Archivio Dicembre 2008

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Come da copione. Il consiglio comunale di Terracina prenatalizio si è svolto
senza l’opposizione. Nell’aula si è presentato solo il capogruppo del Pd Antonio
Bernardi che ha spiegato al sindaco e alla maggioranza le ragioni della
diserzione.
Poi è andato via lasciando dietro di sé polemiche e qualche
battibecco con il primo cittadino Stefano Nardi che non ha affatto gradito la
decisione dell’opposizione. La maggioranza ha poi deciso di ritirare i primi tre
punti all’ordine del giorno, che avevano scaturito la forte polemica a pochi
giorni dal consiglio. In particolare il programma di riqualificazione e recupero
urbanistico nel quartiere Arene, il reperimento delle aree necessarie al
soddisfacimento del fabbisogno abitativo di edilizia residenziale pubblica e il
piano regolatore sociale della città. Sono passati i rimanenti tre punti ovvero
l’affidamento a terzi dell’imposta comunale sulla pubblicità e diritti sulle
pubbliche affissioni e due alienazioni di terreno a uso civico. Intanto, mentre
la Terracina Ambiente arranca ed è a rischio la ricapitalizzazione approvata
l’amministrazione pensa ad altre società miste. La sorpresa arriverà nei
prossimi giorni, come hanno anticipato ieri alcuni consiglieri di opposizione.
La maggioranza si appresta a varare altre due società per la gestione dei
servizi sociali e dei trasporti pubblici. Non è bastato il quasi fallimento
della prima, Terracina Ambiente. Tra l’altro i servizi sociali erano fino a ieri
gestiti con la tanto sbandierata Istituzione che sembra ormai defunta ancor
prima di essere nata. C’è una forse una strategia dietro al proliferare delle
società miste a Terracina che non è solo quella di moltiplicare le poltrone,
visto che sono tutte destinate al fallimento poco dopo?
di FABIO COCCIA

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Passerà il Natale a casa Pacino Grenga, l’imprenditore edile di Sonnino che
domenica ha estratto una pistola semiautomatica durante una rissa scoppiata
nella partita di calcio degli Allievi regionali che vedeva protagonista il
figlio.
L’uomo, arrestato dagli agenti di polizia, è stato giudicato nel
pomeriggio di ieri presso il tribunale di Terracina, con rito direttissimo dal
giudice Antonio Perinelli, il quale ha convalidato l’arresto. E’ imputato di
violenza privata e porto di pistola senza giustificato motivo in occasione di
una manifestazione sportiva. I difensori, Mario Petrilli e Lorenzo Magnarelli,
hanno chiesto i termini a difesa; il giudice ha rinviato all’udienza del 29
dicembre concedendogli nel frattempo gli arresti domiciliari. Grenga non si è
pentito del gesto compiuto: nei pochi minuti di deposizione ha dichiarato al
giudice che la sua azione è scaturita da un’aggressione subita. La pistola,
regolarmente detenuta, Grenga la portava sempre con sé, visto che svolge un
lavoro per il quale manovra cospicue somme di denaro. Difficilmente la riavrà
dopo il sequestro. Il giudice ha chiesto se lavorasse anche di domenica e lì,
secondo quanto si è appreso, l’imprenditore ha "vacillato". Secondo una
ricostruzione della moglie, la quale non ha perso d’occhio per un attimo l’uomo
durante il processo, il marito si era recato a Fondi per motivi di lavoro e solo
dopo era giuntoal campo, durante il secondo tempo della partita tra Juventute
Terracina e Romulea. Dopo trenta minuti scoppiava la rissa. Gli animi si
accendono anche fuori della recinzione: alcuni genitori dei calciatori romani
scavalcano la recinzione: «Volevamo entrare per sedare la rissa che era
scoppiata in campo», hanno detto subito dopo il parapiglia. Volano insulti e
spintoni fino a quando l’imprenditore sonninese tira fuori la pistola, intimando
a tutti di andare via. Qualche momento di panico, fino a quando un genitore-
spettatore romano, appartenente allo Sco pestivamente. Gli avvocati chiederanno
l’assoluzione , sicuri che i testimoni di parte il 29 dicembre dimostreranno
l’aggressione subita dall’uomo. Intanto sono stati concessi i domiciliari.
«Siamo stati colpiti da una notorietà della quale avremmo fatto volentieri a
meno – sottolinea Attilio Saturno presidente della Juventute Terracina – la
nostra società è addolorata per quanto accaduto in campo e stigmatizza il
comportamento dei ragazzi. Quello che è successo fuori dal rettangolo di gioco
lo abbiamo appreso soltanto in un secondo momento». Sulla vicenda ieri è
intervenuto il presidente della Federcalcio, Giancarlo Abete: «Andare con una
pistola ad una partita di calcio, perdipiù tra ragazzi, è incomprensibile».
di DANIELE SPERLONGA

