Archivio Maggio 2008

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A Borgo Vodice la Sagra della Bufala con Polenta *Quarta edizione.
Nella splendida cornice di Piazza dei Caduti Nella splendida cornice di Piazza
dei Caduti a Borgo Vodice, domenica 1 giugno alle ore 19, il Circolo Sociale
Ricreativo Polisportivo C.S.R.P. Vodice organizza l’annuale evento denominato
"Sagra della Bufala con Polenta" giunta quest’anno alla quarta edizione. Il
programma della manifestazione è il seguente: ore 19 inaugurazione stand
gastronomici; ore 20 apertura stand al pubblico e distribuzione di ottimi
piatti; ore 21 ballo liscio con il gruppo musicale "Alfio e i Millennium". La
sera della manifestazione sarà possibile degustare dell’ottima carne di bufala
proveniente da allevamenti della zona cucinata con la polenta, altrettanto
ottime mozzarelle e formaggio prodotte con il 100% di latte di bufala, panini
con porchetta e prosciutto, patatine fritte, e degustare dell’ottimo vino
proveniente da una rinomata cantina della zona, e poi ancora birra e bibite e
per addolcire la serata buonissimi dolci artigianali. Come già detto prima la
serata non è dedicata solo agli amanti del mangiar bene, ma anche tutti coloro i
quali amano la musica liscia, perché dalla ore 21 sarà posibile ballare con il
gruppo "Alfio e i Millennium" che proporrà brani dal vasto repertorio della
musica da ballo, balli di gruppo, latino-americani, per far divertire proprio
tutti. Il C.S.R.P Vodice, è famosissimo per aver creato e organizzato
"L’incontro gastronomico dell’agro" che giunto questo anno al 25 anno di età ha
riunito nel piccolo borgo alle porte di Sabaudia ben 8000 persone provenienti
non solo dalla provincia di Latina, ma anche da quelle vicine e addirittura da
regioni confinanti. Questo perché i cuochi del circolo sono molto bravi nel
preparare ogni tipo di pietanza, che risulta gradita anche ai palati più
esigenti. La manifestazione in oggetto, ormai giunta alla quarta edizione è una
realtà per il circolo che ogni anno cerca, riuscendoci, di migliorare per
offrire alle persone intervenute solo il meglio. Quindi appuntamento per
domanica 1 giugno alle 19 a Borgo Vodice.

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L’Amministrazione comunale per il prossimo anno ha deciso di fare dei tagli:
inizierà con gli assistenti scolastici.
Una notizia che in questi giorni sta
provocando non poche preoccupazione tra gli assistenti scolastici, circa una
ventina che da anni sono il supporto di ragazzi portatori di handicap che
frequentano i diversi istituti, dalla materna alle medie. Un servizio
indispensabile per quei ragazzi che hanno bisogno di tutto: devono essere
accompagnati in bagno, a mangiare, a svolgere le attività fisiche oppure
semplicemente per spostarsi da un luogo all’altro. Una figura dalla quale il
ragazzo dipende e verso la quale nutre assoluta fiducia. Tutto questo ovviamente
verrebbe meno se la figura degli assistenti scolastici verrà tagliata. Ma la
decisione sembra presa, a dettarne il percorso l’amministrazione comunale con in
testa il sindaco Stefano Nardi. Per lui la consulenza della dottoressa Carla
Amici, dirigente dei servizi sociali. A dicembre infatti scadrà il contratto che
gli assistenti scolastici hanno con il Comune, e per il quale sembra non esserci
possibilità di rinnovo. Una ventina di lavoratori che finiranno per essere
disoccupati e la maggior parte poi ad un’età che oscilla intorno ai 50 anni.
Allarmate anche le oltre 60 famiglie, a rischio una professionalità che di certo
non potrà avere il collaboratore scolastico, conosciuto comunemente con il
termine di bidello. E’ questa infatti l’idea dell’amministrazione comunale,
quella di affidare il bambino portatore di handicap ad una figura senza nessuna
esperienza in campo. Tale soluzione ha provocato già qualche polemica tra i
dirigenti scolastici che ritengono importante che il ragazzo disagiato debba
avere una presenza costante, che lo assista quotidianamente a scuola e di
conseguenza in classe, in quanto i collaboratori scolastici devono svolgere
mansioni diverse. Una decisione quella dell’amministrazione comunale che
genererà malcontento e disagio per centinai di cittadini proprio quella
categoria che, forse, più degli altri ha bisogno
di attenzioni e non tagli.
