Archivio Gennaio 2009


Approderà per la seconda volta in commissione Urbanistica il megaprogetto di
riqualificazione e recupero urbanistico del quartiere Arene presentato da tre
privati su una fascia di terreno compresa tra via Leonardo da Vinci, via Badino
e via Brunelleschi.
Stiamo parlando di un progetto articolato in tre comparti
per complessivi 45.462 metri quadrati dove verranno costruiti 85 nuovi
appartamenti per circa 38 mila metri cubi di costruzione, un centro commerciale,
un cinema multisala e un teatro comunale per altri 16 mila metri cubi, per un
investimento che si aggira intorno ai 30 milioni di euro. Un’operazione
importante e di grosso impatto su un quartiere ad alta densità e che risulta
piuttosto articolata nella sua fase attuativa. Ad oggi degli oltre 45 mila metri
quadrati circa 35 mila sono in mano ai privati e di questi non tutti
appartengono ai tre che hanno presentato l’autorizzazione. Dovranno prima
acquisirli. I restanti 10 mila invece sono di proprietà comunale e rappresentano
l’elemento di scambio per la riqualificazione. Nel progetto infatti è previsto
anche la costruzione di un teatro realizzato interamente dalla società Cinema
Rio Srl, attuale proprietaria dell’omonimo multisala, che poi lo donerà al
Comune. La stessa ovviamente costruirà il secondo multisala della città. Il
progetto arriverà in commissione questo lunedì per la seconda volta. Fu
presentato alcuni mesi fa nella stessa commissione ma fu ritirato perché aveva
bisogno di un maggior approfondimento da parte di tutti. Il Pd si riunirà oggi
per decidere la linea da adottare. La criticità potrebbe essere sintetizzata
proprio dalla legge regionale numero 22 del ’97 che appunto disciplina la
programmazione dei progetti di riqualificazione e recupero urbanistico dove non
sarebbe espressamente menzionato la possibilità di prevedere la costruzione di
nuovi alloggi di residenza privata. Questione da approfondire. Il progetto se
dovesse passare comporterebbe anche il completamento della Stazione Mare, ovvero
della strada che collega la stazione ferroviaria direttamente con la zona del
lungomare Circe poiché eliminerebbe gli attuali impedimenti causati dalle
costruzioni presenti che verrebbero spostate.
di FABIO COCCIA

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Selezione beffa: i partecipanti ‘trombati’ vogliono andare fino in fondo.
Sono intenzionati ad andare fino in fondo a questa storia le sei persone di
Terracina, cinque donne ed un uomo, che martedì pomeriggio si sono visti
escludere dalla selezione pubblica per un impiego di tre mesi (categoria B1)
nell’asilo comunale ‘Fantaghirò’. Il tutto di punto in bianco e senza una
motivazione a loro comprensibile, un vero fulmine a ciel sereno per chi sperava
in quel lavoro e ci credeva sulla base dei requisiti richiesti, ovvero la
condizione economica. Poi, d’un tratto, secondo la commissione servivano altri
parametri che quelle sei persone, che avevano già superato una prima selezione
da parte del Centro per l’impiego tra almeno un centinaio di aspiranti, non
avrebbero avuto. Secondo gli esaminatori, sarebbe stato proprio il Centro per
l’impiego a commettere errori nello stilare la graduatoria. Ma secondo gli
‘esclusi’ la vicenda potrebbe celare qualcos’altro di poco chiaro e per questo
motivo hanno deciso di non arrendersi di fronte al ‘no’ della commissione e di
rivolgersi a chi di dovere perché faccia luce sulla vicenda. Ieri mattina,
infatti, si sono recati presso i Centro per l’impiego, che ha confermato di aver
seguito il bando alla lettera, e in Comune per chiedere spiegazioni, ma tra oggi
e domani si recheranno anche presso la tenenza della guardia di finanza per
raccontare come si sono svolti i fatti e presentare una formale denuncia così
che possa partire un’eventuale verifica (qualcuno è già andato ieri ma c’erano
problemi tecnici). ”Negli ultimi dieci giorni nell’asilo hanno lavorato tre
persone in attesa della selezione pubblica di ieri (martedì, ndr)- ha raccontato
una delle persone rimaste fuori-Non vorremmo che, vista l’esigenza di avere
personale per non chiudere l’asilo, adesso quei tre continuassero a prestare
servizio senza aver preso parte al bando”.
Pubblicato da ri.re.

