Archivio Agosto 2009

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VENERDÌ 28 AGOSTO

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Oltre 220.000 euro di danno erariale. Li dovranno pagare sei ex amministratori
del Comune di Terracina condannati dalle Corte dei Conti, con sentenza numero
318 del 2009. La giunta guidata da Stefano Nardi nella seduta del 10 agosto ha
dato il via libera ai legali del Comune di riscuotere le somme che l’organo di
giustizia amministrativa ha imputato ai sei ex, due di questi attualmente
consiglieri comunali, Adolfo Bruno (39.563 euro), Silviano Masci (39.563 euro),
Antonio Edis Mazzuco (71.519 euro), Vincenzo Recchia (55.626 euro), Giovanni
Zappone (7.839 euro) e Vincenzo Zizzi (7.839 euro). Nel provvedimento
dell’esecutivo vengono citati anche tre dirigenti comunali condannati
dall’organo di giustizia contabile, Attilio Giannetti (35.382 euro) Luigi Di
Mauro (35.382), Piero Maragoni (47.401) che però hanno fatto appello. In realtà
anche Silviano Masci si è opposto alla decisione della Corte dei Conti, come
sembrerebbe gli altri amministratori coinvolti, ma questo, almeno dalla delibera
non si evince. Ecco perché l’atto della giunta potrebbe essere errato e quindi
anche riformulato ex novo. Le condanne riguarderebbero provvedimenti di espropri
effettuati tra la fine degli Anni 80 e l’inizio del 2001. Terreni che furono
pagati ai proprietari al di sotto dei reali valori di mercato dell’epoca e che
generano un inevitabile contenzioso tra questi e l’ente comunale. Alla fine il
tribunale diede ragione ai proprietari e il Comune fu costretto non solo a
integrare le somme, ma anche a pagare gli interessi. Soldi che poi finirono come
debiti fuori bilancio e quindi sul tavolo della Corte dei Conti che chiese al
Comune chiarimenti e i nomi degli amministratori dell’epoca. Da qui la sentenza
di condanna. Questa in sintesi la storia. Ora bisognerà vedere se anche gli ex
amministratori faranno appello contro la sentenza sospendendone di fatto
l’esecuzione, almeno temporaneamente.
di FABIO COCCIA

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Il Comune di Terracina non ha neanche più i soldi per pagare gli stipendi ai
dipendenti.
Ieri, giorno di paga, molti degli oltre trecento lavoratori
comunali, quando sono andati a ritirare gli emolumenti di agosto hanno avuto
l’amara sorpresa: neanche un euro. E così si sono immediatamente riuniti in
assemblea proclamando lo stato di agitazione e bloccando da subito gli
straordinari. Garantiranno il funzionamento degli uffici il minimo
indispensabile. In assemblea hanno dato anche un ultimatum all’amministrazione.
Se entro mercoledì non riceveranno lo stipendio allora incroceranno
definitivamente le braccia bloccando la macchina comunale. Una situazione che
non era mai accaduta finora. Il segno tangibile che la situazione finanziaria
del Comune è giunta davvero al capolinea. Il capo dell’amministrazione Stefano
Nardi non ha partecipato all’assemblea nonostante l’invito di sindacati e
dipendenti. Volevano da lui spiegazioni e soprattutto rassicurazioni. I
sindacati hanno saputo in via ufficiosa dagli uffici preposti che il problema
verrà risolto in cinque massimo sei giorni. Secondo gli uffici si tratta di un
temporaneo deficit di liquidità, ma i dipendenti sono i primi a non crederci.
Per questo i rappresentati sindacali di Cgil, Cisl, Uil e Rsu, hanno inviato una
richiesta al Prefetto Bruno Frattasi chiedendo con urgenza un incontro per
risolvere la delicata questione. Il problema riguarda anche e soprattutto il
futuro degli stipendi, già a partire da settembre. Sollecitano il Prefetto a
intervenire presso l’amministrazione comunale "per verificare le reali
motivazioni che hanno portato alla mancata erogazione degli stipendi del
corrente mese". Parlano di una situazione deficitaria che non ha più i contorni
della temporaneità. "Poiché tale episodio, visto il deficitario stato economico
in cui versa l’ente – si legge nella richiesta al Prefetto – non garantisce che
lo stesso possa essere inteso come sporadico, bensì sintomatico di una
situazione finanziaria generalizzata e di difficile soluzione". Un dato sicuro
c’è ed è che nelle casse comunali ormai non c’è più un centesimo. Se la
situazione permane il Comune sarebbe a un passo dal dissesto. Intanto il Pd
chiede le dimissioni del sindaco "Credo che per il disastro compiuto a Nardi non
resta altro che rassegnare le dimissioni, togliersi di mezzo, andare alle
elezioni anticipate per aprire una nuova fase amministrativa per la nostra
città", ha commentato il capogruppo Antonio Bernardi.
di FABIO COCCIA

