Archivio Marzo 2008

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Il Comune di Terracina rischia di perdere tutti i reperti archeologici trovati
nelle diverse campagne di scavo degli ultimi anni.
Nei giorni scorsi, infatti, è
arrivata in Municipio una lettera della soprintendenza ai beni archeologici con
la quale si sollecita l’amministrazione Nardi a trovare spazi per un giusto ed
organizzato deposito della gran quantità di materiale venuto alla luce nell’area
del teatro romano, in via Santi Quattro e Via Greggi. Quello della
soprintendenza è un vero e proprio aut aut, perché, in caso di mancato
adempimento da parte dell’ente locale, i reperti, secondo una prassi normale in
queste circostanze, saranno portati dove meglio potrà essere garantita la loro
tutela. Ovviamente, la prosecuzione degli scavi, soprattutto nell’area del
teatro, resta condizionata ad una adeguata sistemazione del materiale, che
adesso si trova nelle sostruzioni di Piazza Municipio. Si tratta di decine e
decina di casse contenenti reperti di tutti i tipi, dai frammenti di intonaco di
varia grandezza a parti di statue ed epigrafi, che devono essere ancora
catalogati per intero e studiati, ma che sono considerati di indubbio interesse
scientifico. L’ultimo ritrovamento di cui è stata data notizia riguarda un’ara
votiva, nella zona del teatro, che documenta il culto locale di Giove Anxur, del
quale finora si avevano testimonianze soltanto letterarie. L’amministrazione
Nardi ha fatto di questi scavi archeologici nel centro storico alto una sorta di
bandiera della sua politica culturale, proponendoli quasi come un nuovo
rinascimento, sia pure su scala locale. A parte il teatro, che è interessato da
un progetto che mira addirittura al suo riuso funzionale, via Greggi e via Santi
Quattro hanno restituito i resti significativi di domus romane. In particolare,
in via Santi Quattro sono stati rinvenuti mosaici tornati a Terracina dopo anni
di restauro e che hanno trovato una degna collocazione delle favisse della
Cattedrale. Ora, però, la lettera della soprintendenza sollecita la soluzione
degli attuali problemi ed agita davanti agli occhi degli amministratori lo
spauracchio di una clamorosa perdita di una fetta consistente del patrimonio
archeologico cittadino. In realtà, un nuovo spazio museale è previsto dal
progetto relativo all’utilizzo del Palazzo della Bonificazione Pontina. Il primo
piano dello storico edificio, infatti, ha proprio questa destinazione. Ma la
soprintendenza si aspetta dal Comune risposte precise, che fino ad ora non
sembra siano state fornite.
Andrea Di Lello

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Sentenze esemplari nel processo a carico di dieci imputati nell’operazione
‘Bamba’.
Si torna a parlare dell’Operazione Bamba realizzata nel gennaio di due
anni fa dai carabinieri del comando provinciale di Latina: per dieci degli
arrestati, che avevano optato per il rito abbreviato, mercoledì scorso sono
giunte le sentenze da parte della prima sezione penale del tribunale di Santa
Maria Capua Vetere (presidente Raffaello Magi e giudici a latere Stefania Riccio
e Valeria Bove). Condanne pesanti per decine di anni, tranne che per Ercole
Amedeo D’Amico che, assistito dall’avvocato Orfeo Palmacci, è stato assolto dal
reato contestatogli perché il fatto non sussiste. L’Operazione Bamba era stata
una delle più vaste operazioni messe in campo contro il traffico di sostanze
stupefacenti ramificata in tutto il centro Italia, e gli uomini dell’arma aveva
indagato per ben due anni pedinando, intercettando e controllando ogni minimo
dettaglio fino a quando il 10 gennaio del 2006 alle prime luci dell’alba era
scattato il blitz che aveva riguardato soprattutto il territorio di Terracina,
città che fino ad allora aveva svolto un ruolo logistico importante nel giro di
spaccio e di affari che faceva capo ad un gruppo di nigeriani con la base
operativa a Castel Volturno. L’operazione era stata denominata ‘Bamba’ dal nome
di una nota discoteca allora attiva proprio a Terracina, oltre che dal
linguaggio in codice utilizzato dagli spacciatori: le dosi di droga erano i
biglietti del ‘Bamba, appunto, e più ne chiedevi, più ne avevi. Dopo il primo
blitz e con le successive indagini gli imputati arrivarono a 51 dei quali alcuni
hanno definito il giudizio con il patteggiamento all’udienza preliminare del 22
novembre 2006, mentre gli altri 43 erano stai rinviati a giudizio nella medesima
udienza davanti alla I sezione del tribunale e per alcuni di essi c’è stata
dichiarazione di incompetenza, per altri si sta procedendo con rito ordinario e
per gli ultimi dieci c’è stato il rito abbreviato secco con le sentenze
dell’altro giorno: 10 anni di reclusione e 80 mila euro di multa per Agostino
Annarelli; 2 anni e 8 mila euro per Loreto Cardarelli; 8 anni e 40 mila euro per
Santa D’Amico; 3 anni e 4 mesi e 16 mila euro per Francesca Porcu; 8 anni e 4
mesi e 60 mila euro per Antonio Cirillo; 3 anni e 9 mila euro per Bruno Dente; 3
anni e 18 mila euro per Santolo Visone; 3 anni e 18 mila euro per Gregorio
Maurizio e per Stefania Visca; assoluzione per il solo Ercole Amedeo D’Amico.
Pubblicato da Rita Recchia

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Barra sabbiosa al porto, i lavori partiranno dopo le feste di Pasqua. Ad
annunciarlo è il presidente dei Verdi di Terracina, Giuseppe Carrabs.
Riconosciuta la somma urgenza, la Regione Lazio, tramite l’assessore
all’ambiente Filiberto Zaratti, ha affidato l’intervento alla ditta «Technosub».
La sabbia rimossa, così come era stato previsto nell’accordo tra Regione e
Comune siglato nel gennaio dello scorso anno, verrà utilizzata per il
ripascimento. Prima però di depositarla sulla spiaggia, dalla sabbia dovrà
essere separato il limo. Il materiale comunque potrà essere disperso in mare, a
circa 3 miglia di distanza, visto che l’Arpa ha accertato l’assenza di sostanze
inquinanti come idrocarburi. «L’intervento – spiega Carrabs – verrà
realizzato da una motozattera che dragherà la foce del porto. La sabbia verrà
prima prima depositata sulla spiaggia di Levante e poi trasportata via terra sul
litorale di viale Circe per il ripascimento». Si tratta ovviamente di un
intervento di somma urgenza. L’importo stanziato è di 200 mila euro. Si è già
attivato l’iter per ottenere tutte le autorizzazioni necessarie. Per quanto
riguarda gli interventi di ripascimento, insieme al nulla osta della Capitaneria
di Porto di Gaeta, servirà anche un’ordinanza del sindaco Stefano Nardi. «La
speranza – continua Carrabs – è che l’amministrazione comunale non perda tempo e
individui subito, di concerto con gli operatori balneari, i punti del litorale
che hanno maggiore necessità di sabbia». Le decisioni della Regione arrivano
all’indomani delle proteste e delle polemiche che si sono sollevate nei giorni
scorsi per la grave situazione in cui versa la foce del porto di Terracina,
giunta ormai ai limiti della navigabilità, a causa dei fondali estremamente
ridotti. A farsi portavoce dell’esasperazione dei pescatori e degli altri
operatori del porto – che temevano addirittura la paralisi delle attività – era
stato il presidente del Consiglio comunale, Gianni Percoco, che aveva imputato
alla Regione di ignorare la situazione di emergenza e soprattutto la
pericolosità per i fondali bassi. Gli appelli questa volta non sono caduti nel
vuoto, almeno per quanto riguarda la somma urgenza. L’intervento di rimozione
della barra sabbiosa inizierà subito dopo le festività pasquali.
Maya Bottiglia

