Archivio Settembre 2007

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Asili nido pubblici uber alles. Lo rivela un’indagine sul
grado di qualità promossa dall’Istituzione comunale per i
servizi sociali. L’indice di gradimento dimostrato dai
genitori è sorprendentemente alto. Non mancano le critiche,
ma il giudizio complessivo espresso su personale e strutture
è in genere soddisfacente. In poche parole, il servizio,
stando ai risultati dei questionari, sembra rispondere ai
bisogni ed ai desideri delle famiglie. Gli asili-nido
pubblici sono in tutto tre, per complessivi 168 posti. Il
servizio è assicurato nella forma gestionale diretta (asilo-
nido "Fantaghirò") ed in quella indiretta attraverso
specifiche convenzioni(asili nido "Mille Colori" e "Giovanni
Isabella"). Alcuni dati: il 90% rileva che gli spazi interni
sono puliti, in ordine, organizzati, funzionali e sicuri,
l’87,24 degli utenti giudica molto positiva o positiva la
competenza del personale, l’85% dà lo stesso parere sulla
qualità didattica, l’83% si esprime positivamente sulla
disponibilità del personale e sull’organizzazione del tempo-
orario, l’80,54 ritiene di dover apprezzare il livello di
accessabilità fisica alle strutture (carenze vengono
riscontrate solo per il "Giovanni Isabella" di via
Leopardi), il 75,17 approva il grado di relazione servizio-
famiglia. Ma non tutto è oro che riluce. Il 54% degli
intervistati ritiene negativa la qualità degli spazi esterni
(il dato si riferisce all’organizzazione e all’uso). La metà
dei genitori degli asili Fantaghirò e Mille Colori è per
l’ampliamento dell’orario pomeridiano. Dato molto
interessante: il 42% è favorevole all’apertura della
struttura anche nella giornata del sabato. Soddisfazione e
fiducia si mescolano a qualche evidente critica. I genitori
sottolineano che il costo del servizio non è proporzionato
all’orario. Chiedono una maggiore interazione, un più
elevato grado di attenzione riseptto ai temi della
pedofilia, lo sviluppo del sistema dei trasporti, il
miglioramento delle attrezzature ludiche esterne, l’aumento
degli spazi interni, il prolungamento del periodo di
apertura. Una nota particolare sul personale. Viene
giudicato competente e disponibile, ma i genitori si
lamentano poiché si sentono poco coinvolti nell’attività didattica.
di ERCOLE BERSANI

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A Terracina, un Maresciallo in forza alla Compagnia
Carabinieri di Terracina, libero dal servizio, unitamente ai
colleghi del Nucleo Operativo e Radiomobile ha arrestato
nella flagranza del reato un pregiudicato quarantatreenne,
residente in Latina, C.G., resosi responsabile del reato di
tentato furto aggravato. L’uomo, percorreva in bicicletta la
via Appia, giunto all’altezza del civico 52, scorgeva,
dietro il sedile passeggero di un’auto appena parcata, la
borsa di una donna, pertanto introduceva un braccio
all’interno di un finestrino lasciato leggermente aperto,
afferrando la borsa. L’azione del pregiudicato non passava
inosservata al Maresciallo dei Carabinieri, libero dal
servizio, che interveniva immediatamente bloccando
l’individuo e richiedendo rinforzi. All’arrivo dei colleghi
del Nucleo Operativo e Radiomobile, il malfattore veniva
tratto in arresto recuperando l’intera refurtiva che veniva
restituita alla legittima proprietaria.

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Mentre a Roma si discute, gli enti locali… sprecano. E il
Comune di Terracina ovviamente non fa eccezione. Anzi.
L’amministrazione comunale guidata dal sindaco Stefano Nardi
e dal city manager Giuliano Masci procede spedita e
indisturbata nel moltiplicare poltrone e costi della
politica. All’ombra del tempio del Giove, insomma, la
questione del momento, quello sulla «casta» e i rigurgiti
dell’antipolitica, non sfiora la classe dirigente locale.
Nemmeno per sbaglio. Si prenda ad esempio la protervia – che
non ha paragoni in altri settori amministrativi in questo
primo anno di mandato del Nardi bis – con cui si sta
procedendo alla costituzione delle società partecipate del
Comune. Una prateria sconfinata in cui la maggioranza ci si
è buttata a capofitto. Attualmente ce ne sono tre società -
la Terracina Ambiente per i rifiuti, la Farmacia comunale -
a cui va ad aggiungersi l’Istituzione dei Servizi sociali
che ha il suo nutrito Cda. Presto ne nascerà una quarta,
quella per i trasporti, come annunciato un paio di giorni fa
dall’assessore Sacchetti. «È tutto pronto», ha detto
tradendo una certa impazienza. E si capisce. La truppa dei
consiglieri di amministrazione, per garantire una maggiore
efficienza dei servizi cittadini, ha sempre bisogno di
rinforzi. Non bastano più dirigenti, assessori e consiglieri
comunali. E poco importa se la Camera in questi giorni sta
discutendo – con scarso successo a dire la verità – un
disegno di legge che prevede la riduzione delle poltrone nei
Cda delle società controllate dagli enti pubblici. Ma a
Terracina i politici hanno l’occhio lungo, sanno come vanno
a finire certe cose: in meno che non si dica i buoni
propositi diventeranno carta straccia. Per cui non c’è
problema, si va avanti, lungo la strada preferita dalla
casta: poltrone, poltrone, poltrone. Ma facciamo un po’ di
conti. Con la società mista per i trasporti, la truppa dei
consiglieri dei Cda salirà a diciasette. Non male per un
Comune di 45 mila anime: un consigliere di amministrazione
ogni 2500 abitanti. Nel dettaglio sono cinque della
Terracina Ambiente (24 mila euro l’anno, esclusi i compensi
per i due consiglieri della parte privata); altri cinque per
l’Istituzione dei Servizi sociali (compenso da un migliaio
di euro per i presidente e gettoni di presenza per i quattro
consiglieri); due della Farmacia comunale (18 mila euro
l’anno). Con la quarta società mista, per andare al sodo, il
Comune di Terracina andrà a spendere più o meno un centinaio
di mila euro all’anno per pagare i compensi dei Cda. Cifra
da cui vanno esclusi gli altri costi delle miste: incarichi,
consulenze e così via. Soldi spesi bene? Ci sarà da
discuterne visto che la Terracina Ambiente e l’Istituzione
dei servizi sociali stanno muovendo i primi passi con grande
difficoltà dovute, guarda un po’, alla «permanente assenza
di liquidità». Parole del sindaco. Intanto i Cda crescono e
le modalità con cui vengono scelti i loro componenti, al di
là di quelle che possono essere titoli e competenze (che
spesso mancano), rispondono a una logica spartitoria -
inviolabile – tutta interna ai partiti politici. La casta
appunto, che continua a moltiplicare poltrone e costi degli
enti locali squattrinati a propria immagine e somiglianza.
Pierfederico Pernarell

