Archivio Giugno 2009

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Annus horribilis per il Comune di Terracina, che dopo il suicidio del segretario
generale Marino Martino ha da mesi i fari della Procura puntati contro, con un
esercito di investigatori impegnato a scavare su una possibile «sprecopoli».

Anno nero, però, soprattutto per il ragioniere capo Piero Maragoni. Il
funzionario, uscito indenne da due processi davanti alla Corte dei Conti, nel
2007 e nel 2008, nei primi mesi del 2009 era stato condannato per danno erariale
a risarcire di oltre 47mila euro l’ente per cui lavora, relativamente a una
vicenda di debiti fuori bilancio derivanti dal mancato completamento di
procedure espropriative. Pochi giorni fa altri guai e altra condanna, sempre per
problemi legati a un esproprio che, anziché spiccioli, avevano portato il Comune
di Terracina a dover sborsare cifre consistenti. Le accuse quasta volta
riguardano la procedura seguita, a partire dall’ormai lontano 1985,
nell’esproprio del terreno di Giovanna e Anna Rita Esposito, per realizzare
un’opera pubblica. La Regione aveva stabilito che alle proprietarie del bene
venisse versata un’indennità pari a poco più di 5.600 euro. Nel ’90 la giunta,
con il parere favorevole di Maragoni, diede l’ok ad avviare le relative
procedure. Poi però non venne versato nulla , il caso finì in Tribunale e il
Comune venne condannato a pagare oltre 135mila euro. La Corte dei Conti ordinò
alla Guardia di finanza di Terracina di indagare e, individuando Maragoni come
responsabile dell’accaduto, al ragioniere capo venne chiesto un risarcimento di
quasi 90mila euro. Nell’attuale processo, in cui il funzionario non si è neppure
difeso, il collegio, presieduto dal giudice Mario Ristuccia, ha però ritenuto
che non si potessero scaricare tutte le responsabilità su Maragoni e che lo
stesso calcolo del danno per le casse comunali non fosse corretto. I giudici
hanno quindi condannato con un notevole «sconto» il ragioniere capo: dovrà
risarcire il Comune per cinquemila euro.
Clemente Pistilli

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Legava i figli mani e piedi con una corda e poi li picchiava, anche con un
bastone.
Una situazione familiare davvero terribile quella scoperta dai
carabinieri a San Felice Circeo dopo la segnalazione di una donna che aveva
tentato di intervenire. E il padre-padrone, è stato arrestato dagli uomini
dell’Arma di Terracina per maltrattamenti in famiglia e lesioni personali
aggravate. Una brutta storia venuta fuori ieri notte, quando al comando dei
carabinieri di via Appia è arrivata la segnalazione. di una donna vicina di casa
del bruto. Aveva sentito delle grida provenire dall’abitazione di fronte alla
sua. Si è allarmata ed è scesa in strada per vedere cosa stesse accadendo
trovandosi di fronte la terribile scena. K.S., un indiano di 45 anni, operaio,
stava picchiando i suoi tre figli, di 10, 8 e 7 anni. Uno di loro era stato
addirittura legato con una corda prima di essere percosso selvaggiamente con un
bastone. E quando la donna si è avvicinata per fermarlo l’indiano non ha esitato
a infierire anche contro di lei intimandole di farsi i fatti suoi. Poi ha
ripreso a picchiare i figli chissà per quali motivi. La donna, dolorante si è
rivolta ai carabinieri che sono intervenuti e lo hanno bloccato e arrestato. I
tre bambini sono stati immediatamente trasportati all’ospedale Fiorini per le
prime cure e sono stati ricoverati in osservazione. I medici gli hanno
riscontrato escoriazioni e tumefazioni in molte parti del corpo. Ne avranno per
trenta giorni. Anche la vicina di casa si è fatta medicare. Per lei la prognosi
è di quindici giorni. Ma quello che sono poi riusciti a ricostruire gli uomini
dell’Arma, grazie alle testimonianze dei piccoli e della madre, che per paura in
un primo momento aveva negato l’evidenza, è un quadro terrificante. Le percosse
sui bambini andavano avanti almeno da quattro anni. Molte volte l’uomo li
lasciava legati nelle serre e se la madre interveniva erano botte anche per lei.
Uno dei figli, quello maggiore, aveva lasciato la casa da un pezzo. Hanno
vissuto tutti nel terrore. Ora non potrà far più male. Da ieri è rinchiuso nel
carcere di Latina in attesa del processo.
di FABIO COCCIA