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Un ferro da stiro lasciato inavvertitamente acceso avrebbe potuto causare un
vero disastro all’interno di un appartamento all’attico del complesso
residenziale Domus Flora, a Terracina.
Quando la padrona di casa è ritornata dal
lavoro, ha trovato l’abitazione avvolta in una cappa acre di fumo e ha subito
allertato i vigili del fuoco che, precipitatisi in viale Europa, si sono messi
al lavoro lasciando l’appartamento dopo circa un paio d’ore. Danni alla camera
da letto e pareti annerite ovunque, ma fortunatamente non si sono registrati né
feriti né intossicati. La signora A.M., un’insegnante, è rientrata dal lavoro
poco prima delle 13, ignara di quello che di lì a poco avrebbe trovato
nell’appartamento dove vive con il marito, S.M., e il figlio. Per tutta la
mattinata l’abitazione era rimasta vuota e la prima a rincasare è stata la donna
che ha fatto l’amara scoperta: il bell’appartamento all’attico era completamente
saturo di un fumo talmente acre che il cattivo odore è rimasto per il resto
della giornata non soltanto nelle immediate vicinanze della Domus Flora, ma
addirittura in altre strade dello stesso quartiere. A.M. ha avuto la lucidità
necessaria per allertare il 115 così che i pompieri hanno raggiunto il luogo
dell’incendio in poco tempo e subito si sono messi all’opera. Non c’erano
fiamme, soltanto una cappa fitta fitta di fumo e di fuliggine. All’inizio la
stessa proprietaria era convinta che a causare il tutto potesse essere stato un
pentolino lasciato inavvertitamente sul fuoco acceso al momento di uscire ieri
mattina verso le 8 per andare a lavoro. Successivamente, però, le accurate
verifiche dei vigili del fuoco hanno permesso di accertare come l’incendio fosse
divampato dal ferro da stiro rinvenuto proprio sul letto e lasciato acceso: un
corto circuito, dunque, che ha bruciato la testiera del letto e il materasso
provocando una quantità assurda di fumo che ha riempito tutta l’aria
circostante; addirittura si sono annerite anche le pareti dell’appartamento
attiguo. Soltanto dopo aver messo tutto in sicurezza i pompieri hanno lasciato
l’abitazione. Tanta paura per A.M. che proprio non riusciva a capacitarsi di
quanto accaduto, ma purtroppo incidenti del genere tra le quattro pareti
domestiche sono più comuni di quanto non si possa pensare. Basta davvero una
minima distrazione perché accada l’irreparabile, ma per fortuna questa volta si
parla soltanto di danni materiali.
Pubblicato da ri.re.

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Stato di agitazione per i lavoratori dell’Eco Sabina, che da mesi non
percepiscono lo stipendio dal Comune. Ancora una volta gli operai che lavorano
per il Comune di Terracina, sono costretti a dover scendere in piazza e far
sentire la loro voce a causa del mancato accordo preso con il vicesindaco
Giuliano Masci. I lavoratori della Eco Sabina, l’Azienda aggiudicataria
dell’appalto per la manutenzione del verde ed arredo urbano del Comune di
Terracina, durante la riunione sindacale che si è tenuta nella sede della Cisl
di via Don Morosini, hanno proclamato lo stato di agitazione con riserva di
mettere in atto azioni più incisive, non escluso lo sciopero ad
oltranza se non saranno erogate le mensilità arretrate. «È inaccettabile -, ha
dichiarato Ermanno Bonaldo segretario generale della Fai Cisl di Latina -, che
il Comune di Terracina non abbia ancora liquidato i 500.000 euro dovuti alla Eco
Sabina per il servizio di manutenzione disattendendo gli impegni presi con il
Sindacato nella riunione del 5 febbraio» In quella occasione il vicesindaco
Giuliano Masci con delega al Bilancio ed alle risorse finanziarie, nell’incontro
avuto con i lavoratori e Tiziana Priori della Fai Cisl, si era impegnato
personalmente ad affrontare la questione e liquidare alla Eco Sabina, entro i
primi giorni di marzo, il 50% di quanto dovuto, ma ad oggi solo 32.000 euro sono
arrivati nelle casse dell’Azienda, somma decisamente insufficiente al pagamento
degli stipendi. «I lavoratori – , prosegue Bonaldo – hanno continuato a
garantire, nonostante tutto, il servizio di manutenzione del verde dimostrando
grande senso di responsabilità ed appartenenza nei confronti di una città che
basa la sua economia sul turismo, ma analogo senso di responsabilità e
appartenenza lo chiediamo all’Amministrazione comunale di Terracina che con
questo fare umilia il lavoro e rischia di avviare la stagione turistica con un
arredo urbano, quello del verde, trascurato e lontano da quello a cui siamo
abituati con danno per l’immagine di Terracina e la sua economia». Giorni quindi
difficili per gli operatori del verde pubblico decisi se occorrerà anche a
sospendere il servizio. Disagi quindi in prossimità delle festività pasquali
dove la cura e pulizia della città che rischia di essere deludente agli
occhi dei turisti.
Maya Bottiglia

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Dal soffitto «piovono» scarafaggi e gli studenti si rifiutano di rimanere in
aula.
E’ successo ieri mattina nella succursale dell’Itc Bianchini. Non era la
prima volta. Durante le lezioni, una classe di circa quindici alunni si è vista
cadere addosso degli scarafaggi. Gli alunni hanno subito urlato per lo spavento
e si sono rifiutati di restare in classe. I professori hanno così dovuto
adattare il corridoio come aula, per proseguire la lezione. Gli studenti sono
poi andati dal preside, per sollecitarlo a prendere provvedimenti nel più breve
tempo possibile. Infatti nel plesso c’è una controsoffittatura dove si annidano
questi animali. Già quindici giorni fa era stata fatta una disinfestazione, per
liberare l’edificio da questa poco gradita presenza. Purtroppo a niente è
servito.
Rossella Bersani

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Non sarà la legge sulle aree incendiate a fermare l’apertura della nuova cava
lungo la provinciale per Campo Soriano. I primi accertamenti effettuati dal
Comune hanno stabilito, infatti, che, degli oltre 50mila metri quadrati di
superficie interessata, soltanto poche centinaia di metri sono state percorse
dal fuoco. Per questa piccola porzione, dunque, non è possibile nessun mutamento
di destinazione da uso civico ad attività estrattive. Il resto, però, potrà
diventare una cava, alla condizione che la ditta Edil Cave, che la coltiverà,
paghi un canone annuo di 0,37 euro per ogni metro cubo di materiale estratto. La
commissione consiliare Urbanistica ha già deciso, a maggioranza, in tal senso,
ma il centrodestra si era impegnato ad accertare che non sussistessero
impedimenti in relazione alla situazione degli incendi. La minoranza, comunque,
in attesa di una posizione ufficiale dell’amministrazione Nardi, resta
diffidente e promette di verificare direttamente le indiscrezioni, che,
peraltro, arrivano direttamente dall’ufficio comunale preposto. A questo punto,
appare ancor più scontato il ‘sì’ alla delibera da parte del consiglio comunale,
anche se l’ultima parola spetterà alla Regione. Resta forte, comunque, la
contrarietà delle associazioni ambientaliste all’intervento. Per
l’amministrazione comunale, invece, l’attività della cava rappresenterebbe un
vantaggio per la collettività di Terracina, che, per effetto dei pagamenti della
ditta, "introiterebbe una notevole somma in denaro da investire in titoli del
debito pubblico e/o impiegare per la realizzazione di opere permanenti di
interesse generale".
A.D.L.

