Archivio Novembre 2008


Aumentano le tensioni a Terracina mentre la soluzione si allontana: da una parte
le amministratrici e le lavoratrici della Cooperativa Sociale Insieme continuano
la protesta contro il comune, reclamando il pagamento di 10 mensilità arretrate;

dall’altra il Sindaco Stefano Nardi denuncia lo stato di insolvibilità dell’ente
e, invece di scusarsi e cercare soluzioni, minaccia di rescindere i contratti
d’appalto, dei quali è titolare il Consorzio Parsifal. Queste le vicende della
settimana.
Lunedì. Il Sindaco Stefano Nardi aveva promesso a Giulio Morgia, rappresentante
locale della Cgil-Fp, una risposta entro oggi: nel pomeriggio convoca d’urgenza
Anna Di Scala, presidente della Cooperativa Sociale Insieme, confessa lo stato
di insolvibilità dell’ente, dice che prima di Natale, al massimo, potrà essere
pagata una sola mensilità ma chiede di cessare la protesta altrimenti revocherà
l’affidamento alla cooperativa. Uscendo in serata dal comune, il Sindaco scambia
insulti con le lavoratrici e alla fine sbotta: «Non vi pago!»
Martedì. Le lavoratrici di Insieme si riuniscono in assemblea e decidono a
maggioranza di continuare la protesta. Vogliono che siano corrisposte loro
almeno tre mensilità prima di Natale. Hanno raccolto più di 3 mila firme di
solidarietà da parte della cittadinanza, le famiglie degli utenti le sostengono,
moltissimi movimenti e associazioni locali le appoggiano. Il prefetto di Latina
Bruno Frattasi convoca le parti per giovedì.
Mercoledì. Cresce la tensione. Il Sindaco chiede di rinviare l’incontro presso
il prefetto, che viene spostato al successivo lunedì. Vuole, inoltre, essere
dotato di una scorta. La cosa viene criticata dai giornali: la protesta dele
lavoratrici ha sempre avuto una connotazione pacifica.
Giovedì. In una trasmissione televisiva su un network locale, Stefano Nardi
attacca la cooperativa Insieme e il Consorzio Parsifal: debbono essere loro a
garantire il regolare pagamento degli stipendi, anche se il comune è moroso.
Promette: «Con qualche cavillo legale revocherò gli appalti al Consorzio
Parsifal. La Cooperativa Sociale Insieme non lavorerà più!».
Venerdì. Nella notte un violento temporale rompe la tenda blu piantata davanti
al municipio, presidiata dalle lavoratrici. «La protesta continuerà in altre
forme», annunciano. Durante il pomeriggio i giovani de "La Destra" interrompono
i lavori del consiglio comunale. Il titolo dei volantini che distribuiscono è:
«I lavoratori della Coop. Insieme sono un mito ed i miti vanno rispettati!»

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La moltiplicazione dei soldi al Comune di Terracina sembra sia ormai pratica
consolidata vista la facilità con cui viene programmata, ma difficilmente
eseguita quando si tratta di erogare.
Oggi l’amministrazione guidata da Stefano
Nardi porterà in consiglio comunale una delibera di spesa di 600.000 euro che,
visti i chiari di luna, tutti si chiedono dove andrà a pescare. Soldi che
serviranno a pagare professionisti esterni al Comune da qui al 2010. In altre
parole incarichi. Per quest’anno la spesa prevista è di circa 50.000 euro. Il
prossimo anno l’amministrazione stima di spendere 470.000 euro per chiudere poi
in maniera soft il 2010 con 80.000 euro. Cifre che hanno fatto saltare sulla
sedia anche un sindacato come la Cgil che in questi giorni sta seguendo la
vicenda degli operatori delle cooperative sociali che non prendono soldi da
dieci mesi. La legge sugli incarichi parla chiaro. Possono essere affidati solo
se non ci sono professionalità interne al Comune in grado di eseguirli. Quello
che non si spiega il sindacato è come sia possibile dare 100.000 euro a un
professionista o pull di tecnici semplicemente per seguire tutte le pratiche che
riguardano i finanziamenti delle opere pubbliche quando ci sono tecnici e
dirigenti comunali in grado di farlo. E ancora, 80.000 euro per la supervisione
tecnica di tutte le pratiche che passano per lo sportello unico per le attività
produttive. Anche in questo caso il personale c’è. «Se l’amministrazione è in
gravi condizioni economiche, tali da non riuscire a garantire il pagamento delle
spettanze relative ai servizi sociali erogati che dovrebbero essere prioritari –
spiega il segretario provinciale Maria Cristina Compagno – perché investire
risorse in consulenze esterne senza neanche procedere alla verifica
dell’eventuale utilizzo di professionalità già interne all’ente che
consentirebbe un risparmio economico e una maggiore efficienza ed efficacia dei
servizi resi». Il Pd dal canto suo ieri ha detto che oggi in consiglio comunale
farà valere ogni ragione per ritirare il punto all’ordine del giorno.
di FABIO COCCIA

