Archivio Dicembre 2007

Si godeva il sole di Terracina, pedalando lentamente sul lungomare, quando è
stato bloccato dai carabinieri. E’ finita così la latitanza di Antonio Lucci, 42
anni, in fuga da un paio di mesi, esattamente dallo scorso primo novembre.
L’uomo è considerato affiliato al clan "Cennamo" ed è stato arrestato dai
carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Terracina
insieme ai militari della stazione di Crispano, in provincia di Napoli. Non è il
primo latitante ad essere arrestato in terra pontina, pochi giorni fa un altro
arresto è stata effettuato a Itri. Lucci, detto Tonino o’pazz, probabilmente
pensava di poter trascorrere un tranquillo Capodanno a Terracina sicuro di non
essere conosciuto dalle forze dell’ordine locali. Ne è la prova quella
passeggiata in bicicletta senza nessuna precauzione. Antonio Lucci è accusato di
associazione per delinquere finalizzata alla turbativa d’asta, estorsione ed
usura. Lo scorso primo novembre era riuscito a sfuggire alle manette nel corso
dell’operazione "Giogo", che aveva permesso di arrestare il capo clan di
Crispano, Antonio Cennamo, legato al clan Moccia di Afragola e che opera nella
zona dei comuni di Crispano e Cardito, insieme a sette affiliati. Un clan che ha
la sua principale fonte di guadagno soprattutto nell’usura e nell’estorsione ai
danni di commercianti. Lucci era riuscito a sfuggire all’arresto anche lo scorso
13 dicembre nel corso di un’operazione della Guardia di Finanza, non gli è
andata altrettanto bene l’altro giorno a Terracina. I militari del comando
provinciale, agli ordini del colonnello Leonardo Rotondi, hanno denunciato nella
stessa operazione per favoreggiamento chi aveva ceduto gratuitamente la casa
all’uomo e l’agente immobiliare che li aveva messi in contatto. Ulteriori
accertamenti proseguono sugli eventuali legami tra i due terracinesi e il clan.
L’attenzione dei militari si concentra proprio sulla vicenda delle turbative
d’asta ma per ora non emergono ulteriori particolari.
Dieci giorni fa invece un altro arresto anti-camorra ha toccato la provincia, a
Itri la squadra mobile di Napoli in collaborazione con il commissariato di
polizia di Fondi ha bloccato Alfredo Sepe, campano di 47 anni. L’uomo è accusato
di associazione a delinquere di stampo camorristico finalizzato a tentato omicidio,
porto abusivo di arma da fuoco, traffico di droga ed estorsione. Sepe è finito
incarcere insieme ad altre 30 persone nell’ambito di un’operazione anti-camorra
che smantellato in tutta Italia il clan D’Ausilio.

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E’ quasi perso il finanziamento per la realizzazione dell’area marina protetta
antistante la 18^ traversa del Lungomare Circe. L’opera, che è stata finita lo
scorso settembre, gode di un fondo europeo, per incassare il quale il Comune
deve prima dimostrare, fatture alla mano, di avere pagato la ditta appaltatrice.
La Icad Costruzioni, però, non ha ancora ricevuto un euro dei 250mila ai quali
ha diritto e domani scade il termine entro il quale l’amministrazione Nardi deve
presentare la documentazione alla Regione per ottenere il finanziamento europeo.
Insomma, la frittata è quasi fatta, la stessa cucinata l’anno passato, quando il
Comune riuscì incredibilmente a perdere un fondo di 250 mila euro destinati al
restauro della Cattedrale per non avere preparato nei termini previsti il
progetto preliminare. A meno di un colpo di scena dell’ultimo minuto, dunque, le
casse comunali dovranno sobbarcarsi una spesa fuori programma e, soprattutto,
evitabile, ma non sarà questa l’unica conseguenza. Il mancato pagamento della
Icad, infatti, impedisce al Comune di accedere ad altri cospicui finanziamenti
per ulteriori interventi nell’area marina protetta. Insomma, un bel pasticcio a
fronte di una iniziativa che, oltre ad essere di alto livello, è per ora l’unica
concreta intrapresa in questi ultimi anni a difesa dell’ambiente. Il parco
marino, infatti, è costituito da cinque strutture piramidali immerse alla
profondità tra i 14 ed i 15 metri. Questi elementi sono stati ancorati sul
fondale ad una distanza di 500 metri tra di loro e tra 490 ed 990 metri dalla
riva. L’area delimitata ha, perciò, la forma di un quadrato di 250mila metri
quadrati, con un elemento situato al centro. Le strutture, di diversa altezza,
sono costituite da moduli che presentano piastre ottagonali, con dei fori a
forma di settore circolare all’interno. Da queste strutture, ci si aspetta un
effetto di "concentrazione" all’interno delle aree protette sia delle specie
pelagiche "di passo", sia di quelle stanziali. In sostanza, le cinque "piramidi"
serviranno da tana per le specie stanziali e permetteranno l’attecchimento di
uova di specie bentoniche. Un ancorotto, posto sulla loro sommità, provvederà a
strappare eventuali reti da traino. In questo modo, sarà garantita la
sopravvivenza della prateria di Posidonia Oceanica, indispensabile per la
riproduzione e lo stazionamento delle specie giovanili in età pre-riproduttiva.
Andrea Di Lello

