Archivio Febbraio 2009


Un terremoto giudiziario travolge il Comune di Terracina, colpendo direttamente
il cuore dell’amministrazione.
Sei persone sono indagate dalla Procura di Latina
nell’ambito dell’inchiesta sulla morte di Marino Martino, il segretario generale
del Comune che si è tolto la vita sabato scorso nella sua villa di Formia. Gli
indagati. Risultano iscritti sul registro degli indagati il vicesindaco e
assessore alle Finanze Giuliano Masci; Piero Maragoni, dirigente dell’ufficio
ragioneria; Vincenzo Percoco dell’ufficio contabilità; Vincenzo Chiumera
dell’ufficio casa; Roberto Palmacci, autista del sindaco e Simona Savelli,
segretaria del vicesindaco. Doppia inchiesta. La vicenda è legata a una serie di
filoni sui quali indaga la Procura. Un’inchiesta sulla gestione del Comune era
già stata aperta prima del suicidio di Martino dal sostituto procuratore Chiara
Riva. Dopo la morte del segretario generale è stata aperta un’altra indagine,
affidata a Luigia Spinelli. Ora le due inchieste sono state unificate perché si
ritiene che il suicidio sia direttamente collegato alla gestione del Comune.
Contratti sospetti. Il cuore dell’inchiesta riguarda una serie di contratti
interinali, stipulati tra il 2005 e il 2006, che sarebbero stati "imposti" al
segretario generale Martino. La Corte dei Conti ha chiesto chiarimenti su quei
contratti e su altri aspetti della gestione comunale. Gli investigatori stanno
cercando una serie di documenti legati ai contratti ma non solo. Per questo i
carabinieri hanno effettuato una serie di perquisizioni nelle abitazioni degli
indagati sequestrando documenti e alcuni computer che ora saranno analizzati dai
tecnici. Ma, a quanto pare, molti documenti ancora non si trovano. Le accuse. Le
ipotesi di reato riguardano, a vario titolo, soprattutto la gestione della
pubblica amministrazione con violazioni diverse a seconda del ruolo ricoperto
dagli indagati. Per alcuni di loro è contestato anche il reato di "morte come
conseguenza di altro delitto" (articolo 586 del codice penale) in relazione al
suicidio di Marino Martino. Se veramente il segretario fosse stato "obbligato" a
una serie di atti, il suicidio potrebbe essere considerato una conseguenza
diretta seppur non voluta. Le ipotesi di reato riguardano dunque le pressioni
che sarebbero state esercitate nei confronti del segretario affinché avallasse
con la sua firma alcuni provvedimenti finiti poi nel mirino di un’inchiesta
della Corte dei conti. Interrogatori e sequestri. Il sostituto procuratore
Luigia Spinelli ha già interrogato numerosi dipendenti e amministratori del
Comune di Terracina. I carabinieri hanno sequestrato alcuni carteggi nella
stanza dello stesso Martino. L’altra sera, durante il blitz nelle abitazioni
degli indagati, sono stati portati via altri documenti e alcuni computer. Al
vaglio degli investigatori anche alcune dichiarazioni della moglie di Martino
che avrebbe descritto con precisione i turbamenti del marito prima del gesto estremo.
di MARCO CUSUMANO (Ha collaborato Daniele Sperlonga)

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La crisi politica e amministrativa del Comune di Terracina sta tutta nei numeri.
Sono tre volte che la maggioranza rinvia la riunione dei capigruppo per fissare
i punti del nuovo Consiglio comunale. Dovrebbero riunirsi il prossimo martedì ma
a questo punto non c’è niente di sicuro. Anche la giunta non scherza. Le ultime
delibere risalgono a quindici giorni fa e non sono state neanche pubblicate. Per
non parlare delle commissioni consiliari. In questi giorni di amarezza per la
scomparsa di Marino Martino, i partner del costituente pdl, stanno cercando di
mettere insieme i cocci con riunioni dedicate ma senza soluzioni definitive. Sul
capo del sindaco Stefano Nardi pende ancora l’ultimatum del Pri che minaccia di
lasciare l’amministrazione se entro la fine di marzo non si sfornano atti utili
a risolvere problemi. Ma c’è chi dentro la maggioranza vorrebbe i repubblicani
fuori comunque per creare un’alternativa. E poi c’è la mozione di sfiducia che
il Pd ancora non presenta formalmente perché non è sicuro che venga votata. Sta
cercando sponde nella maggioranza che lo facciano arrivare ai numeri utili ma ad
oggi non ci sono. Intanto una parte di An, e in particolare i circoli che da
tempo hanno dichiarato si essere molto lontano dalla modalità di gestione da
parte di Stefano Nardi, hanno organizzato un incontro pubblico con tutti i
simpatizzanti per fare il punto della situazione su quanto sta accadendo e
mettere la basi per il Pdl. Lo faranno domani a villa Tomassini insieme al
segretario federale e ai dirigenti provinciali, regionali e nazionali. Per molti
di loro rappresenta anche l’occasione di contarsi. L’opposizione ormai è
convinta che per mandare tutti a casa c’è bisogno di un dissesto finanziario che
certo non fa bene e nessuno. «Solo davanti a una situazione così estrema questi
signori lasceranno le poltrone – chiarisce il capogruppo Antonio Bernardi –
Quando non riusciranno a pagare neanche gli stipendi ai dipendenti comunali e la
possibilità non è così remota».
di FABIO COCCIA