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Ci vorranno 5 milioni di euro e non 3,7 come riportavano i numeri del piano dei
rifiuti di Terracina redatto dal tecnico incaricato dal Comune Carlo Santoro.
Lo
dice la commissione tecnica della Terracina Ambiente a cui è stato demandato il
compito di valutarlo. Secondo i tecnici per realizzare quello che c’è scritto
nel piano occorrono 1,3 milioni in più. Questo significa che per adesso il
progetto del nuovo corso dei rifiuti per Terracina, la cui parte centrale
riguarda la differenziata, rimarrà nel cassetto a meno che la maggioranza con il
sindaco Nardi in testa non intenda aumentare ancora una volta la Tarsu per
coprire i nuovi servizi. Ma visto che lo ha già fatto due volta nell’ultimo anno
e mezzo, risulta difficile che decida di farlo per la terza volta in un momento
di forte crisi delle famiglie. Ancora una volta i proclami di un new deal dei
rifiuti è rimasto sulla carta nonostante le sollecitazioni arrivate da più
parti, dalle associazioni di cittadini alle più tradizionali come il Wwf
protagonista in questo periodo delle settimane degli ingombranti. Ma c’è di più.
Nonostante l’aumento la città continua ad avere situazioni paradossali: nei
giorni scorsi l’associazione Città Partecipata ha inviato una lettera al
Prefetto chiedendogli d’intervenire urgentemente. "Siamo preoccupati per il
degenerare della situazione ambientale, aggravata, oltre che dall’inadempienze
contrattuali continuative, anche dai frequenti stati di agitazione dei
dipendenti della Terracina Ambiente che, sovente, per i ritardi nell’erogazione
dei loro stipendi, minacciano sospensione degli straordinari e scioperi – si
legge nella denuncia – per evitare i cumuli d’immondizie vogliamo informarla del
grave stato in cui versa la nostra città».
di FABIO COCCIA

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Slia, stangata sul Comune di Terracina Masci: «Convinti delle nostre scelte».
«Restiamo convinti delle iniziative assunte, fiduciosi che negli altri gradi di
giudizio saranno riconosciute le altre eccezioni sollevate in primo grado dal
legale del Comune. Di conseguenza, restiamo ottimisti in merito a una ulteriore
riduzione del credito Slia.
Soluzioni "pasticciate" come quelle indicate dal consigliere del Pd Coccia non
interessano l’amministrazione Nardi». Dal Palazzo interviene, così, il
vicesindaco Giuliano Masci sulla sentenza legata alla vicenda giudiziaria Slia-
Comune, in base alla quale l’ente locale dovrà pagare circa 5 milioni di euro
comprese le spese. Il Comune, quindi, farà appello alla sentenza del Tribunale
di Venezia, per ottenere, anzitutto, la sospensione della provvisoria
esecutività e veder riconosciuta, poi, una maggiore riduzione del credito.
Definito questo aspetto, il vicesindaco entra in aperta polemica poi con il
consigliere comunale Coccia, il quale aveva giudicata «scellerata» la scelta
dell’amministrazione comunale di resistere in giudizio e di rinunciare a un
accordo con la ditta veneta. Le obiezioni di Masci: «L’ipotesi di transazione
proposta dalla Slia si attestava sui 7,5 milioni di euro. Ciò avrebbe causato un
esborso maggiore per il Comune, pari a 2,5 milioni di euro (almeno fino ad
oggi). Inoltre, come avrebbe potuto un’amministrazione seria procedere a una
transazione in presenza di atti amministrativi, che evidenziano numerose
inadempienze contrattuali della ditta appaltatrice»?
Ercole Bersani