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Musica sparata ad altissimo volume e chiasso fino all’alba a pochi metri dalla
clinica Villa Azzurra di Terracina che dopo la riconversione regionale ospita
malati terminali e anziani.
Una situazione insostenibile che alla fine è esplosa
con una denuncia, presentata ai carabinieri, dai familiari di un paziente. E ora
gli uomini dell’Arma, diretti dal capitano Alessandro Giordano Atti, stanno
valutando la situazione visto che i locali, stabilimenti balneari e una
discoteca, hanno avuto l’autorizzazione comunale a restare aperti, per
intrattenimento musicale, chi fino alle 2 e chi fino alle 4 del mattino. Ma al
di là delle autorizzazioni nelle ore notturne ci sono dei limiti che vanno
rispettati. Oltre a questo va aggiunto l’inevitabile schiamazzo provocato dai
giovani sulla strada, fuori dai locali. Non sono mancate scene di cori da stadio
in piena notte a due passi dall’istituto di cura. Colpa dei soliti quattro
ignoranti che vanificano il lavoro dei gestori che forse ce la mettono tutta per
evitare problemi. Ma la verità è un’altra. C’è un chiaro problema
d’incompatibilità tra le strutture e c’è bisogno di una nuova regolamentazione
dei locali che vogliono continuare a operare in quel posto. La denuncia dei
familiari dei pazienti è il fisiologico epilogo di una situazione che si era
fatta ormai insostenibile. Prima della denuncia ai carabinieri era stato
presentato un esposto all’amministrazione comunale e al primo cittadino rimasto
senza risposta. A due passi dalla clinica c’è uno storico hotel, il Palace, i
cui proprietari da anni sollevano la stessa questione. Ma un hotel è una cosa, e
una casa di cura con malati terminali è un’altra. E dopo tanti tentativi la
misura si è colmata e continuare così è assolutamente impossibile. Dunque una
decisione va presa e anche rapidamente. E’ giusto divertirsi, ma senza mai
danneggiare gli altri. Soprattutto se gli "altri" sono persone che soffrono.
di FABIO COCCIA

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Stavano sbancando mezzo parco pubblico per farvi un parcheggio ma ora si sono
fermati e sulla delibera del progetto pende un esposto dell’Archeoclub.
Il Parco
del Montuno, un polmone verde nel cuore di Terracina, a due passi dall’antico
porto di Traiano e dal mare, dove la presenza dei vincoli si vede a occhio nudo.
Non l’hanno vista o voluta vedere gli amministratori e i tecnici del Comune che
in quel parco, area verde attrezzata secondo il piano particolareggiato della
città, volevano costruirci un parcheggio per 100 auto. Avevano anche iniziato i
lavori tagliando alberi a più non posso. Pioppi e robinie che furono piantati
negli anni ’90 con soldi pubblici per valorizzare sotto il profilo naturalistico
l’intera area. Da quel momento ogni ramo che doveva essere tagliato abbisognava
dell’autorizzazione del corpo forestale dello Stato che agli atti non ci
sarebbe, secondo l’esposto. Il caso è stato sollevato da residenti e
ambientalisti e adesso i lavori sono fermi. Questo non ha evitato che
l’Archeoclub prendesse carta e penna e scrivesse un dettagliato esposto che nei
giorni scorsi è finito ai ministeri dell’Ambiente e Beni Culturali, agli
assessorati regionali competenti, alla procura di Latina, alla Prefettura e alla
Forestale. Tante le illegittimità contestate: dalla variante al piano
particolareggiato che doveva esserci per il cambio di destinazione d’uso da
verde attrezzato a parcheggio fino alla mancata autorizzazione regionale sui
vincoli paesaggistici. E ancora, l’assenso a toccare un solo metro di quell’area
da parte della Soprintendenza, visto che dal 1965 esiste anche un vincolo
archeologico sul sito, essendo praticamente attaccato al porto traianeo. Anche
questo non sembra esserci.