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Sono stati beccati con le mani nel sacco, una bisaccia di olive. Il responsabile
del parco comunale di Monte S. Angelo di Terracina e due complici sono stati
denunciati per furto. Dal novembre scorso, le piante dell’oliveto comunale che
contornano il Tempio di Giove erano sempre più spoglie. Una questione che aveva
incuriosito gli assidui frequentatori della zona, i quali si sono rivolti al
comando della polizia municipale locale. Le indagini eseguite dagli agenti del
comandante Vincenzo Pecchia avrebbero portato all’individuazione degli autori
del furto. Grazie a delle testimonianze, i vigili hanno segnalato alla Procura
della Repubblica di Latina tre uomini: un pubblico ufficiale, ovvero il
responsabile del parco, per il quale si ipotizza il reato di peculato; oltre al
dipendente della protezione civile sono stati denunciati due disoccupati, i
quali nel periodo estivo collaborano con l’Amministrazione comunale. I tre si
sarebbero accaparrati più di dieci quintali di olive, che sono state macinate in
un frantoio della città tirrenica ricavandone 150 litri di olio. Nel territorio
rurale nessuno però aveva mai notato la presenza di persone che stessero
raccogliendo delle olive. Un peccato di leggerezza, quello che avrebbe compiuto
il responsabile dell’area, agendo senza alcun permesso e proclamandosi di fatto
proprietario del fondo. Sacchi di olive raccolte con tanta fatica e in
incognito. E pensare che a livello europeo l’anno passato è stata disegnata la
cornice all’interno della quale l’Italia e gli altri partner europei potranno
accordare aiuti di stato al settore agricolo nei prossimi anni. Si tratta di
contributi nazionali per favorire la pubblicità dei prodotti agricoli sul
mercato interno, per aiutare i giovani agricoltori ad acquistare terreni. La
pubblicità nel caso di Monte S. Angelo è stata negativa, rimane la fatica degli
autori del furto, denunciati per pochi litri d’olio.
di DANIELE SPERLONGA

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Quel che resta della maggioranza che sostiene il sindaco di Terracina è ancora
sufficiente a tenerlo in piedi.
Dopo l’uscita di quattro consiglieri, due del
Pri e due di An, che sono confluiti nel gruppo misto, il sindaco Stefano Nardi
non ha battuto ciglio. Anche lui si è fatto due calcoli e ha capito che i
numeri per governare sono ancora lì. Nella maggioranza c’è chi crede che la
crisi possa solo che giovare. Come l’assessore al Turismo Pietro Serra che ieri
ha sottolineato come sia necessario ora più che mai un’inversione di rotta a
trecentosessanta gradi per l’amministrazione guidata dal primo cittadino.
«Voltare pagina il prima possibile – spiega Serra – Cambiare rotta e
atteggiamento». Come? «Puntare su tre, quattro problemi e risolverli
velocemente». Quali? «La questione della Terracina Ambiente e la gestione dei
rifiuti per esempio. E poi le finanze, la sicurezza e il turismo». Lui dice che
le soluzioni ci sono e che manca solo lo spunto giusto ma evita in questo
momento di entrare nel merito delle singole questioni. Per il momento sostiene
con tutto il suo partito (Forza Italia) il patto di maggioranza nonostante il
senatore Claudio Fazzone prima di Natale aveva detto ai suoi di attendere
febbraio per una nuova verifica. Ieri è arrivata anche la lista dei buoni
propositi del neo assessore alle Attività Produttive Francesco Zicchieri che ha
anche la delega alle Politiche Giovanili. In questi giorni si è incontrato con
i parroci di Terracina insieme al sindaco e al presidente della Provincia
Armando Cusani per capire meglio le questioni sul disagio giovanile e mettere a
punto un piano che contrastasse tale fenomeno. «E’ un progetto complesso e
oltremodo utile per comprendere il grave fenomeno e iniziare a dare una mano ai
tanti giovani coinvolti, che è stato assegnato alla Comunità "In Dialogo" di
Padre Matteo Tagliaferri – spiega Zicchieri – Il protocollo firmato prevede
anche centri d’ascolto e d’accoglienza, oltre all’assegnazione di un’ex casa
cantoniera a Porto Badino per farne un centro di prima accoglienza aperto
all’emergenze per tutto l’arco della settimana e 24 ore su 24». Sul commercio
si è impegnato per dare via a un nuovo metodo di concertazione con tutti e
soprattutto ad accorciare i tempi di trasferimento del mercato settimanale da
viale Europa e via Firenze.
di FABIO COCCIA