Maya Bottiglia

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Bagarre in Consiglio comunale. Ieri sera era in discussione importanti punti
all’ordine del giorno tra cui il piano dei rifiuti, l’atto di costituzione di
pegno sulle azioni comunali su Acqualatina, il programma di recupero del piano
di zona Calcatore. In apertura il capogruppo del Partito Repubblicano Loreto
Maragoni ha chiesto l’inversione dei punti all’ordine del giorno. In quel
momento la maggioranza aveva solo undici consiglieri in aula. I consiglieri di
opposizione sono usciti fuori dall’aula. All’interno è rimasto il capogruppo
Antonio Bernardi a chiedere la verifica del numero legale. Intanto, arrivavano
alla «chetichella» altri consiglieri della maggioranza ma ugualmente non si
raggiungeva il numero legale. Nasceva un animato contrasto tra la maggioranza e
l’opposizione, che coinvolgeva anche il pubblico presente. A questo punto il
presidente del consiglio comunale, Gianni Percoco, era costretto a sospendere la
seduta.
Ercole Bersani

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Non siamo certo ai Tropici, dove i fenomeni metereologici possono distruggere intere città, inondare le strade, far crollare palazzi. Eppure non si capisce come mai ogni volta che piove con una certa intensità Terracina si trasforma in uno scenario apocalittico. Non siamo fortunatamente ai livelli di due anni fa quando un nubifragio aveva allagato le case popolari di Calcatore e le vecchie
abitazioni della Delibera, nella notte anziani erano stati costretti ad abbandonare le loro abitazioni, in cui il livello dell’acqua aveva superato l’altezza d’uomo. Crollò il tetto di una chiesa, un autoarticolato si ribaltò sulla Pontina e lungo le strade si abbatterono numerosi arbusti. In questi
giorni Terracina è stretta nella morsa del maltempo come tutto il centro Italia.
La situazione ieri non è stata così grave da richiedere l’intervento dei vigili del fuoco ma nonostante ciò lo stato di emergenza era tangibile. I tombini sono letteralmente esplosi già nelle prime ore della giornata. La via Appia antica, nei pressi del campo sportivo e una parte di via Badino sono state inondate dai ruscelli. La pioggia si è poi insinuata nell’asfalto e ne ha provocato il
cedimento provocando quelle voragini che sono ormai note a chi percorre le strade della città, soprattutto in via Cristoforo Colombo, via delle Fosse ardeatine e sull’ Appia. Il centralino della Polizia Municipale è letteralmente impazzito. Gli agenti non hanno potuto fare altro che ricevere le segnalazioni e trasmetterle agli uffici comunali. Non si sa come, però, questa prassi non porta
mai alla soluzione del problema. Solo ieri avevamo denunciato l’ennesima caduta di un adolescente che, mentre percorreva la centralissima via Derna a bordo del suo scooter, è incappato in una buca ed è caduto. Il problema dunque è cronico.
E con la pioggia non fa altro che intensificarsi. Le buche aumentano e il manto stradale è diventato un campo minato. L’allerta meteo proseguirà fino a domani.
Pubblicato da Irene Chinappi

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I tecnici della Sovrintendenza ai Beni Culturali fanno un sopralluogo all’interno del Duomo di Terracina, ma le speranze che la difficile situazione finalmente si risolva sono davvero minime. Senza fare troppa ironia, verrebbe quasi da dire che per avviare il restauro della Cattedrale servirebbe davvero un miracolo. Ieri mattina sono giunti alcuni esperti tra ingegneri ed architetti che hanno effettuato una nuova visita panoramica all’interno della storica chiesa terracinese, probabilmente per toccare con mano ancora una volta quelle che sono le evidenti criticità del secolare edificio religioso dove, tra il logorio del tempo, le usure varie e la scarsa manutenzione costante negli anni, la realtà attuale è di quelle dove c’è davvero da preoccuparsi. Senza dubbio la zona dove urgerebbe un intervento immediato e fatto come si deve è il tetto, per l’esattezza la porzione che si affaccia su via Posterula: senza essere troppo catastrofici, le tegole praticamente stanno perdendo la base sottostante sulla quale poggiano così che da un momento all’altro potrebbero cadere giù. Ma non se la passano troppo bene nemmeno i mosaici e le cappelle
all’interno della Cattedrale, dove ci sono strati di umidità accumulatasi nel
corso degli anni e anche il più piccolo lavoro porta appresso cifre a più zeri.