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Aveva un viso perbene, Erika Raki Papp, 28 anni, rumena, arrivata in Italia con
il sogno di guadagnare soldi, quei soldi necessari a mantenere i suoi tre
bambini che era stata costretta a lasciare con i suoi gentori in Romani.

Erika si era stabilita a Terracina, faceva l’operaia in un’azienda del luogo,
abitava in un appartamentino in affitto nel residence «Le Rose» ed era felice,
perché aveva trovato l’amore ed una nuova speranza per il futuro: aspettava
infatti un bambino, era al quarto mese di gravidanza. La vita, tutti i sogni di
Erika così come la speranza, quella speranza che l’aveva portata in Italia, si
sono frantumati l’altra sera alle 21 e 50 al bivio di San Vito, sulla Migliara
58. Era uscita di casa a piedi con il suo compagno per andare a comprare le
sigarette. Tornavano a piedi verso casa, appena appena sul ciglio della strada,
percorrevano la Migliara in direzione Borgo Montenero-Molella. Nel senso opposto
percorreva la carreggiata un operaio di Sabaudia, D.C., 21 anni, al volante di
una Fiat Palio. L’auto è sbandata, forse. O forse andava troppo veloce. Il buio
ha fatto il resto: il muso anteriore della vettura ha preso in pieno Erika Raki
Papp, che è stata trascinata sull’asfalto per 15 metri: il suo corpo ha
terminato la sua corsa scomposta in un canale. Morte istantanea, niente da fare.
Addio Erika, addio al bambino che era nella sua pancia, addio a quella sua
avventura italiana dopo una vita seppur giovane, di tribolazioni. Il conducente
della Fiat è sceso dall’auto, sconvolto, ha tentato di prestare soccorso alla
donna, ma non c’era più neinte da fare. L’amico della donna era rimasto invece
illeso. Sono stati i dipendenti della impresa Arot a trasportare il cadavere
all’obitorio dell’ospedale e quindi al cimitero, per l’autopsia disposta dal sp
Chiara Riva. Sulla dinamica dell’incidente è stata avviata una indagine, mentre
i carabinieri hanno provveduto ad avvisare l’ambasciata della triste fine
toccata alla giovane rumena. Di lei si è saputo che era separata dal marito e
che a San Vito era conosciuta da tutti: una brava ragazza, una di quelle donne
che portano scritti in faccia i segni di una vita difficile. Il ventunenne di
Sabaudia che l’ha investita, un operaio, è stato denunciato per omicidio
colposo.

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Lo scioglimento del Pri a Terracina ha provocato un’ulteriore crepa
nell’amministrazione Nardi.
Il vicesindaco del Comune di Terracina Vittorio
Simonelli ha rassegnato le dimissioni. Un gesto che mette ancora più in
difficoltà la giunta di centrodestra. Una decisione che scaturisce dalla
scissione del Pri avvenuta sabato scorso. Simonelli non è rimasto in maggioranza
neanche fino a giovedì quando in consiglio comunale si discuterà l’approvazione
del bilancio di previsione. «Si è chiuso un ciclo – spiega l’ex vicesindaco – il
partito dei repubblicani ha rappresentato una parte importante dei due mandati
della giunta Nardi. Non ero più rappresentato in consiglio e non avendo una
guida erano inevitabili le mie dimissioni. La politica è uno spirito di
servizio, se non si può lavorare è giusto andar via: un politico non può essere
buono con qualsiasi casacca». Simonelli dovrebbe confluire nell’unione di centro
insieme ad altre esponenti del partito dei repubblicani. Non tutti seguiranno
questa strada: altri rappresentanti del Pri sembrano indirizzarsi verso il Pdl.
Nulla di certo, l’unico dato sicuro è che nelle mani del sindaco finisce la
delega al personale detenuta proprio da Vittorio Simonelli. Il primo cittadino
ha tenuto per sè già quella alle finanze e in giornata dovrebbe vedersi
recapitare quella all’ambiente. Sono imminenti infatti anche le dimissioni
dell’altro assessore del Pri, Filippo Pernarella, il quale era entrato in giunta
durante il secondo rimpasto effettuato da Nardi. In molti pensano che questa
amministrazione abbia le ore contate, ma il sindaco non vuole arrendersi ed ha
già pronte le contromosse per continuare a governare. Giovedì ci sarà il primo
banco di prova. A questo punto, gli unici assessori rimasti in giunta dopo le
ultime elezioni amministrative sono Giovanni Masci e Gianni D’Amico, che hanno
rispettivamente la delega all’urbanistica e ai servizi cimiteriali.
di DANIELE SPERLONA