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La città di Giove fa parte di uno dei quattro Comuni segnalati dalla Procura
Nazionale Antimafia come location di camorristi.
A denunciarlo è stato Elvio Di
Cesare in un convegno-dibattito organizzato dal Laboratorio Politico nei locali
della scuola media statale Don Milani sul tema «Legalità e senso
diàappartenenza, solidarietà e giustizia». Scioccante e allo stesso tempo
inquietante è stato l’intervento del presidente dell’associazione Caponnetto,
che ha lanciato l’allarme mafia a Terracina. «Basti pensare alle intercettazioni
telefoniche tra Pecarotta e Riina, nelle quali era nominato anche il porto
terracinese. La Procura Nazionale Antimafia ha infatti segnalato Terracina,
insieme a Fondi, Gaeta e Formia, come le città pontine, dove esiste una forte
presenza camorrista. Quanto agli attentati incendiari, è necessario indagare
sulle ditte che appaltano lavori pubblici».
Rossella Bersani

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Quest’anno i parcheggi a pagamento del comune di Terracina partiranno in
anticipo. La Giunta guidata da Stefano Nardi ha deliberato l’istituzione del
servizio sulle strisce blu anticipandolo di ben 45 giorni.
Il provvedimento ha
subito un piccolo stop formale e ora è nuovamente nelle mani del segretario
generale che sta mettendo a punto il documento per poi ripresentarlo alla
prossima riunione dell’esecutivo. Si tratta solo di aspetti formali che non
cambiano la sostanza e soprattutto la volontà politica di riprendere l’annoso
discorso delle strisce blu. Quest’anno si pagherà il parcheggio già dal primo
giorno di maggio e si dovrà continuare a farlo fino al 15 settembre, a
differenza dello scorso che invece era partito un mese e mezzo più tardi. Lo
scopo di anticipare è ovviamente quello di aumentare il periodo della sosta a
pagamento per consentire un più cospicuo incasso, vista la situazione delle
finanze comunali. Così facendo l’amministrazione spera di avere maggiori
introiti. L’amministrazione ha poi confermato anche l’uso dei grattini, come
ticket orari, giornalieri e per brevi periodi, unitamente agli abbonamenti
stagionali e mensili. Non si fa cenno, almeno per ora alle tariffe, che forse
saranno ritoccate, e ad altre forme di pagamento come i tanto discussi e
inefficaci sms. Ora bisognerà vedere se anche quest’anno succederà quello che è
successo lo scorso anno, quando trovare i ticket era un’impresa. Tra stampa e
distribuzione nessuno sapeva nulla. La gestione dovrebbe rimanere nelle mani del
Comune.
F.Coc.

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In attesa dello swich-off al digitale, che dovrebbe avvenire nel 2012 e che
consente una capacita enormemente superiore di trasmissione con una qualità più
elevata, molte reti – quelle che possono – stanno sperimentando il nuovo tipo di
trasmissione. Tra queste, la rete Lazio tv, emittente regionale che ha sede a
Terracina e che punta tutto sull’informazione locale: Tg tre volte al giorno,
anche con collegamenti con altre piccole redazioni in tutto il Lazio, e
Rassegna stampa replicata più volte nell’arco della giornata. «Stiamo
reinvestendo i nostri utili per cercare di crescere da un punto di vista
tecnologico – dice il direttore del Tg, Egidio Fia – e per tenerci pronti al
digitale».

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Se la politica latita, i cittadini si mobilitano. Un segnale senz’altro
significativo quello emerso dall’incontro sulla questione rifiuti – organizzato
dal Coordinamento cittadino – che si è svolto lunedì sera presso la sede
dell’AscomConfcommercio di Terracina. Tante le associazioni presenti:
Città Partecipata, Laboratorio Politico, Ascom
Terracina, Rotary, Cit tadina nza Attiva, Terracina Forum, Vivi Hermada, WWF
Terracina, la Destra, Terracina a Tavola e Autonomi di Centro. Sul tavolo del
dibattito, spiega il presidente del Coordinamento cittadino, Sergio Gianforchetti,
«la questione rifiuti e le iniziative da mettere in atto per stimo-
lare l’ammi nistrazione comunale affinché ottemperi al rispetto del
capitolato d’appalto sottoscritto con la Terracina Ambiente». Al termini
dell’ampia discussione sono state individuate le priorità per rendere il
servizio di nettezza urbana e raccolta rifiuti degno di questo di nome. In primo
luogo le associazioni chiedono il rispetto del capitolato d’appalto sottoscritto
con Terracina Ambiente, che prevede l’attuazione della raccolta Differenziata
Porta a Porta sul centro storico alto e nel resto del territorio. Come noto il
capitolato d’appalto finora è rimasto lettera morta senza che nessuno abbia
pagato per queste inadempienze. Ma c’è di più nel nuovo piano di raccolta
preparato dal tecnico incaricato dal Comune, Carlo Santoro, si prevedono sistemi
di raccolta e percentuali di differenziata già in buona sostanza contemplati dal
capitolato mai rispettato. A tal proposito le associazioni chiedono
«l’applicazione delle penali contemplate nel contratto, alla società Terracina
Ambiente spa, per il mancato inizio della raccolta differenziata previste nella
misura che va da 250 a 2 mila 500 euro. Inoltre si invita l’amministrazione
comunale ad avviare una campagna di sensibilizzazione sul problema rifiuti e
sulla attuazione della raccolta differenziata rivolta a tutti i settori della
società civile con ogni mezzo di comunicazione. Non poteva mancare un accenno
anche all’impianto di compostaggio di Morelle, per il quale le associazioni
chiedono la riattivazione al più presto. L’attenzione poi si è focalizzata sugli
aspetti economici ed in particolari sui costi che ricadono sulle tasche dei
cittadini. In questo senso la posizione delle associazioni è dura: da un lato
infatti si invita il Comune a combattere l’evasione Tarsu tesa a far emergere
quel 40% riconosciuta dall’amministrazione comunale; dall’altro si chiede il
ritiro della delibera di giunta comunale per ulteriore aggravio del 20% della
Tarsu (anno 2008), che ricadrebbe ancora una volta su chi già paga. Queste
dunque la richieste delle associazioni che avvertono: «Qualora le azioni sopra
esposte non dovessero essere intraprese dall’amministrazione Comunale non si
escludono azioni di protesta attiva, con campagna d’informazione a tutti i
cittadini per le ripetute inadempienze dell’Amministrazione stessa, finanche ad
un ricorso alle autorità competenti per un’azione legale». Questa volta
insomma si fa sul serio.
P. P.

