Archivio Ottobre 2007

Sembra passato un uragano, ed invece si tratta soltanto di abbandono. Gli
effetti sono altrettanto devastanti. Succede al cimitero comunale di
Terracina, nella cappella dell’ex confraternita «Orazione e Morte». La
struttura si trova sul lato sinistro del viale principale del camposanto.
Prima di incontrarla bisogna percorrere una cinquantina di metri
dall’ingresso. È impossibile non riconoscerla. Circondata dall’erbacce,
sembra un rudere abbandonato, ma ospita le spoglie di oltre trecento
defunti. L’intonaco delle pareti è screpolato e invaso da piante
rampicanti. In numerosi punti si intravedono perfino i mattoni con cui la
struttura a suo tempo è stata tirata su. La forma è circolare, sopra una
piccola cupola svetta un crocifisso. Dal punto di vista architettonico, è
molto particolare. Ma questi dettagli ora non contano più: la cappella sta
cadendo a pezzi. Letteralmente. L’unica cosa nuova è il cancelletto bianco
in ferro. Ci sono dei fiori, alcuni in plastica, altri veri, semi
appassiti. Qualcuno, evidentemente, per onorare i propri cari, ha
preferito non varcare la soglia e non entrare all’interno della struttura.
Una scelta, forse, comprensibile. Lo si capisce quando si oltrepassa
quella che dovrebbe essere la rete di recinzione e si entra all’interno
della cappella: un sfacelo. Trattandosi di defunti, risulta difficile
crederlo. Ma è così. Non si sa dove iniziare per descrivere lo stato di
incuria. Calcinacci, lapidi buttate per terra insieme ai contenitori per i
fiori e i lumini. Il corridoio circolare sembra quasi una foresta di
rampicanti. Una tomba è stata addirittura coperta da un albero di fico.
Alcuni loculi sono vuoti. In uno c’è persino un crocifisso in ferro
nascosto tra la polvere; all’interno di altri ci sono ancora i calcinacci.
L’imbarazzo e il pudore, soprattutto per gli sguardi dei cari estinti che
arrivano dalle foto – quasi tutte in bianco e nero -, suggeriscono a non
andare oltre. Tanto è il degrado, che la presenza dei defunti sembra quasi
incomprensibile. Almeno all’occhio dell’osservatore esterno. E per i
parenti? In questi anni ci hanno provato in tutti modi a sollecitare un
intervento per riportare nella cappella un minino di decenza. Quella che
spetterebbe ai defunti. Ma i tentativi sono stati tutti inutili. Dovrebbe
occuparsene la Curia che è giuridicamente responsabile di tutti gli
immobili dell’ex confraternita dell’ «Orazione e Morte». L’istituzione
benemerita, fondata nel Settecento, è stata attiva fino agli anni
Cinquanta. La storia della cappella al cimitero va avanti ormai da anni e
con il passare del tempo la situazione, se possibile, diventa sempre più
insostenibile. Gli uffici amministrativi della Curia vescovile ne sono a
conoscenza ma finora non si è vista nemmeno l’ombra di un operaio. Anche
il Comune di Terracina, pur non essendo responsabile della struttura, si è
limitato ad ignorare il problema. Una vicenda assurda quanto triste.
Soprattutto in questi giorni. Venerdì prossimo è il giorno dei morti.
Tutti andranno a depositare fiori e pregare davanti le tombe dei propri
cari. E er i parenti dei defunti che si trovano nella cappella dell’ex
Confraternita, anche quest’anno, sarà un po’ più difficile e triste -
ricordare i propri cari.
Pierfederico Pernarella

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"Sulla vicenda Easy Park la città ha diritto di sapere":
titola così il manifesto affisso per le strade cittadine a
firma dei gruppi di opposizione che denuncia "un gesto di
arroganza, di arbitrio e di disprezzo delle istituzioni
democratiche che non ha precedenti nella vita della nostra
collettività. Cosa hanno da nascondere? Perché tanta
paura?". Rifiuta, impedisce, priva, imbavaglia, offende,
minaccia: questi i termini che nel manifesto scandiscono
quei comportamenti che l’opposizione attribuisce alla
maggioranza di centro-destra proprio in relazione alla
complessa vicenda Easy Park che, divampata a seguito della
sentenza del dott. Fedele chiamato a pronunciarsi su un
ricorso presentato da un cittadino multato nella famosa
estate dei parcheggi a pagamento tramite sms, ha portato
all’iscrizione nel registro degli indagati personaggi in
vista del Comune. Secondo l’opposizione, la maggioranza
"impedisce ai cittadini di conoscere fatti e circostanze
solo in parte toccati dalla sentenza del Giudice di Pace di
Terracina"; "priva il Consiglio Comunale ed i singoli
consiglieri, rappresentanti del popolo, di esercitare
appieno il ruolo e le prerogative agli stessi attribuiti
dalla legge"; "imbavaglia l’opposizione consiliare deludendo
le attese e le domande di trasparenza dell’intera città";
"offende il ruolo e la funzione del Prefetto di Latina,
riducendo a carta straccia il documento firmato dai capi di
tutti i gruppi consiliari (…) con il quale veniva
sottoscritto l’impegno a discutere in Consiglio Comunale
della vicenda Ital Telecom-Easy Park"; "minaccia di adire le
vie legali nei confronti del Giudice di Pace di Terracina
che avrebbe, asseritamene, "ecceduto" nell’esercizio delle
proprie funzioni"."Nonostante tanta arroganza e tanta
sfrontatezza l’opposizione continuerà la sua battaglia nelle
Istituzioni e nella città". Il testo è firmato dai gruppi
Dl, Ds, Udeur, Verdi e Patto per Terracina.
Rita Recchia

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Era passata la mezzanotte e la massima assise comunale era impegnata a
discutere del Piano d’Azione dell’Agenda 21 locale, in pratica la summa di
un’attività tesa allo sviluppo sostenibile. Cave, verde, abusivismo
edilizio, percorsi turistico-culturali, erosione.
C’era materia importante. Tanta. Eppure, nei banchi della maggioranza, si
potevano contare poche persone. Tra l’altro assonnate e disattente. Un
termometro indicativo? Davvero uno spettacolo poco edificante. La
minoranza, presente e partecipe, ha approvato il Piano. In apertura dei
lavori, la maggioranza si è chiusa a riccio sulla mozione dell’opposizione,
tendente "a far chiarezza sugli incarichi conferiti ai legali"
nell’ottica di "razionalizzarne la spesa". Quindi, Agenda 21. C’era da
approvare il piano d’Azione, frutto dell’attività di 4 tavoli di lavoro,
presieduti dall’assessore Mariano De Gregorio. Volendo c’era di che
discutere ampiamente per ore. Invece, al momento in cui parlava Valerio
Golfieri (UDC), la maggioranza poteva contare su 4 persone presenti.
Sbadigli, sonnellini, risolini. Nardi e compagni credono veramente in una
gestione sostenibile dello sviluppo? Dubbi legittimi. La minoranza ha
detto "sì" al piano. Una cambiale di fiducia, che verrà staccata già al
prossimo consiglio, quando si parlerà delle lottizzazioni al Sisto.
Er.Ber.