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Follia al campo di calcio Colavolpe B, dove stamattina un uomo, durante un
tafferuglio nel perimetro di gioco tra giovani calciatori, ha fatto irruzione in
campo e ha estratto una pistola, minacciando di sparare.

Si tratta di P.G. 43enne imprenditore edile di Sonnino e padre di uno dei
ragazzi in campo tra le fila della squadra locale. Pura follia, soprattutto se
si pensa che a contendersi la vittoria sono due squadre composte da dilettanti
di 16 anni, la Juventute Terracina e la Romulea Roma, che disputavano la
dodicesima giornata del girone d’andata del campionato regionale nella categoria
«allievi d’élite».
Motivo scatenante dei disordini dentro e fuori il campo è un rigore, assegnato
nel secondo tempo, alla formazione terracinese. L’assegnazione del rigore
scatena insulti all’arbitro da parte della squadra ospite, rissa in campo e al
di fuori della recinzione, dove assistono alla partita i soli genitori dei
componenti delle squadre.
I calciatori, tutti classe ‘92, surriscaldano gli animi, anche tra i genitori
volano parole grosse. La situazione precipita quando la zuffa sul terreno di
gioco si fa più violenta. A quel punto il padre di un calciatore della Juventute
Terracina entra in campo, estrae la pistola semiautomatica dal giubbotto e la
punta sul parapiglia. Urla di allontanarsi immediatamente, ha la pistola
puntata.
Il peggio è sventato da un genitore che disarma improvvisamente l’imprenditore
edile di Sonnino, riuscendo a immobilizzarlo. Si identificherà come un agente
della polizia di Stato in borghese, anche lui genitore spettatore a bordo campo.
Il suo intervento impedisce che P.G. commetta un atto incomprensibile, e lo
placa. Immediato l’allarme lanciato alle forze dell’ordine, che in pochi minuti
si recano al campo di calcio Colavolpe B.
Sul posto gli agenti del commissariato di polizia di Stato, i carabinieri e i
vigili urbani. La ricostruzione della vicenda è stata affidata ai poliziotti
coordinati dal vice questore Rita Cascella. Nel pomeriggio di ieri sono stati
ascoltati in commissariato i molti presenti al gesto folle dell’imprenditore
sonninese, arrestato e condotto subito nelle camere di sicurezza.
Il 43enne è finito in manette per i reati di «violenza privata e porto di
pistola senza giustificato motivo in occasione di manifestazione sportiva».
Reati questi di cui il 43enne dovrà rispondere questa mattina davanti al
giudice. Sarà infatti processato con rito direttissimo presso il tribunale di
Terracina. L’uomo, sebbene munito di regolare porto d’armi, tuttavia non avrebbe
potuto portarla con sé, né tantomeno utilizzarla a fini di minaccia in occasione
di un evento sportivo. Per fortuna solo un arresto e tanta paura.
Resta da spiegare come sia stato possibile che, per motivi tanto futili, si sia
potuti giungere a minacciare delle persone con la pistola pronta a sparare. Una
banale partita di calcio tra sedicenni ha rischiato di trasformarsi in una
tragedia. Gli agenti che hanno svolto per tutto il pomeriggio di ieri le
indagini comunicano di un gesto per cui non esiste «alcun motivo plausibile» che
possa averlo scatenato.
di Francesco Avena