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A Terracina è allarme aumento bollette Tarsu. Nei giorni
scorsi il comitato spontaneo che ha raccolto oltre trecento
firme chiedendo invano un incontro con il primo cittadino
Stefano Nardi, alla fine è riuscito a sedersi intorno ad un
tavolo con l’assessore all’Ambiente Mariano De Gregorio. A
parte la piena disponibilità dell’assessore ad acquisire
ogni utile indicazione del comitato, nel corso della
riunione è spuntata fuori la possibilità che con
l’introduzione della raccolta porta a porta in via
sperimentale sul centro storico alto e nella frazione La
Valle, occorrerebbe un bonus aggiuntivo di circa
seicentomila euro in più rispetto all’attuale canone annuo
che i cittadini stanno pagando per il sevizio di raccolta e
deposito. Una possibilità che ha spiazzato un po’ tutti che
credevano che già nel capitolato d’appalto era prevista
questo genere di servizio. Ma le cose sembrano stare
diversamente e per questo ieri è arrivata puntuale la nota
dell’unico consigliere dei Verdi Gino Di Mauro che chiede
chiarezza su questo delicato punto che se fosse confermato
significherebbe un nuovo rincaro sulle bollette dei
cittadini. «L’assessore preannuncia di fatto aumenti della
tassa in conseguenza di una revisione del capitolato
d’appalto – dice Di Mauro – Giustifica l’operazione con un
ricorso a una raccolta differenziata di moderna concezione
conseguente un diverso modo di concepire la gestione dei
rifiuti da parte della Regione Lazio. La società che ha
vinto la gara per la scelta del socio di minoranza, e con
essa la parte pubblica, conosceva perfettamente il
capitolato speciale d’oneri, le convenzioni di servizio
destinate a regolare i rapporti e l’importo che sarebbe
stato corrisposto. Non si comprendono pertanto le richieste,
delle quali si sente sempre più spesso parlare, di
incremento dell’importo per un servizio espletato in
presenza di un contratto sottoscritto».
di FABIO COCCIA

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Una lettera per chiedere un aiuto alle
famiglie che si occupano di pastorizia allo
stato brado danneggiate dalla presenza dei
lupi. Questa mattina il direttore della stazione
zoologica pontina, Gian Paolo Perretta,
depositerà una lettera in Provincia, indirizza
all’assessore alle attività produttive Silvio
D’Arco. «Nella lettera – spiega Gian Paolo
Perretta – ho evidenziato le problematiche a
cui sono andate in contro negli ultimi tempi
le famiglie, ormai rimaste in poche, che si
occupano della pastorizia allo stato brado, a
causa del ritorno del lupo sugli Ausoni,
Aurunci ed i Lepini. I pastori non sono stati
risarciti delle perdite, vi è stata un’assenza
delle istituzioni nonostante vi siano delle
legge che invece garantiscono il contrario.
Famiglie che oltre alla predazione del lupo,
soffrono la scomparsa dei pascoli e la penuria
di acqua. Ed è per questo che chiedo un aiuto
da parte dell’assessore alle attività produttive,
sono disposto a effettuare degli incontri
per trovare un confronto per qualcosa di utile.
Aiutare queste famiglie significa una diminuzione
del bracconaggio sul lupo».
M.B.

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Tutta una grande uccelliera…
Così aveva fatto diventare un suo terreno G. M. G, un 50enne del luogo, che
lavora come operaio del settore pubblico.
Anatre, pappagallini, germani reali, diamantini, tartarughe, gazze, merli, quaglie,
fagiani: una serie lunga di specie in gran parte tutelate, un numero vasto di
esemplari. E’ stato un maxi-sequestro quello operato dal Corpo Forestale dello
Stato. L’allevamento era del tutto abusivo. A detta dell’operaio, gli animali
venivano detenuti solo per fini amatoriali. G.M.G. rischia una grossa multa.
Blitz della Forestale in un allevamento abusivo di avifauna situata nel cuore
del centro storico in declivio. All’interno di un lotto di terreno
completamente recintato con mura antiche di oltre 3 metri d’altezza, gli uomini
dell’ispettore capo Giuseppe Pannone, comandante della locale stazione del
Corpo Forestale dello Stato, hanno fatto una scoperta inaspettata, in
collaborazione con il direttore del Centro Zoologico Pontino Gianpaolo
Perretta. G.M.G. custodiva davvero un’enorme quantità di volatili di ogni
genere. Sembrava di essere in uno zoo. Quello che hanno trovato i forestali
sono state oltre 100 gabbiette e 15 voliere per ospitare le specie più
ingombranti. C’era di tutto: anatre mandarine, germani reali, diamantini, padda,
pappagallini e fagiani di varie specie, testuggini d’acqua dolce, starne,
cuturnici, quaglie, merli, gazze, canarini. Qualcosa come 600-700 esemplari. Il
tutto detenuto in totale assenza di autorizzazioni amministrative e sanitarie.
C’era da chiedersi come mai G.M.G avesse un così ricco allevamento, dispendioso
e pesante da mantenere. «Ho questa grande passione», ha spiegato candidamente
l’uomo. Ai forestali, in mancanza di prove contrarie, non è rimasto che credere
alle sue parole. Per circostanze di tal genere non esistono conseguenze di
natura penale. In base alla legge nazionale, fagiani, starne, cuturnici,
quaglie, gazze, germani, anatre mandarine, merli sono catalogati come specie
tutelate. Si possono detenere a scopo ornamentale o di allevamento ma solo se
autorizzati dall’amministrazione provinciale. Quanto a pappagallini, diamantini
e canarini si possono detenere liberamente, ma occorre rispettare alcune norme
igienico-sanitarie. In ultimo, le testuggini d’acqua dolce. Questi rettili sono
tutelati dalla legge regionale come tutte le specie di fauna minori. Essi non
possono essere detenuti a nessun titolo. Nell’insieme non sono stati trovati
animali rari e, quindi, soggetti a protezione. Con il blitz sono stati
sequestrati 60 capi, di specie tutte tutelate, comprese le testuggini. Essi
verranno reinseriti nei loro habitat naturali. Il servizio veterinario della
Asl, nella persona del dott. Benito Guglietta, dovrà certificare lo stato di
salute delle specie, nonché lo stato di trattamento degli animali. Ad un primo
riscontro, non risulta che esista un qualche focolaio di aviaria. Gli elementi
non fanno per nulla pensare ad una possibilità di contagio, anche la più remota,
dal momento che gli animali erano chiusi in isolamento. Cosa rischia, adesso,
l’operaio? L’allevatore «abusivo» potrebbe essere costretto a pagare qualcosa
come 4-5 mila euro. Una bella somma per una passione come la sua.