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Il Circolo Eleuteria ha predisposto un’istanza da rivilgere all’Amministrazione del Comune di Terracina, al fine di portare l’attenzione sullo scempio che ogni settimana si fa dell’area mercato (Viale Europa e zone limitrofe), di stimolare provvedimenti finalizzati ad evitare che immondizia di ogni genere venga abbandonata ovunque e di proporre rimedi che avrebbero costo "zero".
Avevamo ricevuto dalla politica diverse rassicurazioni, sia sul fatto che il mercato sarebbe stato trasferito altrove e, soprattutto, sull’attenzione che l’Amministrazione avrebbe avuto nel porre in essere i provvedimenti più appropriati per evitare che ogni settimana l’area mercato divenisse un "porcile". Nulla di tutto ciò è avvenuto.
Ci siamo dunque determinati a presentare l’istanza al Sindaco, corredata dalla raccolta di firme di numerosi cittadini che hanno inteso chiedere con noi il rispetto dell’elementare diritto di vivere in un ambiente salubre e pulito.
Alla consegna faremo seguire un’altra iniziativa: la raccolta dell’immondizia nell’area mercato, un modo non solo per fare qualcosa di utile, ma anche per lanciare un segno di protesta.
Riportiamo di seguito l’istanza integrale.

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Uno sguardo di troppo e scoppia la rissa nelle quartiere delle Capanne.
Sarebbe partita da un gestaccio rivolto da un cittadino extracomunitario ad un
ragazzo napoletano la furibonda litigata esplosa nel tardo pomeriggio di ieri a
Terracina, nel quartiere delle Capanne, zona vicina al centro urbano dove
risiedono numerosi cittadini di origine indiana. Sulle dinamiche dell’episodio
stanno indagando gli agenti del commissariato di polizia subito intervenuti sul
posto con il personale della squadra volante. Dalle informazioni raccolte sul
posto sembra che l’italiano stesse percorrendo via Antonio Gramsci a bordo della
sua automobile insieme alla sua fidanzata e che avrebbe suonato con il clacson
al cittadino straniero probabilmente per passare più agevolmente nella strada
piuttosto stretta e solitamente occupata su entrambi i lati dai veicoli in
sosta. A quel punto lo straniero gli avrebbe rivolto il gesto molto poco carino
al quale l’italiano ha reagito fermando la macchina, scendendo e chiedendo
spiegazioni all’altro: dalle prime parole pesanti i due sarebbero presto passati
alle mani, e in aiuto dell’indiano sono accorsi almeno una decina di
connazionali. Qualcuno ha dato l’allarme mentre il gruppo se le dava di santa
ragione, e il giovane campano avrebbe avuto la peggio. Sul posto sono giunte due
volanti che hanno portato negli uffici di via Petrarca almeno cinque dei
coinvolti, mentre i sanitari del 118 hanno provveduto a soccorrere le persone
rimaste ferite. Altri risvolti si avranno di certo nella giornata di oggi.
Pubblicato da ri.re.

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Un drammatico gesto è stato messo in atto, nel tardo pomeriggio di sabato, dal
segretario generale del Comune di Terracina, Marino Martino, di 61 anni,
originario di Carinola, in provincia di Caserta, ma da anni, ormai, residente a
Formia, con la famiglia, la moglie e due figlie, in una villetta di via Paone,
dove si è tolto la vita.