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Sarebbe pronto un esposto alla Soprintendenza per i beni architettonici e
paesaggistici relativo al parcheggio interrato che l’amministrazione di
Terracina sta costruendo dentro al parco del Montuno.
Un progetto che era
passato in sordina lo scorso anno ma che ora sta sollevando un vespaio di
polemiche. I primi a lamentarsi sono stati alcuni residenti della zona che nel
giro di pochi giorni si sono visti radere al suolo l’area interessata al
parcheggio, in vista dell’inizio dei lavori. Decine di pioppi ma anche altre
tipologie di fusti e piante che, stando alle prime informazioni, sarebbero stati
catalogati e inseriti nell’area riconosciuta di pregio naturalistico oltre che
archeologico e per la quale appunto occorre il placet della Soprintendenza per i
beni architettonici e paesaggistici. Il via libera ancora non c’è, semmai
qualcuno del Comune lo abbia mai chiesto. E così il parcheggio rischia di fare
la stessa fine degli ascensori per il centro storico alto, bloccati per mesi per
via dello stesso problema e che hanno poi subito una sostanziale modifica sul
progetto originale su indicazione della Soprintendenza. Insomma, il Comune
chiude i parchi perché non ha un centesimo per pagare i custodi ma trova tempo e
soldi per costruirci dentro un parcheggio. La segnalazione alla Soprintendenza,
che verrà presentata nei prossimi giorni da parte di alcune associazioni di
Terracina, nasce dall’esigenza di tutelare un’area riconosciuta di pregio
archeologico e per la quale bisogna chiedere sempre il preventivo e vincolante
parere all’organismo di controllo.
F.Coc.

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Spazio alle auto nel Montuno. Ed è polemica tra i cittadini.
Per un parcheggio che già c’è ma che non è mai stato ‘investito’ nella maniera
più intelligente, un altro sta per nascere, scavato all’interno di un giardino
comunale che continua a perdere la sua originaria vocazione a essere nulla di
più che un parco. E’ quanto sta accadendo a Terracina dove da alcune settimane
all’interno del Montuno in via Dante Alighieri, meglio noto come ‘la
collinetta’, fervono i lavori per la realizzazione di un parcheggio interrato,
finanziato con un mutuo. La prima fase ha previsto un ‘necessario’ disboscamento
di decine di pioppi, sollevando le vive proteste dei residenti della zona e dei
cittadini in genere. La gente era già arrabbiata per la vicenda dei giardini
comunali ‘off limits’ a causa delle solite beghe finanziarie
dell’amministrazione terracinese. Adesso i cancelli sono di nuovo aperti e le
gente s’intrufola, ma le lamentele non si placano, anzi. Soprattutto in tanti si
pongono la stessa domanda: ma perché fare un parcheggio all’interno del Montuno
se a Terracina ne esiste già uno molto grande, quello del piazzale Stella
Polare, dove non si è mai partito un discorso per un utilizzo razionale e
finalmente funzionale per gli utenti? Doveva diventare nuova location del
mercato settimanale del giovedì e per questa ragione sono state disegnate le
strisce bianche per gli spazi delle bancarelle: il mercato si è virtualmente
spostato in via Firenze e gli stalli sono ancora tutti là. Da mesi è iniziata
l’invasione dei camper con intere famiglie che trascorrono così le loro vacanze,
senza infamia e senza lode, e senza sborsare un euro. E dulcis in fundo le
giostre: sono arrivate anche quest’anno, hanno occupato spazio, hanno tagliato
in pessimo modo alcuni rami di un grosso pino per far spazio alla barca dei
pirati. Ergo: nel grosso piazzale non entrano molte auto. Fuori dai bar, pub e
pizzerie gli stalli sono occupati da tavolini, sedie e strutture mobili (almeno
sulla carta). A Terracina si continua a parcheggiare sui marciapiedi. Quale
soluzione? Un parcheggio nel parco. E speriamo che nel Montuno arrivino
macchine, e non magari anche un bel ristorantino tra i pioppi con un olezzo di
frittura di paranza.
Pubblicato da Rita Recchia