E così si ritorna alla questione attorno alla quale ruota tutta la vicenda: i
soldi per finanziare il restauro non ci sono, i fondi raccolti fino a questo
momento restano insufficienti anche per partire con i lavori meno gravosi e le
prospettive di miglioramento scarseggiano all’orizzonte. La visita di ieri
mattina, alla quale ha partecipato anche l’architetto Carmine Caiazzo di
Terracina, potrebbe far ben sperare nel senso che potrebbe significare che in
alto non si sono dimenticati del Domo di San Cesareo, ma a quando i fatti
concreti? Nel frattempo dal battagliero don Peppino giunge l’ennesimo appello
alle istituzioni e ai cittadini a fare di più, anche se proprio questi ultimi
hanno fatto la vera parte da leoni nella raccolta dei fondi che fino ad oggi ha
fruttato poco più di 100 mila euro, ai quali vanno aggiunti i 440 mila circa
stanziati dalla Regione Lazio ma non ancora erogati materialmente. All’appello
mancano proprio le autorità: alla domanda se qualche amministratore avesse fatto
un’offerta di tasca propria, la risposta arrivata è stata negativa. Un buon
cristiano, però, lascerebbe in piedi il dubbio di qualche donazione restata
volutamente anonima, anche se a pensar male non si sbaglia quasi mai.
Pubblicato da ri.re.

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"Temevo che anche questa volta la gravità della questione rifiuti si sarebbe
scontrata con la tradizionale apatia dei terracinesi, ed invece mi sono
ricreduto guardando quanta bella gente ha voluto partecipare alla manifestazione
di questa mattina (ieri ndr)":
così parla il signor Mario, una delle tante
persone che ieri a Terracina hanno preso parte al corteo di protesta contro
l’aumento della Tarsu al quale non è corrisposto fino ad oggi un miglioramento
della qualità del servizio di raccolta dei rifiuti. Effettivamente si poteva
temere che un’adesione un po’ tiepida mantenesse la manifestazione sotto tono,
ed invece il migliaio circa di cittadini, adulti e bambini, che hanno sfilato da
piazza Mazzini fino a piazza Municipio e per finire a piazza Garibaldi ha dato
un segnale forte ed importante di partecipazione, di coscienza e di condivisione
civiche. "Io credo che ci sia stata una gran bella partecipazione perché ognuno
dei manifestanti in realtà rappresentava un intero nucleo famigliare facendo
anche le veci di chi non è potuto venire"-ha commentato il consigliere del PD
Domenico Zappone-"Di fronte a questa espressione popolare la giunta deve
assolutamente prendere provvedimenti perché è stata una protesta nata
spontaneamente tra la gente e se gli amministratori non daranno una risposta
sarebbe da parte loro una mancanza di rispetto verso la popolazione e il venir
meno del loro stesso ruolo di amministratori che dovrebbero saper percepire i
problemi dei cittadini". Intanto ieri mattina in Comune non c’era nessuno, e
paradossalmente l’assenza del sindaco e dell’assessore all’Ambiente sono state
proprio le presenze più invocate dal corteo: "Giunta latitante" e "Vergogna,
vergogna, vergogna" sono stati gli slogan più intonati. "Per il concetto
democratico stesso della partecipazione e del confronto"-continua Domenico
Zappone-"oggi perlomeno il sindaco Nardi e l’assessore De Gregorio dovevano
essere presenti, ma evidentemente non sentono fino in fondo il ruolo che hanno".