Il professionista, da martedì scorso, si era messo in permesso perché stava poco
bene. In realtà non era potuto andare al lavoro per diversi mesi proprio per
motivi di salute riferibili a diabete, malattia di cui soffriva da tempo. Era
altresì rimasto molto turbato e ferito in quanto il suo nome era stato accostato
all’inchiesta giudiziaria denominata «Easy Park», l’indagine sull’affidamento
dei parcheggi a pagamento, servizio che era stato assegnato alla società Ital
Telecom nell’estate del 2005. L’inchiesta era partita nel luglio 2007 da una
sentenza del giudice di pace, il quale dava ragione a un automobilista che aveva
presentato un ricorso per una multa che gli era stata elevata sul lungomare
Circe per sosta vietata. L’accertamento della vicenda aveva portato a un
approfondimento e a un coinvolgimento della Procura, la quale, nell’agosto del
2007, aveva iscritto nel registro degli indagati nomi di spicco della vita
amministrativa del Comune: l’assessore al bilancio Giuliano Masci, il segretario
comunale Marino Martino, il dirigente dei lavori pubblici Vincenzo Fusco,
l’allora consigliere comunale Alessandro Cittarelli e il rappresentante legale
della Ital telecom, Domenico Rossi. Ad alcuni degli indagati era contestato
l’abuso d’ufficio in concorso, ad altri la concussione. Il tutto perché la Ital
Telecom, con una serie di delibere e di affidamenti diretti, aveva ottenuto la
gestione non solo dei parcheggi estivi, ma di tutti gli altri, non fornendo dei
servizi, a giudizio della magistratura, su cui si era impegnata. Martino era
inoltre particolarmente scosso dalla possibilità che la Corte dei Conti
accertasse delle sue eventuali responsabilità (con rivalsa anche patrimoniale)
in ordine a un’indagine venuta a galla nel novembre 2007 con l’arrivo di un
ispettore ministeriale (l’amministrazione comunale si apprestava a reiterare le
controdeduzioni, già espresse a suo tempo alla Ragioneria dello Stato). Cosa era
successo? Nell’estate 2006 il Comune aveva assunto 67 lavoratori interinali
negli stabilimenti balneari e queste assunzioni avrebbero determinato il mancato
rispetto del patto di stabilità. Da qui l’indagine dei Corte dei Conti. Vicende,
soprattutto quest’ultima, che lo aveva prostrato, tanto che il dott. Martino,
come sottolineato dalla stessa moglie, ascoltata a lungo dai carabinieri dopo la
tragedia, appariva fortemente depresso, turbato e come spento. L’allarme per il
suicidio è scattato attorno alle 18.30 di sabato: nel pomeriggio, l’uomo era
sceso a piano terra della villetta, in un locale che funge da cantina e dopo un
po’, la figlia maggiore, non vedendolo tornare, è andata a cercarlo. È stata lei
a fare la terribile scoperta: Marino Martino aveva legato una corda al collo e
al gancio del lampadario, lasciandosi poi andare. Sul posto sono giunti i
carabinieri della locale stazione e un medico del 118, che non ha potuto far
altro che constatare l’avvenuto decesso, per arresto cardiaco. Ieri si è diffusa
anche una voce secondo cui il segretario generale del Comune avrebbe lasciato
una lettera ai suoi cari, ma gli inquirenti smentiscono l’esistenza della
missiva. Il sostituto procuratore Luigia Spinelli ha aperto un’inchiesta e oggi,
quasi certamente, nell’obitorio del cimitero di Castagneto, verrà eseguito un
esame esterno sulla salma. «Era una gran brava persona. In questi sette anni che
è stato segretario del Comune di Terracina ha dimostrato una grande competenza
professionale. Ha seguito passo passo le mie due amministrazioni a partire dal
2002, supportandone al meglio l’attività. Da qualche anno stava male, ma da qui
a pensare…Sono rimasto sgomento quando ha saputo la triste notizia», ha
dichiarato ieri il sindaco Stefano Nardi. Il dirigente comunale avrebbe lasciato
il lavoro a luglio prossimo, dopo 35 anni di onorato servizio.
Ercole Bersani
Sergio Monforte

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La scossa dopo l’ultimo consiglio comunale di Terracina, dove la maggioranza di
centrodestra si è spaccata, è arrivata ieri.
Ha tutta l’aria di essere un vero e
proprio ultimatum e l’hanno lanciata i quattro consiglieri insieme ai due
assessori repubblicani. Erano stati i primi la lasciare il consiglio dopo
un’animata discussione a porte chiuse con tutto il Pdl sul megaprogetto di
riqualificazione del quartiere Arene. Alla fine erano tornati in aula
ritirandolo nonostante qualche giorno prima in commissione fossero tutti
d’accordo. Dopo il ritiro i consiglieri del Pri se ne andarono lasciando la
maggioranza senza il numero legale. Melina e un po’ di bagarre permisero al
centrodestra di richiamare in tempo un consigliere del Pri e votare sui restanti
punti all’ordine del giorno. Ma la criticità è rimasta ed è stata messa nero su
bianco ieri. Dopo la riunione hanno preso carta e penna e scritto una nota al
sindaco Stefano Nardi. Gli ricordano il patto di lealtà politica legato al
programma con il quale si sono presentati agli elettori e al contempo la
situazione attuale, soprattutto quella economica per la quale «è necessario
assumere con urgenza provvedimenti amministrativi finalizzati a un aumento
consistente delle entrate diverse da quelle tributarie a fronte di una
riqualificazione corrente che porti economie». Sotto il profilo politico
chiedono agli alleati «la ripresa immediata dei rapporti con l’Udc» e
l’immediata costituzione di un tavolo permanente con gli alleati e un elenco di
cose da fare. Alla fine l’ultimatum al sindaco: «Concludiamo con l’auspicio che
lei condivida questa analisi e di conseguenza che entro il 31 marzo, peraltro
data coincidente con il bilancio di previsione, si impegni per il ripristino
dell’etica della politica, del rispetto del vincolo di maggioranza, e
dell’approvazione degli atti importanti che devono caratterizzare il rilancio di
questa amministrazione». Altrimenti? «Non esiteremo a lasciare ad altri le
responsabilità di governo».
di FABIO COCCIA