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Monitoraggio delle antenne di telefonia mobile nel Comune di Terracina. Un’esame
che ha rilevato maggior apprensione per il centro urbano dove sono presenti
almeno quattro antenne nello stesso quartiere. Ad evidenziare tale pericolo nei
riguardi della salute delle persone e del territorio è stato il responsabile del
settore indagini ambientali Riccardo Ricci, del Centro Ecologica Habitat di
Albano Laziale, intervenuto alla conferenza stampa che si è svolta ieri sera in
Comune, organizzata dall’assessore all’ambiente e qualità della vita Mariano De
Gregorio. Nel corso della serata sono stati illustrati i risultati del lavoro di
ricognizione sul territorio relativi al «Piano delle Antenne» ed in particolare
il Praeet, piano riassetto analitico delle emissioni elettromagnetiche
territoriali. Presenti alla conferenza l’ingegnere Luigi Di Mauro, il professore
Emilio Selvaggi presidente di Agenda 21, il consigliere Valerio Golfieri e di
certo non poteva mancare il comitato di via Bottasso-Romita. «All’interno del
territorio di Terracina – spiega Riccardo Ricci – sono presenti 25 antenne metà
delle quali obsolete. È stata fatta una mappatura delle fonti elettromagnetiche
della città con le diverse distanze evidenziando le zone di maggior rischio in
alcune delle quali sono presenti anche quattro antenne. Il prossimo passo sarà
quello di bloccare l’installazione delle prossime antenne. E trovare dei siti
comunali in cui possano convergere quelle presenti». Tutto questo ovviamente
dovrà essere discusso ed approvato in consiglio comunale. Una strada ancora
lunga da percorrere prima che il problema antenna sia da considerarsi
almeno in parte risolto.
M.B.

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Seduta-fiume, ieri pomeriggio, dell’assemblea dei soci di Terracina Ambiente,
chiamata a decidere il nuovo piano industriale e il piano finanziario.
Il nuovo
servizio, così come ristrutturato rispetto all’ormai vecchio capitolato
d’appalto, verrebbe a costare 3,6 milioni di euro. C’era attesa per la riunione
dei soci della Terracina Ambiente. Nell’agenda dei lavori erano presenti
questioni nodali per la sopravvivenza stessa della società mista. Circa un mese
fa dal socio di minoranza, l’Aspica, era giunta al Comune una ferma richiesta in
ordine al piano di rientro delle passività accumulate nei primi mesi di gestione
e al nuovo piano industriale, da attivare anche in ossequio alle direttive
nazionali. Si era trattato di un vero e proprio ultimatum, con il quale si
subordinava l’approvazione del bilancio ad una serie di condizioni, che, sole,
avrebbero potuto allontanare la prospettiva di un fallimento della società
mista. Ieri, in apertura dei lavori, Carlo Santoro, il tecnico incaricato dal
Comune, ha illustrato il nuovo piano industriale, che prevede una spesa di 3,6
milioni di euro, con un aggravio di circa 700 mila euro in più. Esso prevede una
rivoluzione nel sistema, dal momento che prevede una graduale introduzione della
raccolta differenziata, oggi ferma al 2%. Per togliere Terracina dalla poco
virtuosa posizione di Cenerentola in provincia in tema di riciclaggio, si
bruceranno le tappe in vista del traguardo del 40% di differenziato da
raggiungere entro il dicembre prossimo. A marzo partirebbe la raccolta di carta
e cartone, riservata agli esercizi commerciali. Ieri l’assemblea dei soci si è
occupata ampliamente anche del piano finanziario, che ha certificato un «buco»
di 600 mila euro accumulato nei 7 mesi di esercizio. I lavori dell’assemblea dei
soci sono stati aggiornati, per completare la discussione. Rinviato, di
conseguenza, anche il Cda previsto per oggi.

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Nuove aree per l’edilizia popolare. La speranza è che il Comune non perda tempo.
«Apprendiamo oggi – scrive il coordinatore comunale dei giovani per la liberta
di Forza Italia Daniele Pecchia – del Bando Regionale per l’assegnazione di
finanziamenti per l’edilizia popolare. Finalmente arriva una ventata di ossigeno
per gli anziani ma soprattutto per le giovani coppie che non riescono ad
acquistare case attraverso l’edilizia privata». Sono infatti sempre più numerose
le giovani coppie che non riescono ad affrontare il grande passo a causa
dell’impossibilità di poter comprare una casa. «La parte del gettito, per la
provincia di Latina – continua- , ammonterà a 17 milioni e 629 mila euro, e non
è poco. Come tutti sappiamo l’area in cui si possono costruire alloggi popolari
è la cosiddetta zona 167. Nel caso in cui la zona 167 si dimostrasse
insufficiente, però è compito dell’amministrazione locale individuare nuove aree
per la costruzione in edilizia popolare ». Una soluzione che dovrà essere messa
in evidenza al più presto qualora la 167 non dovesse essere adeguata. «E veniamo
quindi al caso specifico del nostro comune prosegue Pecchia – , dove l’emergenza
abitativa è un tema sentito dalla cittadinanza ma sembrerebbe di non di primaria
importanza per l’amministrazione, forse impegnata a finalizzare l’edilizia solo
per le seconde case ad uso turistico. Noi Giovani per le Libertà di Forza
Italia, indirizziamo il nostro appello all’assessore competente all’urbanistica
Giovanni Masci affinché non si perda un’opportunità del genere facendo così
diventare, il diritto alla prima casa, uno dei leit motiv della nostra città. In
questo momento così particolare per la mancanza di risposta
dell’amministrazione, alle istanze dei cittadini, vogliamo che l’assessore
faccia la sua parte arrivando all’individuazione di aree di soddisfacimento
dell’emergenza. Tutto ciò in considerazione anche di quanto inserito nel
programma, presentato nella tornata elettorale del 2006 e in linea con la
recente programmazione del Popolo delle Libertà. Diciamo anche che non resteremo
inermi a guardare ma vigileremo costantemente affinché l’assessore muova i primi
passi per arginare questa emergenza e per confermare che il diritto ad una casa
è un diritto di tutti nessuno escluso». Sono decisi i giovani per la libertà di
Forza Italia a far si che l’assessore all’urbanistica Giovanni Masci individui
in tempi brevi quelle aree dove potrebbe sorgere la nuova edilizia popolare. Un
grande aiuto a quei giovani oppure anziani che non possono permettersi una casa.
Maya Bottiglia

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Terracina. Le cooperative sociali battono cassa.
Fissata per mercoledì la manifestazione.