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Circa 200 tavolette copriwater con scritte in arabo sono state sequestrate nei
giorni scorsi dalla polizia all’interno di un supermercato di Latina. Le
scritte sono risultate essere un versetto del Corano e a individuarle sono
stati alcuni islamici che hanno immediatamente informato della vicenda l’imam
di Latina. Questi ha a sua volta informato la questura, che ha proceduto al
sequestro degli oggetti accertando l’estraneità dei titolari del supermercato
del capoluogo. «Nessuna tensione né problemi con la comunità islamica di
Latina» è stato il commento del questore Niccolò D’Angelo in merito
all’operazione condotta dalla polizia che ha portato al sequestro delle
tavolette. Gli oggetti, in vendita anche in altri supermercati di Sabaudia,
Sezze e Terracina, sono stati immediatamente ritirati dal commercio dallo
stesso proprietario degli esercizi commerciali. La polizia ha poi sequestrato
il materiale depositato all’interno di un magazzino e ha iscritto il titolare
sul registro degli indagati, come atto dovuto, per vilipendio alla religione.
Il proprietario del supermercato è però estraneo alla vicenda e ha raccontato
di aver acquistato la partita di copritavolette, di cui risultano venduti 28
pezzi, ignaro del fatto che recassero un versetto del Corano (per la precisione
si tratta del versetto 255 II capitolo), che inneggia alla grandezza di Allah.
Gli oggetti risultano prodotti in Cina.

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Doveva essere l’azione amministrativa principale della
compagine guidata da Stefano Nardi, ed invece, giorno dopo
giorno, si sta rivelando un pasticcio come pochi se ne sono
visti. Perché è chiaro, nella costituzione della Terracina
Ambiente – lo hanno ammesso pubblicamente gli stessi
rappresentanti del cda – sono stati commessi degli errori. E
il fatto potrebbe essere anche normale. Il problema è che
non si è trattato di sviste qualsiasi ma di inadempienze
madornali che di fatto stanno mettendo in seria discussione
l’appalto e un servizio di raccolta rifiuti degno di questo
nome. L’Aspica dal canto suo è stata molto chiara: 2 milioni
e 900 mila euro l’anno – l’importo con cui è stata
aggiudicata la gara – sono insufficienti. Ne servono almeno
altri 600 mila. Se il sindaco Nardi e colleghi non fossero
stati così impegnati a sbandierare ai quattro venti la
convenienza del nuovo contratto rispetto a quello da 4
milioni di euro l’anno con la Slia, avrebbero potuto capirlo
subito. Bastava fare quattro conti, magari anche della
servetta. Qualche esempio per capire. Partiamo dal
personale. L’organico della Terracina Ambiente è composto da
54 netturbini. Tenendo presente che il costo di ogni
lavoratore, tra stipendi e contribuiti, si aggira sui 30
mila euro anno, con estrema semplicità se ne può dedurre che
il costo complessivo per il personale in un anno è di circa
un milione e 600 mila euro. La seconda voce di spesa
importante è quella riguardante i mezzi. Il capitolato
d’appalto prevede l’acquisto di mezzi per un ammontare di 4
milioni e 800 mila di euro. Obbligata la strada del leasing,
mettiamo di dieci anni, e il costo che ne deriva è di 600
mila euro l’anno. Quindi ricapitolando, conti alla mano che
è estremamente facile effettuare, il costo annuo del
personale e dei mezzi è di circa 2 milioni e 200 mila euro.
A tutto ciò vanno aggiunte le spese per il carburante -
compresi i viaggi per portare i rifiuti nella discarica di
Borgo Montello -, tra i 100 e 200 mila euro al mese, per il
personale amministrativo, per i rappresentanti del consiglio
di amministrazione, per un eventuale sede sociale che una
società non può non avere, per la riparazione dei mezzi, per
il porta a porta nel centro storico. La lista potrebbe
continuare. Se così stanno le cose, a questo punto,
l’amministrazione comunale dovrebbe spiegare su quali basi
ha potuto appaltare il servizio di nettezza urbana alla
modica cifra di 2 milioni e 900 mila euro l’anno. Altro che
ribasso d’asta. La domanda quindi è soltanto una: nel
preparare il capitolato d’appalto ed espletare la gara per
la scelta del partner privato l’amministrazione comunale, o
comunque il tecnico incaricato per farlo, si è per caso
preoccupata di preparare uno studio di fattibilità dei costi
del servizio? Oppure, l’unico cruccio di Nardi e colleghi
era quello di appaltare in fretta e furia, così come veniva,
prima della fine del mandato, il servizio ad un prezzo
conveniente da sbandierare in campagna elettorale? Se così
non è stato l’amministrazione comunale potrebbe replicare
alle richieste di aumento dell’Aspica. Con i calcoli avrebbe
dovuto fare a suo tempo. Ma appunto, finora
non lo ha fatto.
Pierfederico Pernarella

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Il megayacht costruito dai cantieri Rizzardi e "prigioniero"
del lago di Sabaudia a causa delle sue dimensioni di oltre
40 metri dovra’ raggiungere il mare via terra. Lo ha deciso
oggi il Parco Nazionale del Circeo, che ha consegnato le
conclusioni di un proprio studio tecnico agli enti coinvolti
nella conferenza di servizi che si occupa del caso, tra cui
la Provincia di Latina, il Comune di Sabaudia e la Regione
Lazio. La direzione del Parco ha inoltre richiesto la
convocazione di una nuova seduta della conferenza per
analizzare la situazione. Secondo le conclusioni dello
studio, non e’ sufficiente l’abbattimento del "Ponte rosso"
per far uscire lo yacht, ma e’ anche necessario dragare il
canale romano che scorre sotto Torre Paola, al confine tra
Sabaudia e San Felice Circeo. Lo studio realizzato
dall’ufficio tecnico del Parco evidenzia che le altezze del
canale sono infatti incompatibili con le dimensioni della
barca. I tecnici del parco dovranno ora realizzare un altro
studio in cui analizzare le possibili soluzioni per far
giungere lo yacht al porto di Terracina. I cantieri Rizzardi
hanno realizzato cinque esemplari della barca, di cui due
sono stati gia’ venduti a maggio ad altrettanti magnati
greci. La conferenza dei servizi aveva studiato la
possibilita’ di abbattere il "Ponte Rosso" e di ricostruire
al suo posto un "ponte mobile" per risolvere definitivamente
le problematiche dei cantieri operanti nel lago di Paola.
(apa)

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Si avvicina la festa di S. Cesareo e chi segue questo Blog da qualche tempo
ricorderà che sono intervenuti qui gli amici di Cesa (anche loro hanno come
patrono Cesareo)

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Saranno avviati presso l’Istituto Tecnico Commerciale "A.
Bianchini", i seguenti Corsi Gratuiti di Formazione:

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Era stata sospesa per inapplicablità l’ordinanza con la
quale qualche mese fa il sindaco di Terracina regolamentava
per motivi di urgenza i nuovi insediamenti abitativi per la
manodopera extracomunitaria nei campi. E ieri ne è arrivata
una nuova che annulla la precedente e stabilisce nuove
regole per gli imprenditori agricoli di Terracina. Solo da
oggi in poi ogni azienda o cooperativa agricola ricadente
sul territorio di Terracina potrà presentare domanda allo
sportello unico per le attività produttive per costruire i
famosi prefabbricati. Si chiamano Uam, Unità abitative
mobili, e ospiteranno per un periodo di tempo definito
manodopera extracomunitaria. Per metterle su bisogna
presentare regolare denuncia d’inizio attività come da
regolamento edilizio corredata da contratto di lavoro di
ogni bracciante, copia della comunicazione all’ufficio di
collocamento e della relativa lettera di assunzione. Le
unità potranno essere costruite soltanto nell’area
cortilizia dei fabbricati esistenti e non a margine di un
terreno. Devono possedere tutti i requisiti igienici e
sanitari previsti dalla vigente normativa nazionale e
regionale. Anche la data di rimozione deve essere comunicata
allo sportello unico e l’imprenditore durante le operazioni
deve ristabilire lo stato dei luoghi. Qualora non lo dovesse
fare ci penseranno direttamente gli agenti di polizia
municipale. I controlli saranno garantiti almeno sul 10%
delle unità costruite. Altre dettagli tecnici sono
espressamente previsti sulla nuova ordinanza. L’obiettivo è
di mettere ordine su una materia finora lasciata alla
regolamentazione edilizia che non contemplava tale
specificità. Le zone maggiormente interessate sono Borgo
Hermada e Borgo Vodice e parte della Valle dove insistono le
aree agricole e dove si verificano insediamenti urbani che
spesse volte sono fuori controllo. Così facendo
l’amministrazione spera di far venire a galla tutto quello
che ora si è mosso sotto traccia e di dare maggiori tutele
ai lavoratori stagionali extracomunitari.
di FABIO COCCIA