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La maggioranza di centrodestra a Terracina che sostiene il sindaco Stefano Nardi
continua a perdere pezzi.
Dopo i due consiglieri del Pri, Domenico Pietricola e
Roberto Bellezza, ieri è toccato a Luciano Masella e Sandro Monti di An lasciare
i banchi consiliari del partito per sedersi in quelli del gruppo misto che ora è
arrivato a ben otto consiglieri, il più popoloso di tutta l’assise insieme a
quello del Pd. I due consiglieri hanno presentato ieri mattina la richiesta di
non far più parte del partito che ha espresso alla ultime elezioni il primo
cittadino. Andranno a infoltire il già cospicuo gruppo dei misti che ora
rappresentano numericamente la prima forza in consiglio comunale. Per Nardi, e
quello che rimane della maggioranza, la perdita di quattro consiglieri in tre
giorni rappresentano un serio campanello d’allarme sullo stato di salute della
coalizione. Certo nel gruppo misto la situazione è piuttosto variegata. Ci sono
i tre consiglieri ex Udc che hanno espresso l’attuale presidente del consiglio
comunale Patrizio Avelli succeduto all’ex collega di partito Gianni Percoco che
sono allineati e coperti con la maggioranza. C’è anche un ex consigliere di
Forza Italia passato da tempo al misto. E poi ci sono i quattro nuovi
transfughi. E’ da loro che potrebbe partire l’offensiva contro la maggioranza e
l’amministrazione. Dovranno coordinarsi quanto più possibile per mettere in
piedi una strategia politica che ad oggi non si vede. Sono sicuramente
accomunati dalle stesse motivazioni che li hanno spinti a lasciare i rispettivi
partiti, ovvero mancanza di spazio e poca condivisione circa le modalità di
gestione. Bisognerà capire se la sintesi dei due fattori si sostanzierà con la
semplice richiesta di poltrone da assessore (Nardi ha in mano ancora le due
deleghe della Cultura e dell’Ambiente) e nella Terracina Ambiente dopo le
dimissioni del presidente e dei due consiglieri di amministrazione, tutti di
nomina politica, oppure andranno ben oltre ipotizzando nuovi assetti
istituzionali. Per ora Stefano Nardi i numeri per governare ancora li ha a meno
che nei prossimi giorni non assisteremo a ulteriori cambi di casacca. La prima
prova arriverà con il prossimo Consiglio comunale straordinario richiesto
dall’opposizione e dedicato alla proposta di scioglimento della Terracina
Ambiente. Un tema davvero delicato poiché a parte il dissenso dei consiglieri
che sono andati via anche tra quelli che sono rimasti nei partiti della
coalizione il clima non è dei più sereni.
di FABIO COCCIA

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Investono un anziano con lo scooter e scappano. È successo ieri mattina a
Terracina nella centralissima via Roma intorno alle 13. L’uomo, M.T. 75 anni,
stava attraversando la strada sulle strisce pedonali quando dal traffico è
sbucato uno scooter con due giovani a bordo che ha centrato in pieno il povero
pedone. L’anziano per l’urto è stato scaraventato a terra di fronte agli altri
passanti che hanno assistito alla scena inveendo contro i due ragazzi che, si
sono subito allontanati. Nei pressi di una scuola erano presenti anche alcuni
vigili urbani appiedati che non hanno potuto far nulla se non annotare i primi
numeri della targa della moto. L’anziano è stato soccorso dai passanti e
trasportato all’ospedale Fiorini dove i medici gli hanno riscontrato soltanto un
trauma cervicale e alcuni lividi ed escoriazioni, guaribili in pochi giorni.
Intanto sono state avviate le ricerche dei due pirati. Sembrerebbe anche che,
qualche metro dopo l’investimento, a causa dell’urto, il conducente dello
scooter abbia perso l’equilibrio cadendo in terra e, uno dei due sia risalito
zoppicante sul ciclomotore con il quale la coppia si è poi velocemente
allontanata senza prestare assitenza e informarsi sulle condizioni dell’anziano.
Ora vigili urbani e agenti del commissriato sono sulle loro tracce.
F.Coc.

