Archivio Gennaio 2008


EASY Park, ancora un blitz della Guardia di Finanza negli uffici del Comune.
L’indagine, condotta dal nucleo di polizia tributaria delle Fiamme Gialle di
Latina, è coordinata dai sostituti Raffaella Falcione e Giuseppe Miliano.
Ieri mattina gli uomini della Finanza sono tornati in Municipio
dove hanno acquisito nuova documentazione presso l’Ufficio attività
finanziarie. Già ad agosto gli agenti della Tributaria avevano acquisito
documenti presso il Comune di Terracina e qualche giorno prima nella sede legale
della Ital Telecom, a Isernia. Sul registro degli indagati sono finiti nomi di
spicco della vita politica e amministrativa del Comune di Terracina: il city
manager Giuliano Masci, all’epoca dei fatti assessore al bilancio della prima
giunta Nardi, il segretario comunale Marino Martino, il dirigente dei lavori
pubblici Vincenzo Fusco, il consigliere comunale Alessandro Cittarelli,
responsabile in loco della società di Isernia, e il rappresentante legale della
Ital Telecom, Domenico Rossi. Per loro i reati ipotizzati vanno dall’abuso
d’ufficio in concorso al falso. Nel mirino della magistratura la vicenda dei
parcheggi a pagamento con gli sms, servizio sperimentato a Terracina nell’estate
del 2005. Il caso è balzato agli onori della cronaca in seguito all’istruttoria
avviata dal giudice di pace chiamato a decidere sul ricorso a una multa. Nel
corso delle «indagini» il giudice Eugenio Fedele ha portato alla luce una
gestione «discutibile » soprattutto dal punto di vista contabile. Dagli incassi
delle strisce blu mai ricevuti dal Comune fino alle schede prepagate con tariffe
non congrue rispetto a quelle delle soste. Da considerare anche che
l’affidamento del servizio delle strisce blu è arrivato in forza di un rapporto
già molto attivo tra il Comune di Terracina e l’Ital Telecom per altri servizi
come la fonia dati, l’installazione di totem telematici e corsi Microsoft. Un
quadro in cui la Procura, dopo la prima istruttoria del giudice di pace di
Terracina, vuole vederci chiaro.
Maya Bottiglia

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Il circolo «Eleuteria» non è d’accordo sulle continue manifestazioni di politica
che vengono svolte all’interno degli istituti superiori. «Apprendiamo – scrive
il presidente del Circolo Marco Marigliani – che, il 27 gennaio, si sarebbe
svolta, presso l’Aula Magna del Liceo Leonardo da Vinci di Terracina,
l’assemblea costituente del circolo cittadino del Partito Democratico. E ancora
una volta l’Istituto scolastico terracinese è teatro di una manifestazione
politico – partitica, come lo era già stato in occasione della chiusura della
campagna elettorale per le primarie del Pd e, prima ancora, per la presentazione
del progetto di formazione del partito da parte degli organi dei Ds e
Margherita». Una nota polemica rimarcata quindi sull’utilizzo delle Aule, ma in
particolare nel far entrare la politica a scuola. «Poiché, poi, la forza
politica – continua – che utilizza la scuola per le proprie iniziative è sempre
la medesima, viene da chiedersi se la funzione del nostro liceo sia sempre la
stessa, o se pian piano stia trasformandosi in una sorta di casa del popolo.
L’utilizzo delle scuole pubbliche per incontri di partito non è una faccenda da
poco, poiché investe direttamente questioni di libertà, uguaglianza ed
indipendenza, elementi che devono sempre caratterizzare l’istituzione scuola e
sull’affermazione dei quali il nostro Circolo non intende transigere ». Una
critica quella del presidente Marigliani, che riprende delle vecchie questioni,
avvenute circa un anno fa, in cui il dirigente scolastico del liceo «Leonardo Da
Vinci» Carmelo Palella fu al centro di aspre diatribe prima tra Francesco
Zicchieri, consigliere di An e il sindaco Stefano Nardi, questioni che durarono
anche mesi. In cui si accusava il preside Palella di fare politica a scuola.
«Ecco perché – prosegue – nei prossimi giorni provvederemo ad inviare una nota
al Ministero della Pubblica Istruzione e ai suoi organi periferici, al fine di
appurare se l’autonomia degli istituti scolastici pubblici contempli anche la
facoltà di ospitare incontri di partito ». Vuole andare fino in fondo con la
questione, il presidente del Circolo Eleuteria, per verificare la legittimità
del preside del liceo «Leonardo Da Vinci », la facoltà di poter dare ai vari
partiti politici la possibilità di poter effettuare degli incontri e
manifestazione nell’Aula Magna di una scuola, quando in questo caso dovrebbe
stare al di fuori o meglio non avere nessun colore politico. Si dovrebbero in
questo caso trovare altri luoghi e spazi dove i
diversi partiti possono incontrarsi.
M.B.