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Sembra non esserci davvero pace per il nosocomio di Terracina "Alfredo Fiorini"
negli ultimi tempi preso di mira da vandali scellerati e senza scrupoli che
hanno deciso di utilizzarlo come tiro al bersaglio, a quanto pare il loro
bersaglio preferito. Risale a diverse notti fa l’ultimo "scherzetto" di pessimo
gusto tirato contro l’ospedale, colpevole soltanto di essere ancora sprovvisto
di una qualsiasi forma di sorveglianza interna ed esterna, notturna e diurna.
Qualcuno non ha avuto niente di meglio da fare per trascorrere la serata che
intrufolarsi al piano terra della struttura, aprire una o più manichette
dell’acqua da usare in caso di incendio ed allagare i corridoi. L’acqua ha
avuto tutto il tempo per raggiungere un’altezza di svariate decine di
centimetri visibile sulle pareti anche perché i vandali di turno sono penetrati
nella zona retrostante del piano terra dove praticamente sono già in pochi
quelli che vi transitano durante l’orario diurno, figuriamoci nel corso della
notte. Poi finalmente qualcuno si è accorto dell’acqua che a poco a poco stava
allagando il tutto ed ha dato l’allarme: la direttrice amministrativa del
"Fiorini" è stata avvertita nel cuore della notte di quanto accaduto ed ha
proceduto ad intervenire prima che le conseguenze di quest’altro bello scherzo
diventassero ancora più incontenibili. Ancora una volta nessuno si è accorto di
nulla, nessuno ha potuto evitare l’ennesimo atto vandalico contro l’ospedale
terracinese e i responsabili non hanno un volto, proprio come è accaduto in
tutti gli altri episodi simili avvenuti nel più recente passato, sia che si
parli di vandalismo che di furti. Negli ultimi anni sono stati fatti sforzi
enormi per risollevare le sorti dell’ospedale, tristemente in picchiata libera,
e per fare in modo che il suo nome venisse nuovamente associato alla sanità
buona, a quella che fa bene ai pazienti, e sono certamente innegabili i
risultati di tali sforzi. Ma se poi non si fa in modo di mettere al sicuro la
struttura, i locali, le strumentazioni, gli operatori e i degenti, si corre il
rischio di vanificare quanto fatto fino ad ora per restituire dignità ad un
ospedale che la stava irrimediabilmente perdendo. Non ci sono dubbi che per il
nuovo anno ormai alle porte il regalo più bello per il "Fiorini" sarebbe
ricevere quella sicurezza che mai come in questo periodo appare non più
rimandabile, viste le statistiche più recenti che parlano di un numero di
azioni contro l’ospedale in netto aumento. Si starebbe lavorando in tal senso
per porre finalmente fine a questa situazione che non può essere più tollerata.
Dieci giorni fa la direzione aziendale si è riunita per programmare una serie
di iniziative volte alla sicurezza all’interno del presidio sanitario, oggi
sede universitaria. Diverse le proposte prese in considerazione, ma la scelta è
ferma sulla valutazione costi/benefici. E pensare che in pochi mesi si sono
spes 25mila euro per riparare i danni prodotti da ladri e vandali.
Rita Recchia

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Masci querela per diffamazione il giudice di pace di
Terracina, Eugenio Fedele. A renderlo noto è stato lo stesso
direttore generale nel corso di una conferenza stampa
convocata il giorno della vigilia di Natale. Stando a quanto
riferito da Masci durante l’incontro con i giornalisti, il
magistrato, nel corso di un colloquio con il consigliere del
Pri Roberto Bellezza, avrebbe espresso giudizi poco
lusinghieri nei suoi confronti. È tutto scritto nero su
bianco nella denuncia-querela presentata presso il
commissariato di polizia di Terracina e inviata per
competenza alla procura di Perugia. Una vicenda che farà
certamente discutere visto che il giudice querelato,
Eugenio Fedele, è lo stesso che ha dato il la all ‘inchiesta
sul caso Easy Park. Inchiesta nella quale,
tra gli altri, risulta indagato anche Giuliano Masci, in
qualità di ex assessore alle Finanze. Il city manager non
sembra dare troppo peso al dettaglio e dice: «Un magistrato
è giusto che faccia il suo dovere ma in questo caso il
giudice di pace di Terracina è andato oltre. Ha invaso la
sfera politica approfittando della sua veste ». Ma che cosa
è successo? Masci nella querela cita circostanze precise.
Tutto ha inizio quando lo scorso 8 settembre, il consigliere
Bellezza incontra per caso il giudice Fedele alla fiera per
la festa della Delibera. «In quella occasione – racconta il
city manager – il giudice avrebbe consigliato all’esponente
del Partito repubblicano di lasciare il gruppo dell’Edera
per passare ad un altro partito di maggioranza». Nel corso
della chiacchierata, prosegue Masci, «il magistrato ha detto
espressamente che la città ha bisogno di figure nuove e che
il Pri era guidato da una persona, che sarebbe il
sottoscritto, poco raccomandabile. Il giudice inoltre ha
annunciato che Easy Park era soltanto l’inizio di un
calderone che avrebbe interessato il sottoscritto ». Il city
manager si interrompe giusto il tempo per per mettere ai
giornalisti di prendere appunti, poi continua spedito
leggendo la querela: «Il 5 novembre il consigliere
Bellezza , su richiesta dello stesso giudice,
incontra di nuovo Fedele presso il tribunale di Terracina.
Sono le 15 del pomeriggio. In questa occasione il
magistrato, senza documentare alcunchè, riferisce che la
polizia tributaria starebbe svolgendo indagini patrimoniali
sul mio conto. E che gli alti vertici della Procura stanno
tenendo sotto controllo sempre il sottoscritto e più in
generale il Comune di Terracina ». Esternazioni che secondo
il city manager configurano una « diffamazione aggravata »
nei suoi confronti da parte del giudice di pace Fedele.
Ora toccherà a i magistrati di Perugia
accertare la sussistenza delle eventuali offese a Masci.
Nel frattempo la fine d’anno con il botto è stata servita.
Pierfederico Pernarella

