». Una situazione paradossale con gli operatori che
vedranno retribuito il lavoro dell’ultimo mese senza che abbiano percepito gli
stipendi del 2008. Qualcosa di anomalo sembra esserci. Secondo il Pd «questa
manovra è solo un altro imbroglio per trovare il modo di avere ulteriori
prestiti dalle banche che andranno a incrementare il già enorme debito che
graverà sulle spalle dei cittadini».
di DANIELE SPERLONGA

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Dipendenti del comune di Terracina sul piede di guerra. Oggi scade l’ultimatum
che avevano dato all’amministrazione la scorsa settimana per il pagamento delle
spettanze di agosto. Secondo alcune indiscrezioni il segretario comunale avrebbe
garantito il pagamento oggi stesso dopo un lungo colloquio con il Prefetto Bruno
Frattasi. Ma i tempi tecnici dicono altro visto che di mezzo c’è la rinuncia
formale al pignoramento del conto corrente postale da parte di una società
creditrice e poi la disponibilità di una quota delle entrate della Tarsu da
parte di Equitalia Gerit che in una nota sottolinea di aver "da sempre
intrattenuto con il Comune di Terracina rapporti di massima collaborazione e
trasparenza" e che "considerata la difficoltà economica del Comune di Terracina,
come già operato in precedenti occasioni si è resa disponibile a venire incontro
all’esigenze economiche dell’Ente con cui intrattiene buoni rapporti di
collaborazione". Bisogna poi tenere in considerazione i tempi che intercorrono
tra il mandato del Comune e l’effettivo pagamento degli stipendi. A conti fatti
i soldi dovrebbero essere erogati non prima della prossima settimana. Comunque
ieri i sindacati, Cgil, Uil, Rsu e Sulpm, sono tornati pesantemente all’attacco
tacciando l’amministrazione di comportamento irresponsabile e anticipando che
lunedì 7 settembre ci sarà una nuova assemblea dei lavoratori con sit-in
nell’atrio antistante il palazzo del Comune. «Ancora una volta, a distanza di
ulteriori cinque giorni, non si avuta e non si ha chiarezza sul pagamento degli
stipendi al personale dipendente – si legge nella nota sindacale – Siamo
indignati non solo per quanto sta accadendo ma soprattutto per la strafottenza
con la quale la parte politica di questo Ente sta affrontando tale grave
situazione».
F.Coc.

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Niente più mega-yacht nel Lago di Paola: i cantieri Rizzardi si trasferiranno a
Terracina. La proposta del presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo è stata
condivisa dal sindaco di Terracina, Stefano Nardi, e da Gianfranco Rizzardi,

titolare dell’omonima ditta che produce imbarcazioni nel corso di un incontro
che si è svolto oggi presso la sede della Regione Lazio. L’appuntamento è stato
voluto dal presidente Marrazzo per verificare la disponibilità dell’impresa a
spostare parte dell’attività cantieristica, attualmente esistente ai margini del
lago di Sabaudia, presso il sito ex Sep (Servizio Escavazione Porti) nel Comune
di Terracina e quella dell’amministrazione comunale di Terracina ad accogliere
il nuovo impianto produttivo. La delocalizzazione, che partirà a breve, è
motivata dalla necessità di poter agevolmente varare le imbarcazioni di grandi
dimensioni che tanti problemi avevano creato presso il vecchio sito di Sabaudia
per l’accesso al mare.
Dopo questo primo confronto, il presidente Marrazzo si confronterà con i
rappresentanti degli altri enti locali e del Parco Nazionale del Circeo. Saranno
fissati nei prossimi giorni gli incontri con il sindaco di Sabaudia, i
rappresentanti delle imprese del settore e le organizzazioni sindacali per
affrontare i problemi generati dalla delocalizzazione dell’impianto, primo fra
tutti la tutela e la valorizzazione dei posti di lavoro. Successivamente si
passerà alla sottoscrizione dell’accordo di programma integrato di tutela e
valorizzazione dell’ambiente nel territorio del Parco Nazionale del Circeo, il
cui schema era stato approvato dalla Giunta regionale il 7 agosto avendo già
ricevuto il nulla osta del ministero dell’Ambiente.

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