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I pescatori di Terracina lanciano l’ultimatum: entro gennaio la barra sabbiosa
che ostruisce la foce del porto di Terracina deve essere rimossa, altrimenti
sarà impossibile continuare ad uscire in mare.
Negli ultimi giorni le difficoltà
per pescatori e operatori del porto sono aumentate, il tema è sempre lo stesso:
il fondo è alto e le barche rischiano di incagliarsi. «Stiamo lavorando soltanto
perché il periodo natalizio ce lo "impone", ma non possiamo continuare a
rischiare la vita – spiega Domenico Campi, presidente della cooperativa La
Sirena – Si parla di garantire la sicurezza sul lavoro, a noi mancano le
condizioni minime». Sono venticinque i pescherecci che rischiano di rimanere
bloccati e cento gli operatori del porto che potrebbero rimanere senza lavoro.
Mercoledì hanno presentato un esposto alla Capitaneria di porto di Terracina,
mentre il sindaco Nardi ha rassicurato che ci saranno degli interventi. I nuovi
progetti che il sindaco ha dichiarato di avere pronti per la ristrutturazione
dell’intera area portuale potrebbero essere la svolta definitiva. «Non occorrono
i soliti lavori straordinari, ma servono delle operazioni ordinarie per non far
precipitare la situazione», continua Campi. L’assenza di correnti a levante
provoca l’accumulo di sabbia che alza il fondale, danneggiando le imbarcazioni
che a volte sono costrette a rimanere attraccate: «Il problema si acuisce quando
il mare si gonfia dopo che siamo usciti in mare e non riusciamo a rientrare in
porto perché non possiamo uscire da un tracciato obbligato», conclude il
presidente della cooperativa. Se la situazione non si risolverà a breve i
pescatori minacciano di rivolgersi alla Procura della Repubblica.
di DANIELE SPERLONGA

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Saltano i vertici della Terracina Ambiente. Ieri il presidente Alfonso Cangiano
ha manifestato l’intenzione di dimettersi insieme all’altro membro del consiglio
di amministrazione, Gianni Aiello, e lancia un appello all’opposizione: «Sui
rifiuti dobbiamo lavorare tutti insieme». Avevano anche indetto una conferenza
stampa ma alla fine hanno deciso di rimandarla al 23 dicembre, data in cui si
riunirà l’assemblea dei soci della società mista. «Vedremo se ci sarà un cambio
di rotta o no. Solo nel primo caso le ritireremo», ha detto ieri il presidente.
In cuor suo sa benissimo che è soltanto uno slittamento temporale. Attenderà il
prossimo martedì prima di formalizzarle. Oltre a un chiaro atto gestionale le
dimissioni nascondono una delicata questione politica che si sta giocando
all’interno della maggioranza. Cangiano e Aiello sono i due membri di nomina
politica (il comune di Terracina detiene il 49% della società). Sono stati
scelti dall’amministrazione Nardi e ora hanno deciso di recidere il cordone
ombelicale lanciando un chiaro segnale. Sono tante, troppe le cose che non
quadrano al presidente. A partire dal prezzo iniziale dell’appalto. Con 2,9
milioni di euro bisognava gestire il servizio di raccolta con annessi e
connessi. Nel capitolato c’era anche lo start up in via sperimentale della
raccolta porta a porta su una determinata zona di Terracina. «Dopo un anno di
gestione ci siamo accorti che quei soldi non bastavano – spiega Cangiano – I
costi di gestione, già ampiamente ottimizzati, erano superiori alle entrate. Non
è un caso che subito dopo si sia proceduto alla nomina di un tecnico (Carlo
Santoro, ndr) per la redazione di un nuovo piano che prevedeva un investimento
maggiore di circa un milione di euro». Poi è arrivato anche il parere dei
tecnici della Terracina Ambiente sul piano Santoro che a loro volta dissero che
serviva ancora di più per evitare un bilancio in rosso. Morale, né il primo
piano, né il secondo furono approvati. Sono rimasti i vecchi 2,9 milioni di euro
e il relativo capitolato di servizio. Il bilancio presentato in questi giorni
dalla società mista parla chiaro. Oltre un milione di euro di perdite che sono
state ripianate due giorni fa quando il consiglio comunale ha approvato la
ricapitalizzazione. Secondo Cangiano c’è un disegno politico da parte dei
vertici dell’amministrazione per mettere in stand by la società mista,
dichiararne il fallimento e costituire una Multiservizi che gestisca tra gli
altri servizi anche quello delle nettezza urbana. «Mutando l’ordine dei fattori
il prodotto non cambierà di certo – conclude – Una cosa è certa, per decidere
sulla gestione c’è bisogno della collaborazione di tutti, anche dell’opposizione
che deve sedere nel cda se continuerà l’esperienza della mista».
di FABIO COCCIA