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Il partito Democratico accusa il primo cittadino Stefano Nardi di continuare a
lasciare la città in una situazione di paralisi politico amministrativa e di
abbandono. «Il sindaco, nel consiglio comunale del 23 scorso – evidenzia il
gruppo consiliare dei partito democratico – ha comunicato che sulla nuova giunta
avrebbe deciso per sabato 26, mentre per la sospensione illegittime delle nomine
agli enti derivati non ha dato alcun chiarimento e stabilito nessuna data.
Arrivato sabato 26 gennaio, dopo una grande attesa da parte di tutti, il sindaco
‘nomina’ la nuova Giunta. Con sorpresa, si constata che si nominano sei
assessori e non 10; si fanno alcune sostituzioni e vengono a mancare quattro
conferme ». È critica la reazione del Pd nei confronti del comportamento del
Sindaco, anche se al momento hanno deciso di soprassedere nelle sue scelte.
Critico in particolare sulla decisione delle forze politiche di dover indicare
al Sindaco gli altri quattro assessori che ancora non sono stati decisi.
Evidenziando come il D.lgs 18 agosto 2000 n. 267, testo unico delle leggi
sull’ordinamento degli Enti Locali e lo Statuto del comune, demanda al sindaco,
le competenze per la nomina dei componenti della giunta, tra cui un vicesindaco.
«Al contrario, il sindaco – continuano – , caso unico, lasciando alle forze
politiche di maggioranza indicare quattro assessori su dieci e senza alcun
criterio, ma con la sola logica spartitoria, il primo cittadino ha abdicato al
proprio compito, demandando ad altri quello che la legge è demandato a se
steso». Ribadendo che il sindaco non ha mantenuto gli impegni presi nel
consiglio comunale del 23 gennaio scorso che per sabato 26 avrebbe nominato per
intero la nuova giunta. «Tale persistente situazione – continuano – non fa altro
che continuare a lasciare la città in una situazione di paralisi politico
amministrativa e di abbandono, mettendo ancora una volta il primo cittadino di
fronte alle proprie responsabilità. La città per la situazione di abbandono e di
crisi sociale e culturale in cui si trova, ha bisogno: di una giunta che
funzioni; che risolve i problemi dei cittadini; fuori dalle logiche spartitore
dei partiti, dalle false demagogie e populismo. In caso contrario si prende atto
che il Sindaco e la classe politica che ha vinto le elezioni nel 2006 hanno
fallito e vanno a casa. Tale decisione non sarebbe un segno di debolezza, ma
di responsabilità».
Maya Bottiglia

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Sia chiaro: la crisi non è finita. Indicando, con procedura
del tutto irrituale, se non inedita, i nomi di sei assessori
su dieci, il sindaco Stefano Nardi ha semplicemente passato
il cerino della responsabilità della crisi nelle mani dei
partiti e, in particolare, di Forza Italia. Per cominciare,
una considerazione preliminare: il primo cittadino aveva
promesso una revisione sostanziale della giunta, ma in
realtà si è limitato ad introdurre nella sua squadra due
soli nomi nuovi (Giuliano Masci, che lo aveva chiesto
esplicitamente, e Franco Ferrari, che invece afferma di non
essere disponibile). Questo significa che il maxi rimpasto,
se vorranno, dovranno farlo le forze della maggioranza. In
questo senso, An, con il suo coordinatore Pietro Longo,
anticipa che il suo partito, nella riunione della sezione di
domani, proporrà la riconferma nell’esecutivo di Mariano De
Gregorio. Domani sera si riuniranno anche i direttivi
dell’Udc e di Fi. Per quanto riguarda i centristi, c’è da
capire come regolarsi con Sandro Marigliani, assessore alla
Cultura, che Nardi ha ignorato nella sua lista. Dal punto di
vista dei numeri, Marigliani appartiene alla maggioranza
interna all’Udc e non dovrebbe trovare ostacoli seri a
restare in Giunta. Gli azzurri, invece, dovranno verificare
quanto sia convinta l’indisponibilità di Ferrari ad entrare
in amministrazione, decidere che fare degli uscenti Luciano
Pecchia e Sergio Meneghello (ma per quest’ultimo
l’esperienza di governo sembra ormai finita) e, soprattutto,
concordare la reazione del partito alla sicura nomina di
Giuliano Masci a vice sindaco. Per ora, la questione è per
gli azzurri pregiudiziale, ma gli umori potrebbero cambiare
di qui a dopodomani. Ad ogni modo, confida qualche forzista,
"se non ci vogliono in maggioranza, dovranno essere loro a
cacciarci".
A.D.L