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«Tali opere costituiscono modifica sostanziale con estensione di porti turistici
già esistenti, in una zona già fortemente compromessa dal punto di vista
urbanistico e paesaggistico, la cui realizzazione determinerebbe un
significativo impatto ambientale», così ieri la regione Lazio ha dato il via
alla valutazione d’impatto ambientale sui tre progetti di porto Marina di
Terracina, di Badino e di Ninfa (Foce Sisto).
L’hanno richiesta è ottenuta i
volontari dell’Archeoclub dopo aver visionato le mega opere marine presentate in
Comune. Nella nota si fa inoltre presente che la valutazione costituisce, per i
progetti di opere e interventi, presupposto o parte integrante del procedimento
di autorizzazione o approvazione. Questo significa che, «qualora la procedura di
valutazione di impatto ambientale non venga effettuata, il provvedimento di
autorizzazione o di approvazione sarà annullabile per violazione di legge in
conformità dell’articolo 29 del decreto legislativo 152/2006». In altre parole
la società che ha presentato i tre progetti, che erano già stati valutati
positivamente dall’amministrazione comunale che non si è mai posta il problema
dell’impatto, dovrà eventualmente riformularli in una misura completamente
differente dalle opere che aveva in mente di realizzare. Uno stop che è arrivato
direttamente dal dirigente regionale dell’area di valutazione che ha inviato
comunicazione al comune di Terracina, alla direzione regionale Infrastrutture e
al direttore del dipartimento Territorio della Regione. La decisione
condizionerà non poco la conferenza dei servizi che il Comune stava organizzando
per il via libera ai tre progetti. Ora dovrà tenere conto di quanto sarà
stabilito dalla valutazione d’impatto ambientale.
di FABIO COCCIA

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Turismo scandinavo: un addio preannunciato. Sempre meno turisti provenienti dal
nord Europa scelgono Terracina per le proprie vacanze estive, mentre fino a
qualche tempo fa costituivano la linfa vitale dell’economia turistica cittadina.