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Asta del pesce chiusa, ristoranti senza pescato. Con il blocco della pesca
causato dalla barra sabbiosa all’entrata del porto, il disagio colpisce non solo
i pescatori, ma anche chi, con il pregiato pescato di Terracina, ne ha fatto il
fiore all’occhiello della ristorazione locale. E ciò riguarda la maggior parte
dei ristoranti presenti in città, i quali alla base del menù che propongono ai
clienti hanno il pescato locale. Un problema che sta coinvolgendo un po’ tutto
il settore, e che al momento ancora non vede spiragli né date certe in merito a
quando i pescatori torneranno di nuovo «in mare». Abbiamo deciso di fare un
breve tour tra alcuni dei ristoranti di Terracina che in particolare servono
prodotti ittici. Un pò ovunque si registrano perdite. Molti dei titolari sono
costretti a rivolgersi ad altre marinerie. «Ci siamo spostati verso Gaeta -
spiega il titolare del ristorante ‘La Lanterna’ Angelo Cencia – ed Anzio, ma per
quanto riguarda i crostacei, ad esempio, abbiamo deciso di non proporli in
quanto pensiamo che quelli di Terracina sono i più prelibati, e di conseguenza
abbiamo deciso che al momento di toglierli dal menù». Stessa situazione è stata
evidenziata anche dal ristorante il Granchio dove la proprietaria ha spiegato
che in queste circostanze si rivolge alle barchette di San Felice Circeo, o
altrimenti, anche lei, ad Anzio oppure a Gaeta, ottenendo disagi però sul
versante del trasporto. Ma andiamo avanti. «La pescheria dove ci riforniamo – ci
dice il titolare de ‘La Darsena’ Cristiano Cencia -, si rivolge anche a Gaeta, e
al pescato dell’Adriatico, altrimenti acquistiamo dalle barchette presenti in
città che però adesso scarseggiano. I disagi non sono pochi». In particolare i
ristoratori hanno evidenziato il grave danno dal punto di vista economico a
causa della protesta delle barche tanto che in particolare un ristoratore è
stato costretto a chiudere momentaneamente il locale. All’esterno del ristorante
è stato affisso un cartello dove il titolare ha scritto che riaprirà per sabato.
«Sono stato costretto – spiega Giorgio della ‘Cambusa’ – a chiudere per una
settimana, sul cartello ho scritto fino a sabato con la speranza che la
situazione al porto torni alla normalità altrimenti dovrò continuare a stare
chiuso. Un problema quello del porto che mi penalizza molto usando nel mio
locale solo il pescato fresco di Terracina. Sono riuscito ad andare avanti fino
a domenica, poi ho dovuto chiudere, non avevo più nulla. E di certo non posso
rivolgermi ad Anzio oppure a Gaeta in quanto non ho un mezzo adatto per il
trasporto di prodotti ittici. Un problema quello del porto che ormai è presente
da molto tempo e che spesso mi costringe alla chiusura». Molti i ristoranti che
in questi giorni hanno dovuto cancellare dal menù la famosa frittura di paranza.
Altri invece hanno dovuto appellarsi alla creatività, come ci ha spiegato il
titolare del Gambero Rosso: «Ho dovuto realizzare delle serate a tema a base di
carne». Insomma, di questi tempi v a il pescato di Gaeta oppure dell’Adriatico
sulle tavole di Terracina. Quello locale è ormai cosa rara.
Maya Bottiglia