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Terracina: «Processo» al giudice di pace.
Chi pensava che fosse soltanto una boutade estiva, dettata
magari dal nervosismo, dovrà ricredersi. Quelli della giunta
fanno sul serio. O almeno ci provano: il giudice di pace di
Terracina, Eugenio Fedele, «reo» di aver dato il là
all’inchiesta della Procura sul caso Easy Park, non può
passarla liscia. E così, dopo l’annuncio ferragostano del
sindaco Stefano Nardi di avviare un’azione legale contro il
giudice Fedele, il primo cittadino non ha perso tempo e ha
portato il caso in giunta. Tra i mille e uno problemi che
affliggono la città, gli assessori hanno dovuto affrontare
il fatidico dilemma: «Lo quereliamo o non lo quereliamo? ».
Se per altri casi l’alzata di mano è arrivata ancora prima
di terminare la lettura della delibera, per quello
riguardante il giudice di pace la decisione non è stata così
scontata. Una parte della giunta non ne vuole sapere di
intraprendere un’azione legale contro un giudice. Iniziativa
che potrebbe rivelarsi un boomerang sotto diversi punti di
vista, soprattutto sotto quello dell’immagine. Nardi e gli
assessori che non hanno gradito l’intraprendenza del giudice
Fedele dovranno quindi per il momento mettere un freno alla
propria «foia» legale. E a guadagnarci peraltro sono anche
le casse comunali visto che, quanto a incarichi legali,
l’amministrazione comunale non bada a spese. E si capisce:
soltanto per sapere se ci sono sono i requisiti per
promuovere un’azione legale contro qualcosa giunta impegna
ogni volta qualcosa come mille euro. Non proprio spiccioli.
Tornando al merito della questione del giudice di pace,
Nardi era stato molto chiaro, ventilando l’intenzione di
ricorrere al Consiglio superiore della magistratura:
«Interpelleremo il Csm – disse – per capire quali siano le
funzioni di un giudice di pace». Detta in altri termini,
questo il sospetto del primo cittadino: chiamato ad
esprimersi su un ricorso ad una multa, il giudice di pace
era legittimato ad avviare un’istruttoria così approfondita?
Roba da disputa dottrinale, peraltro precisata più volte
dallo stesso giudice di pace nella sentenza. Ma sotto questo
sospetto cova evidentemente un certo risentimento, di cui lo
stesso Nardi non ha fatto mistero quando, sentenza alla
mano, ha definito «offensivi» e «diffamatori» i termini
utilizzati dal giudice di pace in un passaggio della
motivazione alla sentenza: «In tutti questi casi si
determina la devastazione della legalità e con essa la
rimozione nella coscienza sociale anche della speranza di
avere dalle istituzioni una difesa per resistere agli atti
criminali intimidatori che, da qualche tempo, aggrediscono
operatori economici, professionisti e soggetti implicati,
magari prima in una forma e poi in un’altra, ma sempre nella
gestione della cosa pubblica».
Pierfederico Pernarella

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Topi all’autolinee. Anche prendere un autobus a Terracina
può rivelarsi impresa pericolosa. La zona delle stazione dei
pullman infatti è letteralmente invasa da roditori e
sporcizia. Certo non succede solo lì: a Terracina di ratti
se ne vedono a bizzeffe in giro per la città, indisturbati
tra timore e disgusto dei passanti. Ma alla stazione dei bus
la situazione è addirittura di guardia: i negozianti ogni
giorno devono fare i conti con sporcizia, degrado e miasmi,
e non ne possono davvero più. È di ieri l’ultima lamentela:
«Le autolinee – spiega indignato il Ninetto, proprietario
dell’edicola che si trova alla stazione dei bus – ormai sono
terra di nessuno. Domenica mattina un grosso topo è entrato
nell’edicola ed insieme ad altre persone abbiamo cercato di
prenderlo, poi lo abbiamo ammazzato. Ma c’è voluto un po’
prima di riuscirci, nel trambusto generale. Questa zona è
invasa dai topi, non sappiamo più cosa fare. Ogni giorno ne
vediamo aggirarsi tra gli autobus, tra la gente che aspetta
alla fermata…». A lamentarsi non sono solo i commercianti
ma gli stessi residenti, che hanno paura anche ad andare a
gettare l’immondizia, per il timore che i ratti possano
schizzare fuori dal cassonetto da un momento all’altro.
«Stavo andando a a gettare la spazzatura – spiega la
titolare di un esercizio commerciale della zona – e ho visto
diversi topi tutt’intorno al cassonetto. Tanti provengono
dal fiume qui vicino, quando sulle grate, per incuria, si
forma uno strato di melma, i topi ne fuoriescono e
raggiungono senza problemi il livello stradale». Basta
soffermarsi per un po’ a osservare le acque melmose e quasi
solide del Canale Pio VI per vederli gironzolare tra le
anatre. Di certo il canale non è il solo luogo da dove
provengono i topi, non dimentichiamo l’ex consorzio di
bonifica, lo «Squero». Un accumulo di spazzatura, con erba
alta e incolta, dove trovano rifugio tossicodipendenti e
stranieri senza fissa dimora. La zona delle autolinee è
ormai identificata dai più come un luogo sudicio,
abbandonato a se stesso, quando invece dovrebbe
rappresentare il biglietto da visita della città per tutti
coloro che arrivano in pullman, visto che c’è anche la
fermata della corriera che arriva dalla stazione
ferroviaria. Cartacce lungo i marciapiedi, ai bordi delle
strade, dove sono posizionati i contenitori della Caritas:
immondizia in cui i topi si sono accasati. Nonostante le
lamentele e i disagi in Comune continuano ad ignorare il
problema. Da anni ormai nessuno bonifica la zona e in
particolare «Lo Squero», uno sconcio proprio al centro della
città. Invano residenti e negozianti attendono la
disinfestazione dell’area, come dovrebbe accadere in ogni
città che si rispetti.
Maya Bottiglia

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Ha causato un incidente mortale sulla via Appia mettendosi
alla guida della sua auto sotto effetto della cocaina:
e’ un ragazzo di 18 anni, di Sonnino, piccolo centro nei
pressi di Latina, denunciato dalla polizia stradale;
la vittima e’ un uomo di 59 anni morto la scorsa notte.
Sabato mattina il giovane era alla guida di una ”Polo”
sulla via Appia in direzione Latina, quando al 73 chilometro,
tra Pontinia e Terracina ha invaso la corsia opposta andando
contro una ”Peugeot 107”, guidata da Fausto Troili, 59 anni,
di Anzio con a bordo anche la moglie, Nunzia Coppola di 58 anni.
L’uomo, in gravissime condizioni, e’ stato trasferito
all’ospedale San Camillo di Roma dov’e’ morto la notte scorsa;
la moglie e’ stata prima ricoverata al ”Fiorini” di Terracina
e’ poi trasferita all’istituto traumatologico ”Icot” di
Latina, mentre il giovane e’ al ”Goretti” sempre di Latina.
Dai risultati dei test dell’alcol e della droga e’ risultato
che il diciottenne aveva un’alta concentrazione di cocaina nel
sangue.(ANSA).