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Ultimi fuochi di stagione. Ne sono stati registrati ben quattro, tra Terracina,
San Felice Circeo e Roccasecca dei Volsci. In tutti i casi molto impegnate le
squadre di soccorso. A Roccasecca dei Volsci è stato un amministratore comunale
a dare l’allarme per un incendio di collina, che ha visto impegnati due mezzi
della Regione. Per fortuna, non erano a rischio delle abitazioni. La zona era
particolarmente impervia, poco accessibile ai mezzi. Ciò ha reso più
problematica l’opera di spegnimento. Intorno alle 22,15 i Vigili del fuoco del
distaccamento di Terracina sono dovuti accorrere in via Bologna, nelle
vicinanze dell’ospedale. Al centralino era giunta la segnalazione di un
residente, il quale diceva di aver visto qualcuno lanciare dei razzi in mezzo
alla vegetazione. Quando i pompieri sono arrivati sul posto, hanno trovato il
canneto oltre il fosso tutto invaso da fiamme molto alte. All’1, 40 altra
segnalazione ai Vigili del Fuoco di Terracina. Questa volta giungeva da San
Felice Circeo. In via della Pineta stava bruciando la pinetina, adiacente
all’autoparco dove sono custoditi i mezzi comunali della Nettezza Urbana. Le
chiome degli alberi erano tutto un falò. Dall’esterno non si riusciva a far
arrivare il getto d’acqua sul rogo. Quindi, è stato necessario forzare il
cancello. Una volta sul piazzale, è stato possibile completare l’opera di
spegnimento delle fiamme. Si è trattato di un’operazione piuttosto difficile,
perchè c’era il rischio che gli alberi, distrutti alla base, potessero cadere
giù. A complicare le cose, anche il buio della notte e la vegetazione
intricata. Pericolosissimo, poi, l’incendio, che ha interessato, intorno alle
14,00 di ieri la località Salissano e via del Cimitero. Le fiamme hanno
sfiorato le case. La gente è uscita all’aperto, con il patema d’animo. Sono
andati in fumo 15 ettari di uliveti e di macchia mediterranea. Sono intervenuti
gli elicotteri della Protezione Civile, i VdF, la Forestale, i Carabinieri e la
squadra comunale di Protezione Civile. L’incendio è stato spento intorno alle
16,30.

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Uno contro l’altro. Si sono accusati a vicenda nell’aula
della Corte di Assise di Latina Daniel Ovidiu Tanase e Ion
Apetraei, i due rumeni rispettivamente nipote e zio,
accusati dell’omicidio di Piera Sari, la titolare della
gioielleria del centro di Terracina, uccisa con quindici
coltellate nel suo negozio nel maggio dello scorso anno. In
realtà soltanto il secondo ha scelto di essere giudicato con
il rito ordinario mentre Tanase, il nipote, ha imboccato la
strada del rito abbreviato davanti al gup dove comparirà il
9 ottobre prossimo. Ieri mattina davanti alla Corte di
Assise (presidente Toselli) sono sfilati i testimoni
dell’accusa, rappresentata in aula dal sostituto procuratore
Giuseppe Miliano, che hanno ricostruito quanto accaduto quel
giorno in piazza Municipio. La prima ad essere ascoltata è
stata una signora di nazionalità norvegese che quella
mattina si trovava al bar ed aveva visto Apetraei seduto a
bere poco prima della rapina finita in tragedia. Poi la
parola è passata a Tanase il quale, come del resto aveva
fatto già nella fase delle indagini e negli interrogatori,
ha ribadito che l’idea del colpo alla gioielleria di Piera
Sari era dello zio che aveva già programmato il colpo fin
dalla sera precedente tanto da assegnargli l’incarico di
controllare le loro biciclette lasciate sull’altro lato
della piazza. Una versione completamente ribaltata
dall’imputato sottoposto al fuoco di fila delle domande del
pubblico ministero alle quali ha risposto con l’aiuto
dell’interprete. Il rumeno, difeso dall’avvocato Cristina
Gotti Porcinari, ha raccontato di non avere preso parte al
colpo nel negozio e di avere raggiunto il nipote soltanto
dopo, nell’appartamento che dividevano senza però sospettare
che avesse portato a termine la rapina uccidendo la titolare
del negozio. Soltanto in un momento successivo, vale a dire
dopo avere lasciato l’Italia e al posto di dogana austriaco,
Apetroei avrebbe visto alcuni gioielli in mano a Tanase e
avrebbe sospettato che fossero il frutto di una rapina.
L’udienza di ieri si è quindi conclusa con la deposizione
dell’imputato, poi il rinvio all’udienza già fissata per
giovedì prossimo 27 settembre con ulteriori testimoni che
dovrebbero chiudere la fase dibattimentale. Per quanto
riguarda invece Tanase, difeso dagli avvocati Angelo
Palmieri e Giorgio Granato, dovrà comparire davanti al gup
Tiziana Coccoluto il 9 ottobre per essere giudicato con il
rito abbreviato, opzione che gli consentirà di beneficiare
di un terzo della pena.
Elena Ganelli

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Tutta una serie di borseggi, ieri mattina, al mercato
settimanale. Ne sono rimaste vittima per lo più donne, che
erano andate a fare compere. Un sistema ormai collaudato.
Una spinta, la mano dentro la borsa e via. In questo modo un
uomo ed una donna hanno fatto "piangere" ieri mattina delle
abituali frequentratrici del mercato di viale Europa. Lui,
alto robusto capelli neri con codino, faceva da palo. Lei,
tarchiata e capelli neri raccolti, sfilava i portafogli
dalle borse della gente ferma alle bancarelle e li passava
al "compare". Un commerciante che li ha visti ha fornito il
loro identikit ai vigili, i quali li hanno inseguiti, ma
senza successo. Carnagione scura: dei nomadi? E’ stata una
strage. Una pattuglia di vigili urbani ha raccolto 4
denunce, ma sembra che i casi che si sono verificati siano
stati una decina.