Cominciano a ribollire gli animi del terzo settore a Terracina, che si ritrova
puntualmente a scendere in piazza per far valere i propri diritti. E tornerà a
farlo con molta probabilità dopodomani, a causa dell’ennesima promessa non
mantenuta dal Comune. Gli arretrati dovuti dall’amministrazione terracinese
risalgono al 2006. E, dopo l’assolvimento di una prima tranche di debito lo
scorso dicembre, sembrava che le questioni stessero pian piano iniziando ad
appianarsi, benché stesse già sorgendo il malumore per il fatto che non tutte le
cooperative erano state inglobate nel primo ‘pacchetto’. Malumore
definitivamente traboccato con la scadenza dei termini che lo stesso sindaco
aveva stabilito. Il 15 gennaio, infatti, secondo i programmi tutti avrebbero
dovuto vedere saldato il debito che ammonta a quasi due milioni e mezzo di euro.
Ma non è stato così. L’amministrazione, si sa, era in piena crisi e le
cooperative hanno aspettato fino alla seconda scadenza annunciata da Nardi: fine
febbraio. Ma dei soldi ad oggi non c’è ombra. E non v’è traccia nemmeno dell’
accordo – annunciato dal vice sindaco Giuliano Masci alcuni giorni fa ai
sindacati – tra il Comune e l’eventuale istituto di credito che consentirebbe
l’operazione di factoring. Più passano i giorni insomma e più la tensione sale.
Le cooperative sono pronte a marciare mercoledì dal piazzale delle autolinee,
dove si ritroveranno, per proseguire in via Roma, via Foro Severiano, via Salita
Annunziata fino a piazza Municipio. Scopo dello sciopero è quello di chiudere i
battenti delle cooperative, penalizzandone gli utenti – disabili, anziani,
persone affette da malattie che necessitano assistenza, malati terminali, e in
generale tutte quelle persone appartenenti alle fasce più deboli della società –
per far risaltare l’importanza che queste istituzioni hanno sul territorio. A
meno che, prima di mercoledì, il Comune non estragga la soluzione dal cappello.
Pubblicato da Irene Chinappi

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Un altro ricorso ad una multa, un altro colpo di scena. Questa volta di segno
inverso. Il Comune di Terracina ha presentato una istanza di ricusazione nei
confronti del giudice di pace di Terracina, Eugenio Fedele. Il magistrato noto
alle cronache per avere scavato sul caso «Easy Park» dando il la all’inchiesta
della Procura. Questa volta il giudice era stato chiamato a decidere sulla
legittimità o meno di una contravvenzione elevata questa estate dai vigili
urbani, per sosta fuori dagli appositi stalli. Nel ricorso, in particolare, si
chiede l’annullamento della multa per du ordini di motivi. Primo, il concorso
attraverso cui quest’estate il Comune ha arruolato 15 vigili urbani stagionali.
Secondo il ricorrente la multa elevata dall’agente stagionale non sarebbe valida
perché, innanzitutto, non ci sarebbe stato nessun periodo per preistruzione per
i nuovi arrivati. In secondo luogo vengono contestate anche le modalità con cui
si svolto il concorso: tramite una società privata che, secondo il ricorso, non
avrebbe assicurato al concorso per i vigili stagionali le stesse garanzie di una
selezione pubblica. D’altra parte, come si ricorderà, all’indomani della
selezione dei vigili stagionali, non mancarono le polemiche. Ma non finisce qui.
Oltre al concorso, nel mirino del ricorso è finito anche il progetto finalizzato
«Estate Sicura » in base al quale gli introiti delle multe sono andati a
finanziare gli incentivi al personale – una sorta di «premio» anche se
tecnicamente non è così – per un importo complessivo di 60 mila euro. Secondo il
ricorrente i soldi derivanti dai verbali per infrazioni al codice della strada
non possono in nessun modo essere utilizzati per le spese del personale, siano
esse anche finalizzate alla sicurezza stradale. La prima udienza era stata
fissata per lunedì prossimo. Ma appunto ieri si è appreso che per il Comune il
processo «non s’ha da fare». A istruirlo, quantomeno, secondo l’amministrazione
guidata da Stefano Nardi, non deve essere il giudice di pace, Eugenio Fedele.
Per quale ragione? Il motivo per cui il Comune ha chiesto la ricusazione del
giudice non è ancora noto. Il sindaco Nardi e altri esponenti
dell’amministrazione comunale non ha mai fatto mistero di avere poco gradito la
solerzia «investigativa » con cui Fedele è andato a fondo sul caso «Easy Park».
Il sindaco aveva persino messo in dubbio la legittimità dell’istruttoria di
Fedele e ventilato l’intenzione di rivolgersi al Consiglio superiore della
Magistratura. Ma dalle parole qualcuno è passato anche ai fatti, anche se per
una vicenda diversa. L’ex city manager Giuliano Masci, nel dicembre scorso, ha
querelato il giudice Fedele per diffamazione. Il magistrato, chiacchierando con
il consigliere del Pri Roberto Bellezza, si sarebbe lasciato andare a giudizi
pesanti sul conto di Masci. E proprio in quella circostanza l’attuale
vicesindaco riferiva anche che il giudice di pace aveva anticipato, sempre al
consigliere Bellezza, della imminente presentazione di un ricorso sul concorso
dei vigili urbani. È probabile che quest’ultima circostanza, peraltro ancora da
accertare, sia all’origine della richiesta di ricusazione del giudice di pace
Eugenio Fedele presentata dal Comune di Terracina.
Pierfederico Pernarella

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Il 28enne A.P. è stato condannato dal Tribunale di Latina a 3 anni di reclusione
e a pagare una multa di 10mila, per aver scaricato e condiviso immagini
pedopornografiche.
Il pm ha chiesto ieri una condanna a 2 anni e mezzo e a
10mila euro di multa. La difesa ha, invece, richiesto l’assoluzione per non aver
commesso il fatto. Il computer dell’imputato, non è stato analizzato, anche se
gli investigatori della Postale di Catania erano certi di aver identificato il
responsabile.

(continua…)

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Adesso basta, la misura è colma. Il porto di Terracina da un momento all’altro
rischia la paralisi a causa della situazione in cui versa la foce dell’approdo
al limite dell’insabbiamento. Il presidente del Consiglio comunale Gianni
Percoco, nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta ieri pomeriggio
presso palazzo Tescola, per l’ennesima volta, ha chiamato la Regione Lazio ad
assumersi le proprie responsabilità e a risolvere una vicenda che ormai sfiora
l’assurdo. «Non è possibile che uno dei principali porti della provincia pontina
- ha dichiarato il presidente del Consiglio Comunale – debba subire questo
trattamento ». Tra i presenti, oltre agli assessori Massimiliano Di Girolamo e
Pietro Serra, anche diversi rappresentanti della cooperativa pescatori «La
Sirena» e del settore nautico. Gli operatori, insomma, che più stanno pagando le
conseguenze. Qualche dettaglio per capire: nei pressi delle banchine il livello
di profondità è di circa 30 centimetri, andando verso il centro l’altezza non
supera i due metri. E la foce su entrambi i lati è stretta da un secca che
avanza giorno dopo giorno. Nel corso della conferenza stampa Percoco ha
ricordato quali erano gli impegni presi dalla Regione in un accordo sottoscritto
nel gennaio del 2007. Il progetto, per un costo che si aggirava intorno a un
milione e 500 mila euro, prevedeva il riutilizzo della sabbia dragata
nell’ambito dell’intervento di ripascimento. Considerando anche quel «disastro»
- lo chiama così Perccoco – messo in atto sull’arenile di Terracina. Il
presidente del Consiglio comunale sorvola sulle polemiche e mostra nel dettaglio
quanto era stato fatto per risolvere non uno, ma due problemi: l’insabbiamento
della foce e l’erosione. La quantità complessiva di sabbia che dovrebbe essere
rimossa dalla foce è di circa 200 mila metri cubi. L’Arpa Lazio l’avea suddivisa
in tre tipologie: una prima di buona qualità che può essere depositata
direttamente sulla spiaggia; un’altra di qualità intermedia che in alternativa
alla decantanzione, così come autorizzato anche dall’Arpa, poteva essere
impiegata per il cosiddetto ripascimento soffolto, a poca distanza dalla riva;
infine una terza tipologia di sabbia, quella più scadente, inutilizzabile e
quindi destinata ad essere stoccata in depositi marini. «Il piano era stato
preparato punto per punto – spiega Percoco -. Con un taglio sostanziale dei
costi avrebbe permesso di risolvere du problemi: l’insabbiamento della foce e
l’erosione. Peccato che la la Regione, dopo aver mostrato interesse, è scomparsa
nel nulla. Ancora a dicembre c’è stato un altro incontro con l’assessore
Zaratti, ma anche in questo non si èavvenuto nulla. Nel frattempo le condizioni
di sicurezza del porto diventano sempre più precarie, come peraltro evidenziato
dalla stessa Capitaneria di Porto. Con le secche estive la situazione potrebbe
precipitare. A quel punto chi si assumerà le responsabilità di una paralisi di
tutte le attività che gravitano intorno al porto, dalla nautica alla pesca, ai
collegamenti con le isole, senza voler considerare tutto l’indotto turistico? ».
Questioni su hanno posto l’accento anche gli assessori Massimiliano Di Girolamo
e Pietro Serra, i quali, partendo dall’incomunicabilità tra Comune e Regione, si
domandano se non sia il caso di demandare all’amministrazione comunale quegli
impegni non si riescono a mantenere. E sempre a proposito di porto, Percoco ha
dato ragguagli anche sui lavori di escavo del Canale dei Pescatori: «Il
direttore dei lavori mi ha assicurato che si sta mettendo a punto un intervento
per separare l’acqua e il limo, considerato rifiuto speciale, così da ridurre il
peso del materiale da portare in discarica e far rientrare i costi del lavoro
nell’importo stanziato dalla Regione. Un primo dragaggio, almeno nei pressi
della banchina, potrebbe essere realizzato prima dell’estate».
Pierfederico Pernarella