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«Frettoloso, nervoso ed Nardi, Ascom al vetriolo evasivo».

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Crisi della Cdl a Terracina con Forza Italia che diserta il Consiglio comunale
e tutto per colpa di un piano pubblicitario. La classica goccia che ha fatto
traboccare il più pieno dei vasi visto che i rapporti nella maggioranza sono
tesi ormai da un anno. Ieri il centrodestra era stato chiamato
dall’amministrazione guidata da Stefano Nardi all’ennesima prova di tenuta.
Poco prima d’iniziare il Consiglio lo stesso sindaco aveva detto ai suoi che la
maggioranza non c’era più. Ma fino all’entrata in aula erano ancora in molti a
credere che le cose alla fine si sarebbero aggiustate. E invece no. Nei banchi
riservati agli azzurri non c’era nessuno e neanche in quelli
dell’amministrazione dove i forzisti contano più di qualche assessore. Ma non
contenti di quanto stava accadendo i tre rimanenti partiti (An, Udc e Pri)
hanno voluto comunque aprire i lavori per approvare il piano che indicava modi,
tempi e soprattutto spazi dei nuovi cartelloni pubblicitari che dovevano essere
piazzati in città. Mancavano nella delibera di Giunta gli allegati e in più
nessuno della maggioranza aveva detto quanti e quali erano i cartelloni abusivi
nonostante le ripetute interrogazioni del centrosinistra. Alla fine anche il
pezzo di Cdl ancora in aula ha dovuto prendere atto che quel provvedimento così
come era stato presentato faceva acqua da tutte le parti e lo ha ritirato. Ma
lo ha fatto solo quando dalle file del Pd si è alzato un consigliere chiedendo
gli elaborati di supporto che nello stupore generale nessuno aveva prodotto.
Poi sindaco e maggioranza si sono fatti anche due conti sugli altri ordini del
giorno. Uno su tutti, la nomina dei nuovi revisori dei conti. E hanno deciso di
chiudere i lavori senza approvarne neanche uno. I conti se li faranno domani tra loro.
F.Coc.

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LA CITTA’ è tappezzata di pubblicità, ma il piano predisposto
dall’amministrazione comunale non tiene conto degli spazi che attualmente sono
occupati abusivamente. Per cui, ai 4000 metri quadrati di pubblicità previsti,
potrebbero aggiungersene almeno altrettanti tacitamente sanati. È il pericolo
che paventano i rappresentanti dell’opposizione, dei quali si fa portavoce il
consigliere Gino Di Mauro, l’esponente dei Verdi da sempre contrario al
proliferare dei cartelloni pubblicitari. Siano essi autorizzati o abusivi. Per
cui Di Mauro e i suoi colleghi di opposizione non vedono di buon occhio il piano
pubblicitario «generoso» che il Comune si prepara a portare domani sera
all’approvazione del Consiglio. La proposta di deliberazione è stata già
approvata dalla giunta all’inizio del mese con il parere favorevole del
dirigente del servizio. Secondo l’esecutivo il Piano generale degli impianti
pubblicitari e delle affissioni pubbliche è uno «strumento tecnico
amministrativo finalizzato all’individuazione della tipologia degli impianti
privati e di quelli per le affissioni pubbliche, nonché della loro diffusione
sul territorio». Il Piano – sempre stando al deliberato dell’esecutivo – tiene
conto «delle esigenze di carattere sociale, della concertazione demografica ed
economica, della tutela delle esigenze di tutela ambientale e paesaggistica,
nonché dell’esigenza di salvaguardare la circolazione stradale e i principi
contenuti nei vigenti strumenti urbanistici». Gli impianti pubblicitari previsti
dal piano riguardano sia il centro della città che le frazioni di Borgo Hermada
e La Fiora. Lo strumento sembra non riscuotere, però, l’approvazione della
minoranza che si prepara, quindi, a dare battaglia in Consiglio comunale
soprattutto per quanto riguarda l’aspetto della mancata previsione degli attuali
impianti pubblicitari abusivi. Senza contare che anche nella maggioranza non
sono mancate perplessità sull’adeguatezza del Piano alle esigenze della città ed
alla salvaguardia del paesaggio
urbano.
Maya Bottiglia