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Giovani, intraprendenti, forse un po’ inesperti.
Ma che fa, impiegare vigili urbani stagionali conviene.
Eccome se conviene. Sì, certo, la sicurezza urbana.
Ma ad essere «sicuri » sono innanzitutto gli introiti.
Quelli delle multe. Che quest’estate, grazie
appunto all’assunzione di 15 agenti della polizia
municipale, sono piovute a grappoli sui tergicristalli degli
automobilisti «scorretti». Per i quali, codice della strada
alla mano, non c’è stata alcuna pietà. Sono stati infatti
6283 le violazioni accertate nella stagione estiva appena
trascorsa. Una cifra record se si tiene conto che i vigili
stagionali hanno cominciato a gironzolare con blocchetto e
biro per le strade della città soltanto la seconda settimana
di luglio. Quella del 2007, insomma, è una stagione da
incorniciare, di quelle che non si dimenticano facilmente.
Basta ad esempio fare qualche raffronto con gli anni
passati. Il confronto con il 2006 è a dir poco spropositato:
nell’intero arco dell’anno sono state elevate 3082 multe.
Nemmeno la metà di quelle fatte nell’ultima stagione estiva.
Il motivo è presto detto: nel 2006 l’amministrazione
comunale, alle prese con le elezioni, non aveva provveduto
ad assumere vigili stagionali. Ma anche il rispetto al 2005,
quando invece gli agenti stagionali erano stati assunti, i
numeri di quest’ultima estate sfiorare anche il milione di
euro. Un bel gruzzoletto che sarà interessante vedere come
sarà speso. Una parte per intanto, 60 mila euro per la
precisione, andrà come «extra» a quei vigili impiegati nel
progetto finalizzato «Estate Sicura ». Un’altra verrà
utilizzata per coprire l’assunzione degli agenti stagionali.
Il restante, come previsto dalla legge, dovrà essere
reinvestito sul settore della viabilità. E sotto questo
profilo l’amministrazione comunale non ha che l’imbarazzo
della scelta: la strade colabrodo, l’assenza di parcheggi,
la segnaletica sia orizzontale che verticale fatiscente
quando non inesistente, la convenzione per il servizio di
carroattrezzi scaduta da un paio di anni. Forse, chissà, con
strutture per la viabilità più accettabili, i vigili urbani
la prossima estate non saranno costretti ad andarci pesante
con biro e blocchetto.
Pierfederico Pernarella

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Una struttura semplice di Ginecologia per far nascere
nuovamente i bambini a Terracina e una struttura complessa
di pronto soccorso quale ruolo strategico per gli interventi
di emergenza. Sono le due richieste che il consiglio
comunale si appresta ad approvare nel pomeriggio di oggi in
un documento congiunto, in occasione della seduta
straordinaria che ha il compito di dare mandato al sindaco
di presentare le istanze della città per l’ospedale nella
riunione con la direttrice generale della Asl Ilde Coiro.
Oltre ai due principali punti, non previsti nell’atto
aziendale, il consiglio ha aggiunto altre richieste di
potenziamento come quella per oncologia con il mantenimento
del day hospital, del servizio di dialisi e l’istituzione di
Nefrologia. Il documento messo a punto da due commissioni
congiunte, parla anche «dell’impiego della terza camera
operatoria e la dotazione di posti letto, la piena
integrazione delle specialistiche chirurgiche universitarie,
Oculistica, Otorino e Dermatologia e la rideterminazione e
reintegrazione delle dotazioni organiche carenti, in
particolare modo di Ortopedia e Medicina».
F.Coc.

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Prostituzione dagli occhi a mandorla. L’operazione ‘zhu
nian’ partita da Terni e condotta in numerose province
italiane a cura dei Carabinieri di Terni ha avuto sviluppi
anche a Terracina. Un’articolata cellula della criminalità
organizzata cinese, dedita ai reati di riduzione in
schiavitù, sfruttamento e favoreggiamento della
prostituzione, favoreggiamento all’ingresso di clandestini
nel territorio italiano da destinare al meretricio, è stata
smantellata. A finire in manette nove pregiudicati, di età
compresa tra i 25 e i 35 anni, nullafacenti e irregolari nel
territorio dello Stato italiano. L’operazione denominata
ìZhu nian" (in cinese significa ìanno del maiale") ha visto
impegnati, dall’alba di sabato, circa 100 carabinieri,
operanti in diverse città italiane tra cui Terracina. Essa è
iniziata nel settembre 2006 quando i carabinieri si sono
accorti dell’escalation cinese nell’aprire case di
appuntamento nel capoluogo ternano. Anche a Terracina il
numero degli annunci "hot" sui giornali locali era cresciuto
in modo esponenziale. Le straniere, tutte giovanissime con
età dai 20 ai 30 anni, venivano reclutate nella madrepatria
e nella città di Milano, venivano fornite di documenti
falsificati ad hoc che, una volta comperati, venivano
immediatamente requisiti dall’organizzazione che chiedeva di
riscattarli a cifre superiori al prezzo di acquisto,
costringendo le ragazze a prostituirsi per rientrarne in
possesso. Le giovani venivano costrette a restare chiuse in
casa e a rispondere al telefono solo per prendere
appuntamenti con i clienti. La banda forniva loro due
cellulari, uno per i clienti ed uno per restare in contatto
con una donna dell’organizzazione incaricata giornalmente di
verificare gli incassi e comunicare alle prostitute le date
in cui un uomo sarebbe passato a riscuotere il denaro,
portare via la spazzatura e portare acqua e cibo appena
sufficiente per pochi giorni. Durante le indagini del nucleo
operativo è stato appurato che il sodalizio avrebbe gestito
in un anno circa 70 case in tutte le regioni di Italia, di
cui tre anche a Terracina. Una è situata proprio nel centro
cittadino. Già nei mesi scorsi i carabinieri di Terracina
tenevano sotto controllo la situazione, ma solo sabato è
scattata l’operazione. Dal di fuori tutto sembrava regolare.
Apparivano come delle famigliole per bene, ma dietro
nascondevano un’attività illecita di ampio respiro. Pare che
il tutto fosse anche fiancheggiato da alcuni cittadini
terracinesi. Al momento del sopralluogo degli uomini del
comandante Gianfranco Romagnano le attività di prostituzione
erano cessate e un appartamento era rimasto vuoto mentre gli
altri due erano stati riaffittati. Le indagini hanno anche
portato alla perquisizione di alcune auto. Da queste sono
venuti fuori degli elementi molto utili alle indagini di
Terni. I Carabinieri di Terni, per conto loro, durante
l’operazione hanno sequestrato ai 9 malviventi, ritenuti
esponenti di spicco dell’organizzazione, circa 10.000 euro,
probabile provento dell’illecita attività e numerosi
telefoni cellulari oltre ad un ingente quantitativo di
materiale contraccettivo in dotazione alle ragazze.
di ROSSELLA BERSANI