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«Scoppiano» le Poste. Gli uffici di via Roma e di viale Europa, ridottissimi
rispetto alle esigenze di una vasta popolazione, sono al collasso. Giornalmente,
specie in questo periodo, sono affollati oltre ogni dire. La social card ha
accresciuto i problemi (ogni pratica richiede tra i 10 ed i 15 minuti), ma i
nuovi servizi espletati sono anche altri rispetto al modo tradizionale di vedere
la posta.
Banca, sportello dei servizi sociali (buoni mensa, ticket per le circolari),
ecc. La domanda è tanta, al punto che si può quantificare in un buon 30%
l’indice di accrescimento dell’utenza. L’offerta di servizi, però, non è
aumentata allo stesso modo e si presenta fortemente inadeguata. Nella sede
centrale di via Roma funzionano 8 sportelli, due di meno del corrispettivo di
Fondi dove la popolazione è inferiore. Si può calcolare che, giornalmente, vi
transitino qualcosa come un migliaio di persone che sono costrette a lunghe,
estenuanti file (spesso e volentieri in piedi). In certi momenti la calca è
indescrivibile. Non c’è uno spazio libero. Oltre alla sede centrale esistono
altri uffici nel centro abitato (viale Europa) e nelle frazioni (Borgo Hermada e
La Fiora). Ristrettissimi i locali del Lido, che, d’estate, devono affrontare un
lavoro notevole, vista la vicinanza con la zona turistica. Le tre succursali al
pomeriggio chiudono, per cui la clientela converge tutta all’ufficio centrale di
via Roma, che si intasa in modo indescrivibile. «L’altro pomeriggio ho dovuto
aspettare per più di tre ore il mio turno» testimonia una donna. I servizi
postali, a fronte di una popolazione che è la terza in provincia (senza contare
l’afflusso estivo), sono senza alcun dubbio sottodimensionati. A Gaeta, tanto
per fare un paragone, esistono un ufficio centrale e due succursali. Terracina
ha bisogno di più. Sono previsti dei lavori di ampliamento della sede centrale
(bisogna affrettarli), ma un vero aiuto potrebbe venire anche dall’apertura
pomeridiana dell’ufficio di viale Europa.
Erc. Ber.

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Pescatori e sportivi uniti nella protesta:si sta fermi fino a mercoledì.
Tutti uniti e decisi ad andare fino in fondo per vincere non soltanto la
prossima battaglia, ma la guerra. Una volta per tutte. Ieri mattina dalla
marineria e da tutte le altre categorie strettamente connesse con le attività
portuali di Terracina si è levata una voce unanime, e forse si è trattata della
prima volta che è avvenuta una cosa del genere: la pesca si ferma fino a
mercoledì, quindi fino al 14 gennaio considerato come una sorta di tempo limite
per gli impegni assunti nei giorni scorsi dai vari enti coinvolti nella vicenda
dell’insabbiamento del porto cittadino. Dalla Regione, infatti, avevano fatto
sapere che la prima data utile per avviare l’intervento di somma urgenza sarebbe
potuta essere quella del prossimo 15 gennaio perché sarebbe stata finalmente
disponibile la draga adatta per la movimentazione acqua-acqua necessaria ad
aspirare e subito dopo a gettare altrove poco più di 20 mila metri cubi di
sabbia. Giovedì, dunque, e fino al giorno prima i pescatori riuniti nelle due
cooperative dirette da Domenico Monti e Dario Venerelli hanno deciso
all’unanimità di prorogare il fermo della pesca. Con tutto quello che
inevitabilmente ne consegue. ”Questa mattina (ieri, ndr) c’è stata una riunione
urgente presso la sede della cooperativa La Sirena- ha dichiarato l’avvocato
Valerio Masci- e forse per la prima volta in assoluto nella storia della
marineria terracinese è emersa la volontà comune a tutti i soci di non
vanificare i sacrifici e gli sforzi fatti fino ad oggi, bensì di tenere duro
ancora per qualche giorno e di non uscire per la pesca almeno fino a
mercoledì”. Intanto per questa mattina Domenico Monti ha la ferma intenzione di
contattare la segreteria della presidenza della Regione Lazio: ”Giorni fa
abbiamo richiesto un incontro con il presidente Piero Marrazzo, ma al nostro
appello non abbiamo ancora ottenuto una risposta”. Anche lo sport si è fermato,
anche lui represso da quel fondale sabbioso che rende difficile e rischiose le
manovre per qualsiasi tipo di imbarcazione: ieri, infatti, era in programma la
prima regata del Campionato Invernale Altura organizzato dal Terracina Vela Club
ma non se n’è fatto nulla. ”Abbiamo deciso di rimandare la regata non soltanto
per una questione di solidarietà con i pescatori- ha dichiarato il presidente
dell’associazione sportiva Ulderico Rossi- ma soprattutto per sottolineare come
il problema della barra sabbiosa riguardi qualsiasi categoria che ha a che fare
con il porto, anche lo sport. E’ una battaglia che ci tocca tutti da molto
vicino: è giunto il momento che si faccia davvero qualcosa”. A questo punto il
tempo delle attese è scaduto.
Pubblicato da ri.re.