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Momenti di panico si sono vissuti nelle aule del plesso scolastico Francesco
Lama, a Terracina.
È stato necessario l’intervento delle forze dell’ordine,
carabinieri e polizia, per calmare una mamma che si è vista sottrarre il suo
bambino di quattro anni, affidato ai servizi sociali. Una scena davvero
surreale, cruda, a cui si hanno assistito attoniti insegnanti e i genitori, che
in quel momento si trovavano nella scuola di via Giacomo Leopardi. E’ accaduto
durante l’orario delle lezioni, mentre nelle aule maestre e alunni stavano
svolgendo la normale attività didattica. Improvvisamente sono arrivati gli
assistenti sociali del Comune di Terracina che hanno notificato alla dirigente
un provvedimento che li autorizzava a portar via un bambino di 4 anni. Il
piccolo sarebbe stato sottratto alla famiglia che verserebbe in condizioni
economiche molto disagiate. In quel momento il bambino era in aula con i suoi
coetanei, è stato avvicinato e portato via dagli assistenti per essere
trasferito in una casa famiglia di Roma, dove si procederà all’affidamento. Il
tutto si è verificato davanti allo sguardo attonito non solo dei bimbi, che
forse non hanno capito ciò che in effetti stava accadendo, ma anche del corpo
docente e dei familiari, che aspettavano che i loro figli uscissero da scuola.
Attimi di tensione si sono poi vissuti, quando sul posto è arrivata la mamma del
bambino. La donna quando è saputo cosa era accaduto è stata colta da malore e ha
iniziato ad urlare dalla disperazione. E’ stato necessario l’intervento delle
forze dell’ordine per riportare la calma. Un fatto grave, hanno commentato gli
insegnanti, soprattutto per le modalità e i tempi in cui si è verificato. «Siamo
profondamente addolorati», ha affermato Anna Maria Pannozzi, preside
dell’istituto, che non ha voluto aggiungere altro commento. Resta il fatto di
una platealità ad un evento sicuramente doloroso che poteva essere gestito in
maniera sicuramente più soft.
di DANIELE SPERLONGA

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Per riparare il guasto all’impianto elettrico dopo il black-out di sabato sera,
è stato necessario bloccare l’uso delle sale operatorie al «Fiorini».
Così ieri
sono saltati tutti gli interventi chirurgici programmati. «Da sabato i tecnici
sono al lavoro, per riportare tutto alla normalità». Così nel primo pomeriggio
di ieri informava il direttore sanitario del presidio di centro Sergio
Parrocchia. Era stata una sua circolare a far chiudere, in via cautelativa, le
sale operatorie già nella giornata di domenica. Di conseguenza, le urgenze
chirurgiche più serie erano state dirottate verso altri ospedali per
l’impossibilità materiale di assicurare la certezza di funzionamento di tutte le
apparecchiature. Alle 19:30 di sabato sera si era provveduto a ripristinare il
flusso elettrico, ma il commutatore che era stata la causa dell’incidente doveva
essere riparato. Così ancora ieri le camere operatorie sono rimaste chiuse. Sono
saltate, in funzione di questo, le sedute di chirurgia, urologia e otorino con
gli ammalati che hanno dovuto fare buon viso a cattivo gioco. Il problema,
intorno alle 16:00 di ieri, era ancora in piedi. Accertato ormai che era
difettoso il dispositivo di commutazione che collega la rete Enel normale con il
gruppo elettrogeno d’emergenza, si trattava di decidere sul da farsi. Erano
all’opera i tecnici della Siam di Roma, la ditta che ha la manutenzione degli
impianti tecnologici nell’ospedale cittadino. I tentativi di riparare il guasto
sostituendo i componenti difettosi non stavano dando un buon risultato. Tempi
lunghi per la sostituzione di tutto il quadro di commutazione, dato che l’ordine
d’acquisto non potrà essere evaso prima di una settimana. La scelta alternativa
poteva essere quella di creare un attacco esterno, azionato nel caso
manualmente. Alla fine, si è optato per questa soluzione. Intanto la giornata è
passata senza che si sia registrato un qualche intervento del sindaco Stefano
Nardi. Ben diversamente s’era comportato a suo tempo il sindaco Vincenzo
Recchia, in occasione di un analogo black-out che aveva interessato le camere
operatorie. Così l’ex sindaco: «Lui è la prima autorità sanitaria locale. Mi
auguro che, anche se non si è risaputo, Nardi si sia mosso per chiedere
chiarimenti alla Ausl. Certo non è normale quanto è successo sabato sera». In
effetti è stato solo un caso che, in quel momento, non ci fosse alcuna seduta
operatoria in corso. L’ultimo intervento, riguardante un caso oculistico, s’era
chiuso appena mezz’ora prima. Nella tarda serata di ieri, dopo le prove tecniche
all’impianto elettrico, le camere operatorie sono tornate operative.
Ercole Bersani

