Archivio Agosto 2007


Arrestato dalla Polizia di Stato per violenza privata:
perseguitava una donna di cui è innamorato e il suo
compagno. Una forte passione lo ha spinto a compiere gesti
inopportuni. Maurizio M., 40enne del luogo, già noto alle
Forze dell’Ordine perché gravato da precedenti di Polizia,
mercoledì è stato tratto in arresto in esecuzione
dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal
giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina
Lucia Aielli su richiesta del Pubblico Ministero Olimpia
Monaco. Invaghitosi di una donna, non perdeva occasione per
importunarla ogni qualvolta la incontrava. In preda alla sua
ossessione amorosa era arrivato a seguirla in ogni suo
spostamento. Qualche volta si faceva trovare ad aspettarla
perfino sotto casa. La vita della donna era diventata
praticamente impossibile. Ma Maurizio M. non si era limitato
solo a perseguitare la sua amata, ma allo stesso modo aveva
importunato anche il compagno della donna. Quando
quest’ultimo ha cercato di far desistere l’uomo dal suo
comportamento, il 40enne ha assunto un atteggiamento
aggressivo e violento. Senza alcun freno inibitorio,
Maurizio M, munito di coltello e spranga di ferro, ha posto
in essere atti lesivi nei confronti delle due vittime non
fermandosi qui. E’ andato, infatti, oltre danneggiando
ripetutamente le auto della coppia, lanciando sassi e altri
oggetti contundenti. Negli ultimi tempi la situazione si era
fatta ancora più ossessiva. Maurizio M., trascinato da
questo amore passionale, si era recato più volte sul posto
di lavoro della vittima. In un contesto così formale, il
40enne aveva provato a sfidarlo in tutti i modi. Ha usato la
minaccia e una pressione psicologica sfociata poi in
gestacci, sputi e lunghi periodi di osservazione come a
lanciare una guerra. Le indagini svolte dalla Polizia di
Stato hanno permesso di acquisire tutta una serie di
elementi di colpevolezza nei confronti del persecutore. E’
proprio da questi elementi che è scaturita l’emissione del
provvedimento restrittivo per violenza privata, richiesta
dalla squadra anticrimine coordinata dal sostituto
commissario Enrico Del Monte. Ora Maurizio M. si trova
presso il carcere di via Aspromonte a Latina a disposizione
dei Magistrati inquirenti.
di ROSSELLA BERSANI

(continua…)

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Altro che rischi per la salute, le antenne per i cellulari
sono come un’assicurazione sulla vita. Dai 15 ai 30 mila
euro l’anno, e passa la paura. A tanto ammontano le cifre
che i condomini oppure singoli privati intascano per
ospitare sulle proprie «teste» le antenne per la ricezione
della telefonia mobile. Insomma, quel che si dice un affare.
Anche se, a giudicare dal proliferare degli impianti,
sarebbe più appropriato parlare di business, o per
essere ancora più espliciti, di speculazione. A dirlo sono i
numeri. Stando al censimento fatto all’inizio del 2006 dalla
precedente amministrazione comunale, sul
territorio comunale sono presenti venti antenne,
comprese le due centrali Telecom. È ragionevole pensare che
da allora il numero sia cresciuto. Considerando quindi la
presenza di 25 impianti, per un affitto di 15 mila euro, il
business delle antenne antenne muove una cifra che si aggira
intorno ai 500 mila euro l’anno. Senza considerare le cifre,
evidentemente più alte, che si muovono dietro, nella rete di
appalti, e sub appalti, attraverso cui le grandi compagnie
telefoniche irradiano il proprio. Quando sul tetto arriva
l’operaio della società incaricata a installare le antenne,
è l’ultimo passaggio di percorso iniziato molto più in alto.
Le convezioni con i condomini e i proprietari dei terreni
interessati all’affare durano generalmente dieci anni. In
questo modo, nel giro di pochi anni, le famigerate e
generose antenne a Terracina sono spuntate un po’ ovunque,
anche a due passi dal mare, come accaduto a Riva delle
Margherite sulla Pontina o più avanti sulla Provinciale per
San Felice Circeo, all’interno del residence «Riva del
Fuego». Sempre in questa zona, a ridosso di «Baia Verde», è
spuntata persino un albero-antenna. Ora gli «imprenditori»
delle antenne hanno puntato gli occhi sul centro storico.
Oltre a quella di via Salita Annunziata, che ha scatenato le
proteste dei residenti, ci sarebbero altri impianti in
arrivo: uno a San Domenico, l’altro sul tetto dell’ex
ospedale San Francesco, che in teoria sarebbe anche un ex
convento. Ma che fa, in tempi di antenna libera, non si può
andare troppo per il sottile. La proliferazione di impianti,
che interessa quartieri della città anche densamente
abitati, viene giustificata con l’esigenze di ricezione, che
riguarda tutti, nessuno escluso. Tutti hanno il telefonino e
quindi perché meravigliarsi se davanti il balcone di casa
spunta un’antenna? Messa così, la giustificazione appare un
po’ troppo semplicistica. Il motivo è semplice: non esiste,
almeno il Comune di Terracina non è in possesso, un dato
sull’effettivo fabbisogno di ricezione per la telefonia
mobile di un determinato territorio. Se le compagnie
telefoniche e le società che lavorano per esse possiedono
questo tipo di numeri sarebbe doveroso renderli pubblici. In
questo caso, qualora dati alla mano venisse mostrato che la
ricezione della telefonia mobile sia ancora insufficiente a
Terracina, si potrebbe sgombrare il campo dal sospetto che
dietro le antenne si nasconda una vera e propria
speculazione che poco a che fare con le esigenze di comunicazione.
Pierfederico Pernarella

