Archivio Ottobre 2008

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L’hanno chiamata mappa del rischio. Vi sono incluse le venti zone di Terracina e
Borgo Hermada che nei prossimi mesi saranno videosorvegliate telecamere
nascoste. La notizia è stata ufficializzata dal primo cittadino Stefano Nardi a
seguito di una lunga serie di richieste di sicurezza che sono piovute sul suo
tavolo da parte dei cittadini. Nei giorni scorsi gli uffici comunali hanno
avanzato la richiesta alla Regione, con tanto di progetto operativo, per
ottenere un finanziamento che copra almeno in parte la spesa da affrontare. Le
zone dove verranno installate le videocamere sono Porta Romana e Corso Anita
Garibaldi incrocio via dei Volsci, via dei Sanniti vicolo pedonale, giardini di
Levante presso Porta Napoletana, piazza Santa Domitilla, piazza Municipio e via
Posterula, parco del Montuno (all’ingresso e all’interno), parco area Ghezzi,
piazza Mazzini, villa Tomassini (ingresso e lato mare), piazzale Lido, Lungomare
Matteotti incrocio via Appia, a Borgo Hermada via Teodorico angolo via Astolfi,
via A. Sani, via G. De Medici, scuola elementare e media via dei Bonificatori
della palude Pontina, piazza XXIV Maggio. Insomma il cuore della città e del
borgo. La centrale operativa sarà gestita dalla polizia municipale. «La paura
della criminalità ed il timore di esserne colpiti fanno parte di un fenomeno che
sta caratterizzando sempre più profondamente la società contemporanea e comporta
gravi conseguenze sociali e psicologiche – ha commentato il sindaco – Sono
convinto che il sistema della videosorveglianza è uno strumento utile. Avere il
territorio sotto controllo in tempo reale consente, infatti, di intervenire nel
momento stesso in cui si presenta una situazione di pericolo e un formidabile
deterrente».
di FABIO COCCIA

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In questi giorni si discute molto su questo Blog circa la questione "Piazza Garibaldi".
La piazza è in una situazione di anarchia che non sembra risolvibile e come tutti i padri che portano i figli in quel posto per giocare sono preoccupato per la pericolosità generata dai "pallonari" che praticano il luogo.

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La superficie edificabile è di circa 30.000 mq così suddivisa:

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In 50 hanno protestato ieri mattina in Comune.
Erano i commercianti sul piede di guerra dopo che il sindaco Stefano Nardi ha
firmato un’ordinanza con cui, sulla scia del decreto Bersani, è stata prevista
la possibilità di aprire i negozi anche il pomeriggio dei giorni festivi. Mai di
domenica (pomeriggio). In 12 avevano chiesto al Comune la liberalizzazione degli
orari per le festività, estendendo la facoltà di apertura a tutta l’intera
giornata. Si erano opposti in 70, trovando condivisione nell’Ascom
Confcommercio. I commercianti del «no», ieri mattina, hanno voluto portare la
loro protesta in Municipio. Nell’impossibilità di incontrarsi con il primo
cittadino, hanno espresso le loro lamentele ai consiglieri comunali Giuseppe
Amuro e Pietro Palmacci. Tra i motivi della rimostranza il mancato rispetto del
principio di democrazia, che non fa diventare legge la volontà di una sparuta
minoranza. Un altro aspetto importante messo in evidenza è stato quello di
uniformare in funzione turistica tutti gli orari dei servizi generali della
città, compresi quelli degli uffici comunali. I «no-domenica» hanno minacciato
altre forme di protesta, ben più clamorose, se l’amministrazione comunale
continuerà a fare orecchie da mercante nei riguardi delle loro richieste. Il
consigliere Amuro ha manifestato la sua volontà di proporre al sindaco
l’apertura di un tavolo di concertazione. Tempo 3-4 giorni e se ne dovrebbe
sapere qualcosa di più. Intanto l’Ascom, per conto suo, sta predisponendo una
serie di osservazioni da presentare al sindaco Nardi, per «correggere»
l’ordinanza, diventata la pietra dello scandalo.
Rossella Bersani