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Ormai i commercianti di Terracina hanno dissotterrato l’ascia di guerra e non
intendono rimetterla a posto
. Ieri gli aderenti all’Ascom sono ritornati ancora
una volta sui costi della gestione dei rifiuti dopo l’aumento del 25% della
Tarsu introdotto nelle scorse settimane dall’amministrazione guidata dal sindaco
Stefano Nardi. Una doppia uscita per le loro tasche, in qualità di commercianti
e cittadini. Non ci stanno al gioco dello scaricabarile iniziato da alcuni
membri della Giunta in carica e soprattutto chiedono chiarezza all’assessore al
Bilancio, Giuliano Masci, sui reali debiti che gravano su ogni cittadino per la
gestione della spazzatura. «Dalle dichiarazioni dell’assessore alle Finanze
scopriamo che l’introito complessivo della Tarsu si aggirerebbe sui 4 milioni e
mezzo di euro, circa 9 miliardi delle vecchie lire. La Terracina Ambiente
dichiara che per coprire un servizio, degno di tale nome, occorrerebbero 7
milioni di euro – si legge nella nota – Un ottimo difensore dei consumatori
avrebbe detto in questo caso che sorge spontanea una domanda ma in verità a noi
ne sorgono diverse. il vecchio costo Slia, sull’opposizione del quale più di
qualche attuale amministratore ha chiesto voti ai cittadini, non ammontava già a
più di 9 miliardi delle vecchie lire? 7 milioni di euro, il raggiungimento
dell’obiettivo per la Terracina Ambiente sono o non sono la bellezza di quasi 14
miliardi di lire? I conti non tornano». Chiedono , i commercianti, di sapere a
quanto ammonta il debito pro capite. «Siamo però anche cittadini e padri di
famiglia ed è per questo che con estrema fermezza chiediamo che ci dica, con
chiarezza e con i numeri, senza tergiversare, e sapendo che i registri sono
aggiornati, a quanto ammonta il debito complessivo dei cittadini di Terracina.
Vorremmo cominciare, con previdenza, ad accantonare il possibile, perché abbiamo
dignità di cittadinanza e sappiamo rispondere anche all’inesorabile
inadeguatezza amministrativa».
di FABIO COCCIA

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Terracina. Ancora un sequestro di cocaina. E’ la terza donna-pusher a finire in
manette.
Ha ancora il volto di una donna il traffico di stupefacenti. E sempre
di cocaina si tratta. È il terzo arresto in materia di spaccio di droga, anzi
della polvere bianca, nel giro di pochissimi giorni a Terracina. Ma il dato
inquietante è anche che quella finita in manette è anche la terza pusher in
gonnella smascherata dalle forze dell’ordine nelle ultime settimane nel
territorio terracinese. Per motivi che sono al vaglio dei carabinieri del Norm
della Compagnia di Terracina, agli ordini del tenente Mario Giacona, una ragazza
di 24 anni nella notte tra martedì e mercoledì stava trasportando nove dosi di
cocaina sul Monte di Giove. Saranno le indagini degli inquirenti infatti a
svelare l’identità di chi avrebbe dovuto incontrare la spacciatrice, se si
tratta cioè di semplici consumatori a cui doveva consegnare la merce in cambio
del prezzo pattuito, o di altre pedine dello spaccio. Non avrebbero di certo
sospettato nulla i militari quando hanno fermato la ragazza al posto di blocco
lungo la strada che conduce al Monte Giove, se lei non fosse stata colta dal
panico. Quando i carabinieri hanno notato infatti l’evidente stato di agitazione
che ha investito la 24enne non hanno esitato ad approfondire i controlli. E a
portare la ragazza in caserma per ulteriori accertamenti. Alla fine hanno
rinvenuto nove dosi di cocaina, per un peso complessivo di oltre cinque grammi e
540 euro in contanti, ritenuti provento dell’attività di spaccio. Sia i soldi
che la droga sono stati sequestrati mentre la giovane pusher, dopo la conferma
dell’arresto da parte del magistrato di turno, è stata accompagnata nel carcere
di Rebibbia a Roma, dove resta a disposizione dell’autorità giudiziaria a cui
dovrà rispondere di ‘detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente’ con
tanto di flagranza di reato. Proseguono intento i controlli delle forze
dell’ordine in materia di spaccio di sostanze stupefacenti.
Pubblicato da Irene Chinappi

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Sospetta meningite, bambino ricoverato RICOVERATO d’urgenza al «Bambin Gesù ». un
bimbo di otto anni per una sospetta meningite. Il ricovero è avvenuto una
settimana fa quando il piccolo, residente a Terracina, che frequenta la terza
elementare, ha manifestato una febbre fortissima. La madre, vedendo che la
situazione del figlio non migliorava, ha deciso di portarlo al pronto soccorso
del «San Giovanni di Dio» a Fondi, che al momento è l’unica struttura nel giro
di pochi chilometri dotata del reparto di pediatria. I medici dopo aver tenuto
in osservazione il bambino per diversi giorni e vedendo che la situazione non
migliorava, hanno deciso di trasferirlo sabato scorso al «Bambin Gesù» di Roma.
Si sospetta una meningite. Non sarebbe una manifestazione nella sua forma più
acuta, ma il bambino è tutt’ora ricoverato. Una notizia che ovviamente ha messo
in allarme i genitori dei suoi compagni di classe del bimbo presso la scuola
delle suore Filippine a Terracina alta. «Non vi è pericolo – fa sapere il
direttore sanitario del presidio centro, Sergio Parrocchia – in quanto non si
tratta di una forma infettiva».
M.B.