"Questo corteo popolare è un atto dovuto"-afferma Armando Di Mario, ex
consigliere comunale-"e mi auguro che quanto prima qualche magistrato esamini
approfonditamente il caso di Terracina e apra un fascicolo in merito per
accertare se esistano estremi di reato". Nardi come Bassolino è stato lo slogan
dei militanti de La Destra e di Forza Nuova che hanno chiuso il corteo con lo
striscione ‘Rifiutiamoli’. E ancora Cittadinanzattiva, Città Partecipata, il
Rohan con Paolo D’Amico che venerdì aveva pubblicizzato caldamente la
partecipazione popolare a bordo di un’apetta insieme a Sergio Gianforchetti del
Coordinamento Cittadino, Fare Verde, i commercianti dell’Ascom, il Wwf, il
Comitato del centro storico alto, Laboratorio Politico e tanti cittadini comuni,
tutti scortati dai vigili urbani, dalla polizia e dai carabinieri.
Pubblicato da ri.re.

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Nulla osta della Soprintendenza per la chiesa di San Domenico ed il teatro
romano, finalmente riprenderanno i lavori.
Nei giorni scorsi, l’assessorato ai
lavori pubblici della Regione Lazio ha stanziato 492mila euro per i lavori di
restauro e di consolidamento della chiesa di San Domenico. Nella relazione
tecnica, a firma dei tecnici Filippo Milano e Domenico Tomei si esprime infatti
parere positivo per avviare i lavori. Successivamente verrà stilato un
progetto esecutivo nelle prossime settimane e poi si procederà all’assegnazione
dell’appalto. A questo importante risultato va ad aggiungersi il nulla osta
della Soprintendenza per i beni culturali, che ha autorizzato i lavori di
«smontaggio » dei ruderi medievali che insistono nell’area del tetro romano. I
reperti verranno quindi letteralmente smontati seguendo però quattro
prescrizioni indicate dalla Soprintendenza. Innanzitutto, ogni reperto andrà
rimosso seguendo un iter preciso che prevede la catalogazione sia fotografica
che su archivio. Ogni elemento recuperato, dovrà essere inoltre conservato in
una sede concordata con i tecnici dell’ente per i beni culturali. Nel documento
stilato dalla Soprintendenza si fa inoltre riferimento alla necessità di
procedere con cautela i lavori, di documentare le fasi dei lavori ed in ultimo
si invita l’amministrazione comunale a comunicare tempestivamente eventuali
ritrovamenti ed ovviamente l’iter dei lavori. Non sembra tuttavia che si sia
fatto esplicito riferimento alla questione dell’unica palazzina che ancora
permane sull’area del teatro, una struttura per ora abitata solo da una coppia
di anziani che, secondo il progetto per il recupero del teatro dovrebbe essere
abbattuta. La richiesta del finanziamento per la chiesa di San Domenico e quella
del nulla osta per i lavori al teatro romano erano state più volte avanzate
dall’assessore ai beni culturali Sandro Marigliani. «E’ stato un iter lungo -
commenta Marigliani – e non molto semplice perchè le proposte del comune di
Terracina sono rimaste per molto tempo in giacenza. Però dopo i necessari
rilievi abbiamo ricevuto i finanziamenti regionali per la chiesa di San Domenico
e il nulla osta per i lavori al teatro romano. Due ottimi risultati quindi. Il
recupero delle antiche strutture contribuirà sicuramente a migliorare la qualità
dell’offerta culturale della città. Per non contare poi l’importanza oggettiva
che il recupero di questi siti di notevole pregio sia dal punto di vista
artistico che storico può avere». Una bella soddisfazione per Marigliani anche
se ancora non si sa, se verranno predisposti interventi anche per le statua
contese. Sono molte le associazioni culturali ed i singoli cittadini che hanno
contestato il possibile trasferimento delle due statue
recuperate nel corso degli scavi presso il museo archeologico di
Sperlonga. Una, a mezzo busto del peso di una tonnellata, gli esperti
sostengono ritragga il triumviro Marco Emilio Lepido, figura molto nota
nell’antichità per essere stato uno dei principali esportatori di marmo della
Numidia. L’altra invece è una statua acefala, alta circa un metro e 70 e
raffigurante una sacerdotessa dedita al culto di Iside, ma ve ne sarebbe anche
una terza. Per ora insomma si procede passo passo auspicandosi che questa volta
l’iter di recupero non abbia intoppi e che i due siti, beni inestimabili non
solo per il patrimonio della città vengano restituiti alla comunità.