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Portualita’, Terracina rilancia. Anzi, raddoppia. Mentre in tutta la provincia
le città del litorale, da Sperlonga a Latina, mettono in campo progetti per
avere un approdo su cui puntare l’incremento di attività produttive, occupazione
e flusso turistico, Terracina, che da almeno 6 anni attende che qualcosa si
muova in materia di portualità, ora sarebbe addirittura di fronte a due proposte
progettuali. Quando si dice l’imbarazzo della scelta. A rivitalizzare l’ipotesi
di un porto turistico in città arriva la proposta presentata da un’impresa di
Latina, la «Marina Investimenti Circolo Nautico», che avrebbe già consegnato il
disegno di un approdo turistico da realizzare sulla spiaggia di Levante
all’amministrazione comunale . Il progetto e l’investimento sarebbero
completamente privati. Il mastodontico piano prevede di rivoluzionare la
"Marina" di Terracina e tutta la zona conosciuta come "spiaggetta". Quattrocento
cinquanta posti barca, 550 posti auto, 117 mila metri quadri di porto e una
superficie d’acqua utilizzabile di quasi 100 mila metri quadri. Tutt’intorno,
una serie variegata di infrastrutture legata alle attività portuali e alla
ricezione turistica, tra cui un edificio di 20 piani, locali commerciali, aree
verdi e alcuni residence. In zona sorgerebbe anche la sede dell’impresa, diversi
uffici pubblici e il rimessaggio per le imbarcazioni. La bozza del nuovo
progetto rimette dunque in gioco la localizzazione del porto a Terracina, che da
sei anni, nell’immaginario collettivo era prevista sulla parte opposta del
canale. Sarà comunque la Conferenza dei servizi a discutere dei diversi aspetti
che sta assumendo la questione. La proposta che da sei anni giace tra le carte
del Comune prevedeva 600 posti barca e un braccio a mare. Però, di fatto, fino
ad oggi nessun passo concreto è stato fatto per rendere più vicino l’obiettivo
di dotare la città di un porto. Ora a giocarsela saranno in due: da un lato la
«Marina Investimenti», intenzionata a sfruttare l’ansa naturale della
"spiaggetta"; dall’altro il progetto Modimar-Seacon, che invece prevede di
realizzare una struttura esterna di circa 200 metri di estensione. Una vera e
propria «gara» al progetto migliore, che prenderà il via non appena l’ultima
proposta sarà resa pubblica all’albo del Comune e sulla Gazzetta ufficiale
italiana ed europea. Poi il dibattito si farà tutto in Consiglio. Di certo la
spinta «concorrenziale» arrivata dal giorno alla notte con la proposta della
«Marina Investimenti » potrebbe -e dovrebbe – sbloccare l’immobilismo in materia
di portualità che da anni ormai caratterizza l’attività politica a Palazzo. Un
pò di sana competizione, in questi casi, non guasta.
Diego Roma