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Punta un fucile contro suo figlio e lo minaccia di premere il grilletto. Sono
stati momenti di ansia a prova di thriller ad alta tensione quelli vissuti ieri
nei locali di una falegnameria lungo la Pontina a Terracina. Un uomo di 82 anni,
furioso di rabbia, era davanti a suo figlio con il fucile in mano. E tanto era
sopraffatto dalla collera che avrebbe sparato. Nel frattempo una telefonata
davvero provvidenziale ha raggiunto per tempo il Commissariato di polizia di via
Petrarca da dove è subito partita una pattuglia degli agenti del vice questore
aggiunto Rita Cascella. Quando i poliziotti sono entrati nella falegnameria la
scena era spaventosamente inequivocabile. Padre e figlio erano uno di fronte
all’altro, in uno stato evidente di grossa agitazione. La vista degli agenti
pare abbia fatto rinsavire l’anziano che ha immediatamente abbassato l’arma
consegnandola ai rappresentanti delle forze dell’ordine. Subito dopo ha spiegato
che poco prima aveva avuto l’ennesima lite con suo figlio a causa degli enormi
problemi economici a cui deve far fronte la famiglia. Tuttavia i poliziotti
hanno ritenuto necessario effettuare una perquisizione dell’abitazione
dell’uomo, situata a pochi metri dall’officina, considerata la grave minaccia di
morte indirizzata al figlio e in generale il suo atteggiamento rispetto alla
faccenda. In casa gli agenti di Terracina hanno rinvenuto una cartucciera
contenente 29 munizioni, alcune delle quali a palla unica, usate per la caccia
ad animali di grossa taglia. Le pallottole sono state sequestrate insieme al
fucile. L’82enne invece è stato condotto presso gli uffici del Commissariato di
via Petrarca dove è stato denunciato per i reati di minaccia grave in danno del
congiunto e porto abusivo di armi. Tuttavia le verifiche successive hanno
svelato che 1′uomo deteneva regolarmente l’arma e i problemi economici si
protraevano da diverso tempo così come le liti tra padre e figlio, giunte al
culmine proprio ieri mattina con il gesto inconsulto dell’anziano.
Pubblicato da Irene Chinappi

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Torna la spiaggia a Porta Napoletana. In molti forse non crederanno ai loro
occhi, ma nel tratto di costa all’uscita sud di Terracina, dove sono presenti i
primi campeggi, la spiaggia si è allungata. Anzi, per essere più precisi, è
tornata. E non di pochi centimetri ma di diversi metri. Fino alla scorsa
stagione i proprietari dei camping lamentavano l’impossibilità di avere a loro
disposizione un tratto di spiaggia consono alle esigenze dei clienti. Costretti
ad un metro quadrato di arenile. L’avanzamento della spiaggia sul lato di
Levante con tutta probabilità è legato ai lavori di ripascimento realizzati sul
litorale di Fondi. Che hanno allungato il tratto di spiaggia di notevole
metratura, prima che la situazione arrivasse ad una situazione di non ritorno.
Le correnti poi hanno fatto il resto trasportando la sabbia verso quel tratto di
litorale di Terracina ormai dato perduto. All’ombra di Monte Sant’Angelo, quello
di Levante è un angolo suggestivo e conta la presenza di diverse strutture
ricettive. Anche la qualità delle acque in questi anni è stata compromessa dalla
presenza del depuratore di via delle Cave e dallo smaltimento non proprio
esemplare delle acque reflue. Ma l’impianto, come noto, è in via di dismissione.
La speranza è che la spiaggia, che ha raggiunto una profondità di oltre dieci
metri, duri fino alla stagione balneare. Il rischio è sempre dietro l’angolo.
L’emergenza non è del tutto rientrata ma almeno per alcuni versi attenuata, in
attesa che possa migliorare ulteriormente. Se per i campeggiatori il trasporto
di sabbia è un toccasana, per i pescatori e gli operatori del porto è un dramma.
La situazione presso la foce dell’approdo è diventata insostenibile. Al lati
dell’entrata al canale si sono formate delle vere e proprie spiagge come del
resto anche la foce, completamente insabbiata. I pescherecci temono ormai ogni
giorno di restare incagliati. Anche i traghetti sono costretti a fare delle
manovre a largo della «spiaggetta» per poter uscire e prendere la rotta per le
isole. E il presidente del Consiglio comunale, Gianni Percoco, ha convocato per
giovedì alle 16, presso la sede della presidenza del Consiglio di Corso Anita
Garibaldi, una conferenza stampa per chiarire, tra gli altri argomenti, quelli
relativi alla barra sabbiosa che ostruisce l’imboccatura del porto canale e del
suo mancato escavo.
Maya Bottiglia

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Nuovi collegamenti tra Terracina e Roma nei giorni feriali tra le 15 e le 17, nei giorni festivi nelle ore antimeridiane ed un maggior decoro all’interno e all’esterno dello scalo ferroviario cittadino: queste sono state le richieste più importanti che il Comitato Pendolari Terracina ha avanzato ai rappresentanti della Direzione Regionale delle Ferrovie dello Stato nel corso dell’incontro che si è svolto alcune settimane fa. Del resto proprio questo è lo spirito con il quale il Comitato si è formato in città nell’estate del 2006, quello, cioè, di
rappresentare ogni minima esigenza del pendolare che si sposta verso la capitale utilizzando proprio il treno. Del resto, alcune delle persone che ne fanno parte sono loro stesse pendolari quotidiani, di conseguenza sanno interpretare alla perfezione i disagi e i bisogni di chi, come loro, ogni giorno raggiunge Roma sulle rotaie. Tra le altre cose, nonostante il Comitato sia nato appena due anni fa, i soci avevano cominciato le loro battaglie già parecchio tempo prima
lottando, ad esempio, proprio perché Terracina avesse un suo scalo ferroviario, seppur minimo. Adesso, però, le corse a disposizione sembrano non bastare più alla luce dei viaggiatori sempre più numerosi, di cui la richiesta di maggiori tratte. Dal canto loro, i rappresentanti della Direzione Regionale hanno registrato un miglioramento per quanto riguarda la puntualità dei convogli che
partono da e per Terracina; quanto alla questione di un maggior decoro, è stato avviato il progetto ‘Treni puliti’ con verifiche ispettive da parte di personale preposto e con la partecipazione dei rappresentanti dell’associazione dei consumatori. Tra l’altro il progetto prevede che i soldi ottenuti dalle multe comminate alle ditte di pulizie poco laboriose serviranno a ripulire i treni dai grafiti.
Pubblicato da ri.re.