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Oltre due milioni di euro. A tanto ammonta il debito maturato dal Comune nei
confronti della Terracina Ambiente di cui è socio di maggioranza. In questi
giorni la commissione tecnica della società mista sta ultimando le valutazioni
tecniche del piano redatto dal professionista incaricato dal Comune, Carlo
Santoro, che dovrebbe cambiare il volto della gestione dei rifiuti in città con
l’introduzione, tra le altre cose, della raccolta differenziata. Ma se anche
dovesse passare mancano i soldi per attuarlo. Ad oggi l’ente deve alla società
oltre due milioni di euro per canoni maturati fino ad ora e mai pagati.
L’amministrazione guidata da Stefano Nardi sta tentando di portare a casa una
mega operazione di factoring, l’ennesima, di ben 11 milioni di euro, almeno
questa la cifra ufficiosa, che oltre a ripianare il debito con la Terracina
Ambiente servirà a tappare i tanti buchi accumulati nei confronti degli altri
creditori che sono ormai tanti. L’ultimo, in ordine cronologico, è stata la
ditta che ha la manutenzione dell’ascensore della sezione distaccata del
Tribunale di Latina, ex pretura. Visto che il Comune non la pagava da tempo ha
deciso la scorsa settimana di bloccare il servizio. Ma sembrerebbe che questa
volta le difficoltà di trovare un istituto in grado di supportare il nuovo
factoring siano maggiori rispetto a quelle incontrate negli anni addietro. C’è
viva preoccupazione per i lavoratori della società mista che nei mesi scorsi
erano entrati in agitazione per via degli stipendi che non erano stati
garantiti. Poi è rientrato tutto. In discussione, almeno per ora, non ci sono le
spettanze ma i soldi che la società deve a sua volta ai fornitori. Oggi è
prevista la riunione della commissione consiliare sul Bilancio per esprimere i
pareri sul consuntivo, sulla relazione del segretario comunale per la verifica
dello stato di attuazione dei programmi e sulla permanenza degli equilibri di
bilancio, prima di arrivare nell’assise consiliare convocata per il 20 ottobre.
di FABIO COCCIA

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Tutti i circoli di Terracina di An contro il sindaco Stefano Nardi. Hanno
firmato una nota partendo dall’ultimo licenziamento in tronco di dieci autisti
comunali per sottolineare che si è trattato «dell’ennesima manifestazione di
arroganza e di incapacità amministrativa della banda Nardi che continua a
suonare ad orecchio». L’hanno definita proprio così, una "banda". La risoluzione
dei dieci contratti non sono altro che la punta di un iceberg la cui base è
rappresentata da una crisi di cassa che sta sempre più diventando insostenibile.
E’ la prima volta che i circoli, che nell’ultima tornata elettorale hanno votato
e fatto votare Nardi, manifestano pubblicamente un così forte e netto dissenso
sull’operato del primo cittadino e della sua giunta. «Sono stati mandati a casa
ben dieci autisti dipendenti comunali semplicemente senza il rinnovo del
contratto e senza una comunicazione scritta – si legge nella nota – dieci padri
di famiglia che si trovano improvvisamente senza lavoro dopo circa sette anni,
chi più chi meno, di frustrante precariato. Il loro unico torto è di aver
creduto, anch’essi, nelle innumerevoli bugie fatte di promesse mai mantenute da
chi per anni li ha tenuti sulla corda illudendoli sul loro definitivo
inserimento». Neanche il Pd si è fatto scappare l’occasione di un attacco così
da parte del partito che ha la maggioranza relativa in consiglio comunale. Ieri
ha chiesto ad An di passare dalle parole ai fatti e togliere la fiducia a Nardi.
«Finalmente anche lo stesso partito del sindaco ha preso coscienza ed è uscito
allo scoperto. E’ inutile prendere le distanze in questo modo senza trarne le
conseguenze politiche che la situazione richiede. L’ipocrisia non serve più.
Cosa aspettano le forze politiche ad uscire allo scoperto e dichiarare
pubblicamente il fallimento di questa amministrazione?».
di FABIO COCCIA