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Serve l’autorizzazione paesaggistica per consentire
l’ampliamento della cava di Salissano. Il Ministero
dell’Ambiente e della Tutela del Territorio risponde
all’esposto dell’Archeoclub ammonendo la Regione ed il
Comune a rispettare le leggi vigenti. Tutto era nato quando
la ditta Italcalce, che esercita l’attività estrattiva nel
sito in questione, aveva avanzato istanza per estendere la
coltivazione in una vasta area di uso civico, previo
mutamento di destinazione. Per impedire che la richiesta
fosse accolta, si erano mobilitati i residenti delle zone
interessate, oltre al Wwf e all’Archeoclub. Proprio in
risposta alla denuncia di quest’ultima associazione, il
Ministero dell’Ambiente -Direzione Generale per la Difesa
del Suolo scrive a tutti gli enti coinvolti rilevando che
"nella deliberazione consiliare del 2 marzo ’99 di
approvazione della convenzione stipulata con la società
Italcalce, il Comune di Terracina ha erroneamente definito
l’autorizzazione paesaggistica ‘non necessaria a causa del
mutamento di destinazione dei terreni di uso civico’". Per
il Ministero, infatti, "il gravame dell’uso civico su un
terreno, quantunque venga concesso il mutamento di
destinazione, determina, in quanto area tutelata, il
sussistere del vincolo paesaggistico, come enunciato
diffusamente dalla normativa statale e regionale, oltre che
dalla corrente giurisprudenza". Dalla documentazione
trasmessa dall’Archeoclub, si legge ancora nella lettera,
risulta che "non sia stato mai rilasciato dal competente
Assessorato della Regione l’autorizzazione paesaggistica",
nonostante l’attività estrattiva a Salissano sia ancora in
esercizio. Per tutto questo, il Ministero avverte il Comune
che "l’eventuale stipula della convenzione propedeutica
all’attuazione dei lavori sarà illegittima nel caso in cui
l’approvazione dell’ampliamento richiesto dalla ditta, a
seguito di mutamento di destinazione d’uso dei terreni
interessati dalla nuova attività estrattiva, non sia
regolarmente accompagnata dalle prescritte autorizzazioni
paesaggistiche". La lettera si conclude con l’invito "agli
assessorati della Regione, ciascuno per le proprie
competenze, ad attivarsi, in applicazione delle normative
statale e regionale in vigore ed a voler informare la
Direzione Generale circa gli eventuali provvedimenti".
Andrea Di Lello

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Dopo il salvataggio in extremis e ancora del tutto parziale delle cooperative sociali, oggi scade il termine dei lavoratori di Terracina Ambiente, la società mista a prevalente capitale comunale che si occupa della gestione dei rifiuti, per ricevere lo stipendio. Doveva essere il 15 dicembre ma visto che cadeva di sabato sindacati e lavoratori hanno deciso di attendere fino a oggi. Se i soldi
non dovessero arrivare si organizzeranno nelle forme di protesta che tutti ormai conoscono.

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Rammarico e sconcerto. Così il direttore sanitario del
presidio ospedaliero di centro, Sergio Parrocchia, ha
commentato l’errore occorso giovedì mattina durante
un’operazione di artroscopia all’ospedale
di Terracina. Parrocchia ha spiegato che «si è
trattato di un errore legato al rischio clinico della
pratica medica». Quelli che più banalmente si dicono i
rischi del mestiere: errori che, per quanto gravi (e
inescusabili), si verificano in tutti gli ospedali. Il
direttore sanitario ha assicurato però che già per domani è
stata convocata una riunione cui parteciperanno tutti i
primari dei reparti presenti presso il «Fiorini», mentre
mercoledì toccherà ai capisala, per discutere proprio del
rischio clinico e per adottare nuove procedure che
permetteranno di ridurre la possibilità che si verifichino
nuovamente episodi come quello di giovedì. Il direttore
Parrocchia non cerca giustificazioni per quello che
definisce «un grave errore», di quelli che «non dovrebbero
mai accadere, ma che purtroppo capitano. Ci adopereremo per
fare in modo che non riaccada ». Vittima del «rischio
clinico» in quel caso è stata una ragazza di 24 anni che nel
corso di un intervento in artroscopia è stata operata al
ginocchio sbagliato. In questo caso, l’errore dei medici,
per quanto grave, non ha comunque provocato conseguenze
troppo dannose alla paziente. La stessa modalità
dell’intervento in artroscopia, ovvero l’inserimento di una
sonda nel ginocchio per rimuovere il problema al menisco, ha
evitato ulteriori complicazioni. Questa circostanza non
sminuisce però le responsabilità dell’equipe medica che ha
effettuato l’operazione e non è di sollievo per la ragazza
che comunque dovrà tornare in sala operatoria per sottoporsi
nuovamente all’operazione al menisco.
Marco Toscano