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Entro sabato il comune di Terracina dovrebbe pagare la prima tranche di debito
pregresso alle cooperative sociali così come sottoscritto dal primo cittadino
Stefano Nardi davanti al Prefetto Bruno Frattasi.
Ieri la presidente della
Cooperativa Insieme Anna Di Scala, che ha manifestato aspramente contro
l’amministrazione con picchetti davanti al municipio, ha espresso forti
perplessità sul rispetto della data di scadenza visto che dal Comune tutto tace.
Lo ha fatto con una nota che mette in luce a parer suo un paradosso. Mentre il
sindaco dice che da una parte non ci sono i soldi, dall’altra aggiudica il
servizio di trasporto cimiteriale interno a una nuova cooperativa sociale senza
tener conto di quelle che fino a ieri hanno manifestato per avere quanto gli
spetta di diritto. «Cose che capitano a Terracina – dice Anna Di Scala – Si
prospettano tagli a servizi essenziali, quelli stabiliti dalla legge e se ne
finanziano altri». Non ha dubbi sull’utilità del servizio ma «è sulle modalità
di assegnazione, sulla scelta dei tempi e sulla cooperativa scelta». E ricorda
come lo stesso Nardi aveva sempre ripetuto che servono grosse società, solvibili
e in grado di attendere i tempi del comune di Terracina. «Il pericolo purtroppo
non è scongiurato, a oggi infatti non si è avuta notizia del mandato di
pagamento richiesto dal Prefetto entro il 20 dicembre. Pagamento che dovrà
avvenire per cassa e non tramite banca per consentire il pagamento di uno
stipendio prima di Natale. Siamo prossimi alle festività e senza il rispetto di
tale impegno sarà un Natale molto difficile per tutti».
F.Coc.

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E, sotto l’albero, ci sono i soldi un po’ per tutti. Per i lavoratori della
Terracina Ambiente, per gli autisti del Comune, per i lavoratori del Terzo
settore.
C’è denaro anche per provare a far ripartire la società mista pubblico-
privata, che si occupa del servizio di raccolta dei rifiuti. Un Comune che
assume il ruolo di Babbo Natale? Così, a sorpresa, sembrerebbe, stando alle
dichiarazioni del vicesindaco Giuliano Masci. La settimana di Natale poteva
diventare come la settimana di Pasqua: passione e via crucis. Le casse comunali
erano chiamate a dover corrispondere a diversi impegni economici. C’erano gli
autisti che, forti di una sentenza giudiziaria , reclamavano delle provvidenze
contrattuali. C’erano i dipendenti della Terracina Ambiente che dovevano
ricevere lo stipendio di novembre e la tredicesima di dicembre. C’erano i
lavoratori del sociale, che, per un impegno preso da Nardi davanti al prefetto,
dovevano avere una mensilità arretrata delle 6 vantate. Un momento difficile,
che poteva diventare come un boomerang per l’amministrazione di centro destra.
Invece, soldi per tutti. «Abbiamo provveduto a preparare diversi mandati: 200
mila euro alla Terracina Ambiente per paga mensile e tredicesima, 80 mila euro
alla Interim per due mensilità agli autisti e ai lavoratori del tempio di Giove,
200 mila euro alle cooperative sociali. In più informa l’assessore al Bilancio
Masci abbiamo pronti 333 mila euro per procedere alla ricapitalizzazione della
Terracina Ambiente (la relativa deliberà sarà discussa oggi in consiglio
comunale, n.d.r). L’emergenza è rientrata. Fino al termine dell’anno la
situazione è tutta tranquilla. Possiamo guardare al futuro con più ottimismo. A
gennaio, con ogni probabilità chiuderemo l’operazione factoring. Stiamo
preparando dei bandi per gli accertamenti Ici delle aree fabbricabili e la
Tarsu. Da essi e dai Suap dovremmo introitare svariati milioni di euro, che ci
porteranno all’inizio della primavera a rimpinguare le esangue cassi comunali
(l’ultima notizia è che da sabato scorso i dipendenti della ditta "La Brillante"
sono entrati in sciopero, sospendendo la pulizia dei locali comunali, perché il
Comune non paga, n.d.r.). Adesso solo gennaio sarà un mese cruciale. Ancora un
mese di sacrificio e poi, non dico che andremo in discesa, ma di certo non
saremo impegnati in un faticoso lavoro in salita».
Ercole Bersani

