Archivio Aprile 2009

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Non è arrivata alcuna offerta per il canile comunale di Terracina: asta deserta.
Oggi alle 14 la responsabile dell’associazione "Amici del Cane", che per due
anni insieme ai volontari e alla fitta rete di solidarietà ha curato i 260
randagi, consegnerà le chiavi in mano al rappresentante del Comune senza sapere
chi dopo un minuto avrà cura degli animali. Fino a ieri correva voce che dopo
l’inefficacia della gara l’ente stava contattando una nuova associazione per
procedere ad affidamento diretto. Ma non si sa bene chi, dove e quando. Non è
escluso che il passaggio di consegne avvenga nello stesso momento. Del resto che
l’asta potesse andare deserta lo sapevano tutti, anche i muri, visto il prezzo
di riferimento. Cinquantamila euro l’anno fino a un massimo di centomila per due
anni. A conti fatti poco più di 50 centesimi a cane al giorno. In questi due
anni i volontari avevano almeno il doppio. In teoria, però, visto che il comune
non ha più erogato soldi da mesi. Erano andati avanti grazie ai contributi dei
privati che ogni giorno si recavano al canile per portare cibo, detersivo e un
po’ di euro. Poi è scoppiata la grande corsa alla solidarietà dopo il disperato
appello dell’associazione che si è trovata a corto di tutto, in primis di cibo.
Per le vaschette dei cani c’erano i giorni contati. Quello che è successo subito
dopo è tutto scritto sulla community di Facebook dov’è nato un gruppo per
l’emergenza canile di Terracina arrivato oggi a 320 iscritti. Il giorno dopo
l’appello mezza città si è mobilitata e al canile sono arrivate auto piene di
cibo per cani, disinfettanti e soldi. Anche i supermercati e i pub si sono dati
da fare per portare alimenti, mentre dal Comune nessuno si è mai scomodato.
di FABIO COCCIA

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Durerà un anno, potranno partecipare tutti e si tratta della più grande
concessione demaniale che il comune di Terracina abbia mai dato in gestione
esterna.
Stiamo parlando dei quattro tratti di arenile che fino allo scorso anno
erano gestiti direttamente dall’ente e che sono stati al centro di una forte
polemica politica sulle assunzioni clientelari. Quest’anno, dopo il rimpasto
post crisi, il nuovo assessore al Turismo e Demanio Pino Amuro ha deciso di
darlo in mano ai privati. Si tratta della più grande concessione mai data ed è
in grado di ospitare oltre 800 ombrelloni su tratti di spiaggia centralissimi e
strategici. Le associazioni dei balneari hanno già detto che parteciperanno alla
gara che è comunque aperta a tutti. Tra oggi e domani dovrebbe essere pubblicato
il bando. Le offerte dovranno essere presentate nei trenta giorni dalla
pubblicazione e l’assegnazione nei quindici giorni successivi. A conti fatti si
arriverà alla fine di maggio-inizi di giugno per sapere chi gestirà il tutto,
salvo slittamenti. Giusto in tempo per l’inizio della stagione balneare. Sarà
una commissione a decidere in base a una griglia che assegnerà punteggi sulle
caratteristiche tecniche e qualitative dei partecipanti. Una ad esempio è l’aver
maturato esperienze specifiche nella gestione di uno stabilimento balneare. Ma
chiaramente non è la sola. La decisione di esternalizzare la gestione era
maturata non solo a seguito delle vicende politiche e in parte giudiziarie che
sono nate recentemente ma anche dalle difficoltà operative incontrate negli anni
nonostante ormai la macchina fosse piuttosto oliata. Di certo il limite a un
solo anno di gestione condiziona non poco la politica commerciale di chi gestirà
la mega-concessione ben sapendo che l’anno successivo dovrà nuovamente
partecipare all’assegnazione sempre che il Comune intenda ripetere l’operazione.
Anche in questo caso bisognerà capire se esiste un diritto di prelazione.
di FABIO COCCIA