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Da tre anni quarantacinque famiglie che vivono un forte disagio economico di
Terracina non ricevono il contributo per la casa pur avendone sacrosanto
diritto.
Lo denunciano i consiglieri del Pd che ieri, dopo tanti tentativi di
richiesta al Comune, hanno deciso di far intervenire la regione Lazio. E già
perché i soldi, 48 mila euro, la Regione al comune di Terracina li ha erogati a
suo tempo. L’amministrazione non doveva far altro che girarli alle famiglie che
ne avevano diritto sulla base della graduatoria stilata dai servizi sociali. Ma
quei soldi non sono mai arrivati nelle mani di chi ne aveva bisogno. Secondo
l’opposizione la maggioranza li ha utilizzati per altro e per questo chiede
l’intervento della Regione per «chiedere i necessari chiarimenti sulla mancata
erogazione dei contributi integrativi» e «d’intraprendere le necessarie
iniziative per utilizzo improprio di finanziamenti regionali al fine di
costringere il Comune a consegnarli alle 45 famiglie».
F.Coc.

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Un corteo di cinquanta persone ed un’adesione totale allo sciopero indetto per
la giornata di ieri: in questo modo i 187 addetti alle pulizie degli istituti
scolastici della provincia di Latina hanno dato sostegno alla manifestazione
nazionale organizzata dai circa 15000 colleghi di tutta Italia che rischiano, da
gennaio, di restare senza lavoro.
Lavoratrici e lavoratori ex Lsu, furono
stabilizzati nel 2001: le varie Finanziarie hanno poi previsto soldi annualmente
per pagare i loro stipendi. Quella nuova, di Finanziaria, per la quale inizia
oggi l’iter parlamentare, non prevederebbe invece neanche un euro per i loro
stipendi. Da qui la protesta che a Latina si è sviluppata ieri mattina intorno
alle dieci davanti al Palazzo del Governo di piazza della Libertà a Latina,
sotto la regia del sindacato RdB e del suo coordinatore provinciale Patrizio
Cacciotti. I 187 addetti alle pulizie sono così suddivisi in provincia di
Latina: 107 nel comprensorio di Sezze, Sabaudia, Priverno e Prossedi; 80 fra
Terracina, Lenola, San Cosma, Cisterna, Latina e Cori. Sono tutti dipendenti
delle società Team Service e Coop Service. Sono occupati nelle scuole
elementari, in quelle medie, in molti istituti superiori (per Latina si ricorda
per esempio l’Itc Vittorio Veneto). La Finanziaria in vigore garantisce loro lo
stipendio fino al 31 dicembre (stanziati 370 milioni di euro per il triennio
2006-2007-2008), dopodiché, qualora si decida di «evitare» la spesa e di
procedere ad una riorganizzazione del servizio, i 187 operai della provincia
pontina perderanno il lavoro. Una ulteriore «botta» all’occupazione di questo
territorio insomma, come spiega lo stesso Cacciotti. Tutti i dipendenti pontini
ieri hanno scioperato: cinquanta hanno partecipato al corteo. Una delegazione ha
avuto un colloquio con il segretario del Prefetto, che ha chiesto un documento
da inoltrare a Bruno Frattasi affinché, come rappresentante del Governo in terra
pontina, faccia proprie le istanze della categoria degli ex Lsu. Nella lettera
in questione, inviata ieri pomeriggio a firma di Patrizio Cacciotti, si fa
presente che le due società Team Service e Coop Service hanno già fatto
richiesta di attivazione delle procedure di licenziamenti collettivi. Già nei
giorni scorsi in un incontro al Ministero della Pubblica Istruzione il ministro
Gelmini aveva assicurato di scrivere a Tremonti per far presente il problema e
cercare una soluzione che evitasse una nuova mannaia sull’occupazione. «Comunque
sia – ha detto ancora Patrizio Cacciotti dell’RdB – il problema è grave e
necessita di una immediata presa di posizione da parte delle istituzioni, dal
momento che già si parla di un «blocco» della Finanziaria e conseguentemente
della disoccupazione (immediata) per tutti, quindi anche per i 187 dipendenti
pontini. Adesso restiamo a guardare, vediamo già da oggi cosa succede, e intanto
programmiamo altre forme di protesta. Un altro sciopero è già stato indetto per
esempio per il 21 di questo mese. L’augurio è che il prossimo non sia un Natale
di «tagli» per tutta questa gente». Si tenga presente che gran parte dei
lavoratori pontini sono donne. ieri mattina davanti alla Prefettura hanno fatto
sentire, anche se con estremo garbo, la propria voce. Basterà per ottenere dei
provvedimenti? Il sindacato mette in guardia: questa provincia è fin troppo
«flagellata» dai colpi inferti dalla crisi economica. Centottantasette persone
in più senza lavoro non sono cosa da niente, tutt’altro.
M. Grazia Di Blasio