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Canali sotto controllo per il maltempo.
Vigili del fuoco e associazioni di protezione civile al lavoro fino dalla scorsa
notte per contenere i danni provocati dalla recente ondata di maltempo che sta
coinvolgendo anche il territorio di Terracina. Le zone maggiormente colpite sono
quelle periferiche dove le forti raffiche di vento hanno abbattuto alberi e
rami: paura alle prime luci dell’alba per un grosso eucalipto caduto in via
Lungo Sisto, mentre un incidente stradale, fortunatamente senza gravi
conseguenze, è accaduto allo svincolo con la Frosinone-Mare dove un’automobile
ha urtato contro un ramo sull’asfalto. Per tutta la giornata i vigili del fuoco
e il personale del consorzio di bonifica hanno monitorato il livello dei canali,
inevitabilmente aumentato a causa della molta pioggia precipitata. Il canale
Sisto in alcuni punti era straripato già mercoledì scorso, mentre ieri mattina
l’Ufente é esondato in località le Mole, lungo la statale Appia, riempiendo
pericolosamente un avvallamento presente sulla sede stradale: per ore hanno
lavorato i pompieri, il consorzio di bonifica, la squadra comunale della
protezione civile e i vigili urbani. Stradale allagate anche in pieno centro
urbano di Terracina e di nuovo piccoli natanti affondati tra quelli ormeggiati
lungo il porto-canale. Anche ieri per i traghetti e le paranze è stato
impossibile uscire.
Pubblicato da ri.re.

Le isole pontine rischiano il blocco degli approvvigionamenti da Terracina per
via di una grande barra sabbiosa che ostruisce le manovre dei traghetti.
Ieri il
comandante della nave Carloforte Antonio Romano che ogni giorno parte per le
isole si è recato in Capitaneria di Porto e ha presentato un esposto chiedendo
alle autorità competenti d’intervenire quanto prima. Il braccio più esposto del
molo di Levante ha intercettato in questi giorni di forte mareggiate tanta di
quella sabbia che in alcuni punti il fondale è praticamente minimo. Lo stesso
Romano è costretto, come dettagliatamente scritto nell’esposto, a effettuare una
lunga manovra di aggiramento della barra fino ad arrivare su un fondale di
appena tre metri che per una nave di quella stazza inizia a essere rischioso.
Per evitare l’incaglio ha specificato senza mezzi termini che se nei prossimi
giorni dovesse permanere il problema la nave rimarrà in porto e le isole pontine
non saranno fornite fino a che la situazione tornerà alla normalità. Ma per
rimuovere la barra sabbiosa che periodicamente si ripropone, c’è bisogno di
risorse finanziarie che al momento il Comune non sembra in grado di poter erogare.
F.Coc.

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TERRACINA Non ci sono i soldi, quest’anno il Natale è al buio
Natale senza luci, continua la polemica sulle luminarie. Da tradizione, ogni
anno in occasione della festa dell’Immacolata, le vie principali della città
vengono illuminate con luci decorative. Quest’anno le festività natalizie si
sono aperte senza gli addobbi consueti, e con l’inevitabile scia polemica da
parte di commercianti e cittadini. Sulla questione sono intervenuti anche i
circoli riuniti di An, con Armando Di Mario, presidente del Tatarella, e del
portavoce del XXIV maggio, Davide Di Leo. «L’anno scorso – dice Di Mario – il
sindaco diceva davanti ad un’assemblea di commercianti che il periodo natalizio
è tra i più importanti dal punto di vista commerciale, quindi la città andava
degnamente illuminata». Peccato che si optò per l’addobbo esclusivamente delle
strade centrali, «penalizzando – continua Di Leo – il resto dei commercianti
delle altre zone», e facendo installare le luminarie proprio all’ultimo momento,
«costringendo il fornitore incaricato a lavorare giorno e notte per annullare il
ritardo dovuto all’indecisione comunale». Un anno dopo, quel fornitore si trova
ancora in fila tra gli altri creditori che il Comune ha messo in lista d’attesa.
A un anno di distanza i circa 14mila euro che le casse comunali gli devono, quel
fornitore non li ha ancora visti. Si lamentano i commercianti, criticano i
cittadini, il fornitore batte cassa, la città è ancora senza illuminazione
natalizia, e non è detto che per quest’anno ci sarà.
di Francesco Avena