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Al cimitero di Terracina non ci sono più spazi per seppellire i cari estinti e
l’assessore minaccia di rimettere la delega nelle mani del sindaco.
«Due
settimane così e non ci sarà più nessun loculo a disposizione nel cimitero di
via Anxur», lo dice l’assessore Gianni D’Amico che tra le varie deleghe ha anche
quella ai servizi cimiteriali. La ditta che stava effettuando i lavori di
recupero dei loculi da qualche settimana ha deciso di fermare il cantiere perché
il Comune non la paga. «La ditta vincitrice della gara di appalto, pur avendo
ristrutturato ben 300 loculi e il Comune venduto agli aventi bisogno, per la
seconda volta nel giro di pochi mesi è stata costretta ad abbandonare il
cantiere perché le sue competenze tardano ad essere liquidate – denuncia D’Amico
- Da oltre quattro mesi il personale impegnato si è ridotto sensibilmente. Oggi
sono due gli addetti che effettuano turni di lavoro non certamente agevoli».
Sottolinea che da mesi ha spiegato il problema al suo sindaco e ai colleghi di
giunta ma senza ricevere alcuna risposta. Ora stanno mancando anche i servizi di
base a causa della riduzione del personale. «L’emergenza cimitero sta vivendo
giorni difficili anche per l’effettuazione dei servizi di base come l’inumazione
e l’esumazione delle salme, la pulizia degli spazi, la guardiania e soprattutto
tra quindici giorni l’impossibilità di ospitare ulteriori salme per mancanza di
loculi – continua l’assessore – Ho più volte rappresentato la situazione al
sindaco e ai colleghi di giunta senza, evidentemente, essere incisivo per la
soluzione delle problematiche. Oggi, però, ritorno a chiedere con forza un
intervento risolutore, in mancanza del quale mi vedrò costretto a riconsegnare
la delega ai servizi cimiteriali». La soluzione tampone potrebbe essere quella
di spostare le nuove salme al cimitero di Borgo Hermada in attesa che venga
ripristinata la minima condizione in via Anxur.
di FABIO COCCIA

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Il

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Nessuna scissione e tanto meno fusione per la Terracina ambiente. «La società
che gestisce lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani nella nostra città non
confluirà nella Latina Ambiente«. Era questa la notizia che tutti attendevano e
che il sindaco Stefano Nardi ha annunciato nel consiglio comunale di ieri.
Un’assise che si è svolta con toni pacati fino al punto in questione. Dura
l’arringa del consigliere del Pd Antonio Bernardi, il quale ha evidenziato come
la società mista abbia offerto un servizio insufficiente nel corso degli anni e
come la raccolta differenziata non sia mai partita: «Abbiamo scritto al prefetto
Bruno Frattasi perché non sono stati rispettati i tempi stabiliti dalla legge
per discutere la mozione presentata dal mio partito alcune mesi fa», ha aggiunto
il consigliere di minoranza. Più morbida la linea del collega d’opposizione Gino
Di Mauro, il quale ha specificato coma la Slia, ente che ha preceduto la
Terracina Ambiente non avesse ottemperato agli obblighi contrattuali, senza però
risultare fallimentare come la società mista che sta operando. Tecnico
l’intervento avanzato dal consigliere Vincenzo Coccia, che non si spiega come
una società che avanzi un credito di 3 milioni di euro nei confronti
dell’amministrazione, per altro unico committente, non porti i libri in
tribunale e soprattutto non riceva i compensi della Tarsu. Una società che per
tre mesi è stata senza consiglio di amministrazione ha la facoltà di
continuare?». Il consiglio comunale ha dato l’ok in tal senso. I rimedi proposti
dal sindaco? «Formare un consorzio in cui vengano inglobate le varie società
esistenti in provincia per avere maggiore credibilità. Non capisco perché la
discarica di borgo Montello non faccia entrare i nostri mezzi quando altri
comuni con debiti maggiori continuano ad usufruire tranquillamente del sito di
smaltimento». La Terracina ambiente, quindi va avanti con un nuovo cda,
ricostituitosi martedì sera. Il commercialista Luigi Torre sarà il
rappresentante del Comune, il ragioniere del consulente sarà Umberto D’Alessio;
nell’organo direttivo c’è anche il giovane Giuseppe Mosa, figlio di Enzo, ucciso
in circostanze misteriose nel 1998.
di DANIELE SPERLONGA