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Ristrutturano casa e nei lavori di demolizione spunta fuori un reticolato Romano
che nasconde resti di terme romane.
Succede a Terracina dove nei giorni scorsi,
grazie alla segnalazione della sezione comunale dell’Archeoclub, sono apparsi i
resti di due muri ortogonali che le prime perizie datano primo secolo dopo
Cristo e che farebbero parte di un’esedra quale parte integrante dell’intero
complesso termale denominato Terme alla Marina. I lavori di restauro
riguardavano un appartamento di via Due Pini, quartiere Capanne, che il
proprietario aveva iniziato da tempo. C’è voluto l’intervento dell’Archeoclub
per denunciare l’abuso e bloccare le operazioni allo scopo di dare seguito alla
verifica da parte della Soprintendenza della scoperta. Sopra i resti del
reticolato sono state ritrovate altre parti di costruzioni antiche che però
risulterebbero di un’età molto più avanzata e pertanto non soggette a verifiche
della Soprintendenza, almeno per il momento. Che lì ci fossero le Terme era già
parzialmente documentato, ma questa scoperta conferma tutto compresa la
riconducibilità di alcuni disegni del ‘500 curati da Baldassarre Tommaso
Peruzzi. L’architetto del Rinascimento aveva lasciato una tavola sulla quale era
disegnata un’esedra piuttosto ampia di collegamento tra una sala e le terme. Non
meno attendibile il documento di Marie Rene de La Blanchere che nel suo libro
dedicato alla città indica nella zona delle Terme un teatro. Gli storici che si
sono succeduti nel tempo propendono più per la presenza dell’esedra che conferma
l’impianto termale di età Imperiale. Ora bisognerà capire i tempi e le modalità
per un eventuale saggio. Rimane ancora tutta da scoprire la valenza archeologica
della zona delle Capanne che non finisce mai di stupire e conferma l’importanza
strategica che Terracina ha sempre avuto fin dall’età dei Romani.
di FABIO COCCIA

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Presunte irregolarità nell’affidamento dei lavori per il trasloco dei vigili
urbani: avviso di garanzia per funzionario comunale.
Carabinieri del nucleo
operativo della compagnia di Terracina di nuovo in Comune, e stavolta non si è
trattato soltanto di una ‘visita’ per acquisire documentazione utile a qualcuna
delle loro tante indagini. I militari, infatti, hanno notificato un avviso di
garanzia su disposizione della Procura della Repubblica di Latina a Vincenzo
Fusco, dirigente comunale attualmente al dipartimento dell’Edilizia Privata ma
in precedenza a quello dei Lavori Pubblici. Pochissime le notizie ufficiali
trapelate sulla vicenda visto che, a quanto pare, le indagini dei carabinieri
sarebbero tuttora in corso tanto che sempre ieri mattina sono state prelevate
altre carte. Tuttavia, dalle immancabili voci di corridoio che subito si sono
messe in circolazione, sembrerebbe che la vicenda che ha portato la Procura ad
emettere l’avviso di garanzia nei confronti del dirigente comunale risalga alla
primavera del 2007 e abbia a che vedere con il trasloco del corpo di polizia
municipale dall’allora sede di viale Circe all’attuale comando di via Sarti. Una
storia che tanto fece parlare allora e che continua a farlo tuttora. Gli
inquirenti avrebbero, infatti, rilevato una serie di irregolarità a monte delle
stesse operazioni di trasloco, ovvero nella procedura con la quale l’incarico
era stato affidato alla ditta di Terracina che se n’è effettivamente occupata.
Un incarico, a quanto pare, assegnato in un modo tale da suscitare più di
qualche dubbio fino a solleticare l’interesse di chi di dovere che si è messo in
moto con una serie di indagini che ieri mattina hanno portato al primo giro di
boa nei corridoi del Municipio. Effettivamente già subito dopo il trasloco della
sede dei vigili urbani dal lungomare Circe all’emiciclo di via Sarti, ex sede
dell’arma, c’era stata qualche prima ‘chiacchiera’ proprio sul fatto che
quell’incarico sarebbe stato affidato in maniera troppo repentina senza vagliare
una rosa più ampia di ditte che si occupano di traslochi. Sempre allora si era
anche vociferato sulla cifra che il Comune avrebbe versato a chi aveva svolto
quei lavori. Le meticolose indagini dei carabinieri hanno fatto il resto e ieri
mattina si è arrivati all’avviso di garanzia per il dirigente comunale. Non si
escludono altri risvolti né che le indagini possano allargarsi anche ad altri
aspetti del trasferimento della polizia municipale, una storia che tanto aveva
fatto parlare già al’epoca dei fatti seppure per motivi di tutt’altra natura.
Pubblicato da ri.re.