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Fughe in massa e trasferimenti nel dipartimento dei LL.PP. L’assessore al
Turismo Pietro Serra (F.I.), nel mentre manifesta preoccupazione per una
situazione che segnala un grosso malessere, chiede che venga aperto subito un
confronto nella sede politica ed in quella amministrativa. Scoppia la bufera
all’interno dell’amministrazione comunale. Il fatto. Il 5 novembre scorso in 6
chiedono il trasferimento dal settore dei LL.PP. Si tratta del dirigente, di un
responsabile di servizio, di due tecnici e di due amministrativi. Giustificano
la loro decisione con questioni di ordine personale, ma radiofante spiega che il
vero motivo è nel pessimo stato dei rapporti tra buona parte dei vertici
gestionali del dipartimento e l’assessore Ferrari. Comunque sia, giovedì scorso
il sindaco Nardi dispone lo spostamento del dirigente Vincenzo Fusco
all’edilizia privata, scambiando l’incarico con l’ing. Luigi Di Mauro. Serra
entra «in scivolata» sull’argomento e muove critiche nella forma e nella
sostanza. «La revisione della pianta organica è una problematica che
l’amministrazione comunale sta affrontando già da tempo e si è convenuto
sull’opportunità che prima della definizione della nuova organizzazione non si
operassero rilevanti interventi modificativi alla stessa. Apprendo solo dalla
stampa che sarebbero operativi alcuni importanti provvedimenti che
determinerebbero scambi di dirigenti nel dipartimento tecnico, con prevedibili
conseguenze che rischiano d’inficiare un ragionato, funzionale, condiviso e
avviato percorso. Valuto preoccupante inoltre la situazione all’interno del
settore tecnico, che sembra viaggiare a colpi d’atti isolati e sganciati da un
organico contesto organizzativo, che rischia anche involontariamente di produrre
effetti negativi. Allo stesso tempo desta inquietudine la richiesta operata da
un folto numero di dirigenti, responsabili di servizi e dipendenti dell’ufficio
tecnico, di essere trasferiti ad altro settore. Essa testimonia il disagio,
evidenziatesi da qualche mese, per una situazione di contrasto, tensioni, se non
vere e proprie contrapposizioni, sulle quali ritengo sia necessaria, prima di
qualsiasi decisione, un’approfondita discussione in ambito politico e
amministrativo». L’analisi prosegue con una richiesta specifica: «Reputo
fondamentale che anche a livello di partito si debba procedere ad una
riflessione su tale intrapreso percorso, per il quale non c’e’ stata alcuna
condivisione nè confronto. Nella fase in cui si è giunti è opportuna una
discussione, anche con la presenza del Coordinatore Provinciale. Un confronto
oltremodo importante che deve riguardare in toto la politica posta in campo da
Forza Italia all’interno dell’amministrazione, che, così procedendo, può
rischiare di avvitarsi su questioni particolari, senza organica progettualità,
perdendo di vista il più generale processo di sviluppo della Città». Sbrigativa
la dichiarazione dell’assessore Ferrari: «Si tratta di un normale avvicendamento
interno. Ce ne sono già stati recentemente, senza che nessuno gridasse allo
scandalo». Ad essere chiamato in causa è anche il primo cittadino, il quale,
interpellato, dichiara: «Mi meraviglia che Serra abbia deciso di servirsi di un
cominicato a mezzo stampa, piuttosto che parlarne in giunta. Riguardo allo
scambio di ruoli, non credo che ci sia nulla di problematico. Tutto serve per
ordinare al meglio l’assetto gestionale. L’avvicendamento è avvenuto di comune
accordo con i dirigenti interessati. Se ci sono dei disagi, è sempre meglio
chiarire e risolvere. E’ giusto anche che si siano delle rotazioni. Serra non
può pensare di fare il paladino di questo o quello». Un invito chiaro. In
conclusione, finisce con una «bacchettatura» per l’assessore al turismo.
Ercole Bersani