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La gestione del Tempio di Giove ancora non parte mentre i primi turisti entrano
liberamente e banchettano nell’area archeologica.
E’ successo anche ieri mattina
quando un pullman di visitatori tedeschi ha parcheggiato sull’area antistante.
Erano una cinquantina. Sono entrati tranquillamente. Hanno ammirato il panorama
e poi, proprio sulle costruzioni del grande Tempio, hanno tirato fuori i panini
e hanno banchettato senza che nessuno gli dicesse che c’è un’area attrezzata per
farlo poco lontano dal sito archeologico. Del resto come potevano saperlo visto
che i guardiani hanno smesso di lavorare da novembre dello scorso anno sempre
per motivi economici. L’assessore ai Parchi, Gianni D’Amico, aveva detto che
l’area sarebbe stata gestita dagli studenti dell’Agrario insieme all’indirizzo
turistico dell’istituto professionale per il commercio. Questo tre mesi fa. Ci
sarebbe anche una delibera di giunta e una convenzione che sancirebbe il via
libera all’operazione, oltretutto gratuita. Ma non si hanno più notizie da un
pezzo. Di sicuro ci sono i nuovi pannelli con le informazioni primarie, e basta.
Per il resto il Tempio viene aperto e chiuso dal gestore del bar che prima di
andare via la sera è costretto a fare il giro dell’area archeologica per
avvisare i pochi visitatori e qualche coppietta, ancora dentro, che sta per
chiudere i cancelli. Ogni tanto è capitato che stesse chiuso tutta la giornata.
Ieri è stato chiamato dal Comune. Gli hanno detto che oggi era in programma una
visita guidata, volevano accertarsi che fosse disponibile per aprire. Siamo al
paradosso. Eppure nonostante ciò rimane ancora la meta privilegiata dei turisti
italiani e stranieri.
La scorsa estate il Comune lo gestiva con alcune persone assunte a tempo determinato.
C’era un ticket d’ingresso e visite guidate. Il minimo per un’area così importante.
Finita la stagione sono andati tutti a casa perché non c’erano più soldi per pagare
gli stipendi. Da qui l’idea di coinvolgere le scuole.

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Finto fattorino deruba un negozio del centro.
Si finge corriere e porta via la merce appena scaricata dal ‘collega’, quello
vero però: particolarmente furbo il ladro che alcuni giorni fa ha derubato un
negozio d’abbigliamento per bambini nel pieno centro di Terracina, in via Roma,
con un escamotage particolarmente congeniale. Un colpo quasi di quelli che si
vedono nei film e che ha fatto chiacchierare la gente che l’ha saputo, rimasta
colpita da tanta scaltrezza e faccia di bronzo. I fatti più o meno sono andati
così: il corriere della ditta adibita al trasporto della merce aveva da poco
scaricato un carrello con sopra sistemati diversi colli di capi d’abbigliamento
e scarpe destinati al negozio ‘Saranno famosi’ e l’aveva depositato all’interno
del locale. Pare che in quel momento ci fossero svariati clienti da servire così
che sulle prime nessuno deve aver fatto troppo caso alle scatole appena
arrivate, né tantomeno al fattorino che ad un certo punto è rientrato nel
negozio dicendo di essersi sbagliato e di aver scaricato la merce destinata ad
un’altra attività commerciale. Fin qui niente di strano, cose che possono
tranquillamente accadere ogni giorno. Peccato che il corriere ‘distratto’ non
fosse quello arrivato poco prima, che probabilmente era già andato via
continuando il suo giro di consegne, ma un altro che ne ha fatto le veci, pare
aiutato anche da un abbigliamento pressoché simile. Fatto sta che il fattorino
ha afferrato il carrello con i vari colli, è uscito dall’attività commerciale
dicendo che sarebbe tornato subito con le scatole giuste e dal quel momento chi
si è visto, si è visto. Il tizio non è più tornato indietro volatilizzandosi nel
nulla esattamente come le scarpe e le altre cose ordinate dal negozio. Deve
essere trascorso poco tempo ancora prima che proprietari e personale si
accorgesse del tranello nel quale erano caduti, loro malgrado. Non è rimasto
altro da fare che sporgere denuncia alle forze dell’ordine.
Pubblicato da Rita Recchia

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Hanno dimostrato nervi saldi e determinazione i due rapinatori che ieri mattina
hanno preso di mira l’ufficio postale di La Fiora alla periferia di Terracina.