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Questa mattina il Sindaco Stefano Nardi ha sciolto la riserva e indicato, come
promesso ai partiti che compongono l’attuale maggioranza di governo, i nomi di
sei (su 10) assessori e le relative deleghe assegnate. I nuovi componenti della
Giunta sono:
1. Giuliano Masci (risorse finanziarie)
2. Pietro Serra (turismo)
3. Franco Ferrari (lavori pubblici)
4. Massimiliano Di Girolamo (sviluppo economico e produttivo)
5. Giovanni Masci (urbanistica e assetto del territorio)
6. Gianni D’Amico (agricoltura).
"Ho inteso di nuovo cooptare nella compagine assessorile Giuliano Masci -
dichiara il Sindaco Stefano Nardi – per la sua lunga esperienza amministrativa
maturata in ambito regionale, comunale e intercomunale. Come nella nuova giunta
sarà utile l’esperienza politico – amministrativa di Franco Ferrari, più volte
assessore negli anni 1985/86/88 con importanti incarichi e valido amministratore
nell’Ersal dal 1988 al 1992. Questi – continua Nardi – gli assessori che ho
inteso direttamente nominare, per i restanti quattro sarà compito delle forze
politiche della maggioranza indicarli al Sindaco entro le prossime 48 ore. La
Città – prosegue il Sindaco Nardi – non può rimane oltre misura senza un governo
in grado di gestire e risolvere i quotidiani problemi e programmare nel medio e
breve termine le opere necessarie per il suo rilancio. Come ho avuto modo di
affermare nel giorni scorsi – termina il Sindaco – c’è da approvare
immediatamente anche la nuova dotazione organica del Comune, atto
imprescindibile per far riprendere in maniera spedita il cammino della
"macchina" burocratica dell’Ente. Per quanto riguarda invece la "fascia di
vicesindaco", questa sarà assegnata al termine della nomina di tutti gli
assessori previsti".

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Mal comune, mezzo gaudio. Questo il principio che l’altra sera
ha ispirato l’intervento del sindaco Stefano Nardi in
Consiglio comunale. Chiamato a illustrare le ragioni della
crisi, lo stato di impasse della città e le soluzioni per
uscirne, il primo cittadino ha in buona sostanza ribadito
più volte che i problemi di cui ad oggi soffre Terracina
sono gli stessi di altri Comuni. Quindi il sindaco ha di
nuovo spiegato i motivi che lo hanno portato ad
azzerare la giunta puntando il dito contro gli assessori
che non sono stati in grado di assolvere al loro
compito. Nardi ha fatto l’esempio dell’assessore ai lavori
pubblici Sergio Meneghello a suo dire «prigioniero del
Comune ». E poi ha avvertito: «Da oggi in poi vigilerò
affinchè gli assessorati non siano usati come bottino
elettorale». Un discorso in crescendo e a volte rabbioso
quello del sindaco, versione casual e affiancato da tutti
gli assessori «azzerati». Il primo cittadino si è poi
soffermato sul bando per l’affidamento ai privati degli
arenili comunali, lamentando i giudici tutt’altro che
positivi ricevuti a riguardo e rivelando le «pressioni»
esercitata da una non meglio precisata cooperativa agricola
sull’assessore «congelato » alle attività produttive,
Massimiliano Di Girolamo. E ancora: la questione delle
entrate e quella urbanistica. Nardi ha fatto riferimento al
nuovo centro commerciale «Orizzonte» che sorgerà sulla
Pontina per invitare i privati a investire di più.
Sull’urbanistica il primo cittadino ha annunciato una
rivoluzione dell’assetto della città, con particolare
riguardo per il comparto della nautica che a tutt’oggi non
spazio per svilupparsi. C’è stato anche il tempo per parlare
di rifiuti. Nardi, rispetto all’ipotesi di costruire un
termovalorizzatore, ha dichiarato che in Consiglio
provinciale si continua a «filosofeggiare » e non si pensa
ad opportunità più concrete come la riattivazione
dell’impianto di compostaggio di Morelle. Nessuno accenno ai
nomi degli assessori della nuova giunta. La composizione
dell’esecutivo del dopo-crisi verrà ufficializzata sabato mattina.
Maria Sole Galeazzi

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Il presidente del Consiglio comunale, Gianni Percoco, aveva
inserito come primo punto dell’ordine del giorno dell’assise
di ieri sera le comunicazioni del sindaco. Comunicazioni che
gli addetti ai lavori, la stampa ed anche il pubblico (delle
grandi occasioni) si aspettavano potessero essere quelle
relative alla conoscenza dei nomi della nuova compagine
assessorile. Attesa risultata vana perché il sindaco Stefano
Nardi, con un discorso di oltre 40 minuti ha parlato di
tutto, eccetto di quello che i presenti volevano sentire.
L’attesa di conoscere le new entry in giunta è stata dunque
rimandata dal sindaco alla mattinata di sabato prossimo,
quando attraverso un comunicato stampa dovrebbe (il
condizionale è d’obbligo) far conoscere agli interessati e
alla Città le sue decisioni a riguardo. C’è da riferire
inoltre che nel corso della sua allocuzione in consiglio
Nardi, con evidente "lapsus mente", ha dato l’impressione di
aver già archiviato gli assessori Meneghello e De Gregorio,
mentre non ha fatto riferimento alcuno alla scomoda
posizione dell’assessore in quota al Partito Repubblicano,
Luigino Sacchetti, già "digerito" dal suo stesso partito. Da
rilevare, infine, un successivo passaggio, quasi da
veggente, che il sindaco ha offerto all’assise e soprattutto
ai partiti della maggioranza di governo e nello specifico a
Forza Italia. "Sabato – affermava in buona sostanza Nardi -
successivamente alle mie decisioni si potrebbe aprire la
vera crisi politica in questo Comune". Sottolineatura
immediatamente rilevata dal coordinatore di Forza Italia
Franco Ferrari, il quale si professava incapace di
comprendere le eventuali ragioni di una prossima e
concatenata crisi, stante al documento congiunto firmato,
soltanto ieri, dai quattro partiti della coalizione usciti
vittoriosi dalla elezioni di un anno e mezzo fa. Der resto i
dati elettorali di quelle elezioni sono stati chiari è non
sembra praticabile, per rispetto dell’elettorato
terracinese, oggi, una variazione degli assetti di "potere"
all’interno della giunta, proprio sulla base di quei voti
raccolti. Variazioni, sostituzioni e penalizzazioni poi, a
vantaggio o svantaggio di chi? A vantaggio, forse, di
qualche partito che proprio in questo primo scorcio di
legislatura ha fatto campagna acquisti a spese di Forza
Italia? Con questi interrogativi e nell’attesa di conoscere
sabato la nuova squadra di governo capitanata da Stefano
Nardi, ascoltiamo l’intervista ad Antonio Bernardi,
capogruppo del Pd in consiglio comunale.
articolo di provincia latina tv