Maria Sole Galeazzi

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Iniziative estive compromesse per assenza di fondi. E’ polemica nella giunta
Nardi.
Pietro Serra, assessore al Turismo, lamenta i "ritardi che emergono nella
redazione del bilancio di previsione 2008", che "pregiudicano le manifestazione
dell’estate e compromettono gravemente la politica della promozione turistica".
In quella che sembra essere una chiamata in causa del mai nominato assessore
alle Finanze, Serra denuncia che, "a stagione estiva praticamente iniziata,
l’assessorato al Turismo non ha ancora avuto assegnato nessun budget". Eppure,
il Comune, facendosi carico delle funzioni della disciolta Azienda di Promozione
Turistica, si sta coordinando con l’ufficio Informazione ed assistenza turistica
e con l’Istituto professionale "Alessandro Filosi" per garantire punti di
riferimento ai visitatori. Nell’ultima riunione, che si è svolta lo scorso 6
maggio, "sono state esaminate – riferisce Serra – diverse soluzioni praticabili
con l’impegno diretto del Comune, nell’ambito delle disponibilità economiche
dell’assessorato". "Il dato finanziario, di conseguenza – spiega l’assessore -,
assume un aspetto rilevante", ma "l’assessorato al turismo, nel confermare tutta
la disponibilità alla soluzione delle problematiche, deve rilevare che, a
stagione estiva praticamente iniziata, non ha ancora avuto assegnato nessun
budget e che tale situazione oltre a pregiudicare le iniziative per l’estate
2008, sta gravemente compromettendo la politica della promozione turistica".
Secondo Serra, "diverse ed importanti iniziative di promozione, di notevole
valore per la città, rischiano di essere compromesse per i ritardi che emergono
nella redazione del bilancio di previsione 2008 e soprattutto dagli atti che ne
scaturiranno; ad iniziare dall’assegnazione dei Piani Esecutivi di gestione
(Peg), fondamentale strumento di chiarezza e certezza dell’attuazione dei
programmi amministrativi". "La definizione delle risorse finanziarie – termina
l’assessore -, soprattutto se affidate in tempi ragionevoli, permetterà
l’attuazione di una politica di programmazione e promozione, ad iniziare
dall’assistenza ed informazione, biglietto da visita per una città a forte
valenza turistica". E’ la seconda volta che Serra denuncia la mancata
definizione delle risorse finanziarie per allestire il cartellone dell’estate
terracinese. Il primo allarme c’è stato circa un mese fa, sempre a mezzo stampa
e sempre con lo stesso destinatario implicito: Giuliano Masci. Gli assessori
dell’amministrazione Nardi preferiscono parlarsi attraverso i giornali.
Andrea Di Lello

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Circolazione a singhiozzo, automobili intrappolate tra i tir e il primo bel
mucchio di multe da parte dei vigili urbani: questi sono stati i primi effetti a
Terracina dopo la chiusura della canna in direzione Napoli del traforo ‘Monte
Giove’, scattata alle prime ore di ieri mattina.