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Il corpo di polizia municipale di Terracina rischia di essere declassato e con
esso il comando.
L’amministrazione guidata da Stefano Nardi sta preparando un
provvedimento con il quale far rientrare le funzioni del comando nel
dipartimento Affari Generali del Comune. Un atto che se dovesse essere
formalizzato cambierebbe considerevolmente l’organizzazione della polizia locale
che risponderebbe in toto al dirigente del servizio e non più al sindaco. Di
fatto una sorta di declassamento che metterebbe in discussione il principio di
autonomia e di diretta collaborazione con il capo dell’amministrazione. Ieri il
comandante Vincenzo Pecchia ha inviato una nota al sindaco, a tutta la giunta e
anche al Prefetto per chiarire gli effetti di un provvedimento del genere. C’è
una legge e una giurisprudenza consolidata che sancisce il ruolo di un comando
con piena autonomia tecnica, operativa e finanziaria. La possibilità che il
corpo venga ingabbiato in un servizio contrasterebbe con tutto ciò. C’è in ballo
anche la funzione di comando che a questo punto sarebbe in contrasto con il
responsabile del servizio Affari Generali. A parte l’aspetto tecnico e
giuridico, rimane aperta una questione tutta politica. Perché si vuole
"declassare" il comando per portarlo a una mera funzione di servizio comunale?
L’operato del comando risponderebbe al dirigente del servizio e non più al
sindaco? Questioni aperte che potrebbero stravolgere il ruolo della polizia
municipale e soprattutto condizionare il futuro dell’attuale comandante. Senza
autonomia operativa e finanziaria anche l’attività di controllo sul territorio,
dagli abusi edilizi al commercio, alla sicurezza in alcune delicate zone della
città come il centro storico alto, verrebbe sottoposta a un duplice vaglio prima
di essere attivata.
F.Coc.

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Igino Palmacci è stato giudicato con rito abbreviato presso il tribunale di
Terracina e condannato a 16 mesi di reclusione, pena sospesa, dal giudice
Antonio Perinelli per il reato di resistenza a pubblico ufficiale.
Il ventenne
terracinese, nella centralissima piazza Garibaldi, il 30 dicembre si è reso
protagonista di un gesto sconsiderato: dopo aver molestato telefonicamente e
minacciato di morte una ragazza di cui si era invaghito, si era recato
all’incontro chiarificatore col padre della ragazza armato di un coltello a
serramanico con una lama di venti centimetri con il quale aveva cercato di
colpire l’interlocutore. Solo il pronto intervento di un agente di polizia, al
quale Palmacci si è opposto con la forza, ha evitato il peggio. Al giovane è
stato revocato il divieto di dimora fuori da Terracina. All’imputato è stato
ascritto anche il reato di tentato omicidio, per il quale verrà giudicato nel
tribunale di Latina. Il giovane, difeso dall’avvocato Gianluca Rossi, risponderà
anche di porto e detenzione abusiva di armi.
D.Sperl.