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Masci non molla, Nardi pensa al maxi rimpasto.
Alessandro Cittarelli lascia il Consiglio comunale. Il
consigliere repubblicano ha rassegnato le dimissioni nei
giorni scorsi e già questa sera l’assemblea sarà chiamata a
surrogarlo con Lino Lauretti, primo dei non eletti della
lista del Pri. Cittarelli è diventato suo malgrado noto per
essere stato coinvolto nell’inchiesta giudiziaria denominata
‘Easy Park’, ma il suo addio all’aula, stando a quanto
riferiscono i suoi amici di partito, è dovuto ad impegni di
lavoro, che lo costringeranno a trasferirsi in Lombardia.
L’uscita di scena di Cittarelli è l’unica certezza ufficiale
nel consiglio comunale in cui, secondo le attese generali,
il sindaco avrebbe dovuto presentare la sua nuova giunta. In
realtà, questa sera sarà la vecchia amministrazione a
sedersi sui banchi per assistere ai lavori consiliari su un
ordine del giorno che ha come punto forte la nomina del
collegio dei revisori dei conti. Non sono bastati i dieci
giorni preventivati dal primo cittadino per sciogliere una
crisi, che si è rivelata più complessa del previsto. Secondo
le indiscrezioni, Nardi continua a parlare di un maxi
rimpasto, a cui il primo cittadino vuole mettere mano
riservandosi di scegliere un assessore per ogni partito
della maggioranza. Quattro componenti dell’esecutivo su
dieci, insomma, dovrebbero essere espressione diretta della
volontà del capo dell’amministrazione. Tra i quattro, con
ogni probabilità, è da comprendere anche il city manager e
leader dell’edera Giuliano Masci, che in realtà ha detto
chiaro e tondo che vuole tornare nel governo cittadino
riprendendosi l’incarico di vice sindaco. Era corsa voce
nelle ultime ore che Masci stesse riconsiderando la sua
posizione, ma il city manager in persona ha confermato al
cronista le sue richieste. In casa degli azzurri,
l’assessore Sergio Meneghello pare proprio destinato a
passare alla presidenza della Terracina Ambiente, togliendo
il posto ad Alfonso Cangiano, che potrebbe restare
disoccupato, perché non in possesso dei requisiti per essere
nominato revisore dei conti. Franco Ferrari, segretario
azzurro, è il candidato a succedere a Meneghello, ma le
ultime indiscrezioni lo vogliono incerto sul da farsi.
Secondo qualche autorevole addetto ai lavori, infatti, ci
sarebbe ancora in piedi una questione ‘Forza Italia’, tanto
che viene di nuovo ventilata la possibilità di una
maggioranza a tre, con Fi che sceglie di stare fuori. Ma se
ne dicono tante.
Andrea Di Lello

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Morte di un motociclista sulla strada regionale della
Frosinone-mare, tra Frasso di Sonnino e Terracina.

L’incidente è accaduto nella tarda mattinata di ieri sulla
della rampa d’ingresso dell’Appia. La vittima è Maurizio
Mauti, 38 anni, carpentiere residente a Monte San Giovanni
Campano (Frosinone) in viaggio con altri centauri verso il
litorale. L’uomo ha perso improvvisamente il controllo della
sua maximoto, una Ducati monster, andandosi a schiantare
contro il guard-rail. A nulla sono valsi i soccorsi di
alcuni automobilisti e compagni di viaggio. Il giovane è
morto sul colpo accanto alla sua potente moto ridotta a un
ammasso di rottami. L’incidente, poco dopo le 11, mentre con
alcuni amici del club motociclistico ciociaro aveva deciso
di recarsi nella costa tirrenica. Mentre due amici centauri
facevano da battistrada, Mauti si sarebbe attardato,
rallentando, sulla superstrada forse per attendere un altro
gruppo di centauri che stava per raggiungerli. A questo
punto avrebbe deciso di riprendere la sua corsa da solo, ma
la fatalità ha voluto che con la sua potente Ducati 900
nell’abbordare la curva d’uscita dell’ultimo svincolo sulla
superstrada, non si sa bene se per malore, per la velocità
sostenuta oppure per un ostacolo improvviso che gli si
sarebbe parato davanti (un mezzo pesante o un’autovettura?),
ha perso il controllo del mezzo andando a finire contro la
barriera di protezione della strada dopo alcune improvvise
brevi "strisciate" di frenata, rilevate poi sull’asfalto e
sul guard rail: quest’ultimo gli avrebbe tranciato di netto
il casco che indossava. Sono stati alcuni automobilisti di
passaggio a chiamare i soccorsi, ma subito dopo arrivava sul
posto anche il secondo gruppo di centauri i quali però non
potevano far altro che apprendere del decesso del compagno
di viaggio e notare l’ammasso di rottami della moto
sull’asfalto. Sul luogo giungevano ben due pattuglie della
Polstrada di Latina per i rilievi. Tragedia nella tragedia,
anni fa Maurizio Mauti perse un fratello tragicamente:
Enrico annegò nel Garigliano. Anche quel giorno, come ieri,
era una domenica.