Un copione visto e rivisto già
altre volte a Terracina dal momento che appena l’anno scorso la galleria era
stata nuovamente interdetta al traffico per una serie di lavori che avrebbero
dovuto renderla più agevole e sicura per gli utenti. E ora ci risiamo per
permettere la stesura di un nuovo manto di asfalto drenante che, in definitiva,
salvo complicazione, dovrebbe tenere tutti fuori dal traforo per almeno le
prossime tre settimane. Ieri mattina era impossibile non accorgersi che qualcosa
non andava anche senza essere informati della nuova interdizione al traffico: il
tratto urbano della via Appia proseguendo per le centralissime via Roma e via
Cavour fino ad uscire da Terracina era letteralmente imbottigliato nel traffico,
di quelli belli pesanti dove a farla da padrone sono quei camion che,
normalmente, transitano altrove: nelle galleria, appunto. Tra l’altro ancora
ieri mattina poco prima delle undici gli operai dell’Anas erano ancora impegnati
con le modifiche temporanee da apportare alla segnaletica verticale così da
indirizzare nella maniera e, soprattutto, nella direzione esatte i mezzi,
soprattutto quelli provenienti da fuori. A tal proposito l’Anas raccomanda agli
automobilisti prudenza nella guida e ricorda che l’informazione sulla viabilità
e sul traffico è assicurata attraverso il numero gratuito 1518 del Cciss
‘Viaggiare informati’, i notiziari RadioRai ‘Ondaverde’, Isoradio, il sito Anas
e tramite il numero unico del call center "Pronto Anas" 841.148. In concomitanza
con la chiusura alternata del traforo il Dipartimento reti e servizi-Settore
viabilità e traffico del Comune di Terracina ha emanato un’ordinanza ad hoc
istituendo per il periodo compreso tra il due maggio scorso e il prossimo 24
maggio i seguenti divieti, obblighi e limitazioni: è consentita la sosta lato
mare in via Roma dall’intersezione con ponte del Salvatore all’intersezione con
piazza della Repubblica e via Cavour per soli 30 minuti nell’arco temporale 8-20
risultando libera nel rimanente arco 20-8; c’è il divieto di sosta con rimozione
forzata (0-24) sul lato monte della via Appia dall’intersezione con via dei
Volsci all’intersezione con il ponte del Salvatore, in via Roma
dall’intersezione con il ponte del salvatore all’intersezione con piazza della
Repubblica e in via Cavour, precisando che in questi tratti soltanto nei giorni
prefestivi e festivi è consentita la sosta di mezz’ora tra le ore otto e le ore
venti; per le successiva tre settimane sarà consentito il passaggio dei mezzi
pesanti nel centro cittadino; infine, è da considerarsi revocato ogni permesso
di sosta consentita per più di trenta minuti sul tratto di strada interessato
dalle limitazioni poc’anzi specificate. Proprio a proposito di questi divieti
fin da ieri mattina il comandante Vincenzo Pecchia ha organizzato una serie di
servizi ad hoc incaricando gli agenti di monitorare che l’ordinanza venisse
rispettata: nella tarda mattinata i vigili urbani erano già arrivati a quota
cinquanta circa tra le multe d’importo pari a 36 euro comminate agli
automobilisti e centauri che avevano parcheggiato laddove è momentaneamente
proibito farlo. Una cosa è certa: ancora una volta con la chiusura della
galleria non mancheranno i disagi e, con essi, le polemiche destinate a
protrarsi molto più a lungo delle tre settimane di lavori previsti nel traforo
di Monte Giove.
Rita Recchia

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Durante la persecuzione degli Ariani fomentata dall’imperatore Valente e
l’invasione dell’africa da parte dei vandali di Genserico seguaci anch’essi di
quell’eresia, Silviano, illustre in cartagine per integrità di vita, per
profondo zelo religioso e per l’attaccamento alla fede ortodossa subì impavido
incarcerazioni e tormenti.
Dopo che, per divino volere, i persecutori ebbero
tentato invano di suppliziarlo, lo misero sopra una nave “lacera et cariosa”
insieme con il padre Eleuterio, la madre Silvia, la sorella Rufina ed il vescovo
Castrense, sicuri che l’imbarcazione sarebbe in breve affondata. Ma protetta dal
Signore, la nave approdò sulle coste della campania e gli scampati si recarono a
Terracina. Qui non presero dimora entro le mura della città, ma si stabilirono
ai piedi del monte di Ferocia (Leano), dove vissero in umiltà e preghiera. Ben
presto la presenza di Silviano fu conosciuta in seguito ad una serie di miracoli
da lui operati, e tutta la popolazione “viri cum mulieribus senes cum
iunioribus” accorrono presso il Santo di cui baciano la vestigia. Era vescovo di
Terracina in quel periodo un certo Giovanni e quando questo morì (443 ca.), il
clero ed il popolo innalzarono al soglio episcopale Silviano che governò la
Chiesa di Terracina soltanto per nove mesi. Alla sua morte fu eletto vescovo il
padre Eleuterio che guidò i fedeli terracinesi per alcuni anni e morì in età
molto avanzata. I corpi dei due santi furono seppelliti presso una chiesa
dedicata al SS Salvatore, che successivamente assunse il titolo di San Silviano.