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La ‘Caponnetto’ ancora sugli investimenti fatti di recente a Terracina da persone di fuori.
”ALBERGHI,CAMPEGGI,STABILIMENTI BALNEARI,PUB A TERRACINA ACQUISITI DA CITTADINI
CAMPANI E STRANIERI. I SOSPETTI DELLA FEDERALBERGHI
Nessuno può accusarci di essere i soliti……."allarmisti".
L’allarme da noi da tempo lanciato circa una serie di "passaggi" di proprietà di
vari esercizi a Terracina viene condiviso ora anche dalla Federalberghi. Le
affermazioni di Enzo Grossi,Presidente di questa Associazione,riportate da un
quotidiano il 31 dicembre u.s.,illustrano bene la situazione esistente in quel
Comune. "Le strutture in vendita sono molte di più di quelle inserite nelle
agenzie immobiliari perché c’è chi preferisce le trattative private "
e,poi…….."ultimamente è stato venduto un albergo in zona al costo di 2 milioni e
mezzo di euro ". Il problema è che,come giustamente si domanda Grossi,a causa di
un deterioramento della qualità del turismo nell’area,il settore alberghiero non
produce più un reddito sufficiente a sbarcare il lunario. Come mai, allora,gente
venuta da fuori,per lo più dalla Campania ma anche da qualche Paese straniero,va
a Terracina ed investe montagne di soldi ? E’ una domanda che tutti si
dovrebbero porre,a cominciare dalle forze dell’ordine locali-la Guardia di
Finanza in primis -,che dovrebbero indagare a fondo sul "perché " di tali
investimenti miliardari e sulla loro "origine". Ma c’è un’altra domanda
inquietante,che merita una risposta per fugare ogni dubbio,del Presidente della
Federalberghi :" Attualmente esistono circa 1600 posti-letto certamente
sufficienti a soddisfare l’utenza che si rivolge al territorio di
Terracina.Perché farne degli altri che rischiano di diventare inutili ?". La
variante della zona C2 approvata recentemente dall’amministrazione comunale di
Terracina prevederebbe,infatti,altri 5000 posti letto. Perché ?  Il
Presidente della Federalberghi parla della vendita di un albergo.A noi è giunta
voce che gli alberghi venduti a Terracina sarebbero non uno ma due ed entrambi a
persone provenienti da altre regioni o da altri Paesi,come,peraltro,bar,pub e
stabilimenti balneari. Insomma,si tratterebbe di una montagna di soldi sulla cui
"provenienza" invitiamo le forze dell’ordine a far chiarezza.
Ass.Antonino Caponnetto”.
(da www.comitato-antimafia-lt.org)

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Asta del pesce bloccata e marineria pronta a chiedere i danni. Va avanti in
questo modo la protesta dei pescatori di Terracina contro l’insabbiamento del
porto. Per oggi è previsto un incontro con il Prefetto Bruno Frattasi. I
pescatori chiedono il riconoscimento dello stato di calamità con il quale poter
accedere ai fondi dedicati per essere risarciti dei danni economici subiti
finora. «Domani (oggi, ndr) porterò il mio peschereccio a fare la carena che ha
subito danni in queste ultime settimane per aver toccato il fondale in entrata e
in uscita – racconta il proprietario di un’imbarcazione – Ci vorranno almeno
diecimila euro». E poi c’è il mancato guadagno delle giornate di pesca la cui
cifra è infinitamente più grande. Con l’asta bloccata e le pescherie
praticamente vuote gli unici che fanno affari sono le piccole imbarcazioni che
non hanno aderito allo sciopero. Le due cooperative hanno deciso di tenere le
barche ancorate in porto per tutta la settimana sperando che questa protesta
porterà a breve una soluzione seppur temporanea. Ma dalla regione Lazio sono
stati chiari. «Per il porto di Terracina sono stati autorizzati i lavori di
escavo della barra sabbiosa con provvedimento di urgenza per una spesa di 200
mila euro – ha spiegato il dirigente alle infrastrutture dell’assessorato
regionale ai Lavori Pubblici Maurizio Meiattini – Il problema è che l’unica
draga disponibile è impegnata a effettuare lo stesso lavoro nel porto di Anzio e
non sarà disponibile prima del 15 gennaio se tutto procederà senza intoppi. Non
c’è altro mezzo idoneo a portata di mano». Insomma, i soldi ci sono,
l’autorizzazione pure, ma manca la draga. Anzio l’ha chiesta pochi giorni prima
di Terracina. I pescatori si riuniranno oggi alle 14 presso i locali della
cooperativa La Sirena per decidere quali strade intraprendere. Ma in realtà
quello che possono fare è solo esercitare un forte pressione sull’ente regionale
attraverso il sindaco Stefano Nardi, lo stesso Prefetto e il responsabile della
capitaneria Cosmo Forte.
di FABIO COCCIA

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Bisognerà attendere almeno fino a metà gennaio per rimuovere la barra sabbiosa
che ostruisce il porto di Terracina e scatenato le ire dell’intera marineria.