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La Guardia di Finanza di Terracina, proseguendo nelle
indagini avviate all’inizio di quest’anno, ha sequestrato
altre 20 macchine alla S.E.A. Rent srl. con sede sulla
Pontina. Una dettagliata denuncia ha messo alla luce
un’ulteriore truffa, che sarebbe stata consumata dalla ditta
terracinese vendendo auto che aveva avuto a noleggio. In
questa maniera sale a 200 (tra veicoli e motoveicoli) il
numero dei mezzi sequestrati ai danni della S.E.A. Hanno
avuto ulteriori sviluppi le indagini condotte dal sostituto
procuratore Olimpia Monaco relativamente ad alcune truffe
commesse nella vendita di automobili. L’operazione della
Fiamme Gialle di Terracina, coordinate dal comandante del
Gruppo di Formia, ha permesso il sequestro di numerosi
automezzi, di cui la ditta si era indebitamente appropriata.
Analoghi interventi sono stati eseguiti anche nel Napoletano
e nel Casertano. Le indagini sono scaturite dalla denuncia
di una società romana, che lamentava la mancata restituzione
da parte della S.E.A. Rent, di 20 autovetture, nonostante la
risoluzione del contratto di locazione per il mancato
pagamento dei relativi canoni. Le auto in questione erano
state vendute a terzi. I "baschi verdi" hanno ricostruito il
meccanismo della truffa. Ai privati veniva proposta la
vendita di automezzi nuovi, che si detenevano in conto
vendita o per il solo noleggio, incassando il denaro
pattuito. A volte venivano predisposti falsi contratti di
vendita a nome di inesistenti acquirenti, senza procedere
alla consegna degli automezzi, ovvero, vendendoli a terzi
senza averne la proprietà. Era stato all’inizio dell’anno
che la GdF di Terracina aveva effettuato una maxi
operazione, conclusasi con il sequestro preventivo delle
quote della società S.E.A. Motori srl, della S.E.A. Rent srl
e della Revolution srl e dell’intero complesso aziendale
(oltre 150 autovetture tra cui una Ferrari e diverse
macchine d’epoca, 10 camper, 2 imbarcazioni veloci, una
bisarca per il trasporto dei veicoli e circa 30 motoveicoli)
per il reato di associazione a delinquere, finalizzata alla
consumazione di una serie di truffe ed appropriazione
indebita, rifuardanti la commercializzazione ed il noleggio
di autoveicoli e camper. L’attività investigativa aveva
appurato l’esistenza di un articolato sodalizio criminoso,
che metteva in essere degli imbrogli, mediante la
costituzione di imprese operanti nei settori del commercio
di autoveicoli e del noleggio di autovetture. L’inchiesta
era stata originata dalla denuncia sporta da un notaio
torinese. Altre denunce erano venute da clienti, che avevano
pagato senza avere la macchina o la documentazione
attestante la proprietà.

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I soldi non arrivano neanche a Natale. Scadeva ieri il termine annunciato pubblicamente dal sindaco di Terracina Stefano Nardi per pagare una mensilità,
la prima del 2007, alle sette cooperative sociali che gestiscono i servizi per conto del Comune. E invece non è arrivato un euro. Due settimane fa i
lavoratori si erano riuniti intorno al tavolo del primo cittadino insieme agli assessori, ai membri dell’Istituzione e a un funzionario del Monte dei Paschi
di Siena. «Entro il 10 dicembre pagheremo una mensilità – aveva detto Nardi – altre due entro la fine di dicembre e per le restanti nove provvederemo con una cessione del credito alla luce della nuova disponibilità dell’istituto Monte dei Paschi». Si erano alzati tutti soddisfatti soprattutto per aver scongiurato
lo sciopero paventato per il 13 dicembre. Ieri la notizia che sui conti bancari
non è stato accreditato nulla. E così le cooperative si sono riunite di nuovo,
ma stavolta senza sindaco, per iniziare un altro percorso di protesta. Intanto
hanno informato il Prefetto della grave situazione finanziaria in cui versano e
gli hanno chiesto un immediato intervento. Per il resto con ogni probabilità
verrà confermata la manifestazione del 13 dicembre con un corteo che da
piazzale Lido arrivarà in Piazza Municipio sede del Comune. E lo stesso giorno
i sindacati confermeranno lo sciopero con il blocco dei servizi sociali della
città. Sono oltre cento gli operatori che devono ricevere lo stipendio da un
anno. In alcuni casi sono state le stesse cooperative ad anticipare i soldi ma
poi non ce l’hanno fatta a fronteggiare una situazione che stava diventando
troppo pesante. La cifra che l’amministrazione si era impegnata a racimolare
entro la fine di dicembre si aggira intorno ai 400 mila euro. Ma le casse
comunali, come tutti tristemente sanno, sono a secco da tempo.
di SANDRO GIONTI