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Piazzale Stella Polare invaso dalle roulotte. Se ne potevano
contare a decine ieri mattina di case sulle ruote
parcheggiate in quella che i camperisti reputano una zona di
sosta, segnalata anche in alcuni dei loro siti internet. Da
pochi giorni sono andate via dalla zona le giostre, che per
tutto il periodo estivo hanno occupato il piazzale e subito
l’area è stata rimpiazzata dalla presenza dei camper che
puntualmente arrivano il venerdì e rimangono per tutto il
fine settimana. Quello del piazzale Stella Polare è ormai da
anni, in questo periodo e non solo, considerato una zona di
sosta dai proprietari delle roulotte, anche se è presente un
divieto che non li autorizza a fermarsi. In quanto la zona
non è di certo attrezzata ad ospitare le roulotte, mancano
dei servizi di acqua e di smaltimento rifiuti, che
potrebbero invece trovare all’interno dei camping situati
poco distanti dalla città. Il piazzale ovviamente è molto
ambito trovandosi nel centro urbano a pochi passi dal mare e
dal porto, oltre che da bar e ristoranti. Ieri mattina
l’area si presentava in degrado, a terra di poteva trovare
di tutto, immondizia, carta, lattine, residui di cibo e
quant’altro. Molte volte i residenti hanno lamentato il
sudiciume che viene lasciato la domenica sera quanto tutte
le roulotte vanno via. In più occasioni anche la polizia
municipale ha effettuato dei controlli evidenziando che la
zona non è adibita alla sosta di camper, elevando anche dei
verbali, ma a distanza di settimane il problema si
ripropone. Purtroppo Terracina non ha all’interno del centro
urbano delle aree di sosta per camperisti, l’unica
alternativa per loro è quella di andare nelle aree riservate
nei pressi della città, che reputano lontane in quanto per
spostarsi e venire a Terracina devono di conseguenza
prendere il camper.
Maya Bottiglia

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UNA situazione disastrosa. È quella in cui si trova
Terracina, stando alle osservazioni contenute nella lettera
di Simone Salvatori, che da quarant’anni trascorre a
Terracina parte delle ferie estive e dei fine settimana. Una
lettera al vetriolo la sua, che parte dalle risposte,
definite ‘bizzarre’, dell’amministrazione riguardo la
carenza di parcheggi nel centro storico, per poi soffermarsi
su altri problemi che attanagliano la città.
«Rimango sconcertato laddove leggo che alcuni
amministratori comunali giudichino come ‘capricci’ le
sacrosante lamentele per la cronica mancanza di parcheggi
nella zona alta della città – si legge -. Vorrei sapere,
infatti, se questi amministratori viaggiano in elicottero da
dove, a diverse centinaia di metri di altezza, tutto sembra
più pulito e bello, o con una semplice autovettura.
Utilizzando quest’ultimo mezzo di trasporto, poi, potrebbero
notare in che condizioni di estremo degrado e sporcizia si
trova Terracina, con ammassi di rifiuti accatastati ovunque,
soprattutto lungo i terreni incolti di viale Europa, frutto
dell’imponente quanto disordinato mercato settimanale. A
nulla vale la pulizia effettuata dagli addetti della
Terracina Ambiente i quali si preoccupano di raccogliere
solo il materiale presente lungo il viale, ignorando quello
che il vento sposta nei terreni circostanti e che nessuno
mai andrà a rimuovere. Tralasciando l’autovettura e facendo
una sana passeggiata, gli stessi amministratori potrebbero
verificare di persona come i cassonetti della nettezza
urbana costituiscano delle vere e proprie discariche a
cielo aperto. Mi meraviglia che ciò avvenga
specialmente nelle vicinanze di alcuni ristoranti che
dovrebbero fare della pulizia il loro biglietto da visita».
Infine, una nota a parte la merita la situazione balneare.
«Nessun amministratore – è scritto – ha mai pensato che
l’unica grande risorsa per gli abitanti di Terracina è il
mare e nessuno, quindi, ha mai pensato di coinvolgere
nell’opera di risanamento dello stesso i Comuni e le
province che, oltre a Terracina, scaricano i propri liquami
nei fiumi e nei canali che poi si riversano in mare?».
Mirko Macaro

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Presente il prefetto Bruno Frattasi, è stata inaugurata la nuova sede del
comando di Polizia Locale di via Sarti. Erano presenti autorità civili e
militari, oltre alle associazioni combattentistiche e d’Arma. Il rappresentante
del governo è stato ricevuto dal sindaco Stefano Nardi e dal comandante del
corpo di Polizia Locale Vincenzo Pecchia. Quindi, nella chiesa del SS Salvatore,
tutti gli intervenuti hanno assistito alla celebrazione di una S. Messa. Al
termine, è stata deposta una corona d’alloro davanti al monumento ai caduti di
Piazza Garibaldi. Una sede degna di tale nome, più confortevole e meno
decentrata. Questo hanno ottenuto da qualche mese i vigili urbani della città,
i quali hanno occupato i locali, opportunamente risistemati, dell’ex caserma
dei carabinieri. Il comandante Pecchia, in un suo discorso, ha considerato
l’inaugurazione «un’ulteriore pietra miliare nel lungo cammino di potenziamento
del Corpo». Quindi ha illustrato i dati relativi all’attività dispiegata nei
mesi estivi: fermi amministrativi a carico di ciclomotori e motocicli per il
mancato uso del casco n. 111; violazioni accertate al cds n. 6283, sequestro di
veicoli per mancanza di assicurazione n. 6; ritiro carta circolazione per
omessa revisione n. 23; ritiro patente n. 1; incidenti stradali rilevati n. 80;
merce confiscata a venditori ambulanti abusivi per un valore di oltre 100 mila
euro.
E.B.