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Due anni sono passati da quando la Giunta comunale ha avviato le procedure per la redazione del nuovo Prg. Da mesi è sceso il silenzio più assoluto sull’argomento.
L’assessore all’Urbanistica Giovanni Masci ha le sue idee in proposito:
«È preferibile procedere per macro zone».
Forse siamo al de profundis per la carta di pianificazione del territorio, il
cui studio preliminare era stato commissionato a dei tecnici pontini? Il vecchio
Prg è datato 1972. In tutto questo tempo il volto del territorio è cambiato
profondamente, specie a seguito di un abusivismo strisciante. Per rispondere
all’esigenza di interpretare i segni del presente e riprogrammare lo sviluppo
futuro, il 20 febbraio del 2007 la giunta comunale ha avviato un processo di
pianificazione del territorio comunale «al fine di promuovere politiche
innovative per un generale miglioramento della qualità dell’ambiente e un più
razionale uso delle risorse del territorio stesso». Il 25 ottobre dello stesso
anno, attraverso una selezione pubblica, si arrivava ad aggiudicare agli
ingegneri Massimo e Fausto Panini l’incarico professionale per l’elaborazione
del documento preliminare di indirizzo. I progettisti, un anno fa, si trovavano
ad aver tracciato le linee del nuovo Prg, collimando le analisi con il piano
paesistico regionale. L’assessore è ora dell’opinione di bloccare tutto. «Sono
passati ormai due anni. Di questo passo nemmeno nella prossima consiliatura
potremmo riuscire a vedere il varo del nuovo Prg. Forse si doveva cominciare con
l’iter all’inizio del secondo mandato Nardi. Ormai è troppo tardi. Io userei
altri percorsi. Procederei per la pianificazione per macro-zone (tutte poi da
ricollegare con una visione complessiva). In un certo senso questo già sta
avvenendo con le varianti della C2 e del Quadrante di nord-ovest (il comitato
tecnico regionale sta per esaminare le controdeduzioni). Potremmo scegliere (ma
questa è una scelta rimessa alla maggioranza) di procedere allo stesso modo per
la zona C1 e la zona C3».
di Ercole Bersani

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Una società mista anche per la gestione dei servizi di trasporto comunale.

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Rifiuti e bollette, torna il caos. Nei giorni in cui cominciano ad arrivare gli
avvisi di pagamento della tassa sui rifiuti alle famiglie e quelli per la rata
del condono, torna la confusione di destinatari reali o presunti nei solleciti
di pagamento. In questi giorni stanno ricomparendo diversi casi di errore
nell’invio degli avvisi da parte di Equitalia. In alcuni casi, ad esempio, sono
arrivati solleciti di pagamento della rata del condono Tarsu a persone che non
ne hanno fatto richiesta perché in regola. In altri casi si sono registrati
errori nell’individuazione dell’immobile soggetto alla sanatoria. L’ufficio
Tarsu, insomma, sembra ritornato ad ingolfarsi con le utenze. Come era accaduto
l’estate scorsa, quando la notifica di condono era stata inviata a baby
«evasori», pagatori regolari e, in qualche caso, anche ai defunti. Intanto,
quest’anno le bollette per il pagamento della tassa sono arrivate con largo
anticipo: due mesi, per l’esattezza, rispetto allo scorso anno. Un gesto che ha
destato perplessità tra i cittadini, che si trovano a pagare a peso d’oro – e in
anticipo – un servizio di raccolta che è sotto gli occhi di tutti. Basta
guardare i cassonetti per la raccolta differenziata sparsi per le strade.
Cassonetti stracolmi e non svuotati da mesi che i cittadini si ostinano ad
utilizzare, ma che la Terracina Ambiente – e il suo socio di maggioranza, il
Comune – preferisce lasciare pieni e alla vista di tutti. Da via Leonardo Da
Vinci a viale Europa, da via delle Arene a viale Circe, il panorama non cambia.
Eppure, i cittadini sono già con le nuove bollette in mano. Come si spiega? Quei
cassonetti parlano chiaro. La Terracina Ambiente della differenziata non si è
mai occupata. Salvo noleggiare contenitori, affiggere adesivi, fare propaganda e
stanziare soldi per consulenze di cui ancora non si comprende bene l’utilità. La
raccolta monomateriale prevista dal Piano Santoro è rimasta sulla carta, fino a
quando la società partecipata dal Comune, indebitata fino al collo e lasciata
languire senza un centesimo, è implosa, perdendo i suoi consiglieri
d’amminsitrazione di parte pubblica. Eppure di soldi, tra gli introiti ordinari
della Tarsu e il condono dell’estate scorsa, ne sono entrati a iosa.
Inghiottiti, per così dire, da un Comune che evidentemente li ha utilizzati per
fare altro. Milioni di euro, cui vanno ad aggiungersi quelli che entreranno per
la Tarsu dell’anno in corso, che avrebbero dovuto finanziare l’acquisto di
mezzi, l’assunzione di personale, il lavaggio delle strade e, appunto, la
raccolta differenziata. E che invece sono finiti altrove. A restare al loro
posto, immobili, sono stati invece gli aumenti della tassa sui rifiuti. A fronte
di un servizio carente, l’incremento del 45% in due anni della Tarsu non ha
fatto una piega. E per cosa? Per ritrovarsi con una città che è sporca come
prima, se non di più. Basta ricordare poi, per dirne una, i disagi vissuti dalla
cittadinanza nella scorsa stagione balneare, con la città ricoperta dai rifiuti.
Dove si vuole arrivare? Dai consiglieri di maggioranza, eletti dai cittadini,
non si sente un commento al riguardo da tempo immemorabile. Come se non li
riguardasse. Come se sugli scranni dell’aula consiliare non ci fossero andati
per i voti degli elettori e dei contribuenti.
Diego Roma