In epoca imprecisata, ma che si può riferire al secolo X, il santo apparve più
volte in sogno ad un giovane di Terracina di nome Giovanni, indicandogli il
luogo della sua sepoltura ed invitandolo ad informare il vescovo. Poiché
nonostante altre apparizioni Giovanni trascurò di eseguire l’incarico, Silviano
apparve ad un cittadino di Gaeta, pure di nome Giovanni dandogli il medesimo
incarico. Dopo la morte di Costantino (340 ca.) ci fu un gran movimento di
popoli barbari che, provenienti dall’oriente dell’Europa, cercavano di
insediarsi disordinatamente nei territori occidentali. Si trattava della maggior
parte di popolazioni germaniche divise in vari gruppi: Goti, Ostrogoti, Franchi,
Alemanni, Burgundi, Longobardi e Vandali. Questi ultimi invasero la Gallia,
dilagarono in Spagna e di qui passarono in Africa dove fondarono il regno dei
Vandali il cui re e condottiero Genserico fu oltre che abile e valoroso,
intollerante e crudele persecutore dei cattolici. Genserico creò in Africa
settentrionale un grande stato con capitale Cartagine; successivamente passò in
Italia e le sue orde approdarono in varie parti della costa, raggiungendo Roma
che saccheggiarono e distruggendo tutto ciò che non potevano portare con loro.
Le persecuzioni che i cattolici dovettero subire da parte di Genserico e dei
suoi Vandali furono tremende, massacrarono e torturarono i cristiani il cui
torto era quello di non appartenere alla religione ariana. La religione ariana
era la dottrina dell’eretico Ario, condannata dai Concili di Nicea (325) e
Costantinopoli (381) e professata dai popoli germanici. Ario negava la trinità
di Dio e la divinità di Gesù Cristo. Sotto i successori di Gernserico (477-533)
la potenza dei suoi Vandali decadde e il loro regno fu annientato da Bellisario
nel 534. Questi si recò subito dal suo vescovo il quale immediatamente convocò
il popolo. “Concurrunt illico ad rei famam omnis generis viri vicinarum urbium
atque castrorum totius Caietae ducatus, commeatus et arma parantur, atque B.
Silviani corpus auferre confidunt”. Ma il Santo, che voleva rimanere a
Terracina, finalmente riesce a convincere il vescovo della città, il quale
seguito da immensa moltitudine di popolo, si reca al luogo indicato, ritrova il
corpo di Silviano con quelli di Silvia e di Rufina e, postili sopra un carro si
affrettano a portarli a Terracina. Ma giunti in un luogo “qui hortus balnei
dicitur” (ai quattro lampioni), s’incontrarono con la moltitudine armata dei
Gaetani. Intorno alle sante reliquie sta per scoppiare un sanguinoso conflitto,
quando per intervento divino, gli animi si placano, ed i Gaetani, essendosi
convinti che il Santo vescovo aveva prescelto Terracina, dopo aver ottenuto dai
Terracinesi un braccio di Silviano, lo portarono in patria dove anche oggi è
venerato. La memoria e la venerazione di Terracina verso il San Silviano è
tutt’ora sempre viva e profondamente radicata. Si ritiene che a farlo diventare
protettore di campi in genere e di vigneti in particolare , sia stato il suo
nome uguale o affine a quello di una divinità pagana campestre di nome Sylvanus.
Il dio Sylvanus era la massima divinità terracinese, espressione della
religiosità della realtà contadina della Valle. Era la divinità che doveva
presiedere a tutti gli aspetti della vita contadina: la semina, il raccolto, la
vendemmia. Infatti un piccolo santuario a quel dio sorgeva sulle pendici sud-
occidentali del monte sant’Angelo in località “la fossata” del quale si trovano
ancora le sue rovine. Una tradizione quindi che dura da millenni e che vede
trasformare il dio pagano Sylvanus in San Silviano a cui infatti è dedicata la
chiesa nella Valle dei Santi. Comunque San Silviano è un Santo nel luogo fin
dalla metà del secolo V quando venne citato nel Martirologio Geroliniano “…iuxta
Terracinam in Campania natale Silvani Episcopi et confessorum…” Al IX secolo poi
risale la prima citazione di una chiesa dedicata al Santo “…ecclesia beati
Silviani in territorio terracinensi” (Codex Diplomaticus Caietanus). La
venerazione per San Silviano da parte dei concittadini rimonta ad epoca
remotissima, ed è stata grande sempre anche quella di tutta la popolazione.