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Un mercato settimanale anche a Borgo Hermada
"C’è concertazione e comune visione di intendi – afferma il Consigliere comunale
del Popolo della Libertà di Terracina Antonio Acanfora – con il vice sindaco e
assessore al Comune di San Felice Circeo, Nicola Ceccato, riguardo alla concreta
possibilità di seguire le stesse procedure burocratiche per istituire anche a
Borgo Hermada il mercato settimanale. Nell’attesa di un positivo esito per
spostare dopo tanti anni il mercato del giovedì da viale Europa nella nuova sede
di via Napoli, ma soprattutto in un momento di grave congiuntura economica che
affligge tante famiglie terracinesi, ritengo opportuno e non più rinviabile la
possibilità di consegnare ai cittadini di Borgo Hermada la possibilità di
usufruire delle economicità che offre il commercio di un mercato settimanale. In
fondo per arrivare alla meta del problema – conclude il consigliere Acanfora –
basterebbe seguire le procedure prodotte agli organi preposti dal Comune di San
Felice Circeo per arrivare a chiedere subito un "Mercato Fiera Permanente",
nell’attesa di perfezionare l’istruttoria definitiva. Auspico su questo
importante tema una convergenza di interessi politici e amministrativi anche
nella nostra città, senza posizioni di retroguardia o peggio ideologica o di
posizioni preconcette, che impedirebbero e lederebbero in maniera grave gli
interessi di tanti cittadini oggi in difficoltà economica".

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Carenza di pulizia, rifiuti accumulati nei loculi, per non parlare di quelli
prodotti dalle operazioni di riduzione dei resti dei defunti durante le
esumazioni.
È tutto scritto nella relazione del responsabile del servizio igiene
e sanità pubblica della Asl, redatta dopo una visita ispettiva al cimitero di
Terracina. Non è altro che la conferma di ciò che viene denunciato
quotidianamente e davanti al quale l’amministrazione Nardi non sta facendo
praticamente nulla. Da mesi il cimitero di via Anxur soffre di una grave carenza
di personale e quindi di manutenzione. La ditta che stava lavorando alla
sistemazione di nuovi loculi ha abbandonato i lavori perché il Comune non
pagava. Gli unici due operai faticano a tenere in uno stato decoroso l’intera
area. Nei giorni scorsi l’assessore Gianni D’Amico aveva annunciato l’intervento
dei volontari della protezione civile, ma non sono mai arrivati. Così come il
nuovo bando per la gestione dei servizi cimiteriali che non è stato ancora
pubblicato. Nulla di fatto. E’ arrivato invece l’ispettore della Asl su
richiesta dei consiglieri del Pd. Lo scorso 21 maggio si è presentato al
cimitero per un’ispezione. Risultato? "Gli spazi aperti, nel loro complesso,
denotano una carenza di pulizia ordinaria e straordinaria – si legge nella
relazione – E’ rilevata la presenza di cantieri, al momento non attivi, non in
sicurezza in quanto accessibili. Vi sono strutture murarie, ivi comprese alcune
cappelle gentilizie, che presentano parti deteriorate a rischio distacchi e
crolli di intonaci. Loculi dimessi nei quali sono accumulati materiali inerti
risulta delle operazioni di estumulazione. Esiste un’area sulla quale sono stati
accumulati i rifiuti raccolti nel cimitero. Sullo stesso sito c’è anche un
contenitore metallico pieno di sacchi contenenti rifiuti cimiteriali". Per ora
la Asl chiede al Comune di ripristinare quanto prima lo stato dei luoghi per
dare dignità e decoro al cimitero, mentre il Pd ha inviato la relazione al
Prefetto.
di FABIO COCCIA