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«C’era una finestra meteorologica per ieri. È stata quella buona per far
arrivare al porto la tanto attesa draga, in modo da iniziare i lavori
commissionati il 14 gennaio scorso dalla Regione Lazio alla ditta Lasermar di
Gaeta. Alle 14:30 la "Rita C." è arrivata a Terracina da Gaeta, trainata dal
rimorchiatore Iperbio.
Eravamo già pronti da tempo. È stato necessario attendere
il tempo buono, per effettuare il trasferimento. Il comandante dell’unità -
spiega il prof. Giovanni Casa della Lasermar – ha effettuato una perlustrazione.
C’era mare lungo. Siamo riusciti comunque ad arrivare a destinazione. Contiamo
adesso di collocare la linea a mare e di ancorarla. Poi, se le condizioni
rimarranno favorevoli, potremo cominciare le operazioni di dragaggio, che
contiamo di completare tra la fine di aprile e gli inizi di maggio». La notizia
dell’arrivo della draga ha fatto il giro del porto e riempito di una cauta
soddisfazione gli ambienti della pesca, che attendevano da più di un mese
l’avvio dei lavori destinati a rimuovere 180mila metri cubi di sabbia superflui.
Rossella Bersani

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A Terracina le bollette della Tarsu arrivano con due mesi di anticipo rispetto
allo scorso anno perché l’amministrazione ha bisogno di soldi, tutti e subito.
La denuncia arriva da un nuovo movimenti di protesta denominato "Terracina ai
Terracinesi" che in questo periodo si sta dando molto da fare sul territorio.
Sono almeno due anni che il Comune è in crisi di liquidità e ogni possibile
manovra sulle tasse dirette sembra manna dal cielo. Chiedono di pagare prima.
«Noi del tavolo comune "Terracina ai Terracinesi", denunciamo pubblicamente a
gran voce l’ennesimo atto arrogante che questa amministrazione sta perpetrando
nei confronti della cittadinanza facendo pervenire, con due mesi di anticipo
rispetto all’anno passato, gli avvisi di pagamento della Tarsu con scadenza fine
febbraio e fine aprile – si legge nella nota del movimento – Non solo si paga
per un servizio rifiuti che è al limite del collasso, come da noi più volte
evidenziato pubblicamente, ma ogni anno si anticipano le scadenze delle rate di
mesi, senza considerare le difficoltà economiche che in un momento di crisi
davvero forte, migliaia di famiglie incontreranno nell’anticipare una somma
davvero ingente grazie anche all’aumento del 45% subito negli ultimi tempi».
Negli ultimi due anni l’amministrazione guidata da Stefano Nardi ha approvato
due aumenti sulla tassa dei rifiuti che non hanno evitato la crisi della società
mista Terracina Ambiente che ad oggi si trova ancora senza presidente e con un
consiglio di amministrazione dimezzato dopo le dimissioni dei due membri di
nomina politica. «Ma la cosa davvero incresciosa e vergognosa è vedere
l’indifferenza con cui l’amministrazione compie l’intera manovra. In totale
silenzio, senza una minima comunicazione o informazione, come se la popolazione
fosse un enorme salvadanaio da poter disporre a proprio piacimento come e quando
se ne vuole».
di FABIO COCCIA

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An, sfratto esecutivo dalla sede di via Palermo
Sfrattata la sede territoriale di AN. Questione di morosità. L’ufficiale giudiziario ha ottenuto lo sgombero del locale di via Palermo. «Nessuno ha contribuito al pagamento dell’affitto» si lamenta il coordinatore cittadino Pietro Longo, rivolgendosi al partito.
La sede dove Nardi ha festeggiato le sue vittorie del 2001 e del 2006 ha chiuso. Da circa un anno non venivano pagati i canoni e il proprietario ha avviato una procedura di sfratto per morosità, che si è appena conclusa. Il locale è stato liberato. ìL’ho fatta chiudere apposta. Se ne stavano tutti infischiando: assessori, consiglieri e presidenti di circolo soprattutto. Nessuno di loro ha mai pensato di dare il proprio apporto economico. Ho inviato dei solleciti al riguardo, ma sono stati lettera morta. Convocherò i consiglieri comunali, per illustrare la situazione debitoria". E per le riunioni? ìAl momento, saremo ospiti di un consigliere comunale» conclude Longo. Ros.ber.