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Un deposito alimentare è stato chiuso giovedì scorso dagli agenti del nucleo
antisofisticazione dei carabinieri di Latina.
Durante una delle numerose
verifiche effettuate dal Nas su tutto il territorio pontino, i militari hanno
riscontrato scarse condizioni igienico sanitarie. Per questo è scattato il
sequestro dei locali e una sanzione amministrativa nei confronti del
proprietario per un totale di circa mille euro. Poiché gli alimenti contenuti
all’interno del deposito erano confezionati e tenuti, comunque, in buone
condizioni, la merce non è stata sequestrata ed è stato concesso il permesso per
la vendita. Continua, così, il puntuale controllo degli esercizi pubblici dai
parte del Nas volto a garantire la sicurezza dei consumatori.

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L’ASSOCIAZIONE terracinese Rhoan, da molti anni protagonista in città di
numerose iniziattive culturali ed artistiche, aderisce al progetto politico di
Indentità Popolare.
«Mi ha convinto Identità Popolare – spiega Gianpaolo D’Amico
presidente del Rhoan – perchè credo nell’idea di legare insieme in uno stesso
progetto politico soggetti diversi per la storia personale ed ambito
d’intervento, ma che in comune hanno lo stesso amore per la terra e la stessa
voglia d’impegnarsi per i cittadini che la abitano».
M.B.

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Salta il pagamento degli arretrati, circa 50 dipendenti in
aula consiliare Coop Insieme, occupato il Comune
Nardi firma un impegno scritto: "Entro il 17 la prima mensilità"
Prima in piazza Municipio, poi fuori l’ingresso del palazzo
comunale ed infine sugli scranni dell’aula consiliare:
queste sono state le tappe fondamentali della mattinata di
protesta che ha visto in azione una parte dei dipendenti
della Cooperativa Insieme che, a conti fatti, rappresentano
circa la metà dei lavoratori impiegati nell’intero Terzo
Settore del comune terracinese. Sempre lo stesso il motivo
che per l’ennesima volta ha spinto gli operatori ad un
confronto faccia a faccia con il primo cittadino, ovvero i
pagamenti arretrati. Sempre le stesse le espressioni con cui
i lavoratori hanno abbandonato il Comune, incerti se fidarsi
del tutto o per niente di fronte alle rassicurazioni giunte
dal primo cittadino Stefano Nardi e dal city manager del
Comune di Terracina Giuliano Masci. Probabilmente il momento
più schietto dell’intero confronto è stato proprio quando il
city manager ha affermato: "Oggi non abbiamo soluzioni da
offrirvi". Ad ogni modo la lunga mattinata di protesta si è
conclusa con un foglio di carta sottoscritto dal sindaco
Nardi in cui si legge che "nell’incontro tenutosi con i
lavoratori del terzo Settore, l’amministrazione comunale e
la sigla sindacale CGIL – Funzione Pubblica", nello
specifico rappresentata dal segretario provinciale Giulio
Morgia, "si è convenuto quanto segue: in data 17 gennaio
2008 verrà emesso mandato relativo ad una mensilità di
competenza". E fin qui tutto ok. Per giungere ad una
soluzione conclusiva bisogna ricordare "che è in itinere
presso primario Istituto di Credito operazione di factoring
relativa al saldo del periodo pregresso", e "si conviene che
qualora tale saldo non dovesse essere erogato entro il 31
gennaio 2008 dall’Istituto di Credito, l’Amministrazione
provvederà, alla stessa data, all’erogazione di un’altra
mensilità". Tra il 21 ed il 27 gennaio si svolgerà una
riunione tecnica con un rappresentante della banca coinvolta
nel factoring che indicherà i termini della conclusione
delle operazioni, termini che l’amministrazione comunale
provvederà a comunicare "tempestivamente alle rappresentanze
sindacali e ai lavoratori". Foglio firmato dal primo
cittadino, ed operatori tutti a casa, dunque, fermo restando
che, nel caso in cui l’impegno di ieri relativo all’
erogazione di una mensilità non dovesse essere rispettato,
Morgia già si è detto pronto a convocare un’assemblea
sindacale di quattro ore. Intanto permane l’amarezza da
parte degli operatori della Coop Insieme, soprattutto dopo
che nell’incontro di ieri mattina dai vertici è uscita fuori
anche la frase "chiudiamo gli asili". Un’espressione,
questa, che ha gelato i presenti facendo apparire lo spettro
di un eventuale ritiro del mandato alla cooperativa Insieme
circa la gestione delle strutture scolastiche site nelle
zone di Borgo Hermada e di via Giacomo Leopardi a Terracina.
Nel corso dell’incontro c’è stato anche il tempo per parlare
della trasformazione dell’Istituzione in Azienda Speciale
che, in quanto organo giuridico, secondo l’amministrazione
risolverebbe d’un colpo tutti i problemi. Ma di questo,
comunque, si tornerà a parlare in ulteriori, successive
occasioni di incontro.
Per ora gli operatori sociali del Terzo settore vogliono
vedere soltanto i soldi che attendono da troppo tempo per
continuare a lavorare più serenamente.
Rita Recchia