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Un periodo transitorio che dura almeno quattro volte di più rispetto a quello
previsto, una serie di inadempienze contrattuali e i soldi della Tarsu che
finirebbero solo in parte per coprire il servizio.
Hanno indagato su questo gli
uomini della Guardia di Finanza di Terracina diretti dal tenente Giuseppe
Riccio, su espressa indicazione della Procura, a seguito dell’esposto presentato
dal Pd a febbraio di quest’anno sulla gestione dei rifiuti. Un’indagine che si è
conclusa qualche settimana fa, in tempi piuttosto rapidi, e la cui relazione,
accompagnata dagli atti, è da oltre una ventina di giorni sul tavolo di
procuratore capo di Latina Giuseppe Mancini. I finanzieri avrebbero riscontrato
delle anomalie più vicine ad aspetti che hanno riguardato le inadempienze
contrattuali nella gestione del servizio e in particolar modo sulla raccolta
differenziata mai iniziata e prevista dal contratto. Ma le questioni sollevate
dai democratici erano molte di più. Secondo le Fiamme gialle non ci sarebbero
aspetti rilevanti sul periodo transitorio durato circa sei mesi anziché 30
giorni come previsto dalla gara per scegliere il socio di minoranza.
Praticamente l’Aspica ha gestito direttamente il servizio nelle more della
costituzione della mista incassando i canoni. Così come le inadempienze relative
ai disservizi che sarebbero state tutte interamente fatte pagare alla Terracina
Ambiente applicando una penale sui canoni mensili che il Comune doveva. Questo
in base alle dichiarazioni raccolte durante la fase delle indagini. Infine i
soldi incamerati con la Tarsu che solo in parte sarebbero stati utilizzati per
coprire direttamente il servizio, mentre la parte rimanente sarebbe servita per
"tappare" altri buchi di bilancio. Il Comune si sarebbe limitato per tutto
questo tempo a garantire il minimo indispensabile per pagare gli operai e far
funzionare i mezzi per la raccolta solo per non rischiare di bloccare un
servizio così essenziale. Ci sono molte probabilità che la Procura nomini dei
periti per approfondire alcuni aspetti tecnici più attinenti alla sfera della
gestione amministrativa.
di FABIO COCCIA

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Riemergono dalle pareti e dai soffitti della Cattedrale antichi affreschi di cui
si ignorava l’esistenza.
Diverse le sorprese che stanno riemergendo da quello
che ormai è considerato il restauro dell’anno. L’impegno e la tenacia delle
tante persone che hanno combattuto per consentire i lavori alla Cattedrale di
San Cesareo sta restituendo più di quanto ci si aspettava. È di questi giorni la
scoperta di un nuovo affresco di cui si ignorava l’esistenza, trovato sotto uno
strato di vernice, uno dei tanti che hanno ricoperto le pareti della chiesa nel
tempo. L’affresco è emerso sopra la parete della prima colonna. Togliendo il
vecchio strato di intonaco, gli operai hanno visto riaffiorare un dipinto con
colori molto tenui, ovviamente sbiaditi dal tempo, che raffigura un Santo. Il
dipinto, da una prima ipotesi, sembrerebbe risalire al periodo medievale, tra il
1200 e gli inizi 1300. I tecnici e gli esperti stanno ora cercando di restituire
all’opera le tonalità originarie. I professionisti della materia provvederanno
ad analizzare il dipinto cercando di risalire al Santo che vi è raffigurato e
soprattutto, se possibile, al suo autore. Quella dell’affresco non è la sola
scopera fatta durante i lavori di restauro. Nell’ultima settimana, infatti,
sotto la cupola dipinta di blu, sono emersi i colori autentici di quando era
stata realizzata: colori delicati, di tonalità variegate, che anche in questo
caso i tecnici stanno cercando di restituire all’antico splendore. Un restauro
delicato che sta dando molti risultati. Di questo passo, non è affatto escluso
che possano emergere anche altri tesori dalle pareti della Cattedrale. I lavori,
iniziati già da qualche mese, sono stati possibili grazie al contributo in due
tranche arrivato dalla Regione, che ha stanziato 400 mila euro prima, e 600 mila
poi. Ma anche grazie alla tenacia di Don Peppino Mustacchio e dei tanti fedeli,
legati a quella che è, senza ombra di dubbio, una delle chiese più suggestive
della città e dell’intera provincia. I lavori, che stanno interessando il tetto
e l’interno della chiesa, dovrebbero terminare entro l’estate, in modo tale da
consentire ai fedeli di poter riprendere le loro attività parrocchiali in parte
sospese o limitate dai lavori. In seguito si procederà al restauro degli affreschi ritrovati.
Maya Bottiglia

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