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CARTE di credito e postamat usati per fare la spesa, bloccati in massa
dall’ufficio postale di Roma perché a rischio clonazione.
Sarebbero accomunati
tutti dal loro passaggio nei terminali di un supermercato di Terracina, le
numerose carte di credito e i bancomat postali che, all’inizio della settimana
scorsa, sarebbero state disabilitate dall’ufficio centrale delle Poste, a Roma.
A quanto si apprende da indiscrezioni trapelate dagli uffici postali, infatti,
nei circuiti del supermarket si sarebbero avvertiti movimenti sospetti,
immediatamente intercettati dal software delle Poste. Da qui, il blocco delle
carte telematiche postali da parte degli uffici di Roma. Al momento non si sa se
carte di altri istituti di credito siano state coinvolte dal fatto. Intanto, per
garantire l’inviolabilità dei conti correnti, le Poste avrebbero, in via
cautelativa, disabilitato tutti i supporti magnetici che sono passati per i
terminali del market. Oscuri, al momento, i meccanismi che hanno portato al
provvedimento. Due, comunque, sembrano essere le ipotesi plausibili. Da un lato,
è possibile che i presunti clonatori si siano introdotti nel sistema informatico
del supermercato con un atto di «hackeraggio », ovvero attraverso la Rete, per
intercettare codici e pin dei clienti che hanno pagato con carta e bancomat.
L’altra ipotesi, tutta da verificare, è invece che i truffatori abbiano
manomesso manualmente i terminali, magari introducendosi nei locali
dell’esercizio commerciale. Ipotesi, appunto, che però trovano precedenti
proprio a Terracina. È di qualche anno fa, infatti, la vicenda analoga capitata
ad un altro supermercato della città. In quel caso, dopo diverse denunce di
clonazione di carte e bancomat da parte di clienti del market, i carabinieri si
erano appostati a notte fonda all’interno del supermercato, sorprendendo i
malviventi, tutti di origine rumena, mentre si calavano dal tetto per ritirare
il marchingegno con cui venivano copiati i codici alle casse del supermercato.
Un «escamotage» ingegnoso, a suo modo, che forse potrebbe essere stato replicato
nel caso che avrebbe spinto nei giorni scorsi l’ufficio postale capitolino a
disabilitare le carte dei suoi clienti.
Diego Roma

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Sono sfilati uno dopo l’altro davanti agli agenti del commissariato di Terracina
gli assessori che approvarono a gennaio dello scorso anno la delibera con la
quale incaricarono l’ufficio legale del Comune di richiedere la ricusazione del
giudice di Pace di Terracina Eugenio Fedele.
L’indagine è partita a seguito
della denuncia presentata da Fedele dopo l’approvazione del provvedimento. Una
storia nata all’indomani della clamorosa sentenza Easy Park emessa dal giudice
che scoprì un vero e proprio sistema di illegalità diffusa nella gestione dei
parcheggi a pagamento avvenuta nel 2005 e a seguito della quale la Procura aprì
un’indagine ancora in corso. Furono iscritti nel registro degli indagati in
cinque tra amministratori, dirigenti comunali e rappresentanti della società che
gestiva il servizio. Fioccarono i ricorsi contro le multe effettuate dagli
ausiliari così come le opposizioni che l’amministrazione iniziò a effettuare
incaricando l’ufficio legale con delibere di giunta. E’ stata proprio una di
queste a diventare particolarmente bollente. La delibera venne approvata a
gennaio dello scorso anno e nell’oggetto riportava l’incarico per l’ennesimo
ricorso, solo che poi leggendola per intero nel testo veniva anche chiesta la
ricusazione di Fedele poiché l’amministrazione non lo riteneva più super partes
nei procedimenti che la vedevano coinvolta. Secondo il primo cittadino e tutti
gli assessori che quel giorno approvarono il provvedimento c’era stato un
precedente tra il giudice di Pace e l’allora city manager Giuliano Masci,
coinvolto nell’inchiesta, che non avrebbe garantito la serenità dei
procedimenti. Questa la motivazione ufficiale. Davvero poca cosa per chiedere
una ricusazione che fu subito dopo respinta dal Tribunale. Sull’episodio Fedele
presentò una denuncia che sta generando i primi effetti. L’indagine è nelle mani
del commissariato e nei giorni scorsi sono stati ascoltati gli assessori che
approvarono la delibera.
di FABIO COCCIA

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L’amministrazione comunale di Terracina, nella persona del sindaco Nardi, si
dichiara pronta a sostenere l’emergenza-pagamenti nei confronti delle coop
sociali tramite due strade;
una di lungo periodo ed una di più immediata
esecuzione. Nello specifico il debito di quasi quattro milioni di euro
(3.793.065,05) dovrebbe essere fronteggiato con l’ennesimo tentativo di
ricorrere ad una operazione di factoring per la quale «sono state da tempo
avviate apposite ricerche di mercato con istituti creditizi». Il saldo della
spesa corrente, invece, dovrebbe essere garantito da un impegno assunto
dall’Amministrazione comunale di Terracina a versare circa 200.000 euro alle
coop con cadenza mensile. Questo è quanto emerso a margine dell’incontro di ieri
mattina presso la prefettura di Latina presenti lo stesso Prefetto, Bruno
Frattasi, il sindaco Stefano Nardi, il segretario della Cgil Fp di Latina,
Giulio Morgia, e rappresentanti del mondo della cooperazione sociale, nello
specifico le cooperative Insieme, Le Ali della Fenice, Arco Verde, Mosaico
(associate al Consorzio Parsifal) e Thea.