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E’ sempre più problematico lo scavo del teatro romano. L’ultima campagna
avviata sul lato ovest del sito si è fermata di fronte ad un muro medievale,
che probabilmente è parte di una cisterna. Gli archeologi, in realtà, stavano
esplorando la galleria del ‘vomitorium’, uno degli accessi alla struttura, ma
la parete sembra tagliarla in due. Per proseguire, insomma, sarebbe necessario
abbattere il muro, ma la cosa non è così semplice. Il tunnel del ‘vomitorium,
infatti, pare svilupparsi proprio sotto un edificio abitato da alcune famiglie
e il rischio è quello di mettere in pericolo la staticità della palazzina.
Anche nel settore orientale del cantiere archeologico, dunque, finisce con il
riproporsi un dilemma analogo a quello che da alcuni mesi tiene bloccati i
lavori nel settore sud. Là i resti di una ‘domus’ gotica attendono di conoscere
dalla competente Soprintendenza il loro destino. Se verranno salvati, lo scavo
non potrà interessare il retro della scena, sui cui resti insistono i reperti
medievali, con la conseguenza di modificare il progetto originario. Mentre il
dubbio persiste, ecco spuntare sul lato orientale una cisterna dell’età di
mezzo che impone un nuovo stop all’ambizioso obiettivo dell’Amministrazione
comunale e della Soprintendenza Archeologica di riportare alla luce tutta
l’antica struttura e di recuperarne, se possibile, la funzionalità. Più
precisamente, il progetto, a firma degli architetti Adriano Caputo e Mario
Moretti, prevede il restauro ed il consolidamento della ‘cavea’, oltre alla
integrazione dei gradoni mancanti. Per quanto riguarda l’edificio scenico, i
due progettisti intendono scavare gli elementi superstiti e ricostruire
simbolicamente la fronte "con una struttura trilitica reversibile e poco
invasiva per delimitare volumetricamente la parte rettilinea del teatro". Tale
struttura dovrà essere trasparente, così da permettere la visibilità da e verso
la piazza del Foro. Per la realizzazione del progetto, sono stati previste
spese per oltre 4.645.000 euro, necessari in gran parte per l’espropriazione
degli immobili e dei terreni interessati. E solo l’espropriazione dell’edificio
sul ‘vomitorium’ potrebbe dare la certezza della prosecuzione degli scavi. Ma
occorrono soldi per questo ed il Comune si trova nelle sue solite difficoltà
finanziarie. L’amministrazione Nardi infatti, almeno per l’anno in corso, non
ha soldi da destinare a quest’impresa. Per il 2008, invece, con il Piano delle
Opere Pubbliche, ci si impegna a reperire un milione di euro, ma i conti
comunali sono difficili da far quadrare e non è detto che l’archeologia figuri
tra le priorità.

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Quella cava incombe sulle loro case. I residenti della Valle dei Santi
continuano a far sentire la loro voce contro l’ampliamento del sito estrattivo
di Salissano. Sono stanchi di aspettare e soprattutto di vivere nell’incertezza
di veder sparire da un momento all’altro un’altra fetta di montagna. Ci sono
stati esposti in procura da parte dell’Archeoclub, senza contare l’intervento
del professor Emilio Selvaggi che ha evidenziato l’importanza che il sito
riveste anche dal punto di vista storico. Sono state raccolte 400 firme, ma
niente da fare. A quanto sembra in Comune se ne infischiano di dare risposte ai
cittadini. Intanto la battaglia dei residenti continua, perché vivere nella
zona diventa sempre più difficile. «Sono vent’anni – spiega Monica, che vive a
due passi dalla cava – che giorno e notte viviamo con questo rumore continuo
nelle orecchie. Nel periodo estivo quando lasciamo le finestre aperte è un vero
inferno». Monica quando apre le imposte e si affaccia dal balcone della sua
villetta si trova davanti agli occhi una montagna ormai devastata dalle cariche
di dinamite e dalla schiaccia sassi. «Gli alberi – continua – sono
completamente ricoperti di polvere b i a n c a , come anche la frutta e le
olive. Per non parlare della strada: via la Neve è letteralmente devastata dal
passaggio dei mezzi pesanti diretti alla cava: quando mia figlia era più
piccola e andava in bicicletta avevo paura che si facesse male…». Il marito
di Monica annuisce e mostra la parete esterna della casa: le screpolature
causati dalle vibrazioni, l’intonaco rovinato. «Quando utilizzano la dinamite -
spiega Fred, un tedesco trasferitosi a Terracina con la sua famiglia oltre 20
anni fa – la casa trema tutta, a volte i nostri ospiti hanno temuto fosse un
terremoto… ». E in questi anni non si è mai visto nessuno che sia venuto ad
effettuare un controllo, a fronte dei diversi ampliamenti della cava e a
dispetto delle istanze presentate al Comune dai residenti. Una lotta, quella
contro la cava di Salassano, che va avanti da oltre 40 anni, come raccontano
gli anziani coltivatori. «Una delle mie aspirazioni – spiega Federica – è
quella di aprire un’attività turistica da queste parti, ma com’è possibile con
questo rumore che ogni giorno ti tormenta, la polvere che invade le case e le
colture? E poi che visuale potremo offrire ai clienti, quella di una montagna
divorata? ». Una battaglia disperata: l’Italcalce, proprietaria della cava, non
sembra aver mosso un dito per venire incontro ai cittadini. Anzi, negli ultimi
mesi, dopo un periodo di stasi, è emersa la possibilità di una prosecuzione dei
lavori. E i reclami sono addirittura triplicati. Inutilmente. La proprietà
dell’area sta effettuando il rimboschimento di una parte del sito, ma
l’iniziativa non convince. Per cui si assiste ad una progressiva svalutazione
della zona sul mercato immobiliare, proprio per le voci di lavori di
ampliamento della cava. «Non va dimenticata – come sottolinea Emilio Selvaggi
che da 20 anni si batte per interrompere lo scempio ambientale di Salissano -
l’importanza che riveste l’area dal punto di vista storico e paesaggistico. Le
autorità che hanno dato la concessione hanno ritenuto inspiegabilmente lo
sfregio paesaggistico compatibile con il contesto. Risultato, l’irrimediabile
guasto ad un assetto storico consolidato nei secoli, quale il reticolo della
centuriazione romana del 329 a.C.; le ville romane e i resti di mura poligonali
a Scifelle, a Monticchio e a Salissano stesso; il tracciato dell’acquedotto
romano di San Lorenzo che dopo avere attraversato Fosso Sant’Antonio su Ponte
Colonna passava ai piedi della cava; le altre numerosissime emergenze romane,
da Casaletti a Monticchio, a Salissano; la sacralità della Valle che, ad
iniziare dall’alto medioevo, acquistò la denominazione di Valle dei Santi».
Nonostante tutto questo la cava è lì, e tutto lascia pensare che sia destinata
a crescere.
Maya Bottiglia