L’ultima «mazzata» in ordine di tempo, dopo una «lenta ma inesorabile»
scomparsa, è stata l’esclusione dal territorio di Terracina della «Soltur », un
tour operator svedese. Capace, forte di numeri veramente impressionanti, di
accompagnare ogni anno a Terracina migliaia di turisti di tutto il nord Europa.
La denuncia arriva da Francesco Di Lello, un operatore turistico, che sottolinea
la fine di un altro, fondamentale aspetto del turismo locale: quello relativo al
flusso di villeggianti scandinavi appunto. E, tra le cause, Di Lello individua
un «evidente disinteresse dell’amministrazione alle sorti di una risorsa
economica e sociale fondamentale per lo sviluppo della città». Una critica
diretta all’amministrazione e, in particolare, all’assessorato al turismo
rappresentato da Giuseppe Amuro (nella foto). «La completa noncuranza delle
istanze degli operatori del settore, che evidenziavano negli anni carenze
nell’attività dell’amministrazione comunale, ha portato alla perdita di un polo
turistico- economico come quello dell’esclusione da Terracina della ‘Soltur’, un
tour operator svedese installatosi già nel 1968 e che, con i suoi 40 mila
pernottamenti annui (una media di circa 6 mila vacanzieri da aprile a ottobre),
dava una boccata d’ossigeno all’economia locale». Fuori il tour operator e con
esso i molti scandinavi che facevano tappa a Terracina durante le proprie
vacanze, le conseguenze sono tutte nelle «case sfitte anche ad agosto, gli
alberghi semi vuoti, i lidi sempre meno frequentati». Una crisi che pagano per
primi gli operatori turistici, i titolari degli stabilimenti balneari, i
commercianti e i ristoratori. Ma non solo. La mancanza di un così fondamentale
afflusso di vacanzieri, consolidatosi prima ma poi scemato progressivamente,
riflette ripercussioni anche sul resto della cittadinanza. La fuga del
cosiddetto «turismo di qualità», andava compresa e combattuta. E invece, come
denunciato da chi è interno al settore turistico, poco si è fatto per impedire
che la «morte annunciata» del turismo nordeuropeo completasse la sua parabola
discendente. «Si è tentato – denuncia Di Lello – di sensibilizzare la politica
comunale, di proporre soluzioni efficaci al fine di mantenere e recuperare un
turismo sano, ma evidentemente il potere e gli affari restano sordi alle reali
istanze dei cittadini». Mancanza di una seria politica dei trasporti urbani, di
una politica reale di cura per il territorio, che ha portato immondizia per le
strade, discariche abusive, sporcizia nel mare, finendo con lo «scempio» del
ripascimento che, denuncia l’operatore turistico, «ha compromesso la bellezza di
una delle coste più belle e caratteristiche della Regione, deturpando
inesorabilmente la spiaggia di Terracina». Queste le cause più sentite per la
partenza di un tour operator tanto importante come la «Soltur», con tutto ciò
che questo può significare in termini di risvolti economici per le attività
turistiche del territorio. E le previsioni per il futuro non sono per nulla
rosee. Se oggi è già tempo di primi bilanci, e per la stagione estiva 2009 il
saldo risulta «economicamente negativa», l’indomani lascia già qualche
preoccupazione. Si parla di un nuovo porto alla foce del Portatore, nella
frazione di Porto Badino. Ebbene, secondo Di Lello questo «comporterebbe la
totale erosione del lungomare di Terracina ». Altra grana in vista: se la ormai
nota vicenda delle concessioni balneari da rinnovarsi con bando pubblico ogni
sei anni dovesse tradursi in realtà, essendo incerto ogni volta il rinnovo delle
stesse, i gestori quali investimenti farebbero sapendo di poterne perdere i
risultati? Tirerebbero a campare di sei anni in sei anni. E questo
pregiudicherebbe ancor di più l’offerta turistica. Uno storico tour operator
svedese ha già salutato Terracina. Con poco ottimismo si possono già tirare le
conseguenze e sperare che altri non seguano l’esempio. Ma certamente
il segnale è poco favorevole.
Francesco Avena

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Accessi al mare off limits: proteste anche da Terracina.
Altro che muri di cannucce: sul litorale extraurbano di Terracina gli accessi al
mare sono sbarrati da cancelli automatici grandi e grossi che a vederli sembra
di stare ad Alcatraz. E invece molti di stanno lì, certamente non da ieri, a due
passi dal mare e dalla spiaggia che appartengono a tutti, non soltanto a chi ha
casa lungo quella strada dall’accesso off limits. Dopo i recenti fatti di
Sabaudia, coloro che sono contro tali sbarramenti riportano all’attenzione di
tutti un problema che si pone anche per Terracina e che puntualmente ogni estate
solleva numerose polemiche. Si tratta di una questione che in molti concepiscono
non soltanto come qualcosa di lesivo dei diritti collettivi impedendo la libera
fruizione del litorale che è un bene pubblico, ma anche come un pericolo in caso
di emergenze. E’ innegabile come i cancelli potrebbero ritardare un eventuale
intervento dei sanitari, vigili del fuoco e di quanti altri siano preposti alla
salvaguardia dell’incolumità. Senza dimenticare anche l’altra questione che
riguarda i disabili in carrozzina, visto che in molti casi è stato possibile
accertare come gli unici passaggi consentiti siamo estremamente ridotti così da
lasciare fuori una persona non perfettamente deambulante. Un episodio simile è
stato denunciato diverso tempo fa da un utente sulla carrozzella che per
raggiungere la spiaggia è stato costretto ad allungare di molto il giro visto
che dalla strada privata nessuno ha voluto aprire il cancello. Una barriera
architettonica in piena regola, insomma, che va ad aggiungersi alle tante altre.
Diversi anni fa la polizia municipale di Terracina eseguì una sorta di
censimento degli accessi al mare, compilando una dettagliata relazione e
segnalando alla Procura quei casi di ‘sbarramenti’ che, secondo loro, puzzavano
di abusivismo. Ma i cancelli sono ancora tutti lì.
Pubblicato da Rita Recchia

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Finalmente siamo giunti alla fine di questa sofferta serie di consigli comunali…
Ore 10.35 ha inizio la seduta con 20 consiglieri presenti.

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