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Doveva essere l’incontro risolutore e invece il risultato è stato il secondo
"verbale d’impegno" siglato da tutti e ancorato a un’operazione di factoring,
l’ennesima, che il comune di Terracina ancora non riesce a chiudere.
È finito
così l’incontro tra le sei cooperative sociali di Terracina che aderiscono al
consorzio Parsifal (Arcoverde, Insieme, Le ali della Fenice, Thea e Mosaico) e
il sindaco Stefano Nardi davanti al Prefetto Bruno Frattasi in merito al mega
debito accumulato dall’Ente. Sono esattamente 3 milioni 793.065 euro che il
Comune deve alle sei cooperative da oltre un anno. Si erano visti per lo stesso
problema l’1 dicembre. Tutti insieme intorno al tavolo dopo una furiosa protesta
delle cooperative che avevano instancabilmente picchettato giorno e notte la
piazza del Municipio in segno di protesta. Si erano lasciati davanti al Prefetto
con lo stesso impegno. Nardi aveva detto che stava chiudendo l’operazione di
factoring e che i soldi per pagarli li avrebbe presi da lì non potendo attingere
a nessun’altra fonte. Speravano che almeno a Natale i primi soldi sarebbero
arrivati e con loro le tanto attese buste paga che non vedono da troppo tempo. E
invece hanno continuato a non vedere nulla. Da parte dell’amministrazione c’era
in piedi una nuova operazione di factoring con una banca scozzese che sembrava
chiusa, invece non se n’è fatto più nulla. Morale: di nuovo tutti dal Prefetto
che sta cercando di dirimere la lunga controversia. C’è voluto un nuovo accordo
che non si discosta molto dal primo siglato a dicembre. Il sindaco ha ribadito
che i circa 4 milioni di euro saranno pagati solo se l’operazione di cessione
del credito andrà in porto. Il Prefetto ha assicurato che la monitorerà
costantemente per capire fino in fondo se il Comune è in grado di chiuderla. Poi
ci sarebbero altri 200 mila euro di debito corrente che Nardi ha detto verranno
pagati a scadenza salvo congelarli per evitare che aumentino. Infine il servizio
di assistenza scolastica destinata a 32 bambini delle materne, elementari e
medie, cessato il 31 gennaio: il capo dell’amministrazione ha detto che verrà
prorogato fino al 30 giugno. Frattasi ha confermato il suo impegno a seguire da
vicino tutta la vicenda, anche quella legata alla situazione finanziaria del
Comune. Alle cooperative non rimane che sperare. Come sempre.
di FABIO COCCIA

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Alla luce delle inchieste in corso Coccia attacca i «colletti bianchi».
Sui rapporti tra amministratori e dirigenti, specie alla luce degli ultimi fatti
giudiziari, interviene con una nota critica il consigliere comunale del Pd
Vincenzo Coccia. «Il caso Easy Park ItalTelecom, la questione relativa alla
gestione degli immobili comunali, la nomina dell’(ex) direttore generale, la
vicenda Terracina Ambiente, svelano uno scenario di preoccupante commistione tra
livello politico e livello dirigenziale.
Il coinvolgimento, in inchieste della magistratura, di individui chiamati a
svolgere compiti amministrativi, a livello apicale o semiapicale, deve far
riflettere sulla capacità che soggetti selezionati ed assunti con chiamata
diretta possano conservare un sufficiente grado di autonomia… In taluni casi
sono stati già recapitati, ad alcuni dirigenti, avvisi di garanzia che, pur non
costituendo accertamento di responsabilità, costituiscono spia di un problema,
che è la conseguenza di scelte clientelari e della prevalenza del criterio
dell’appartenenza nell’individuazione dei responsabili degli uffici». Coccia
ritiene che, volendosi adeguare allo spirito della Bassanini, bisognerebbe
partire da una selezione seria e rigorosa della dirigenza attraverso un pubblico
concorso. «A cascata andrebbero riviste, previo totale azzeramento, le
scandalose posizioni organizzative alle quali in più di qualche circostanza non
corrisponde alcuna funzione di coordinamento di personale sottoposto».
Amministrazione e gestione vanno distinte. «Occorre un’inversione a 360 gradi
nella riorganizzazione della macchina amministrativa, che sarà realizzabile
tanto più quanto la politica sarà in grado di abbandonare la deleteria pratica
della ricerca del consenso «contrattato» anche tra i dipendenti comunali,
pratica della quale Nardi e compagni sono gli interpreti più autorevoli».
di Ercole Bersani

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