Ieri la gran parte della flotta della città non è uscita in segno di protesta e
non lo farà almeno nei prossimi quattro giorni e comunque fino a quando il
problema non verrà risolto. Sono uscite solo le piccole imbarcazioni. Sempre
ieri il dirigente responsabile del settore infrastrutture della regione Lazio
Maurizio Meiattini ha spiegato che ragionevolmente prima del 15 gennaio la
situazione rimarrà invariata poiché non c’è la draga disponibile per rimuovere
la barra. «Abbiamo già approvato l’impegno di spesa riguardante la natura
straordinaria dell’evento con procedura d’urgenza – ha spiegato Meiattini –
Duecentomila euro che serviranno a risolvere subito il problema. Bisognerà
attendere la metà di gennaio poiché l’unica draga a disposizione è impegnata nel
porto di Anzio e non ce n’è una seconda a portata di mano». Un elemento ostativo
che sta ritardando le operazioni di rimozione. Ma ce n’è anche un altro di
ostacolo che però non sembra inficiare la procedura d’urgenza e riguarda la
richiesta dell’Arpa che sta analizzando lo stato della sabbia. La risposta si
saprà nelle prossime 48 ore ma dovrebbe essere positiva. Ora bisognerà capire
come si comporteranno le due cooperative di pescatori che hanno indetto cinque
giorni di sciopero e che stanno valutando anche la possibilità di richiedere il
risarcimento dei danni per le giornate di lavoro annullate. Vista la situazione
saranno costretti a rimanere con le barche ancorate in porto anche la prossima
settimana. Un tempo troppo lungo che condizionerebbe l’economia delle famiglie e
dell’intero indotto che vivono di pesca. Del resto l’obbligo di fermo per i
pescherecci è arrivato nei giorni scorsi con un’ordinanza della capitaneria di
porto che vieta per motivi di sicurezza alle imbarcazioni con capacità uguale o
superiore ai 2,5 metri di pescaggio di uscire
di FABIO COCCIA

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L’hanno intitolata "Un anno da dimenticare" ed è lista nera dell’amministrazione
di Terracina scritta dai consiglieri del Pd che poco prima di Natale hanno
deciso di non mettere più piede in Consiglio comunale.
Due pagine fitte di un
2008 fatto di scelte amministrative a loro avviso sbagliate e prodotte tra una
crisi politica latente ma mai definitiva e salti mortali per evitare il
dissesto. C’è di tutto. Dalla defenestrazione di alcuni assessori mai
rimpiazzati, come Mariano De Gregorio (Ambiente), Massimiliano Di Girolamo
(Commercio) e Sandro Marigliani (Cultura), le cui deleghe sono ancora nelle mani
del sindaco Stefano Nardi, alla quasi totale scomparsa dell’Udc dopo le
dimissioni forzate dell’unico rappresentante del partito di Casini e allora
presidente del consiglio comunale Gianni Percoco. Ma non mancano le tappe che
hanno scandito la vita amministrativa a partire dalla sentenza Easy Park emessa
dal giudice di pace di Terracina a seguito di una pio di ricorsi presentati da
due cittadini contro multe prese sulle strisce blu. Ne venne fuori un vero e
proprio sistema di gestione che andava ben al di là della correttezza
amministrativa e sul quale la Procura di Latina sta ancora indagando. Per
continuare con la contestatissima apertura di una seconda cava a Camposoriano,
la mancata erogazione dei contributi per la casa alle famiglie che ne hanno
diritto, concessi al comune di Terracina dalla regione Lazio, la chiusura degli
impianti sportivi, le agitazioni del personale della Terracina Ambiente con
periodi di non raccolta delle immondizie e le "decine se non centinaia di
creditori che rivendicano invano il pagamento". Dulcis in fundo la crisi della
società mista Terracina Ambiente con i vertici di nomina politica dimissionari e
tutto il settore dei servizi sociali gestiti dalle cooperative che ancora devono
ricevere un anno di arretrati.
di FABIO COCCIA

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