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Non ci sono più ostacoli agli accessi al mare. Lo ha deciso l’amministrazione di Terracina con una delibera che definisce una serie di strade di pubblica
proprietà fino a ieri a esclusivo appannaggio di privati che senza mezzi termini le avevano chiuse e disciplinato l’accesso solo ai residenti. Per lo
più si tratta di viuzze di diretto accesso al mare, che si trovano sulla strada provinciale per San Felice Circeo e a sud della città dove, soprattutto nella
stagione estiva, era praticamente impossibile la percorrenza per andare a
prendere un po’ di sole e fare un tuffo. Il Comune ha iniziato un lungo iter, monitoraggio e verifica, iniziato tre anni fa che si è concluso nei giorni
scorsi con un elenco di strade che si sono scoperte essere di accesso pubblico.
Via i lucchetti e le sbarre, quindi, come ha sottolineato ieri l’assessore
all’Ambiente e qualità della vita Mariano De Gregorio. «Nella scia di quanto
annunciato tempo fa a riguardo del controllo del territorio e soprattutto il
ritorno alla legalità, è partito quello che riteniamo sia il primo passo di un
lungo percorso, ma che restituirà ai nostri concittadini la speranza di un
riportare le decisioni ad uno stato di diritto per troppo tempo abbandonato -
ha detto De Gregorio – Dopo un lavoro certosino, durato circa tre anni,
iniziato dall’allora assessore Bagnariol, ha visto la luce una corposa proposta
per il consiglio comunale che farà finalmente chiarezza su un equivoco che dura
da troppi anni: quello sulle strade di accesso al mare». Da una delibera
consiliare del 1984 era rimasta in sospeso una posizione sulla titolarità di
alcune strade cittadine «che ha consentito, in alcuni casi – ha aggiunto -
l’abusiva appropriazione da parte di privati di viuzze e strade tramite
istallazione di cancelli, catene o sbarre da rendere difficoltoso l’accesso
alle nostre spiagge da parte di chiunque».
di FABIO COCCIA

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Ennesimo colpo dei soliti ignoti al Cup. Questa volta hanno
addirittura smurato la cassaforte, al cui interno però non
c’era nulla. Il «Fiorini» è ormai considerato un luogo
dall’accesso facile, visto che è la settima volta che i
ladri entrano senza essere ne visti e sentiti. Appare chiaro
che la matrice di questi episodi sia unica. Come avvenuto
per le altre cinque volte al Cup e due nell’ufficio
amministrativo, situati entrambi al primo piano del «Fiorini »,
anche questa volta è stata presa di mira la cassaforte.
Il furto è stato messo a segno l’altra notte. Ad accorgersi del
fatto sono stati gli impiegati quando alle 7,30 sono andati
ad aprire lo sportello per ricevere gli utenti ed hanno
trovato la porta manomessa e la cassaforte murata, sparita.
Per rubarla i ladri hanno dovuto abbattere un muro, a terra
c’erano mucchi di calcinacci. Ma questa volta i malviventi
sono stati sfortunati, a quanto pare sembrerebbe che gli
impiegati, visti i precedenti furti, abbiano deciso di non
mettere più i soldi nella cassaforte ma di nasconderli
altrove. Una brutta sorpresa quindi per i visitatori
notturni del Cup all’apertura della cassaforte in quanto era
completamente vuota. Gli impiegati ieri mattina hanno
chiamato i carabinieri che sono arrivati sul posto, insieme
con la scientifica, e hanno effettuato i rilievi per
evidenziare la presenza di eventuali impronte lasciate dai
ladri. Inoltre gli uomini dell’Arma hanno ascoltato i
presenti per cercare di capire se hanno sentito dei rumori o
notato qualcosa di strano, in particolare durante la notte.
Ma per ora non sono emersi elementi utili alle indagini. Un
furto che presenterebbe però delle anomalie, sembra infatti
strano che durante la notte, quando all’interno del «Fiorini
» regna il silenzio, nessuno abbia sentito rumori dei colpi
di piccone necessari a smurare una cassaforte. In molti
all’interno dell’ ospedale si chiedono come possano
verificarsi quasi a cadenze regolari i furti all’interno del
«Fiorini». Anche la settimana scorsa, sempre al Cup, c’è
stato un altro furto, i ladri anche in quel caso hanno
portato via la cassaforte, che non era fissata al muro ma ad
un involucro in metallo. Al suo interno vi erano 2 mila euro.
Maya Bottiglia

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Fuoriuscita di liquami che invadono alcune vie della città:
i gruppi consiliari dei Democratici di Sinistra e dei DL la
Margherita rivolgono un’interrogazione scritta e orale al
sindaco Stefano Nardi, per sollecitare la risoluzione del
problema che crea anche allarmi igienico-sanitari. «Da anni»
affermano i consiglieri dei due partiti «in via G. Di
Vittorio, in via A. Grandi, in tratti di viale Europa, in
via Gobetti e in via Basilicata, si verifica la fuoriuscita
delle acque reflue dalla rete fognante, determinando gravi
ripercussioni dal punto di vista igienico-sanitario. Tale
situazione è stata più volte segnalata con una petizione
popolare dagli abitanti della zona al sindaco e
all’acqualatina, senza che siano stati presi i necessari
provvedimenti. La fuoriuscita di liquami maleodoranti che
ristagnano a cielo aperto è aggravata, tra l’altro, dalla
presenza di ratti ed insetti, potenziali veicoli di
infezione. Non si comprende per quale motivo, Acqualatina
preferisce spendere ingenti somme di denaro per gli
interventi di autospurgo, ma non provvede ad eseguire i
necessari lavori urgenti per la risoluzione del grave
problema più volte segnalato».
Rossella Bersani

Dopo la decisione del commercianti di Terracina di non
mettere più mano al portafoglio per gli addobbi natalizi
della città il sindaco Stefano Nardi ha convocato in fretta
e furia una riunione con loro per risolvere la questione.