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Uno si è fermato proprio sui binari della linea ferroviaria
Terracina-Priverno Fossanova, l’altro ha finito la sua corsa
in un tratto erboso, a poca distanza. Per fortuna, la tratta
ferroviaria non era interessata in quel momento dal
passaggio di treni, per cui non c’è stato danno a persone o
cose. Per dar modo di rimuovere i massi, è stato necessario
interrompere la circolazione dei treni. Il blocco è durato
tutta la giornata di ieri. E’ successo intorno alle 11,40 di
ieri, tra le frazioni del Frasso e La Fiora. Un passante ha
notato che i binari erano occupati da un grosso macigno,
posto di traverso. Poteva pesare un centinaio di quintali.
Della stessa dimensione un altro blocco, che, dopo aver
attraversato la linea ferroviaria, s’era adagiato tra
l’erba, una cinquantina di metri più avanti. Subito è stato
fatto scattare l’allarme. Fortunatamente, in quel momento
della giornata la tratta Terracina-Priverno Fossanova non
era interessata dal passaggio di treni. Sul posto si sono
recati immediatamente i VdF di Priverno, che non hanno
potuto fare molto. Si è reso indispensabile l’arrivo di
uomini e mezzi delle Ferrovie dello Stato. Un carro-gru ha
operato per rimuovere il pesante blocco di pietra. Intanto,
veniva predisposto un apposito piano. Tutte le corse nei due
sensi sono state fermate. Da parte di Trenitalia si è
cercato di ridurre i disagi attraverso un servizio di bus-
navetta. Si prevedeva il ripristino in tempi brevi. Invece
nel tardo pomeriggio, rimosso il masso, la situazione è
apparsa più complicata di quanto ci si aspettasse. La caduta
del masso aveva provocato il danneggiamento della rotaia e
delle traversine. I lavori di riparazione dovevano
prolungarsi per tutta la notte, con la prospettiva di
riattivare il tutto questa mattina.
E.B.

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Dalla prossima settimana sarà di nuovo emergenza polizia
municipale. Il giorno dell’inaugurazione della nuova sede
del comando della municipale in via Sarti, sarà anche
l’ultimo giorno di lavoro, come da contratto, per i 15
agenti stagionali che hanno preso servizio a luglio. Ironia
del destino. Quindi dalla prossima settimana il comando
dovrà di nuovo fare i conti con la mancanza di personale ed
il difficile compito di poter soddisfare le esigenze di
decine di cittadini che durante il giorno chiamano al
centralino per evidenziare problemi, disagi ed incidenti. Un
vero peccato visto che comunque la stagione turistica, si
sta protraendo per tutto il mese di settembre, con la
presenza di numerosi turisti, segnalati da diversi
albergatori. Ed è proprio per garantire un servizio migliore
almeno per tutto il periodo di settembre che il comandante
della polizia municipale Vincenzo Pecchia ha chiesto una
proroga al sindaco Stefano Nardi per ulteriori 15 giorni,
per far rimane in servizio i 15 agenti stagionali. Ma al
momento dal Comune non si è avuta nessuna risposta e si
rimane così in attesa di ulteriori cambiamenti. Due mesi in
cui i 15 agenti stagionali hanno svolto diverse mansioni, in
particolare riguardanti il controllo in strada, permettendo
al personale fisso di poter svolgere controlli altrimenti
dimezzati. Si ritornerà così a breve a fare i conti con le
28 unità di personale che durante tutto l’anno sono presenti
all’interno del comando, non dimenticando poi, malattie,
maternità e ferie che comportano una diminuzione ulteriore
del personale che di certo non viene ad essere sostituito.
Si ritornerà quindi alla classica routine invernale in cui
sicuramente non mancheranno le lamentele dei cittadini. Si
attende intanto il giorno dell’inaugurazione del comando in
cui si vedranno riunite le autorità politiche e militari locali.
Maya Bottiglia

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I Carabinieri di Terracina, in collaborazione con i
colleghi del Comando Stazione di San Felice Circeo, nel
corso del servizio per il controllo del territorio, volto a
contrastare l’immigrazione clandestina, arrestavano nella
flagranza di reato tre cittadini di origine indiana, S.J.
di 40 anni ; P.B. di 29 anni e Z.B. di 33 anni, tutti in
Italia senza fissa dimora e responsabili di inottemperanza
al decreto di espulsione dal territorio Nazionale. Nel
medesimo contesto operativo veniva tratto in arresto nella
flagranza di reato un cittadino italiano T.F. di 39 anni,
residente nella provincia pontina e responsabile del reato
di sfruttamento della manodopera clandestina. I Carabinieri
controllavano trenta extracominutari, dagli accertamenti
eseguiti, appuravano che sul conto di tre persone pendeva
un provvedimento di espulsione dal territorio Nazionale,
pertanto li traevano in arresto mentre gli altri ventisette
sprovvisti del prescritto permesso di soggiorno ed in
Italia senza fissa dimora veniva richiesta l’emissione del
medesimo provvedimento. Nella circostanza, i Carabinieri
arrestavano anche un Italiano, titolare di un’azienda
agricola il quale illegalmente faceva lavorare due
cittadini Indiani irregolari offrendo loro anche alloggio.

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Ore di attesa per i prelievi al «Fiorini». Le proteste degli
utenti In fila per le analisi Mancano i tecnici di
laboratorio, struttura al collasso FILE interminabili al
laboratorio analisi, poco il personale a disposizione. Dopo
che la Regione Lazio, nel mese di agosto, ha deciso di
eliminare la convenzione con i laboratori analisi privati,
all’interno degli ospedali pubblici si sono formate file
interminabili di mattina, anche di 150 persone. Ovviamente
tagliati i fondi ai laboratori privati, gli utenti si sono
riversati all’interno degli ospedali, come sta accadendo da
circa un mese al «Fiorini». Tale decisione da parte della
Regione, però, non ha portato a nessun altro tipo di
cambiamento: pur aumentando il lavoro all’interno degli
ospedali il personale è rimasto invariato. Infatti nel
laboratorio analisi a disposizione degli utenti ci sono
soltanto due tecnici, in quanto uno è in maternità e l’altro
in malattia. Il laboratorio è aperto tutte le mattina dal
lunedì al sabato, ma in particolare in alcuni giorni della
settimana si formano file di 150 persone che sono costrette
ad attendere ore prima di poter effettuare il prelievo, come
è accaduto ieri mattina per un bambino disabile oppure per
le persone anziane o in stato interessante. Spesso la
situazione alle 12 della giornata è ancora critica. Il
laboratorio analisi, oltre ad effettuare i prelievi per gli
utenti che pagano il ticket, si occupa anche dei prelievi
del pronto soccorso. Un lavoro intenso, gestito da soli due
tecnici. È necessario quindi rafforzare il servizio prima
che la situazione precipiti e a farne le spese saranno come
sempre gli utenti. «Abbiamo partecipato alla riunione dei
sindaci con la manager della Asl Ilde Coiro lunedì – spiega
il consigliere comunale Giuseppe Pascale di Monte San Biagio
- in cui si è discusso dei problemi che riguardano gli
ospedali, ma abbiamo bisogno di risposte immediate
dall’azienda Asl. L’azienda si deve adeguare alle esigenze
del cittadino e non di certo il contrario. È la sanità che
deve mettersi a disposizione del cittadino e non il
cittadino a disposizione della sanità. È impossibile che ci
siano file di persone nella mattinata per effettuare un
prelievo, c’è bisogno di più personale». A Terracina come
del resto anche presso l’ospedale di Fondi. Ma in
particolare al «Fiorini», in quanto fanno capo al nosocomio
anche le frazioni del Comune che non hanno, come Borgo
Hermada, un laboratorio analisi dell’Asl cui i residenti
possono rivolgersi. Un problema più volte evidenziato anche
dai responsabili del centro anziani del borgo, i quali
lamentano che gli iscritti sono costretti a spostarsi per
arrivare al «Fiorini ». Adesso più che mai è indispensabile
la presenza di laboratori distaccati. E pensare che si parla
sempre di diminuire le liste di attesa negli ospedali.
Maya Bottiglia