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Alunno di scuola media viene picchiato da due compagni durante le ore di
lezione.
Il ragazzo, per i calci ed i pugni ricevuti, ha dovuto far ricorso alle
cure dei medici. Per fortuna, se la caverà in pochi giorni. L’episodio, che a
prima vista sa tanto di bullismo, è avvenuto ieri mattina ed avrebbe, alla
radice, futili motivi.
Sulla sua dinamica indaga la Polizia di Stato. Il padre si riserva di sporgere
denuncia. L’ambulanza della Croce Rossa 118 è dovuta accorrere ieri mattina
presso una scuola media cittadina, per prestare soccorso ad un ragazzo, che era
rimasto contuso in una lite tra compagni. Il tredicenne S.C., alunno di terza
media, si teneva una borsa di ghiaccio in testa, dove era comparso un vistoso
bernoccolo. All’ospedale "Fiorini", dove è stato subito accompagnato, i medici
di turno l’hanno sottoposto a dei controlli diagnostici, riscontrando la
presenza di contusioni multiple alla testa ed al tronco. Se la caverà in 7
giorni. È toccato agli agenti del locale Commissariato intervenire, per far luce
sulla vicenda. A quanto è dato sapere, la classe stava tornando in aula, dopo
l’ora di educazione fisica. Si era nella prima parte della mattinata scolastica.
Non si sa esattamente come è nata la disputa finita male. Di certo i motivi
possono essere considerati poco rilevanti. S.C. afferma di essere stato
insultato da due ragazzi più grandicelli di lui, entrambi ripetenti. Lui avrebbe
risposto per le rime. Sarebbero seguiti, quindi, degli spintoni. La questione
sembrava conclusa lì. Invece, sempre secondo la versione della vittima, la
discussione avrebbe avuto un seguito. Una piega imprevista. S.C. sarebbe stato
aggredito alle spalle con calci e pugni dai due compagni di prima. Colpita
soprattutto la testa. Gli occhiali, nella circostanza, gli si sono rotti. È
stato un brutto inizio d’anno per S.C., che è rimasto provato da quanto
successo, al punto che vorrebbe cambiare scuola o, quanto meno, classe. Il
tredicenne aveva dovuto starsene a casa per problemi di salute e solo da pochi
giorni aveva cominciato a frequentare le lezioni. Si trovava in un ambiente
nuovo, dato che l’anno scorso aveva frequentato in una scuola fuori Terracina.
Il commento del padre è piuttosto amareggiato: «Un litigio verbale al limite ci
può anche stare. Quello che è avvenuto dopo è grave. La lente degli occhiali è
andata in frantumi. Poteva essere colpito anche l’occhio. Probabilmente sporgerò
denuncia, soprattutto per evitare che possano succedere altri fatti del genere».

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Cinque colpi hanno echeggiato nella notte. Un avvertimento in piena regola a due
passi dal centro di Terracina. E’ avvenuto tra sabato e ieri, poco dopo la
mezzanotte. Restano cinque buchi. Tutti della stessa grandezza, piantati sulla
vetrina del negozio "Walter abbigliamento". Il segno tangibile di un "segnale"
che è stato voluto dare ai titolari dell’attività. I colpi sono partiti
probabilmente da una pistola calibro 38. A dare l’allarme sono stati gli
abitanti di via Badino, richiamati dal fragore degli spari. L’esercizio
commerciale è a pochi passi dall’incrocio con via De Amicis. In realtà
inizialmente tutti pensavano che si trattasse dei "soliti" petardi ma poi alcuni
passanti si sono accorti dei buchi sulla vetrina e hanno allertato i
carabinieri. Gli uomini della compagnia di Terracina, agli ordini del capitano
Alessandro Giordano Atti, stanno svolgendo indagini a tutto campo per cercare di
comprendere il "quadro" nel quale è maturato l’avvertimento. Il negozio
appartiene a una famiglia di origini siciliane ma da anni residente a Terracina.
I proprietari, Raffaele Pettinato 70 anni e suo figlio Walter di 40, negli anni
passati lavoravano come ambulanti ma poi hanno aperto un’attività stanziale.
Erano fuori città l’altra sera e si aspetta che tornino per far eseguire un
sopralluogo ai militari anche all’interno del negozio. Un primo intervento,
all’esterno del locale, ha consentito agli uomini dell’Arma di constatare i
colpi della pistola arrivati contro la vetrina e ipotizzarne il calibro. Fuori
dall’attività, a terra, non sono stati comunque rinvenuti bossoli. Fatto che
porta gli investigatori a ritenere che i colpi d’arma da fuoco siano stati
esplosi dall’interno di un’automobile con la quale chi ha sparato si è poi
dileguato. Di sicuro c’è la distanza da dove sono partiti. Neanche cinque metri,
visto che la strada è piuttosto stretta. I carabinieri stanno valutando se in
zona ci sono impianti di ripresa video che possano in qualche modo aver
"catturato" l’auto che si allontanava. Intanto i militari hanno raccolto qualche
informazione dai vicini in attesa che i due proprietari tornino di nuovo a
Terracina. Da quanto si è appreso, comunque, padre e figlio avrebbero già
riferito di non aver mai ricevuto minacce di alcun genere. Anche per questo le
indagini al momento vanno in ogni direzione. Ieri pomeriggio le serrande del
locale erano ancora tutte chiuse e intorno un gran silenzio. Pochissimi i
passanti e qualche curioso che si è fermato a vedere l’effetto dei proiettili
sulla vetrina.
di FABIO COCCIA