(continua…)

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Andrà in beneficenza la Beneficenza con gli ambulanti merce
sequestrata dalla polizia municipale sulla spiaggia ai vu
cumprà. Ieri mattina, dopo l’ordinanza emanata dal
sindaco Stefano Nardi, la polizia municipale ha regalato
tutta la merce sequestrata nelle ultime settimane alla
parrocchia di San Domenico Savio che penserà a farla
recapitare alla Caritas. La merce in questione, gonfiabili
ed altri giochi da mare era stata sequestrata all’inizio di
agosto sull’arenile del lungomare Circe. Furono necessari
due camion, uno del Comune e l’altro di un privato, per
trasportare la merce. Oggetti che sicuramente faranno la
gioia di bambini che non possono permettersi giocattoli
simili. I giocattoli sono stati consegnati direttamente ieri
mattina e al momento sono depositati nei pressi della
parrocchia. Da qui si provvederà a farli recapitare alla
Caritas. Mentre la merce sequestrata precedentemente sempre
durante i controlli della polizia municipale sulla spiaggia,
fu data in beneficenza ai bambini dell’orfanotrofio.
Controlli intensificati dopo quella ordinanza del sindaco
Nardi seguita da un comunicato in cui si parlava di
‘tolleranza zero per i venditori ambulanti extracomunitari
non in regola con le autorizzazioni commerciali’. Multati
infatti tutti coloro che non riuscivano a scappare e che
oltre al sequestro della merce hanno pagato anche una
sanzione. Multata anche una giovane rumena perchè viaggiava
sprovvista di patente e di assicurazione.
Lunedì pomeriggio in via la neve all’incrocio con via la
valle, una 18enne rumena in sella al suo scooter Bali si è
scontrata con una Fiat Idea. La giovane è finita a terra, ma
per fortuna niente di grave, l’auto solo pochi graffi. La
polizia municipale, ha effettuato i rilievi da cui è emerso
che la ragazza era sprovvista dei documenti. La giovane
guidava senza patente e assicurazione. È stata multata di
550 euro in quanto priva della patente e 750 perchè senza
assicurazione inoltre il mezzo è stato posto sotto sequestro.
M.B.