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Il Terracina interrompe l’interminabile serie di pareggi (ben sette consecutivi)
e ritorna alla vittoria contro un Mentanajenne non certo trascendentale. Una
gara senza grosse palpitazioni, ben gestita dai ragazzi di mister Patalano
nonostante gli ospiti fossero pervenuti al pareggio con un rigore di Testa dopo
il gol lampo di De Simone. Ci ha poi pensato Mandarelli a mettere le cose a
posto con una doppietta pesante. Si è giocato ad Anzio, ennesima gira fuori
porta di una società che sembra quest’anno non aver pace. Questa trasferta
fotografa più di ogni altra domenia il disagio del Terracina prima designato per
Amaseno, poi per Sonnino e quindi Anzio. Il successo consente ai tigrotti ri
riportarsi sotto il gruppone di testa garzi anche ai due scontri diretti di
ieri, Ma per sapere se effettivamente D’Amico e compagni potranno inserirsi di
nuovo per il salto di categoria, bisognerà per forza aspettare la sfida di
domenica prossima contro il Diana Nemi. Solo una vittoria darebbe ancora sapore
a questa stagione.
Roberto Italiano

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Polvere bianca sotto l’armadio: arrestato un giovane pregiudicato. A poche ore
di distanza dalla precedente operazione che aveva visto l’arresto di un 36enne
con 40 grammi di cocaina, gli uomini delle fiamme gialle diretti dal comandante
Giuseppe Riccio, hanno portato a termine un altro importante intervento contro
il traffico di sostanze stupefacenti. Questa volta a cadere
nella rete della finanza è stato il 30 enne R.G. del luogo già noto
alle forze dell’ordine, trovato con 50 grammi di cocaina. Il giovane è stato
oggetto di numerosi servizi di osservazione, e alcuni atteggiamenti sospetti
hanno spinto i finanzieri ad approfondire le indagini. Il blitz scattato l’altra
notte, sulla base delle informazioni acquisite, il soggetto è stato sottoposto
ad un controllo personale in cui sono stati rinvenuti 0,5 grammi di cocaina. I
finanziari hanno provveduto anche ad una successiva perquisizione, ma questa
volta domiciliare, all’interno della sua abitazione, dove abilmente occultata
sotto l’armadio sono stati ritrovati 45 grammi di polvere bianca. Il 30enne R.G.
è stato arrestato per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. La
cocaina purissima, circa 50 grammi è stata invece posta sotto sequestro. Dopo
l’arresto il giovane è stato portato al comando per essere interrogato. Il
magistrato di turno, Chiara Riva ha disposto la traduzione di R.G. presso la
Casa Circondariale di Latina dove al momento si trova. Ma nella stessa notte
oltre all’arresto, un altro soggetto è stato denunciato a piede libero per
droga. Salgono a quota quattro gli arresti effettuati dalla finanza di Terracina
dall’inizio dell’anno, per spaccio di sostanze stupefacenti. Il penultimo è
avvenuto mercoledì scorso, ad essere arrestato il 36enne D.F. di Terracina
trovato in possesso di 40 grammi di cocaina e tutto l’occorrente per il
confezionamento. Il giovane aveva nascosto la droga nel giardino della sua
abitazione e l’occorrente nel ripostiglio. In poco meno di una settimana è stata
sequestrata quasi un chilo di cocaina, che sul mercato avrebbe fruttato diverse
migliaia di euro. Continua costante e proficua l’azione delle fiamme gialle per
reprimere l’illecito traffico e spaccio di sostanze stupefacenti sul territorio.
Maya Bottiglia

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Un dato che sta scandalizzando molti, specie a fronte dell’aumento del 20%
appena deciso dalla Giunta (siamo, in fatto di rincari, ad un totale del 45% in
meno di un anno). Sulla questione intervengono l’Ascom ed il WWF, per accusare
l’amministrazione comunale di far pagare a pochi il servizio reso a molti.
Un’evasione al 40%. Troppi i «portoghesi». Numeri alla mano, l’Ascom: «Non
combaciano i dati. Delle 4.874 imprese registrate in Camera di commercio se ne
ritrovano nei ruoli del Comune di Terracina appena 1.320. Un abisso incolmabile.
Poi ci sono le 5.000 abitazioni non accatastate, che sfuggono da anni,
furbescamente, a tutto». Calcolatrice alla mano, i conti di Giovanni Iudicone,
referente regionale del WWF per il settore rifiuti:«Stando alla media indicata
dal Rapporto Rifiuti 2007 dell’APAT, il costo totale per la nostra città
dovrebbe essere 6.300.000 euro. Secondo le dichiarazioni dell’assessore al
Bilancio Giuliano Masci, l’introito complessivo si aggira sui 4.500.000 euro,
che non sono ripartiti su tutti i 42.000 abitanti della città ma su circa il
60%, cioé su 26.000 abitanti con un costo pro capite di 243 euro. Se tutte le
famiglie e le aziende fossero inserite nei ruoli, la ripartizione su 42 mila
abitanti porterebbe ad un costo per abitante di 150 euro, coprendo l’intero
servizio». Soft ma fermo il giudizio di Iudicone («Si può far pagare l’intera
somma solo ad una parte della popolazione e offrire per di più, come
corrispettivo, un servizio che definire come scadente è poco?»). S’inoltra
nell’analisi politica l’Ascom, che censura l’insignificante opera della Gerit
nella riscossione e la grave latitanza della giunta comunale in materia.
Intanto, ieri mattina, Terracina Ambiente ha corso il rischio di vedersi
chiudere i cancelli della discarica di Borgo Montello. Le garanzie di pagamento
hanno, in extremis, salvato la situazione e i camion, anche se con qualche
ritardo, hanno potuto scaricare normalmente i rifiuti. Anche se a borgo Montello
il clima non è stato ugualmente dei più…tranquilli.

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Per aprire un ristorante a Terracina ci vorrà la licenza, ma presa con i punti.
Un’innovazione introdotta per il conseguimento di una licenza commerciale e non
solo per ristoranti: anche pub e bar, insomma per questo tipo di categoria. È
quanto è stato pensato con il nuovo regolamento comunale che riguarda l’
apertura di esercizi commerciali nel settore della ristorazione. La novità è
stata stilata dal dirigente delle attività produttive del Comune Giancarlo De
Simone. In che modo i futuri commercianti potranno conseguire tale licenza?
Verranno in poche parole valutati, in base alle loro caratteristiche, se hanno
maturato un certo numero di anni nel settore richiesto, andrà valutata anche la
conoscenza delle lingue ormai indispensabile, se si hanno delle idee innovative
da realizzare e molto altro. A tutto verrà dato un punteggio che verrà poi
sommato e che deve almeno raggiungere quello minimo consentito per avere
finalmente la tanto sospirata licenza. Più punteggio si riesce a raggiungere e
più vantaggi si hanno. E non è così semplice: una volta presa la licenza a punti
l’esercente dovrà anche saperla mantenere. I punti infatti potrebbero anche
essere decurtati se durante il corso dell’attività l’esercente dovesse ricevere
delle sanzioni. Qualora dovesse finire al disotto del minimo consentito, la
licenza potrebbe anche essergli ritirata. Un meccanismo simile a quello della
patente a punti, solo che in questo caso si rischia anche la chiusura
dell’attività. Questo sistema potrebbe portare dei vantaggi nel settore. Uno
degli scopi evidenziati dal dirigente Giancarlo De Simone, è quello per
l’esercente di essere sempre aggiornato, alzando in questo modo il livello dei
servizi che vengono proposti ai clienti. È infatti prevista per giovedì prossimo
una riunione tra le categorie produttive presenti in città e De Simone per
chiarire tutto ciò che riguarda la nuova licenza, prima che arrivi in consiglio
comunale. Al momento Terracina sembra essere la prima nel sud della provincia a
decidere di sperimentare la liberalizzazione controllata con valori qualitativi.
Maya Bottiglia

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