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A Terracina servizi sociali in crisi. Mancano i soldi per
far funzionare l’Istituzione, ovvero il nuovo soggetto
comunale a cui sono state demandate tutte le funzioni
relative al sostegno sociale. Da dieci mesi non si vede un
solo euro dei due milioni e mezzo messi in bilancio per fa
funzionare la struttura. La denuncia arriva questa volta da
dentro l’amministrazione e precisamente dal vicesindaco e
assessore alle politiche sociali Pietro Serra. «Sarà
convocato per la prossima settimana un incontro con il Forum
del Terzo Settore, sia in riferimento a quanto già emerso in
una precedente riunione attinente alla gestione dei servizi,
sia alla situazione economica che stenta a trovare una
minima regolarità – sottolinea il vicesindaco – A questo
proposito abbiamo posto con decisione nelle sedi dovute il
problema del mancato versamento delle quote dovute dal
Comune all’Istituzione per la gestione dei servizi sociali.
Si noti che, a fronte di una previsione di bilancio di due
milioni e mezzo di euro, a tutt’oggi dalla ragioneria
comunale non è arrivato un solo euro. Questa situazione sta
creando problemi di tenuta dell’intero comparto
dell’assistenza alle fasce più deboli». Secondo Serra c’è il
rischio che l’intero settore si fermi completamente non
erogando più i servizi per le fasce più deboli della città.
«Progetti per l’area infantile, del disagio e della terza
età, l’azione quotidiana al sostegno dell’esigenze primarie
di fasce sociali sensibili ad iniziare dai residenti
extracomunitari, l’integrazione con i servizi sanitari per
una sempre più organica integrazione costituiscono solo
alcuni aspetti di una politica di sicurezza sociale, la
quale deve continuare ad essere una scelta prioritaria e
qualificante dell’amministrazione».
di FABIO COCCIA

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L’emergenza casa costerà un processo penale a una giovane
coppia di Terracina. Ieri i carabinieri hanno tratto in
arresto marito e moglie – B.B., 30 anni, e M.I. di 27 – per
violazione di domicilio. I due coniugi questa mattina compariranno
per la direttissima davanti al giudice unico
del tribunale di Terracina. Teatro della vicenda il
quartiere di viale delle Industrie, conosciuto dai più come
l’ex baracche. Agglomerato di alloggi sorto nel dopoguerra
ad opera degli sfollati e poi trasformato in una situazione
- diciamo così più stabile – a partire dagli anni Settanta.
La storia si ripete. Oggi come allora c’è chi è pronto a
sfidare i rigori della legge pur di assicurarsi un tetto. La
giovane coppia di Terracina, insieme ai due figli di 2 e 5
anni, aveva occupato la piccola abitazione di viale delle
Industrie – una cucina, una camera da letto e un bagnetto -
martedì sera. «Da almeno una settimana – raccontano i vicini
che conoscono la giovane coppia – non era abitata più da
nessuno. C’erano degli albanesi ma poi se ne sono andati
perché non pagavano più l’affitto». Ieri mattina il
parapiglia. Prima l’arrivo del proprietario che con le
maniere forti ha intimato agli occupanti di lasciare
l’abitazione, poi l’intervento dei carabinieri. I due
coniugi sono stati condotti in caserma e nel corso della
giornata è stato formalizzato l’arresto nei loro confronti.
Questa mattina, nel processo per direttissima dovranno
rispondere di violazione di domicilio in flagranza di reato
più altre aggravanti. La coppia, stando a quello che
raccontano i vicini, si trovava in affitto in un’altra
abitazione ma, con due figli a carico e lavori saltuari, non
riuscivano a sostenere le spese. Di qui la decisione di
occupare la casa. Una situazione anomala quella di viale
delle Industrie. L’agglomerato di case non è stato mai di
fatto regolarizzato dal punto di vista urbanistico in attesa
dell’approvazione del Quadrante Nord-Ovest che in quel punto
prevede la realizzazione della Stazione-Mare. Questo
tuttavia non ha impedito a qualcuno di vendere e comprare le
abitazioni, come accaduto per quella occupata martedì sera
dalla giovane coppia di Terracina. Ma questo è soltanto uno
dei tanti paradossi della situazione abitativa della città
che da una parte vede piani di edilizia agevolata congelati,
dall’altra un mercato immobiliare – «drogato» dagli affitti
estivi – inavvicinabile, sia per quanto riguarda gli affitti
che le compravendite. Un’emergenza che riguarda soprattutto
le fasce sociali più deboli, giovani e anziani. D’altra
parte l’occupazione in viale delle Industrie non sarebbe un
caso isolato a Terracina. Episodi simili sarebbero accaduti
anche per alcuni alloggi Ater rimasti liberi.
Pierfederico Pernarella

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"Successo dell’iniziativa di promozione turistica "Mordi e
Resta" che si è svolta a Terracina il 6 ottobre scorso,
organizzata dalla Litorale S.p.A. per conto della Regione
Lazio. L’evento si pone il duplice scopo di promuovere le
località turistiche del litorale ed allo stesso tempo
contribuire alla cosiddetta destagionalizzazione delle
iniziative. Organizzata con meticolosità e professionalità
dal Tour Operator "Little Italy" di Cristian Amuro, il week
end Terracinese è stato particolarmente ricco e, nonostante
le condizioni climatiche avverse, ha registrato un generale
apprezzamento da parte dei partecipanti, tra cui diversi
giornalisti di importanti testate nazionali. La giornata
terracinese è iniziata in zona porto con la degustazione del
prodotto ittico locale e, successivamente, si è svolta una
interessante visita al Tempio di Giove con un testimonial
d’eccezione, il comico Antonio Giuliani, che ha reso
l’escursione particolarmente gradevole. In seguito, la
comitiva si è recata nel centro storico per una visita
guidata al museo civico Pio capponi, alla Cattedrale, al
teatro romano. Dopo la prevista cena a base di prodotti
tipici doveva svolgersi, organizzato dall’ufficio turismo,
un percorso musicale nel centro della Città, ma le
condizioni metereologiche non lo hanno permesso. In
sostanza, è stato un importante momento di promozione
turistica che ha ancora una volta dimostrato le potenzialità
della Città e soprattutto la capacità organizzativa,
manifestata già più volte, dai tour operator. Tutto ciò
spinge l’Amministrazione a proseguire sulla strada della
promozione e valorizzazione del prodotto turistico locale ed
in questa direzione l’Assessorato al Turismo valorizzerà
tutte le proposte e le iniziative che verranno dagli
operatori e dalle imprese locali. Una prima edizione
positiva a cui sicuramente seguirà, il prossimo anno,
un’altra edizione che bisognerà preparare con sempre maggior
coinvolgimento del mondo economico e turistico".

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Agli agenti della polizia municipale aveva detto di essere
un funzionario della polizia di stato per giustificare tutti
quei manifesti con cui aveva riempito i muri di Terracina
senza il permesso di affissione. Ora la polizia di stato,
quella vera, lo sta cercando. Tanti volantini appiccicati
per vendere cuccioli di pit-bull con un numero di cellulare
da chiamare per ulteriori informazioni. Nei giorni scorsi
quel numero è stato composto da un agente di polizia
municipale ma non per acquistare un cucciolo bensì per avere
gli estremi della persona che aveva ‘dimenticato’ di pagare
la tassa di affissione e comminargli una multa di 618 euro.
Ma lui quando ha capito che non era per i cuccioli che
telefonava si è spacciato subito per un collega della
Polizia di Stato, un importante funzionario. Inutile
tentativo di provare a chiudere un occhio davanti a un
collega anzi. E così appena terminata la telefonata,
l’agente della municipale ha chiamato i colleghi del
commissariato di via Petrarca per narrargli l’accaduto, che
a loro volta hanno chiamato il funzionario, quello vero, che
ovviamente si è detto completamente estraneo alla vicenda e
che per chiudere definitivamente il cerchio ha chiesto
espressamente che fosse aperta un’indagine. Detto, fatto. Le
indagini sono partite ieri e per adesso di certo si sa che
la telefonata è partita dal territorio di Fondi. Gli agenti
stanno cercando di risalire al titolare del numero sempre
che abbia dato le sue vere generalità all’atto dell’acquisto
della nuova utenza mobile, visto che quanto a falso non è
certo nuovo. Dovrà rispondere di diversi reati penali e non
se la passerà sicuramente liscia. Ma non faceva prima a
pagarla questa benedetta tassa di affissione? F. Coc.