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E’ iniziato un nuovo anno, ma i problemi da affrontare rimangono comunque gli stessi. E’ quanto denuncia con un comunicato il presidente del movimento civico di Terracina, «Coordinamento Cittadino», Sergio Gianforchetti. E il problema in questione è quello della raccolta dei rifiuti solidi urbani. «La situazione
peggiora sempre di più e le strade cittadine e periferiche sono costantemente nvase da rifiuti – si legge nel comunicato – L’aggravarsi della situazione politica non favorisce, purtroppo, la risoluzione immediata o a breve termine del problema e non favorisce neppure l’inizio della raccolta differenziata, come previsto dagli accordi contrattuali sottoscritti ».
Gianforchetti si riferisce agli obblighi della società Terracina Ambiente, la quale già da tempo avrebbe dovuto attrezzarsi per avviare la raccolta differenziati dei rifiuti. Un contratto, ricorda «Coordinamento Cittadino», che solo una massiccia raccolta di firme ha spinto il Comune di Terracina e la società a sottoscriverlo. Il problema ora è che l’amministrazione omunale non riesce a far imporre alla società concessionaria la sua attuazione. Anche perchè nel frattempo è sopraggiunta una grave crisi politica,
con l’azzeramento della giunta cittadina e la revoca di tutti gli incarichi nelle società partecipate dal comune. Senza contare che finora l’amministrazione di Terracina, così come altre amministrazioni della provincia di Latina, «ha sottovalutato la gravità della situazione e si è ostinato a non capire e a non
considerare il problema dei rifiuti come prioritario. Continuando a permanere questo stato di cose – è l’avvertimento – in breve tempo la situazione può
degradare a tal punto da divenire una vera e propria emergenza». In questa fase
sono i cittadini e la società civile a dover far sentire la loro voce. «Non ci
illudiamo che, risolta la crisi amministrativa con un cambio di poltrone – è la
constatazione di Gianforchetti -, l’Amministrazione ponga fine alle proprie
conflittualità interne, ma vogliamo sperare che la società civile sappia
reagire, raccogliere le istanze e far sentire la propria pressione a chi è stato
eletto per governare. Con un scatto d’orgoglio – conclude Gianforchetti -
facciamo finalmente capire che questa città non ha i governanti che si merita».
Andrea Zuccaro

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Fiamme dolose nel piazzale dell’Ostricaro, noto ristorante e
punto di commercio dei molluschi di Terracina. E’ successo
intorno alle 2 di ieri. Ad accorgersi dell’incendio è stato
un metronotte durante i solito giro di controllo. Ha visto
salire una nuvola di fumo che sprigionava un odore acre. Il
fuoco ha colpito alcune pedane di plastica utilizzate per la
lavorazione dei molluschi. Sul posto si sono portati i
vigili del fuoco di Terracina insieme agli agenti del
commissariato di polizia. A terra ancora i resti del liquido
infiammabile con cui gli attentatori hanno cosparso l’area
del piazzale. Alla polizia, che ha aperto immediatamente
l’indagine, il proprietario ha detto di essere rimasto
esterrefatto dall’accaduto e di non aver mai ricevuto
minacce, avvertimenti o qualsiasi cosa che potesse far
pensare a un atto del genere. Si sta indagando a 360 gradi e
per adesso non si segue una pista specifica. Il riserbo ieri
sulla vicenda era molto elevato. L’Ostricaro è un locale
storico di Terracina. Noto anche all’estero è rinomato per
la cucina tipica marinara e per la qualità delle materie
prime. L’attentato incendiario di ieri si somma a quello
avvenuto tre giorni fa nel piazzale dell’ospedale Fiorini.
Precisamente sotto il portico dove ignoti hanno dato fuoco
all’auto di don Saverio, cappellano da circa trenta anni del
nosocomio. La sua Citroen Saxo è andata distrutta.
F.Coc.