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Con l’autunno cadono, insieme alle foglie, i posti di lavoro. Bagnini, spazzini,
autisti, operai cimiteriali, «spiaggini»: tra pubblico e privato è come
un’epidemia. La città vive una crisi mai vista e grossi spiragli in prospettiva
non se ne vedono. Eventi negativi si sono aggiunti a qualcosa che è fisiologico
per una città balneare. Il 15 settembre scorso è venuto meno il rapporto
lavorativo per 25 operatori ecologici assunti dalla Terracina Ambiente, per far
fronte alle necessità dei mesi estivi. Dieci giorni dopo è stato il turno di 40
addetti alle spiagge comunali (26 operatori e 14 bagnini). Con il 30 settembre
altra falcidie. Per il disposto della Finanziaria, è stato necessario da parte
del Comune licenziare 12 interinali (10 autisti e 2 tumulatori), tutti padri di
famiglia rimasti senza lavoro dopo un periodo di lavoro che va dai 5 agli 8
anni). Adesso sono andati tutti ad ingrossare le fila dei disoccupati. Sono
oltre 11mila i disoccupati iscritti al locale centro per l’impiego. In un
panorama nero, qualcosa comunque si muove. «Dall’inizio dell’anno ad oggi -
illustra il direttore del centro, Giovanni Aiello – siamo riusciti ad avviare
7.245 lavoratori a termine e 1.451 lavoratori a tempo indeterminato e abbiamo in
cantiere progetti come il "P.A.R.I.", che stanno portando buoni risultati».
Gocce in un mare, che spesso è di disperazione, anche se molti fuggono da alcuni
mestieri come bracciante agricolo, muratore, carpentiere. In un quadro
sconfortante («Terracina è una delle città più povere d’Italia» ha affermato un
anno e mezzo fa l’attuale vice sindaco Giuliano Masci) fanno eccezione i 52
infermieri (su un totale di 70), che, fortunatissimi, appena diplomati al
«Fiorini» hanno subito trovato il lavoro in corsia.
Rossella Bersani

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Rampa Braschi come il Pincio: c’è chi la vuole e chi no. E tra questi ultimi c’è
addirittura chi, come l’architetto Mario Di Mario – direttore onorario del Museo
civico Capponi e Ispettore onorario della Sopraintendenza per i Beni
architettonici e archeologici – se il progetto dovesse andare in porto, minaccia
di dimettersi da tutti gli incarichi. Un segno che il nuovo progetto per la
mobilità sostenibile, anche se con letture discordanti, è sotto la lente di
ingrandimento della politica come della cittadinanza. Un dibattito acceso che
vede protagonisti residenti, politica e rappresentanti a vario titolo della
gestione del patrimonio storico-ambientale. E che si combatte a suon di
petizioni, esposti, lettere aperte e quant’altro. In mezzo, il delicato
equilibrio – pure indispensabile – tra le nuove esigenze urbanistiche e di
mobilità e il rischio, paventato da molti ma escluso da altri, di snaturare
l’estetica e il valore di un’area ad alto pregio storico, artistico e
architettonico. Intanto il piano da un milione 300 mila euro finanziato dalla
Regione è pronto, anche se i lavori, che dovevano partire ad aprile scorso, per
ora sembrano congelati. Un fatto è certo. La posta in gioco è alta. Quella
dell’architetto Di Mario è solo l’ultima di un coro di voci contrarie ai 70
posti auto e agli ascensori della Rampa Braschi, definita senza mezzi termini
una «devastazione» e un «gravissimo e irreversibile vulnus arrecato ad un delle
più note e straordinarie iconografie storiche della città». Di Mario va anche
oltre: «Nel caso si dovesse procedere su questa strada mi vedrei costretto dopo
40 anni di onorato servizio, a rassegnare il mandato di Direttore onorario nel
Museo Civico Capponi e di Ispettore onorario delle soprintendenze per in beni
archeologici, architettonici e paesaggistici del Lazio». Ma nel coro dei «no»
compaiono anche molti residenti, l’Archeoclub e altre associazioni, tutti
sostanzialmente d’accordo con Di Mario, che mette in evidenza come che a fronte
di un «modestissimo risultato» si sacrificherebbe «uno dei siti più
rappresentativi della storia, dell’identità e dell’immagine della città». Gli
aspetti più controversi riguardano lo stravolgimento che subirebbe la Rampa
Braschi dal punto di vista paesaggistico e storico. Ma d’altro canto, dicono i
sostenitori del progetto – tra cui alcuni esponenti della maggioranza -, i tempi
cambiano; il parcheggio risolverebbe il problema delle soste nel centro storico
e darebbe la possibilità realizzare una cerniera tra città bassa e città alta.
Ma quei 70 parcheggi sarebbero poi sufficienti a far fronte alle necessità? I 70
residenti firmatari di una petizione contraria, l’esposto dell’Archeoclub e le
osservazioni di Gabriele Panizzi, il gioco non vale la candela. Molto meglio
spostare le autolinee e realizzare il parcheggio – di ben 200 posti auto – in
piazza XXV aprile, nel rispetto del Ppe del centro storico alto. «I soliti
signornò» li aveva definiti invece il capogruppo di An Francesco Zicchieri, che
invece vede nel progetto – forte anche del parere positivo espresso dal nuovo
Soprintendente ai beni architettonici e paesaggistici del Lazio Martinez – una
grande opportunità di sviluppo economico e turistico, ma anche la possibilità di
accesso al centro storico da parte dei disabili. In tutti i modi il progetto è
pronto e ha il benestare della Soprintendenza competente. Anche se Mario Di
Mario – che della Soprintendenza è ispettore – parla di «stravolgimento
idrogeologico, statico, archeologico, architettonico, urbanistico, paesaggistico
ed estetico». Messa in questi termini potrebbe accadere come al Pincio, dove
sembrava tutto pronto per il parcheggio, e invece ora è tutto da rifare.
Diego Roma