Nella cattedrale, sul prospetto anteriore dell’altare posto a sinistra di quello
maggiore, vi è una lastra marmorea con su graffita la figura di San Silviano in
mezzo a quella della madre Silvia e della sorella Rufina. Dal “Contatore”. Nel
popolo di Terracina si ritiene comunemente che la lotta fra terracinesi e
gaetani sia avvenuta per il possesso del corpo di San Cesareo. Avendo gli
abitanti di Terracina afferrato un braccio e quelli di Gaeta l’altro, tira di
qua e tira di là, il braccio tenuto dai terracinesi si sarebbe staccato e
sarebbe rimasto loro, mentre i gaetani avrebbero portato via tutto il resto del
corpo: la leggenda deve aver avuto origine dal fatto che fino a non molti anni
fa nella festa del Santo si esponeva e si portava in processione, in luogo della
statua che è moderna, solo un braccio d’argento del Patrono. Il lavoro che deve
risalire alla fine del secolo XVI, o al principio del successivo, è veramente
interessante: bellissimi il volto e l’atteggiamento di Santa Rufina, delineata
con tratti degni di un grande artista. Nel prospetto dell’altare di destra si
trova altra analoga tavola, rappresentante un panorama stilizzato della città,
benedetta dal Santo, con lo sfondo delle isole pontine. Una grande tempera
monocromatica di Sebastiano Conca, il noto pittore di Gaeta, discepolo di
Solimena, dipinta nell’absidiola della navata sinistra, rappresenta il Santo
benedicente in atteggiamento maestoso . Caratteristica è la processione che il
1° maggio al sorgere del sole, la statua del Santo partendo dalla Cattedrale
viene portata alla chiesa campestre di San Silviano, posta a tre miglia dalla
città, accompagnata da una folla di fedeli, agricoltori e viticoltori che lo
invoca e lo festeggia. Ma la devozione per San Silviano ha varcato gli oceani;
un gruppo di terracinesi emigrati anni fa in Uruguay e precisamente a Solis
Grande (Montevideo), ha ivi formato la comunità di San Silviano elevandolo a
protettore della cittadina e festeggiandolo come a Terracina ogni 1° maggio con
processione e messa solenne, giochi attrazioni e gran ballo campestre. A San
Silviano infine è stata anche dedicata una poesia dal nostro concittadino poeta
e scrittore Gigi Nofi di cui si riporta un versetto: Pe te Selviane mie, tanta
gente, se batte an piette e prega angenucchiata, secure che chist’anne la
gelata, se pure calerà nen farà gnente. Nota: il racconto della vita di San
Silviano si basa, in gran parte su notizie tramandate per tradizione, e come
afferma il De La Blanchére, nel riassumere il racconto fatto dal Contatore che
esso è preso non si sa da dove, mentre lo storico terracinese riferisce
esplicitamente di averlo tratto da alcuni manoscritti di un Gregorio vescovo di
Terracina senza specificare se si tratti del Gregorio monaco cassinate, eletto
vescovo da Pasquale II (sec. XI) o dell’altro vescovo Gregorio, vissuto nella
prima metà del secolo XIII. L’Ughelli non conta ne Giovanni, ne Silviano, ne
Eleuterio tra i vescovi sicuri; i martirologi dicono soltanto che sono vissuti
in questa zona. L’attribuzione di Sylvanus o Sylvinus a Terracina ha per essa il
Martirologio Romano che va sotto il nome di San Girolamo dove è detto che il 10
febbraio si celebra ” in Terracina natale San Siriani Episcopi et confessoris”.
Resta assai incerta l’epoca in cui il Santo vescovo sarebbe vissuto, ma deve
essere all’incirca quella delle invasioni barbariche. Più facile è congetturare
come San Silviano sia diventato il patrono dei campi e delle vigne.
Poiché nessun particolare della vita del Santo risulta legato alle attività
agricole, è evidente che a farlo diventare protettore dei campi sia stato
soltanto il suo nome, eguale od affine a quello della divinità campestre
Sylvanus.

(continua…)

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