Esiste il serio rischio che Terracina diventi quest’anno
l’unico comune della provincia di Latina a non avere le
luminarie natalizie con gli addobbi. Questione di soldi
ovviamente. Introvabili nelle casse comunali. Fino allo
scorso anno ci pensavano i commercianti a caricarsi della
spesa ma quest’anno hanno deciso di fermarsi per motivi
legati al forte contrasto in atto ormai da tempo con
l’amministrazione. Questa mattina si vedranno insieme al
sindaco e agli assessori competenti per trovare una
soluzione in tempi rapidi. La posizione dei commercianti è
ancora ferma sulla decisione di non tirare fuori dalle
tasche un solo euro. «In un momento così importante
dell’anno e seguendo la tradizione che vuole le vie
principali della città dedicate allo shopping illuminate a
festa, cercheremo concordemente con i commercianti di
arrivare a pianificare tutte le iniziative necessarie
affinché in quest’ambito non debba essere un Natale
sottotono – ha detto ieri Nardi – Contestualmente, però, mi
preme ricordare che al posizionamento delle luminarie e agli
addobbi natalizie hanno storicamente e autonomamente pensato
i commercianti della città, mentre il Comune garantiva il
pagamento dell’energia elettrica. Soltanto nell’anno 2005
abbiamo affiancato i commercianti nell’operazione per
illuminare alcune piazze rimaste inopinatamente sprovviste».
F.Coc.

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Il mattone selvaggio questa volta vale due milioni di euro.
I controlli del Corpo Forestale dello Stato di Terracina nei
giorni scorsi hanno portato gli uomini dell’ispettore
Giuseppe Pannone al sequestro giudiziario di alcuni
fabbricati. Operazione condotta con l’ausilio del personale
dell’Ufficio Tecnico del Comune di Terracina, sezione
antiabusivismo. Voleva realizzare una vera e propria reggia
la proprietaria della struttura che troneggia ormai da tempo
in una delle zone periferiche della città. Una villa che si
articola su più piani e che risalta in mezzo ad una zona di
campagna come quella di Ceccaccio. Durante i controlli
infatti la Forestale ha esaminato la documentazione e fatto
i dovuti accertamenti. A quanto pare la proprietaria, M.M.M.
di 40 anni – denunciata per abusivismo edilizio – aveva
realizzato in difformità al permesso a costruire una
palazzina a destinazione residenziale, ampliandone il piano
seminterrato di oltre 160 metri quadrati ed apportando
alcune modifiche per un inequivocabile cambio di
destinazione d’uso. La struttura in questione, già in parte
rifinita, oltre ad essere posta su due livelli presenta
anche un seminterrato. Inoltre sul medesimo lotto i
forestali hanno posto sotto sequestro giudiziario anche
un’altra struttura di circa 130 metri quadrati, realizzata
in completa assenza di concessione, nonché altri manufatti
presenti sempre sul terreno in questione. I forestali non si
sono fermati certo qui ed hanno verificato altri lavori
apparentemente irregolari sui quali sono ancora in corso le
indagini. Il loro esito si conoscerà nei prossimi giorni.
Nel complesso il valore di tutto il patrimonio immobiliare
presente sul lotto ammonta presumibi lmente a circa due
milioni di euro. Un altro manufatto abusivo che va ad
aggiungersi a quelli che ormai la Forestale sequestra
regolarmente a cadenza quasi mensile e che non fanno altro
che deturpare il paesaggio fin troppo devastato.
Maya Bottiglia

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Il Tempio di Giove Anxur rivive in uno spettacolo di luci e suoni. Resti della Roma antica che prendono voce e colori con un progetto di luce e suoni tecnologicamente proiettato nel
futuro. E’ stato presentato ieri nel corso di una conferenza stampa a cui hanno preso parte l’assessore alla Cultura del Comune di Terracina Sandro Marigliani, al Commercio Massimiliano Di Girolamo e il consigliere regionale dell’Udc
Aldo Forte. Si tratta di un «percorso di visita notturno basato su azioni di spettacolarizzazione e teatralizzazione
che, nel pieno rispetto del bene oggetto di valorizzazione, miri a ricontestualizzarlo storicamente», spiegano gli organizzatori. Teatro della novità è il Tempio di Giove Anxur. La scelta di una rivalutazione tutta particolare e
per giunta di sera è stata motivata dal fatto che gli spazi
vuoti dell’area archeologica, grazie proprio a questo
sistema audio e visivo, vengono riempiti donando allo
spettatore la sensazione di ritornare nel passato e vivere
realmente quei momenti. Il progetto prevede un camminamento
in legno che guida lo spettatore su un percorso definito e
suddiviso in quattro sequenze della durata complessiva di
una ventina di minuti. «Nella prima parte della discesa che
conduce al Tempio una illuminazione adeguata delle
architetture presenti, sincronizzata alla visione della
ricostruzione virtuale del tempio, su uno schermo video
inserito sul percorso, darà allo spettatore la nozione di
scala e di verticalità della struttura», così una delle
quattro fasi che dà l’idea del progetto. In tutto questo c’è
un "ma". I soldi per far partire l’ambizioso ed eccezionale
piano, ben 700 mila euro, sono stati raccolti da un fondo ad
hoc della Regione Lazio grazie all’impegno del consigliere
regionale ma il 20%, ovvero 140 mila euro devono saltare
fuori dalle casse del Comune di Terracina pena la perdita
del finanziamento. Operazione assai complessa visto che le
casse sono desolatamente vuote, o quasi. Per questo gli
amministratori stanno chiedendo un aiuto alla Provincia. I
tempi per la realizzazione dell’ambizioso progetto sono
tutti da definire.