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Saranno gli stagisti dell’istituto agrario San Benedetto di Latina e del corso
di Turismo del professionale per il commercio di Terracina a gestire l’area
monumentale di Monte Sant’Angelo, anche nota come Tempio di Giove.
Da oltre un
mese l’area è stata completamente abbandonata sotto il profilo gestionale. Il
servizio ticket all’ingresso è chiuso. Di visite guidate neanche a parlarne e
per i controlli diurni e notturni bisogna chiamare direttamente il Comune, se
qualcuno è disposto a rispondere. Tre giorni fa è arrivato un pullman carico di
turisti: hanno trovato tutto chiuso. Sono stati costretti a fare marcia indietro
e proseguire la visita in altre città limitrofe. Eppure doveva essere uno dei
cavalli di battaglia dell’amministrazione guidata da Stefano Nardi. Dal 31
ottobre il servizio è stato interrotto per cessazione dei termini contrattuali
del personale interinale. Il Comune non aveva i soldi per rinnovare l’accordo
con l’agenzia, mentre altre si sono rifiutate di firmare nuove convenzioni
perché reputano l’ente inaffidabile quando si tratta di pagare. L’apertura
regolamentata dell’area ha fruttato alle casse comunali 170.000 euro a fronte di
50.000 euro di costo di gestione. Ieri mattina sul Tempio c’erano diversi
visitatori, tutti spaesati e alla disperata ricerca d’informazioni sul sito
archeologico che potevano solo leggere dalle sintetiche illustrazioni poste su
piedistalli in legno destinati a usurarsi in breve tempo. Già oggi non sono
molto leggibili e rappresentano l’esatta fotografia della gestione.
L’amministrazione ha deciso di ricorrere agli stagisti delle scuole medie
superiori. L’assessore che ha la delega all’area monumentale, Gianni D’Amico,
porterà nei prossimi giorni in giunta la bozza di convenzione con i due
istituti. Gli studenti dell’Agrario avranno il compito della gestione del verde
e dell’ambiente mentre ai ragazzi del Turismo sarà demandato il compito delle
visite e dei ticket all’ingresso. Praticamente una gestione no cost e «l’unica
percorribile – secondo Gianni D’Amico – che mi auguro non incontrerà ostacoli in
giunta». Già, perché sul Tempio di Giove sembrano puntare un po’ tutti in
maggioranza. Il nuovo ciclo di gestione che durerà un anno dovrebbe partire per
le festività natalizie.
di FABIO COCCIA