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Un porto che resta sulla carta. Il progetto lanciato dal sindaco Stefano Nardi
nella scorsa campagna elettorale, per il momento resta nel più completo riserbo.
Eppure tra gli impegni in agenda della maggioranza del sindaco risaltava come
uno dei primi «faremo». Di anni ne sono passati due, e i progetto del porto
sembra diventare sempre più un’occasione che rischia di andare persa. Un piano
di portualità analogo, invece, si sta discutendo in queste settimane a Latina,
dove il sindaco Vincenzo Zaccheo sembra intenzionato ad andare
fino in fondo. Ma il porto a Terracina, si fa o non si fa? Ad interrogare il
sindaco Nardi e la maggioranza di centrodestra è il partito de La Destra,
che « fortemente vuole la realizzazione del porto» e «chiede
una presa di posizione netta e chiara» e la chiederà nella seduta consiliare di
oggi. «A che punto è l’iter amministrativo del progetto? – domanda Gianluca Di
Natale, portavoce de La Destra -. Quando inizieranno i lavori? Quali sono i
tempi per la realizzazione? ». Domande sacrosante, aggiunte alla «certezza che
il progetto per il nuovo porto non sia stato soltanto utilizzato come propaganda
elettorale». Anche La Destra mette sul tavolo il progetto di Latina, dove «il
Sindaco di Latina Zaccheo accelera l’iter progettuale per avere un porto a
Latina, fortemente penalizzante se non addirittura ostativo per Terracina». «La
giunta e i Consiglieri di maggioranza devono uscire dalle logiche di partito e
difendere l’identità, il territorio e la marineria di Terracina». Anche perché,
continua Di Natale «il nuovo porto a Terracina è una priorità, una necessità
improrogabile, un catalizzatore per lo sviluppo economico, un volano per tutte
le categorie economiche, la consapevolezza che le cose cambiano, e che siamo noi
artefici del nostro destino. Non abbiamo paura di misurarci sul piano tecnico-
scientifico ed economico per dimostrare che la nostra non è una posizione
partitica o di parte ». Per non parlare del fatto, specifica Di Natale, che il
porto a Terracina, oltre ad essere più vicino alle isole e a garantire una salda
tradizione marinara, avrebbe come sfondo «il millenario Tempio di Giove e non
una centrale nucleare. Il Piano Regionale dei Porti redatto dall’Università La
Sapienza considera l’ampliamento del porto di Terracina a basso rischio
ambientale» spiega ancora Di Natale. Tutte ragioni per cui l’amministrazione
comunale «non deve farsi scappare questa opportunità di sviluppo».
Diego Roma

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