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A.A.A. Cercasi spazi per i reperti archeologici e storici che il sottosuolo di Terracina continua a restituire. Se da una parte il lavoro della Soprintendenza archeologica del Lazio prosegue con risultati sorprendenti, dall’altra per la conservazione e l’esposizione delle antichità si registra ormai il tutto esaurito.

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La conferenza dei sindaci della provincia di Latina approva
integralmente il piano di dimensionamento scolastico di
Terracina. Lo ha fatto ieri non modificando di una sola
virgola la proposta presentata dall’assessore alla Pubblica
Istruzione Sandro Marigliani. Tre istituti comprensivi e due
circoli didattici accorperanno la parte della scuola
dell’obbligo relativa all’infanzia, primaria e secondaria di
primo grado. In particolare la nascita dell’istituto
comprensivo Borgo Hermada che accorpa scuola dell’infanzia,
scuola primaria, scuola media ex Milani per 567 alunni;
dell’istituto comprensivo Centro Storico che accorpa scuola
infanzia Delibera, scuola primaria Bragazzi, scuola media
Monti-Mameli per 862 alunni e dell’istituto comprensivo Don
Milani che racchiude la scuola infanzia e primaria Arene X°
Traversa e la scuola Media Don Dilani per un totale di 742
alunni. Poi ci sono i circoli didattici. Il primo con
infanzia e primaria Francesco Lama, infanzia Aldo Moro e
primaria Elisabetta Fiorini per 535 alunni. Il secondo
(alunni 578), scuola infanzia e primaria Giovanni Paolo II e
infanzia e primaria La Fiora. Un piano articolato che ha lo
scopo di ottimizzare anche l’offerta formativa. «Il piano di
riorganizzazione, nel suo complesso – ha commentato ieri
l’assessore Marigliani – non è solo un piano di
dimensionamento ma una precisa offerta formativa calata sul
territorio con una diligente distribuzione delle istituzioni
scolastiche, una valutazione differenziata, secondo il grado
e il tipo di scuola, della sua collocazione, anche in
relazione alla presenza o assenza di altre agenzie
formative».

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Un convegno sul turismo "avvilente" come la gestione
politica del settore. L’appuntamento dello scorso 29
novembre, nella sala Valadier, secondo Lucia Berti di Città
Partecipata, ha reso evidente il "nulla di fatto" realizzato
dagli amministratori. Il convegno, scrive la Berti in una
nota, è stato "scarsamente partecipato da operatori
turistici e ha visto l’assenza imperdonabile di quasi tutti
gli amministratori locali ( tranne qualche eccezione) e di
tutte le forze politiche". "Purtroppo -continua la nota-, se
chi amministra la città non ha sviluppato un’adeguata
coscienza turistico- imprenditoriale, l’unico approdo
possibile sarà soltanto il nulla e, soprattutto, in completa
assenza di una vera e propria politica di qualificazione
turistica, si è preda di una totale inerzia". Secondo la
Berti, "da troppi anni, la mancanza totale di idee
innovative ha fatto perdere alla nostra città ogni disegno
di sviluppo, al punto che non si sa più quale debba essere
il suo futuro". "Credo fermamente -si legge ancora nella
nota- che l’assenza progettuale e l’inerzia politica sia
stata e continui ad essere una responsabilità collettiva. Se
si tace, o per assenza di idee o per convenienza di parte,
la responsabilità è diretta e scaricarla su altri diventa
una comoda giustificazione". Per la Berti, invece, tre
devono essere le priorità per consentire lo sviluppo del
turismo. "Chi ambisce al governo di una città -spiega la
rappresentante di Città Partecipata- deve realizzare una
adeguato progetto che affronti sia i grandi temi di
sviluppo, procedendo con la consapevolezza che il turismo
deve divenire un fenomeno di sicuro ed imponente sviluppo
economico per Terracina, sia lavorando per la risoluzione di
questioni più pratiche ed ordinarie, quali la pulizia della
città, piano di mobilità, arredo urbano, cura dei parchi ed
altro ancora". Secondo, "e’ necessario che tale
progettualità sia sentita ed affrontata collegialmente da
tutti gli amministratori che con adeguate sinergie e con
unità d’intenti devono collaborare tra diversi assessorati,
abbandonando l’antiquata idea che il turismo sia da
demandare solo all’assessorato preposto". Infine, la Berti
ritiene "di fondamentale importanza la creazione di un
tavolo permanente dove siedano, in sinergia, amministratori
e operatori turistici".
A.D.L.

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