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Torna nella legittima proprietà della Gmg il ristorante
«Osteria del pesce» posto sotto sequestro il 10 maggio
scorso nell’ambito dell’Operazione «Marenostro» che aveva
come oggetto il ristoratore Gianni Micalusi. Il blitz degli
uomini del Nucleo di polizia tributaria di Latina costituiva
il punto finale di un’indagine avviata dalla Procura di
Latina che da tempo teneva sotto osservazione il patrimonio
del ristoratore dei vip, quantificato in circa 7 milioni di
euro, sospettato di rapporti con alcuni esponenti della
banda della Magliana. Il provvedimento firmato dall’allora
presidente della sezione penale del Tribunale di Latina
Giovanni De Angelisi aveva consentito di apporre i sigilli
ad una serie di immobili tra cui il ristorante del dentro
storico di Terracina e quello frequentato da attori,
calciatori e personaggi del mondo dello spettacolo
denominato anche «Osteria del pesce» a Campo de’ Fiori a
Roma. In realtà il locale di Terracina finito nel mirino
degli inquirenti non apparteneva più a Micalusi ma era stato
acquistato circa tre mesi prima da un noto imprenditore
romano che aveva costituito una società da hoc, la Gmg srl
pagando alla «Marenostro » circa 145mila euro. Nessun legame
dunque con l’imprenditore oggetto dell’indagine tanto che
nei giorni scorsi il Tribunale di Latina (presidente
toselli, a latere Campoli e Cialoni) ha accolto la richiesta
dell’avvocato Paolo Censi e sciolto la riserva «con
riferimento alla sola posizione della società Gmg».
I magistrati hanno quindi rilevato che allo stato non esistono
sufficienti elementi di sospetto sul denaro utilizzato per
l’acquisto del ristorante ed hanno ordinato il dissequestro
dell’Osteria del pesce oltre che delle quote societarie.
Alla Guardia di Finanza è stato quindi affidato il mandato
per l’esecuzione del provvedimento. Resta invece inalterata
la situazione degli alti beni sequestrati a Gianni Micalusi,
incluso il ristorante romano.
E.G.

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Il Comune di Terracina ha trovato i soldi per saldare le
fatture del progetto del Parco Marino salvando i 250 mila
euro di finanziamento europeo che nei giorni scorsi erano
dati per persi. Lo ha fatto sapere ieri l’assessore
all’Ambiente, Mariano De Gregorio, che dopo aver letto sui
giornali della possibilità di perdere l’intero finanziamento
a causa del mancato pagamento delle fatture per l’erogazione
materiale dei soldi, è andato a bussare alla porta del city
manager del Comune, Giuliano Masci. «Dopo le notizie diffuse
sulla stampa in questi giorni che annunciano una presunta
perdita del finanziamento ottenuto in forza del progetto di
parco marino per il ripopolamento ittico e protezione della
poseidonia a causa di una nostra presunta mancata
rendicontazione alla Regione, mi è d’obbligo un chiarimento
- si legge nella nota di De Gregorio – Il finanziamento è
stato concesso al Comune di Terracina in esecuzione di una
disposizione comunitaria per il rilancio delle coste europee
ed erogato, a seguito della proposta presentata dal Comune
di Terracina, al 100%. Il progetto sarà propedeutico a un
nuovo programma, più ambizioso che porterà milioni di euro
alla nostra comunità e vedrà l’intensificazione delle opere
a mare anche ai fini della protezione delle spiagge
dall’erosione».

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"Chiederò di lasciare il posto di direttore generale del
Comune ed entrare in giunta come vice sindaco". Dopo le
indiscrezioni dei mesi scorsi, Giuliano Masci non esita a
rilasciare una dichiarazione con la quale conferma la sua
volontà di rinunciare ad un incarico ricevuto soltanto un
anno fa e desiderato con forza, nonostante gli umori
contrari di gran parte degli assessori, dei dirigenti
comunali e dei partiti della coalizione. E forse è proprio
questa ostilità più o meno latente a spingere ora il city
manager, nonché leader dei repubblicani, ad affermare di
volere tornare a "servire i cittadini come amministratore",
tornando a ricoprire quella carica che nello scorso mandato,
assieme alla delega alle Finanze, lo ha reso a tutti gli
effetti il numero due (ma c’è anche chi dice il numero uno)
della giunta Nardi. Si tratta ora di capire quale dei due
attuali assessori del Pri verrà eventualmente sacrificato
per fare spazio a Masci, visto che il city manager afferma
che il suo partito non ha intenzione di incrementare la sua
presenza nel governo cittadino. E bisognerà anche vedere
come reagirà a quest’annuncio Forza Italia, che ha espresso
con Pietro Serra il vice sindaco fino al recente azzeramento
delle deleghe assessorili deciso dal primo cittadino. Ma già
ora i rapporti tra repubblicani ed azzurri sono pessimi,
come testimonia la nota del Pri sul momento politico,
firmata dal segretario Francesco De Federici e dal
capogruppo consiliare Loreto Maragoni. Per l’edera, infatti,
la causa della crisi sta, oltre che "nella incapacità da
parti di taluni assessori di affrontare e di dare soluzioni
ai problemi che provengono dalla nostra comunità",
"nell’innesto di una componente politica, quale quella di
Forza Italia, che dopo ben quattro anni di opposizione, pur
essendo entrata in maggioranza, ha continuato a manifestare,
con ripetuti distinguo, le diverse origini rispetto ai
partner costituenti l’amministrazione Nardi". Ne sono
conseguiti "divergenze di opinione sugli orientamenti e sui
provvedimenti in discussione", che hanno causato il
"rallentamento dell’azione amministrativa". "A ciò si
aggiunga -continua la nota- il clima di sospetto diffuso
sugli atti compiuti nei primi quattro anni
dell’amministrazione Nardi". Ma come si esce dalla crisi? Il
Pri prende atto della scelta del primo cittadino di
continuare con una maggioranza a quattro, ma avverte che
aderirà solo se ci saranno "elementi di forte novità" nel
programma di fine legislatura, nella giunta e nelle
competenze assegnate ai singoli assessori. "Qualora ciò non
dovesse accadere – terminano De Federici e Maragoni -, onde
evitare di essere coinvolti in nuovi fallimenti, lasceremo
agli altri tre partiti l’onere e le responsabilità del
governo della città".
Andrea Di Lello