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Erano gli inizi di aprile quando don Peppino Mustacchio,
parroco della Cattedrale di San Cesareo a Terracina, lanciò
lo slogan forte "Aiutaci a restaurare la Cattedrale" dando
il via campagna di sensibilizzazione promossa dal sacerdote
preoccupato ogni giorno di più di quello che sta accadendo
all’interno e all’esterno del Duomo oramai in balia
dell’usura del tempo e degli agenti atmosferici,
dell’assente manutenzione e dei vandali notturni, tutta una
serie di situazioni che stanno mettendo in serio pericolo la
solidità e la bellezza della struttura tanto cara ai
terracinesi. Proprio per tale ragione il parroco aveva
deciso di rivolgersi a coloro che sono legati da un affetto
sincero e profondo alla chiesa dedicata a San Cesareo,
affinché tutti insieme si riuscisse ad intervenire
concretamente nella difficile situazione. "Secondo i tecnici
per restaurare la Cattedrale sarebbero necessari 2 milioni
di euro – aveva riferitoad aprile don Peppino Mustacchio,
parroco della Cattedrale – con quanto riusciremo a
raccogliere con questa campagna di sensibilizzazione
cercheremo di intervenire nelle cose più piccole ma comunque
importanti, come togliere l’umidità dalle pareti interne,
ripulire le parti esterne che sono state imbrattate, rendere
la chiesa più accogliente". A distanza di alcuni mesi
davvero in tanti hanno risposto all’appello accorato del
sacerdote. Parrocchiani della Cattedrale, terracinesi
appartenenti ad altre chiese ma, comunque, affezionati al
Duomo di San Cesareo, terracinesi residenti all’estero,
turisti imprenditori locali. Addirittura un cittadino, il
cui nome resta top-secret, ha donato la bellezza di 10 mila
euro, mentre un altro 2500 euro. Senza dimenticare i tanti
eventi estivi pro-Duomo trasmessi in diretta dal gruppo
televisivo di Gianfranco Sciscione con il continuo scorrere
in sovrimpressione del c.c. (48497853) su cui è possibile
effettuare le proprie donazioni. "Questa campagna benefica a
favore della Cattedrale di Terracina è riuscita ad unire la
città. Questo – tiene a sottolineare ancora don Peppino – è
il primo, importantissimo risultato che siamo riusciti a
raggiungere". Non manca mai di ripetere questo concetto il
parroco della Cattedrale, pienamente soddisfatto del
risultato ‘morale’ dell’iniziativa. Ma al di là dei
risultati morali, sono quelli pratici che urge raggiungere
quanto prima visto che per partire è necessario ormai
toccare almeno quota 100 mila euro. Diamoci da fare, allora,
perché la Cattedrale di San Cesareo a Terracina non spetterà in eterno.
Rita Recchia

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Va al pronto soccorso perchè avverte dei dolori addominali.
Lì, con sua somma sorpresa, scopre di essere incinta. Gli
esami parlano chiaro: è addirittura al nono mese di
gravidanza. Non s’era accorta di nulla. La riprova l’avrà
subito dopo, quando cominceranno le doglie. Trasportata a
Fondi, di lì a poco partorirà un bel bambino. E’ successo ad
una donna di una quarantina d’anni. Era incinta senza
saperlo. La donna non avrebbe accusato alcuno dei sintomi
caratteristici della gravidanza. Questa circostanza, che
risulta per certi versi inspiegabile, è durata per tutti i
nove mesi della gravidanza. Fino a quando dei forti dolori
all’addome non l’hanno costretta a recarsi all’ospedale
"Fiorini". E’ stato un fatto improvviso. Quando è arrivata
al pronto soccorso, non immaginava nemmeno lontanamente che
di lì a poco sarebbe diventata mamma. «Signora, è per caso
incinta?»: è questa la domanda rituale che i medici fanno
alle donne in età di procreare, quando devono sottoporle ad
accertamenti diagnostici. Decisa la risposta della donna in
questione:«Assolutamente no». La verità era ben altra.
L’ecografia ha evidenziato che la donna portava in grembo un
bambino. E quelli che lei avvertiva erano i dolori
caratteristici del travaglio. «Non può essere» continuava a
dire la donna, allibita. Ad onta di ogni turbamento e
confusione manifestati da lei come dal marito, i sanitari
hanno dovuto affrettarsi a provvedere subito all’imprevista
necessità. La donna è stata trasportata al reparto di
ostetricia del "S. Giovanni di Dio" di Fondi, dove ha
partorito un bel maschietto, che ha fatto compagnia agli
altri due figli già avuti in precedenza dalla coppia. I
familiari ed i parenti erano divisi tra l’incredulità e
felicità. Comunque, una storia finita bene. Una storia di
parto-lampo, come quello della 31enne, che una quindicina di
giorni fa ha partorito in macchina mentre era in viaggio per
raggiungere l’ospedale di Fondi.
di ERCOLE BERSANI