Un colpo che ha fruttato circa 10.000 euro, portato a termine in pochi minuti e
una fuga evidentemente pianificata che ha consentito di svanire nel nulla
malgrado le ricerche con gli elicotteri e i posti di blocco subito istituiti
dalle forze dell’ordine. I due malviventi con il volto travisato (non
indossavano il passamontagna ma con gli ampi baveri dei cappotti sono riusciti a
occultare i visi) hanno atteso che il furgone portavalori che aveva depositato i
contanti si fosse allontanato per mettere in atto la rapina. Sono entrati in
azione intorno alle 10. Uno dei due delinquenti ha parzialmente frantumato con
una mazzuola il vetro che protegge i dipendenti dell’ufficio. Intimorito e
confuso l’unico impiegato, un 50enne di Latina, ha notato il complice armato di
pistola. Il malvivente, anch’egli dall’aspetto giovanile, ha minacciato
l’impiegato, intimandogli di eseguire gli ordini del complice, accelerando il
più possibile le operazioni per farlo entrare. All’interno del piccolo ufficio
c’erano circa sette persone, per lo più anziani in attesa di riscuotere le
pensioni. Intimorito e per non mettere a repentaglio l’incolumità dei presenti,
il dipendente delle Poste ha ceduto, aprendo la porta di servizio e consentendo
al rapinatore di entrare. L’ufficio, posto alla periferia della città, è privo
dei moderni sistemi di sicurezza: c’è una cassaforte tradizionale e non è
presente il sistema roller cash. L’impiegato aveva nella cassa circa 10.000 euro
che gli avrebbero consentito il pagamento delle pensioni. Afferrato il bottino,
i rapinatori, che non hanno mostrato alcun accento particolare, si sono dati
alla fuga salendo a bordo di una Lancia Y-10 bianca, risultata rubata. Immediato
l’allarme alle forze dell’ordine. Sul luogo della rapina si sono precipitate le
volanti della polizia di Terracina e una gazzella dei carabinieri, ma i
malviventi avevano fatto perdere le loro tracce. A nulla è valso l’intervento di
un elicottero della Polizia e i posti di blocco organizzati nei comuni
limitrofi. A bordo dell’autovettura i due malviventi si sono diretti nei pressi
dello scorrimento veloce della Frosinone-mare, dove hanno abbandonato il mezzo
proseguendo la fuga probabilmente su una maximoto e dileguandosi col bottino.
di DANIELE SPERLONGA

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«Troppe anomale compravendite di aziende e immobili, realizzate fuori da ogni
logica di mercato in un contesto provinciale e cittadino che scoraggerebbe ogni
operatore avveduto».
E’ la dura e preoccupante denuncia dei commercianti di
Terracina che aderiscono alla Confcommercio. Hanno preso spunto alla relazione
del centro "Cris" elaborata sui dati della Banca d’Italia, per un focus sulla
città. Due i punti più critici rilevati nella ricerca. Il primo, le sofferenze
bancarie nette procapite dei cittadini di Terracina sono le più alte con 890
euro, bambini inclusi. Una famiglia formata da tre persone ha un debito di 2.670
euro. Il secondo, le sofferenze bancarie nette delle imprese della città si
piazzano al secondo posto dopo il triangolo industriale Latina, Aprilia e
Cisterna, con 37.422 euro. Il commento dell’Ascom è un duro j’accuse rivolto
alla classe dirigente politica ma anche un serio campanello d’allarme che tutta
la città dovrebbe ascoltare. «Siamo consapevoli che lo stato di crisi investe
l’intero sistema economico mondiale, ma la ricerca rileva che la provincia di
Latina soffre ben più della media nazionale e Terracina presenta la situazione
di gran lunga peggiore – si legge nella nota – Eppure più volte negli anni
abbiamo richiamato l’attenzione pubblica sull’inesorabile declino del sistema
socio-economico cittadino. Ora come allora non siamo rimasti indifferenti al
disastro in cui siamo precipitati con le amministrazioni Nardi». Secondo i
commercianti, che vivono quotidianamente la realtà cittadina, il tessuto socio
economico è debolissimo e si presta a forti pressioni. «Ci preoccupa il degrado
sociale in cui siamo precipitati. Ci preoccupano le auto incendiate e le notizie
di cronaca che ormai ci riguardano solo per degrado, incapacità e malaffare». Ce
l’hanno con la classe dirigente comunale. «Ma ciò che ci preoccupa di più è
l’assoluta inadeguatezza della classe dirigente della nostra città. Un problema
in verità antico ma che è inesorabilmente passato da una condizione di
mediocrità all’assoluta insufficienza. Strade e marciapiedi dissestati e
impraticabili, parchi pubblici abbandonati e inaccessibili, piazza luride e in
balia di bande di bulletti, cattivi odori e cumuli di spazzatura eletti ad
arredo urbano. Neanche l’accesso al cimitero è più garantito».
di FABIO COCCIA

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