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Altro che immobilismo e ritardo delle aziende. Se c’è
qualcuno che che si è lasciato scappare le opportunità per
porre le bassi di un’integrazione tra università e
territorio, questa è senz’altro la facoltà di economia di
Terracina. A pensarla così è il presidente dell’Ascom Confcommercio, Francesco Pezzano, che in una lettera
indirizzata al prorettore del polo universitario di
Terracina, Giancarlo Fonseca, ribadisce tutti sforzi fatti
dall’associazione dei commercianti per intraprendere un
percorso virtuoso con l’università. Sforzi che purtroppo
finora hanno prodotto poco o nulla. E non certo per colpa
delle aziende. «Siamo francamente sconcertati e dispiaciuti  scrive Pezzano – per le accuse di immobilismo da Voi ndistintamente rivolte alle "organizzazioni di categoria" d alle "imprese turistiche", che he non avrebbero la entalità.., per la presunta indifferenza ed il disinteresse imostrato nei confronti dell’università di Cassino da Voi diretta. Non sappiamo delle atre organizzazioni e degli Enti territoriali ma, per quanto ci riguarda, non ci sentiamo proprio di sottacere al rimprovero ». Il motivo è presto detto: «La Confcommercio di Terracina ha tentato in diversi
modi e circostanze di avviare una fattiva collaborazione con ‘ateneo ed in particolare con il polo didattico di
Terracina ma senza riuscirvi ». Pezzano non si tiene sul
generico ma ricorda, una dopo l’altra, tutte le chance
perdute della facoltà di economia: «Ricordiamo la
presentazione nel 2003 della nostra ricerca sulla
soddisfazione della clientela turistica del litorale,
"Turista fai da Test", presso il polo universitario di Viale
Circe proprio per dimostrare la fattiva volontà di
collaborare ». Dopo quest’iniziativa però le cose non sono
andate per il verso giusto: «I nostri vertici associativi -
ricorda Pezzano – si sono impegnati per ben due anni, tra il
2003 e il 2005, nell’inutile "pellegrinaggio" presso lo
studio del professore Fonseca, e con lo stesso Presidente
Provinciale accompagnati ad un incontro specifico con il
Rettore nella sede di Cassino, per sostenere l’opportunità
di sottoscrivere il protocollo di intesa sviluppato per il
conseguimento di obiettivi comuni e rimasto senza esito». E
che dire del progetto comunitario Equal sul turismo che ha
dato l’opportunità agli studenti polacchi di effettuare
stage presso le strutture alberghiere di Terracina. Anche in
questo caso l’università ha fatto orecchie da mercante.
«Ricordiamo ancora la richiesta, anch’essa inevasa -
continua Pezzano – di adesione al progetto comunitario Equal
sul turismo che, in partenariato con omologhi progetti di
Polonia, Germania, Francia e Belgio, avrebbe consentito ai
professori ed agli studenti dell’ateneo terracinese di
partecipare alle attività ed agli scambi transnazionali
previsti dal programma ». A Terracina, ad esempio,
l’associazione albergatori di Confcommercio, nello scorso
mese di giugno 2007, ha accolto i primi beneficiari del
partner polacco in attività di stage e che nei prossimi 19-
21 ottobre parteciperà, a Varsavia, alla conferenza finale
con la sottoscrizione di un accordo di collaborazione con
l’Ente Nazionale Polacco per proseguire l’iniziativa di
scambio di allievi da avviare alla formazione aziendale». E
la facoltà di Economia di Terracina? Pezzano, pur ribadendo
la disponibilità di Confcommercio ad avviare un «virtuoso
percorso» di collaborazione, ritiene che forse alcune
riflessioni sul ruolo del polo universitario di Terracina
vada fatta prima all’interno della facoltà. Per la
Confcommercio resta sempre valido il progetto di
concretizzare l’obiettivo comune di supporto allo sviluppo
del territorio attraverso l’università. «Mai come in questo
momento – conclude Pezzano – se ne avverte un grande bisogno»
Pierfederico Pernarella

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Più gatti che abitanti Parte il censimento
«Gattiàmo». E’ questo il titolo del progetto portato avanti
dall’assessore all’ambiente Mariano De Gregorio e approvato
dalla Provincia di Latina. Al via per la fine del mese il
progetto sperimentale del valore di 8 mila euro, che ha come
scopo la tutela delle colonie feline cittadine. Il progetto,
è stato fortemente voluto dall’amministrazione comunale su
sollecitazione del veterinario Sunhild Kuhn. Sarà lei, in
forma volontaria, ad occuparsi della buona riuscita di
questo progetto. L’obiettivo è garantire il monitoraggio
della popolazione felina e di prevenire le malattie
infettive come la FIV, l’equivalente dell’AIDS per l’uomo.
«Il progetto – afferma l’assessore Mariano De Gregorio – si
è reso necessario perché la popolazione felina terracinese
supera per numero di abitanti la media dei comuni del centro
Lazio. I gatti aumentano sempre più di numero. Diventa così
indispensabile la loro tutela e salvaguardia. Solo nel
nostro territorio sono 465 i gatti registrati».
Rossella Bersani

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Passi per la raccolta differenziata, ma tutti gli altri servizi di nettezza
urbana? È domanda sacrosanta che si pone l’uomo della strada di fronte alle
carenze di un servizio di nettezza davvero… poco urbano. La costituzione
della Terracina Ambiente, annunciata come la panacea di tutti le emergenze
vissute dalla città negli anni passati, non ha ancora dato risposte nemmeno in
questo senso. A quanto pare i due aspetti – la raccolta dei rifiuti e gli altri
servizi di pulizia – sono le facce di una stessa medaglia. Per cui se non parte
l’una, non parte nemmeno l’altra. Per avere quindi una regolare pulizia delle
strade, dei marciapiedi oppure dei cassonetti bisognerà ancora aspettare.
Attualmente il servizio di nettezza urbana viene svolto quel tanto che basta
per non far esasperare la situazione. Le attrezzature sono poche o non ci sono,
ma soprattutto è del tutto assente la convenzione tra la Terracina Ambiente e
il Comune per la disciplina del servizio. Dopo le inutili attese – all’inizio
dell’estate era stato detto che il servizio con i nuovi mezzi sarebbe entrato a
regime a partire da ottobre – è stata fissata l’ennesima scadenza: il 16
ottobre. Per questa data è prevista l’assemblea dei soci in cui si dovrà
discutere dell’opportunità di estendere la raccolta porta a porta a tutto il
territorio comunale. Dopo aver bollato questo sistema come inattuabile in una
città come Terracina – questa la tesi portata avanti dal sindaco Nardi -, pare
che adesso a Palazzo si sia cambiato idea. A convincere gli a mm in is tr at or
i non bastò nemmeno il viaggio dei consiglieri comunali organizzato da Giovanni
Iudicone in Veneto nell’ambito del progetto del Consorzio dei Comuni «Priula»,
vale a dire l’avanguardia nazionale in fatto di raccolta differenziata. Un
viaggio avvenuto due anni fa, non ieri. L’esperienza venne giudicata
«interessante», ma poi nei fatti non se ne fece nulla. «Il porta a porta – è
stato ripetuto a più non posso – non s’ha da fare». Di recente, la folgorazione
sulla via di Damasco, grazie alla mobilitazione delle associazioni e dei
cittadini. Ma potrà bastare questa a cambiare le carte in tavola? In poche
settimane si potrà decidere ciò che è rimasto in sospeso per anni?
Dall’opposizione sono arrivati già messaggi forti e chiari rispetto
all’eventualità che possa cambiare il capitolato d’appalto – compreso l’aumento
di 500 mila euro chiesto dall’Aspica – per l’introduzione della raccolta porta
a porta in tutta la città: illegittima o meno che sia, la questione dovrà
passare al vaglio del Consiglio comunale. Tutto lascia prevedere, quindi, che i
tempi per l’attivazione del servizio non possano essere che lunghi. Tanto la
città e la sua nettezza urbana possono continuare ad aspettare.
Pierfederico Pernarella