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Terracina: C’era una volta il carroattrezzi.
Gli automobilisti con il vizio inguaribile della sosta
selvaggia possono dormire sogni tranquilli. Nella peggiore
delle ipotesi si può andare incontro ad una multa di soli 36
euro. Per il resto, nel Comune di Terracina, chi non
rispetta le regole del Codice della Strada non avrà alcun
altro tipo di spiacevole contrattempo. E la rimozione
forzata dell’auto, prevista quando la sosta selvaggia crea
intralcio alla viabilità? Roba passata, almeno all’ombra del
Tempio di Giove, dove l’intervento del temuto carroattrezzi
è previsto soltanto in casi eccezionali, come ad esempio un
grave incidente stradale. A quanto pare infatti il Comune,
per motivi da addebitare forse alla situazione economica
dell’ente, non ha rinnovato la convenzione con la ditta che
fino a qualche tempo fa garantiva questo tipo di servizio.
Questo almeno, come si legge in una testimonianza apparsa in
questi giorni su www.terracinablog.com, è quanto hanno
raccontato i vigili urbani a un residente di viale della
Vittoria rimasto letteralmente «prigioniero» di un’auto
parcheggiata sul passo carrabile della propria abitazione.
Un caso in cui è prevista l’immediata rimozione del veicolo,
ma basta leggere la testimonianza nel box a lato per vedere
come è andata a finire. Una vicenda ai limiti dell’assurdo
che con tutta probabilità molti altri cittadini avranno
avuto modo di sperimentare sulla propria pelle. Soprattutto
in quelle zone della città – viale della Vittoria, il
lungomare Circe ma anche il centro storico – dove la
presenza dei villeggianti nelle ore di punta diurne e serali
si tramuta in un’autentica lotta per la sopravvivenza, vista
l’assoluta mancanza di aree ad hoc per i parcheggi.
L’assenza del servizio di rimozione delle auto parcheggiate
in sosta vietata ha rappresentato una grave lacuna. È chiaro
infatti che più delle multe, la rimozione forzata è il
deterrente più efficace contro la sosta selvaggia, oltre che
un diritto sacrosanto per chi da questo malcostume viene
oggettivamente danneggiato. Senza infine considerare il
paradosso: si sono trovati i soldi per garantire interventi
giudicati utilissimi – il telelaser, il progetto finalizzato
«Estate sicura» – ma per il caro, vecchio carroattrezzi
invece non c’è stato verso. Segno dei tempi che cambiano.
Pierfederico Pernarella

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Mamma e bambino sono in ottime condizioni di salute. E’
successo nella notte tra sabato e domenica. Intorno alle
23.50, D.A. di 31 anni residente a Terracina, si era messa
in macchina a doglie iniziate. Non ha fatto in tempo a
raggiungere l’ospedale e, nel tratto tra Monte San Biagio e
Fondi, ha dato alla luce un bellissimo bambino. Mamma e
figlio sono arrivati al nosocomio intorno alle 1.15. Era già
tutto finito, mancava solo l’espulsione della placenta. Per
D.A. era già il secondo parto. Anche la prima volta non
aveva dovuto soffrire troppo: aveva avuto un parto molto
veloce. Non si sa se si tratta di fortuna o di una
predisposizione innata, ma l’estrema immediatezza del parto
rimane. La donna adesso si trova nel reparto di Ostetricia e
Ginecologia dell’ospedale di Fondi. Rimarrà qualche giorno
sotto l’occhio attento dei medici. Un evento straordinario
che corona e chiude l’esperienza del dottor Rosario Sciuto,
direttore generale degli ospedali di Fondi e Terracina
(Presidio Centro), che dal 1° settembre si trasferirà presso
il nosocomio «S.M.Goretti» di Latina. «Mi dichiaro
soddisfatto -afferma il dottor Sciuto- dell’operato dei miei
colleghi e di tutto il reparto. Spero continuino
sempre così!».
di ROSSELLA BERSANI

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Si trova in carcere con l’accusa di danneggiamento e minacce
gravi, un trentenne di Terracina, I.M. L’uomo è stato
arrestato dalla polizia al termine di una lite in famiglia
dopo che lo stesso aveva opposto resistenza agli agenti,
giunti in via S. Domenico allertati da una segnalazione. Il
trentenne era andato in escandescenza, minacciando il padre,
lo zio, il cugino e l’anziana nonna, tutti presenti in casa,
con un grosso cotello con il quale aveva anche provcato
danni ai mobili ed alle porte di casa. All’arrivo della
volante, coordinata dal sostituto commissario Enrico Del
Monte, il trentenne si è opposto e si è lanciato contro i
poliziotti con il coltello. Pronta la reazione degli agenti,
che hanno ammanettato l’uomo ed arrestato. L’arresto è stato
convalidato. Il processo è stato fissato al 19 settembre.