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«Quando l’ultimo pomodoro è passato sulla filiera, abbiamo avvertito una certa
tristezza. Si stavano chiudendo 44 anni di attività prima del trasloco a
Pontinia». E’ appena finita l’ultima campagna produttiva della Desco spa,
l’industria conserviera della famiglia Serafini che produce semilavorati
alimentari. A Mazzocchio, intanto, fervono i lavori di costruzione del nuovo
stabilimento. Di questo momento particolare per la vita dell’azienda a parlarne
è Marco Serafini, amministratore delegato di quella che era rimasta l’unica
fabbrica di Terracina. «Di solito, nel momento in cui una stagione di lavoro è
finita, festeggiamo. Quest’anno non è stato così. Quella produzione era
l’ultima della linea del vecchio stabilimento sulla via Pontina». Per i
Serafini e la Desco si chiude un ciclo e se ne riapre un altro altrove. Quanto
a Terracina, se ne va un pezzo della storia economica della città. Ancora
Serafini: «Quest’anno abbiamo trasformato 400 mila quintali di pomodoro, in
linea con gli anni passati. E’ stata una stagione buona, che si è sviluppata in
modo tranquillo, visto che non si sono registrate sulla Pontina le code di
camion carichi di prodotto. Ecco, con la nuova sede di Mazzocchio un tale
problema scomparirà del tutto, visto che gli agricoltori utilizzeranno la rete
interna delle migliare. La nuova stagione partirà a Mazzocchio, dove, in
un’area di 5 ettari, stiamo costruendo uno stabilimento di 10 mila mq. Il
capannone è finito. Nella prossima settimana verranno effettuati i lavori di
copertura della struttura. Contiamo di inaugurare il nuovo stabilimento prima
della prossima campagna del pomodoro. Ci apriremo gradatamente anche ad altri
tipi di produzione». Tra un anno l’area sulla Pontina sarà dismessa. Nel sito
verrà realizzato un programma integrato in base alla legge 22. Esso prevede la
costruzione di cubature residenziali e turistico-ricettive, di un centro
direzionale, di un centro commerciale e di una struttura polifunzionale. Al
posto dei capannoni industriali, un imprenditore che ha già operato in zona
costruirà negozi, case ed uffici. Il Comune avrà, come corrispettivo, strade,
verde, parcheggi e un complesso polifunzionale».
E. B.

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«LIFE is now»? Mica Tanto. Il celebre refrain dello spot della nota compagnia
telefonica non sembra fare tanto al caso del Comune di Terracina dove, in meno
che non si dica, sono state tolte dalla circolazione oltre un centinaio di
schede Vodafone. Le utenze telefoniche, attivate più di un anno fa presso un
negozio di telefonia di Terracina, fino a qualche giorno prima sarebbero state
in dotazione all’ente. Di chi e per quale ragione non è ancora dato sapere. In
Municipio nessuno sembra essere a conoscenza della vicenda. Eppure il ritiro è
avvenuto di recente, a cavallo tra la primavera e l’estate, proprio in
Municipio. La lista dei nomi a cui erano state assegnate le schede riempiva una
manciata di fogli conservati nei cassetti di un ufficio comunale. Sfugge il
motivo del repentino repulisti delle schede, così come altrettanto ignoti sono
i motivi per cui l’ente sarebbe stato in possesso di queste utenze. Chi le ha
diffuse? Chi le ha pagate? Si trattava di un’iniziativa promozionale per
agevolare la comunicazione mobile di dipendenti o esponenti
dell’amministrazione comunale? Tanti gli interrogativi che avvolgono la
vicenda. Con tutta probabilità si è trattato di un fatto di routine. Anche se,
ad onore del vero, non capita spesso di sentire che un Comune sia dotato di
simili servizi. E in quello di Terracina, quantomeno, il dettaglio non era mai
emerso. Almeno prima del ritiro in massa delle schede Vodafone che è avvenuto a
ridosso dell’inizio dell’estate. Nei giorni in cui stava per esplodere il caso
«Easy Park». Ma quest’ultima, evidentemente, è soltanto una semplice
coincidenza temporale. Coincidenza tuttavia che non sarebbe sfuggita agli
inquirenti che stanno cercando di fare luce sulla vicenda dei parcheggi e dei
rapporti intrattenuti dal Comune con la società che li ha gestiti nell’estate
del 2005, la «Ital Telecom». Ma ovviamente, oltre coincidenza temporale, tra
due i fatti non risulta al momento alcun collegamento. Resta da chiarire
comunque la ragione della presenza di queste schede telefoniche dal numero non
certo trascurabile e perché sia stato un ufficio del Comune stesso a ritirarle.
E intanto, a proposito dell’inchiesta giudiziaria che di recente si è abbattuta
sul Comune di Terracina, si inaspriscono i toni della querelle politica sulla
convocazione di un Consiglio comunale straordinario chiesta dai gruppi della
minoranza. Di fronte al rifiuto di convocare il dibattito in aula per non
intralciare il lavoro della magistratura, l’opposizione non intende restare con
le mani in mano. Per questa ragione gli esponenti della minoranza si sono detti
pronti a inviare una lettera al prefetto ritenendo non giuridicamente validi i
motivi per cui è stata bocciata la richiesta di convocazione del Consiglio
comunale straordinario.
Pierfederico Pernarella

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Sono iniziati ieri i festeggiamenti in onore della Madonna della Delibera. Un
susseguirsi di eventi che termineranno domenica con la festa dedicata a Padre
Pio. Giovedì sarà la giornata dedicata ai bambini che alle ore 16:00 porgeranno
un omaggio floreale alla Vergine. Il pomeriggio proseguirà alle ore 16:30 con
l’animazione-spettacolo di Valentini Lanfranco, alle 17:45 con il Santo Rosario,
alle 18:30 con la Santa Messa e alle 21:00 con un "viaggio" musicale
nell’Adriano show. Venerdì si inizierà alle ore 17:45 con il Santo Rosario,
alle 18:30 con la Santa Messa e si proseguirà alle 21:00 con lo spettacolo
concerto Tre per una notte, tributo live a Vasco, Mina e Renato Zero. Il giorno
della Natività di Maria, il programma si fa più fitto di appuntamenti. La
giornata si aprirà con l’Ufficio delle Lodi alle ore 6:30, la Santa Messa delle
7:00, 9:00, 11:30 e 16:00. Si continuerà con il Rosario delle 17:45. E’
prevista per le 18:30 la Solenne Celebrazione presieduta dal Vescovo Petrocchi.
I festeggiamenti religiosi saranno accompagnati anche da quelli laici che
inizieranno alle ore 21:00 con l’orchestra spettacolo dei Simpatici Italiani,
associati al clan latino romagnolo di Raoul Casadei, proseguiranno alle 23. 30
con l’estrazione della lotteria. Mentre domenica si continuerà con la festa in
onore di Padre Pio che inizierà alle ore 17.45 con il santo Rosario, alle 18. 30
con la Solenne Celebrazione e continuerà alle 19. 30 con la processione.

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