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L’agenda alla voce rifiuti è bollente. Tre scadenze improrogabili rischiano di
far trovare un bel pacco all’amministrazione comunale. Circa 650 mila euro da
tirare fuori nel giro di tre settimane.
In caso contrario, le cose si potrebbero
mettere davvero male per la Terracina Ambiente. Dopo la stangata Slia inflitta
dal tribunale di Venezia, si torna a parlare di soldi e monnezza. Binomio che da
sempre in città promette scintille. E anche questa volta lo spettacolo potrebbe
essere assicurato. Si inizia con la metà del mese quando dovranno essere pagati
gli stipendi dei netturbini. E sono i primi 100 mila euro. Più o meno la stessa
cifra che dovrà essere versata il 18 per le tredicesime. E fanno 200 mila. Ma il
peggio arriverà di lì a qualche giorno – per la precisione il 20 – quando
l’amministrazione comunale, come sottoscritto davanti al notaio, dovrà versare
una rata da 350 mila euro per ripianare i debiti accumulati dal Comune. In più
l’ente dovrà anche tirare fuori 100 mila euro per la ricapitalizzazione della
società mista. In tutto 650 mila euro che, evidentemente, pesano sul groppone di
un Comune alle prese con una crisi, forse senza precedenti, di liquidità. Così
come per il Terzo Settore, le sorti della nettezza urbana sembrano appese alla
ormai famigerata factoring da 12 milioni di euro che il Comune avrebbe stipulato
con una banca scozzese, attraverso un’agenzia finanziaria di Napoli. E c’è da
augurarsi che la pratica della factoring arrivi in porto quanto prima perché gli
impegni che scandiranno le prossime settimane non potranno ammettere rinvii. Per
quanto riguarda gli stipendi e le tredicesime ai lavoratori della Terracina
Ambiente, inutile dire che i netturbini, in caso di mancato pagamento, sarebbero
pronti anche a incrociare le braccia e fermare la raccolta. Un Natale senza
stipendi farebbe perdere la calma anche all’uomo più paziente di questo mondo.
Su questo piano, dunque, non si scherza. E c’è poco da stare tranquilli anche
sul versante che riguarda i rapporti con la Terracina Ambiente. Non fosse altro
per gli impegni sottoscritti davanti a un notaio per ricapitalizzare la società
mista e ripianare i debiti che si trascinano da mesi e mesi. L’ombra del
fallimento, insomma, è dietro l’angolo. E anche per rifiuti non c’era modo
peggiore per chiudere l’anno,
un 2008 terribile, in bellezza.
Pierfederico Pernarella

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Oggi il faccia a faccia in prefettura sulle sorti della cooperativa ‘Insieme’.
Invocato, ottenuto e poi spostato, infine arrivato: questa mattina, salvo
impedimenti dell’ultima ora, a Latina ci sarà l’incontro tra il prefetto Bruno
Frattasi, l’amministrazione comunale di Terracina, la cooperativa sociale
‘Insieme’ e la sigla sindacale Cgil-FP con il segretario generale Giulio Morgia.
L’ultima spiaggia, forse, per i dipendenti che hanno temporaneamente interrotto
il sit-in di protesta permanente confidando proprio nell’incontro in prefettura
dove si concentrano le pur fragili speranze degli operatori della cooperativa di
poter finalmente uscire dalla gravosa situazione finanziaria in cui si dibattono
da tempo. Negli ultimi giorni lo scontro amministrazione-cooperativa sembra aver
raggiunto un punto di non ritorno, con, da una parte, il primo cittadino Stefano
Nardi che ha più volte ribadito la volontà di ‘licenziare’ la cooperativa
presieduta da Anna Di Scala, e, dall’altra, i dipendenti che continuano ad
esprimere "lo sgomento e l’indignazione di chi, in cambio dei servizi resi, ha
ricevuto il ben servito del sindaco di una città che pare unanime e sempre più
lontana da lui e dalla sua scandalosa amministrazione". Al di là dell’esito
dell’incontro di questa mattina, già sono noti i prossimi passi della
cooperativa: oggi pomeriggio alle ore 17 presso la sede in via Pantanelle ci
sarà un’assemblea pubblica per discutere dei risultati del faccia a faccia con
Frattasi ed eventuali iniziative da intraprendere qualora dovesse proseguire
l’ostilità del primo cittadino. "I lavoratori dovrebbero picchettare la
cooperativa, e non il Comune": questo il leitmotiv più volte affermato negli
ultimi giorni dal sindaco Nardi a sostegno della tesi dell’amministrazione
comunale per cui la cooperativa ‘Insieme’ doveva essere in grado di anticipare
perlomeno qualche mensilità ai suoi dipendenti in attesa che l’ente saldasse
tutte le spettanze. "Per lavorare a Terracina oggi occorre possedere una
liquidità che consenta di anticipare stipendi per almeno due anni, salvo poi
rivalersi legalmente contro il comune con decreti ingiuntivi di pagamento che
fanno inevitabilmente lievitare il costo dei servizi- risponde a tal proposito
la vice-presidente Anna Fiordalice- Ma al primo cittadino tutto questo pare non
interessare. L’importante è passare l’oggi, tanto il domani della nostra città
non è un suo problema ed in sette anni veramente non lo è mai stato".
Pubblicato da ri.re

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