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Scoprire i canali della bonifica attraverso canoe e dragon
boat. E quanto accadra sabato 6 ottobre a partire dalle 9
per il ”Canoa trophy Land Rover” attraverso il quale il
fiume Ufente sara’ percorso da Sezze al centro di
documentazione del Consorzio, in localita ”Ponte
Maggiore” a Terracina. Si ritroveranno appassionati delle
due imbarcazioni per una insolita passeggiata che rientra
fra le proposte del Consorzio di rendere fruibili al
pubblico i canali e far scoprire luoghi di sosta in zone
incantate oltre al funzionamento del sistema delle idrovore.
Chi volesse seguire la manifestazione potra farlo da uno
scafo dell organizzazione, la diserbatrice ”Pedicata” con
la quale normalmente si svolge attivita di manutenzione
lungo i canali, che partira’ alle 9 da Sezze (imbarco alla
Migliora 46) e alle 10 presso la cantoniera ”Cotarda”. I
canoisti arriveranno al centro studi intorno alle 12.30,
attesi da autorita’ e un buffet. Informazioni e prenotazioni
all associazione ”The Core” 380/9040141 o 329/9433198 e
presso il Consorzio 349/8136135.
(ANSA)

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A Terracina, i Carabinieri del locale Comando Stazione, al
termine di accertamenti, deferivano in stato di libertà alla
competente Autorità Giudiziaria una pregiudicata nomade di
origine Macedone e residente presso il campo nomadi di
Napoli – Scampia, responsabile del reato di abbandono di
minore. La donna conduceva ed abbandonava per le strade di
Terracina, le proprie figlie di 15 e 12 anni per farle
mendicare ai semafori. Le due minorenni venivano affidate
all’unità di strada "angeli custodi" di Latina.

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La assunzioni degli interinali negli arenili gestiti del
Comune di Terracina diventano un «caso nazionale». Le
modalità con cui l’amministrazione comunale ha impiegato
bagnini e altro personale presso gli stabilimenti si sono
«meritati» un spazio nell’ambito di «Exit-Uscita di
sicurezza», il programma in onda sul canale La7 condotto
dalla Ilaria D’Amico dedicato a fatti di attualità. Nella
puntata dell’altra sera, tra l’altro, si è discusso di
lavoratori precari ed enti pubblici. Ebbene, sull’argomento,
il Comune di Terracina può dire senz’altro la sua.
Soprattutto riguardo al «sistema » attraverso cui viene
selezionato il personale. Semplice: con le raccomandazioni
politiche. Ad ammettere – canditamente – l’appoggio del
politico di turno per indossare l’agognata canotta da
bagnino «comunale» sono stati gli stessi ragazzi
intervistati dalla giornalista del canale La7. Malcostume
giustificato, nemmeno troppo implicitamente, dallo stesso
capogruppo di Alleanza Nazionale, Francesco Zicchieri. Nel
corso del servizio de La7 sono stati intervistati anche il
sindaco Stefano Nardi, il titolare dello stabilimento
balneare «Il Campanile, Franco Semente, e gli esponenti di
minoranza, Gino Di Mauro e Rossano Alla. L’utilizzo
estremamente clientelare dei lavoratori interinali non è una
novità. Una sorta «fabbrica del consenso » in piena attività
da tempo. A Terracina se ne parla da almeno due anni. Basti
pensare all’estate del 2006 quando, sempre per gli arenili
gestiti dal Comune, furono assunti una settantina di
persone. Per la modica spesa di circa 480 mila euro. Più del
90% incassato dalle strutture balneari. Su questa vicenda
l’opposizione ha dato battaglia in Consiglio comunale,
soffermandosi con la lente di ingrandimento però soltanto
sugli aspetti contabili, e non puntando invece mai il dito
contro il sistema adottato per le assunzioni degli
interinali. Sistema molto semplice per la verità: è il
Comune stesso a fornire all’agenzia interinale la lista dei
nominativi da assumere. Scelta che avviene secondo la più
consumata logica della «spartizione ». Ad ogni partito
toccano un tot di interinali. Non si scappa, anche se si
vuole fare i bagnini per quattro mesi. Ed è proprio questo
il nodo della faccenda: il lavoro, per di più precario,
viene utilizzato dalla politica come strumento clientelare,
di consenso, e spesso a danno dei conti pubblici. Questa, ha
sentenziato l’esponente di Forza Italia, Renato Brunetta,
riferendosi al servizio, «è cattiva politica».
Pierfederico Pernarella

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Oggi cerimonia ufficiale dell’inizio dei lavori relativi al
parco marino che dovrà sorgere a levante di Badino. Si
tratta di un progetto regionale, il primo di questo tipo nel
Lazio. Lungo un tratto di circa mezzo chilometro verranno
calate in mare delle piramidi di calcestruzzo ed acciaio,
che serviranno a formare un’area marina protetta di 250 mila
metri quadrati. «La barriera servirà sia al ripopolamento
ittico sia al recupero della prateria di posidonia» spiega
l’assessore all’ambiente Mariano De Gregorio. Interverrà il
sindaco Stefano Nardi alla "posa della prima pietra" in
mare. Con lui l’assessore De Gregorio, il presidente del
consiglio comunale Gianni Percoco, il presidente della Coop.
Pescatori La Sirena, le autorità marittime, i rappresentanti
delle associazioni ambientaliste e di sport subacquei.
«L’amministrazione ha grandi aspettative dal progetto, che
mira a ricreare un habit marino nella zona sottocosta». La
zona sottocosta. Quella più devastata dalla mano dell’uomo,
quella più "arata" dalla pesca a strascico. Ridotta la fauna
marina, quasi annullata la ricca prateria di posidonia, che
qualche decennio fa costituiva una caratteristica naturale e
un elemento fondamentale del paesaggio marino terracinese.
Adesso siamo a una svolta. Grazie al progetto Mare Nostrum,
caldeggiato da Francesco Di Lello, un operatore turistico,
che ne ha fatto una battaglia personale. «E’ con
soddisfazione» dichiara «che vedo realizzato quello che è
stato uno dei punti del mio programma da candidato a
consigliere un anno fa. Le praterie di posidonia sono uno
sbarramento naturale, che contrasta, in modo elastico, la
forza del mare e l’erosione costiera. La scienza ambientale
sta dedicando un’attenzione crescente alla posidonia
oceanica, per la sua funzione di depurazione delle acque e
di ripopolamento faunistico. La posidonia è la nostra
Amazzonia: una foresta sommersa che ogni giorno produce fino
a 20 litri di ossigeno per metro quadrato. Così ha
recentemente dichiarato il presidente dell’associazione
Marevivo. Un motivo in più per preservare questo nostro
tesoro ambientale e per essere entusiasti di questo
progetto, fatto nell’interesse della città». Non finiscono
qui i benefit. «Con il progetto» continua Di Lello «si viene
a costituire un’area marina protetta, dove si verrebbero a
creare le condizioni per favorire un ritorno economico più
stabile alla piccola pesca professionale, uno sviluppo della
pesca-turismo e del turimo subacqueo.