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Ascensori e Rampa Braschi, il Pd «bacchetta» Nardi
Decisa, spigolosa, pressante l’opposizione del Pd agli ascensori e al parcheggio
alla Rampa Braschi. «Non è in linea con il PPE del centro storico. Meglio
tornare al vecchio progetto» dicono i democratici. La giunta Recchia aveva
avviato un iter che, nell’ambito di complessiva sistemazione del piazzale delle
autolinee dallo «Squero» alla stazione Agip, prevedeva, alle spalle dell’ufficio
postale, la realizzazione di un ascensore per la risalita fino a piazza Santa
Domitilla). «È arrivata la giunta Nardi – critica il capogruppo del Pd, Antonio
Bernardi – ed ha cestinato tutto, localizzando un ascensore vicino ai Granai e
uno vicino alla Torretta. La Rampa Braschi, con l’ulteriore realizzazione di un
parcheggio soprelevato per soli settanta posti-auto, è destinata a scomparire.
Tutto questo in barba al PPE, che prevede nell’area un giardino pensile. Occorre
rimarcare, poi, che il consiglio comunale non è stato per nulla chiamato a
decidere su quella che deve essere considerata a tutti gli effetti una variante.
Meglio rispolverare la vecchia idea».
Erc.Ber.

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Piazza Garibaldi campo di battaglia.
Una domenica pomeriggio come tante altre finita, però, in un modo che uno
proprio non se lo aspetta con l’intervento della polizia ed un ragazzo portato
in commissariato. Ma forse la gente che frequenta piazza Garibaldi, a Terracina,
ormai mette in conto un finale del genere ogni volta che va lì. Fino a verso le
18 tutto normale, o quasi, a parte il black out che da sabato pomeriggio ha
avvolto nelle tenebre la piazza. Ma poi all’improvviso gli animi si sono
scaldati e quel posto ha cessato di essere la tipica piazza dove le famiglie
possono trascorrere serenamente il pomeriggio: il gruppo di adolescenti ormai
noto a molti iniziano a sfidarsi a partite di calcio dove il campo è tutta
piazza Garibaldi. Il pallone tirato alla rinfusa a colpire chiunque, bimbi,
anziani che escono dalla messa, addirittura cagnolini al guinzaglio. Poi
spuntano i rauti, e allora vai con boati e fragori all’improvviso, lanciati in
mezzo alla strada, fuori il comando della municipale, ai piedi del monumento ai
caduti. E allora più di qualche adulto si è stancato di saltare ogni due minuti
per quei petardi e di dire ai proprio bambini di stare vicino a loro. Chi ha
chiamato il 112 e chi il 113, e alla fine è arrivata una volante di via
Petrarca. Il solito capannello attorno ai due agenti, di nuovo discussioni tra
gli adulti e i ragazzi, un nuovo petardo sparato all’improvviso e, nella
confusione generale, qualcuno avrebbe indicato uno dei giovani come il <>, ma
lui, ovviamente, non c’è stato a fare il capro espiatorio di tutta la
situazione. Qualche parola di troppo con gli agenti, ed ecco che il personale
della volante ha deciso di farsi seguire negli uffici di via Petrarca. Davvero
ai limiti del sostenibile la situazione di piazza Garibaldi che già lo scorso
inverno aveva mostrato le prime avvisaglie con una serie di comportamenti ai
limiti del teppismo e del vandalismo soprattutto da parte di alcune comitive di
giovani, molto spesso addirittura minorenni. Lo scorso agosto, poi, c’era stato
il grave episodio dell’assedio contro il comando della polizia municipale di via
Sarti; infine l’episodio verificatosi domenica scorsa quando un 20enne, poi
identificato e denunciato dagli stessi carabinieri, aveva aggredito una coppia
di adulti. Se tutto questo è quello che regolarmente avviene di giorno, durante
la notte comincia l’incubo anche per le tante persone che vivono nel quartiere:
musica a tutto volume, parolacce per chi li rimprovera, la mattina bottiglie di
vetro vuote dappertutto, pipì sui muri dei palazzi e addirittura nei portoni.
Ieri pomeriggio un signore ha commentato: "Qui bisogna venirci con l’elmetto".
Pubblicato da ri.re.

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