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Azzeramento delle deleghe assessorili. Una riunione fiume della maggioranza,
durata dalle quindici alle venti, ha sancito ieri sera la crisi
dell’amministrazione Nardi, che, con ogni probabilità, da oggi avrà tutti gli
assessori privati delle loro competenze. Il sindaco, insomma, ha deciso di
ritirare le deleghe e congelare l’attività di governo per un periodo che
dovrebbe essere di una quindicina di giorni. I capigruppo consiliari ed i
segretari dei partiti del centrodestra si sono dati la consegna del silenzio
assoluto sugli esiti dell’incontro; cosa che per ora non agevola la comprensione
della logica che ha portato il primo cittadino a prendere una decisione così
drastica. Stando a quanto trapela, comunque, sarebbe stato proprio Stefano Nardi
a proporre l’azzeramento: forse sarebbe più giusto dire a minacciarlo. Si può
congetturare, infatti, che il veto degli alleati, e in particolare dei
repubblicani, contro la permanenza di Forza Italia nella coalizione e in giunta
abbia creato una tale situazione di stallo da indurre il sindaco a prendere
tempo e, nel frattempo, a ridurre tutti a più miti consigli. Una analoga
iniziativa, come si ricorderà, fu presa con successo da Nardi un anno e mezzo fa
per vincere le resistenze degli assessori, che si erano appena insediati, alla
nomina di Giuliano Masci a direttore generale del Comune. E’ verosimile che
anche in questo azzeramento Masci sia un elemento determinante, ma questa volta
perché potrebbe essere lui a opporre resistenza alla prospettiva di ripristinare
l’originaria maggioranza. Infatti, il city manager, nonché leader repubblicano,
nei giorni scorsi ha affermato con estrema chiarezza l’incompatibilità tra il
suo partito e quello degli azzurri, con un "o noi o loro" che è risuonato fino
ad un minuto prima che cominciasse la riunione di ieri sera. E sembra che le
posizioni siano rimaste le stesse anche nel corso della riunione. Ad ogni modo,
l’azzeramento degli incarichi assessorili prova con quanta forza le spinte
disgregatrici stiano operando all’interno della Casa delle Libertà.
Andrea Di Lello

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Interrogato ieri si è avvalso della facoltà di non rispondere il napoletano
Antonio Lucci, considerato affiliato al clan «Cennamo» e arrestato sabato scorso
dai carabinieri mentre, dopo essersi dato alla latitanza, passeggiava
tranquillamente in bicicletta sul lungomare terracinese. Si è concluso con un
nulla di fatto l’interrogatorio svoltosi ieri davanti al gip Giuseppe Cario.
Antonio Lucci, di 42 anni, è rimasto muto sui fatti che risalgono a qualche mese
fa e che hanno portato, il 31 ottobre scorso, all’emissione di un’ordinanza di
carcerazione nei suoi confronti. I carabinieri di Crispano (Napoli) erano sulle
sue tracce. L’uomo era latitante dal 1 novembre scorso, giorno in cui era
riuscito a sfuggire alle manette. Su di lui pendeva l’accusa di associazione a
delinquere di tipo mafioso finalizzata alla commissione dei reati di usura,
estorsione e turbativa d’asta. Il suo arresto doveva rientrare nel corso
dell’operazione «Giogo», che aveva permesso di ammanettare il capo clan di
Crispano, Antonio Cennamo, legato al clan «Moccia» di Afragola ed operante nei
comuni di Crispano e Cardito. Un clan che ha la sua principale fonte di guadagno
soprattutto nell’usura e nell’ estorsione ai danni di commercianti. Antonio
Lucci era riuscito a farla franca. Pensava di essere al sicuro e stava
trascorrendo le sue vacanze natalizie a Terracina. Ma qualcosa è andato storto e
i carabinieri di Terracina, insieme ai militari di Crispano, lo hanno bloccato
mentre era sul lungomare in bicicletta e tratto in arresto. A seguito di questo
episodio sono state denunciate due persone, D.P.R., 34enne di Terracina, e R.C.,
40enne originario di Napoli, entrambi con l’accusa di favoreggiamento personale
in concorso, l’uno per aver ceduto gratuitamente l’alloggio al latitante, e
l’altro (un agente immobiliare), per aver agito da tramite.

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