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Costano 105 mila euro l’anno di compensi aggiuntivi i
componenti dello staff del sindaco Stefano Nardi. Un ufficio
di gabinetto d’oro, verrebbe da dire, visto che 8 dei 10
componenti della staff già percepiscono uno stipendio
dall’ente. Già a gennaio la giunta al completo, con il solo
assessore Marigliani assente, ha sistemato le cose fino a
dicembre prossimo per l’ufficio di staff: dagli addetti alla
segreteria, all’ufficio stampa, a un non meglio precisato
addetto al servizio per «l’ambiente e l’ecologia». Otto
dipendenti di ruolo cui vanno ad aggiungersi due esterni.
Dieci in tutto, quasi quanto l’intera pianta organica del
Comune di Campodimele, che conta in tutto 13 dipendenti. Ma
chi sono, a Terracina, i dipendenti di ruolo beneficiari
delle prebende del sindaco Nardi attraverso il meccanismo
degli incarichi di staff? Everardo Longarini, addetto stampa
con un’integrazione di 100 euro al mese, ormai è un’icona
della politica delle «premi di produzione», ma è in buona
compagnia: Patrizia Diamantini, addetta alla segreteria,
percepisce uno stipendio aggiuntivo di 1000 euro, così come
l’altro funzionario Luigi Orilia (nel frattempo trasferito),
il tecnico Eugenio Pepe, e l’addetto all’ambiente Alberto
Leone. Somme minori percepiscono Antonio D’Onofrio
(pensionato in corso d’anno) e l’agente di polizia
municipale Antonello Trillò, mentre l’impiegato Roberto
Palmacci prende 1300 euro al mese in aggiunta allo stipendio
(la stessa somma di cui, tanto per fare un raffronto,
deve accontentarsi tutto compreso un insegnante di ruolo)
«in quanto – recita la delibera della giunta – oltre
all’attività di segreteria svolge anche funzioni di autista
personale del sindaco accompagnandolo in tutti i suoi viaggi
nell’interesse dell’ente». Un bell’impegno, viste le
attitudini di globe trotter del primo cittadino terracinese.
Personale cui si aggiungono i due esterni: Nunzia Tilla
Angelicchio, anch’essa addetta alla segreteria, e Lucio
Junior Ranaldi che si occupa dei contenziosi. Tutto per la
bella somma annua di 105 mila euro, ovviamente sottratta
alla spesa generale per il personale. E pensare che la
delibera per la retribuzione dello staff del sindaco è stata
votata a cuor leggero anche dall’assessore al personale
Luciano Pecchia che pure lamenta una preoccupante carenza di
fondi per la retribuzione del personale (in questo caso
primi stipendi) in servizio in settori vitali del Comune. Ma
tant’é, la politica e la sua prassi quotidiana, fatta anche
di personale di staff, hanno i loro costi. Spese cui la
politica evidentemente proprio non può rinuciare, seppure in
tempi di tagli, che probabilmente mai si faranno, ai costi della politica.
Giovanni Stravato

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Dagli asili nido alle mense scolastiche, passando per i
rifiuti, gli impianti sportivi, le attività museali, i
trasporti e gli immancabili stabilimenti balneari. C’è un
filo conduttore che lega i servizi erogati dal Comune di
Terracina: chi più, chi meno, sono tutti seccamente in
perdita. Non ce n’è uno, che sia uno, in cui l’ente si sia
distinto per una gestione virtuosa, in grado quantomeno di
portare a pareggio il saldo. E questo per quanto possa
risultare perfettamente normale a chi, come amministratori e
politici, è abituato ad avere a che fare con i conti
«sballati » degli enti pubblici, continua a restare
incomprensibile per l’uomo della strada. Tanto più in un
Comune, come quello di Terracina, in cui la classe politica
si è lanciata in fulminanti, e in alcuni casi ben
remunerate, esperienze dirigenziali e manageriali. Si veda
la nomina del leader del Pri Giuliano Masci a city manager
oppure al proliferare dei consigli di amministrazione
puntellati dalle bandierine dei partiti di maggioranza. Ma
vediamo nel dettaglio i numeri dell’«azienda» Comune, così
come emergono dalla relazione dei revisori dei conti. A
farla da padrone incontrastato nei conti in rosso dell’ente,
nemmeno a dirlo, sono quelli relativi alla raccolta rifiuti.
A fronte di un spesa pari a 6 milioni e 490 mila euro, il

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"No" ad un rimpasto in giunta. Si dicono contrari a cambiare
alcuni assessori sia AN che l’UDC. La richiesta era stata
formulata in consiglio comunale dal PRI. Adesso, fuori dai
banchi della massima assise, viene respinta al mittente.
Viene criticato l’intervento del capogruppo repubblicano
Loreto Maragoni, il quale, a margine del dibattito sul
bilancio consuntivo 2006, aveva sostenuto la necessità di
"valutare l’operato della giunta" e di "rivedere il
programma di governo". Gli alleati dissentono. Il PRI
avrebbe sbagliato tempi, modi e contenuti. Pietro Longo,
coordinatore di AN:«Penso che la sede più opportuna per
dibattere tali argomenti non fosse proprio il consiglio
comunale, per di più in occasione dell’esame del bilancio.
Si è trattato di un’esternazione ai quattro venti, che non
si capisce a cosa miri. Quella del PRI è una posizione
isolata. E’ la forzatura di una sola parte politica alla
quale AN dice di "no". Noi non vediamo ragioni per procedere
ad un rimpasto. Se qualcuno ha delle motivazioni, dovrebbe
esprimerle nell’ambito delle riunioni di maggioranza. E’
quella la sede più adatta, dove si possono analizzare idee e
progetti. Il pensiero espresso da Maragoni mi fa ricordare
quanto affermato da Orlando Bagnariol, il quale un anno fa
ha detto che la giunta appena formata non era composta da
geni. Mi sembra che un tale precedente non abbia avuto alcun
seguito». Rodolfo Marigliani, commissario cittadino
del’UDC:«L’intervento di Maragoni è stato come un fulmine a
ciel sereno. Il consiglio comunale non era di certo la sede
adatta. Non siamo d’accordo a mutare il quadro d’assetto.
Non è cambiando gli assessori che si risolvono le questioni.
Sostituire questo o quello non è la panacea di tutti i mali.
Quello della macchina amministrativa, per come la vediamo
noi, è il problema più grave. Quindi vanno focalizzati altri
aspetti: il rapporto tra la giunta ed il consiglieri ed il
rapporto tra i consiglieri ed i partiti, la posizione delle
formazioni politiche private del ruolo naturale di filtro,
il ruolo del sindaco stesso». Ora, con tali prese di
posizione, bisognerà vedere quanto il PRI insisterà nella
sua proposta di sostituire alcuni assessori ritenuti
inadatti ad un anno dalla loro nomina.
Er.Ber.

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