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24 agosto 1992-24 agosto 2007. Sono passati quindici anni
dalla morte del medico missionario Alfredo Fiorini,
barbaramente ucciso in Mozambico. «Non ho dubbi: il futuro
dell’umanità passerà in gran parte dall’Africa. Da qui
nasceranno nuovi modi di convivenza e di solidarietà che
saranno d’ispirazione per tutti». Era questo il pensiero di
Alfredo Fiorini, un ideale che però lo ha portato alla
morte. Alfredo era un medico che aveva fatto suo tanto
profondamente il giuramento di Ippocrate da dedicarsi
completamente alla cura e all’assistenza delle popolazioni
più bisognose e povere, fino ad arrivare a sacrificare la
propria stessa vita. Per preparasi degnamente alla sua
missione, Alfredo Fiorini, dopo aver conseguito la maturità
classica, s’inscrisse all’università degli studi di Siena,
facoltà di medicina, dove conseguì la laurea ottenendo il
massimo dei voti. C’erano i presupposti per una brillante
professione ricca di soddisfazioni, ma Alfredo decise di
dedicarsi alle missioni, decisione che andava maturando fin
da quando, dopo aver partecipato ad un convegno missionario,
era rimasto colpito dalle condizioni di quella che Daniele
Comboni, fondatore della Congregazione di cui in seguito
entrò a far parte, definiva come «infelice nigrizia». Il suo
primo contatto con la dura realtà del terzo mondo fu in
Kenia e Uganda, poi, gli venne affidato il primo incarico
missionario in Mozambico presso l’ospedale di Namapa e poi
quello di Alua. In una situazione veramente catastrofica,
sia dal punto di vista sanitario che umano e morale, in un
paese prostrato da anni di guerra civile, Alfredo si dedicò
alla sua missione. Fu costretto anche ad effettuare un
intervento chirurgico al lume di una torcia elettrica per il
boicottaggio delle autorità. La sua dedizione agli altri
durò finchè, un giorno, mentre rientrava alla missione di
Alua, fu ucciso in un’imboscata. All’arrivo delle sue
spoglie, Terracina gli tributò un caloroso affetto, mutando
un evento luttuoso in festa. E, proprio durante le esequie,
all’annuncio del Vescovo di voler seppellire, secondo il
desiderio del Parroco Don Mario Pernarella, le sue spoglie
mortali nella Chiesa di San Domenico Savio, la folla che
gremiva la piazza esplose in un caloroso applauso di
assenso.
di ROSSELLA BERSANI

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Scoppia la rivolta in strada, i residenti pensavano che
questo nuovo impianto avesse un raggio d’azione molto più
forte e quindi hanno espresso il loro disappunto E’ esplosa
la rabbia dei cittadini ieri, in via Salita Annunziata,
quando hanno visto un’ingombrante gru che trasportava
materiale per la manutenzione di un ripetitore di telefonia
mobile impiantato già diversi anni fa su una palazzina a due
passi dal Foro Emiliano. Quando ha capito cosa fosse tutto
quel trambusto, la gente è scesa in strada per protestare
vivacemente allertando anche la Polizia Locale e una
pattuglia dei Carabinieri. Gli abitanti non si erano
preoccupati quando, qualche giorno fa, era comparsa una
segnaletica verticale che prevedeva la chiusura temporanea
di un tratto stradale, quello all’angolo tra via San
Francesco vecchio e la salita Annunziata, per la
manutenzione di un immobile. In realtà l’interdizione al
traffico serviva per agevolare i lavori di manutenzione
dell’antenna di telefonia mobile già istallata qualche anno
fa. Per l’esattezza sembra che alcuni pannelli dovessero
essere sostituiti per risultare conformi alle normative CEE
che regolano il complesso e delicato settore. I residenti,
vedendo la gru, si sono insospettiti e hanno manifestato
tutta la loro rabbia, temendo soprattutto che questi lavori
possano tradursi in ulteriori e più potenti radiazioni sulla
propria testa e su quella dei propri figli. Le antenne
nuove, secondo i residenti della zona, hanno un raggio di
azione molto più vasto, e questo ha alimentato ancor di più
la polemica. Alla fine i Vigili Urbani sono riusciti a
bloccare i lavori, ma sembra una sosta soltanto temporanea
visto che esiste regolare autorizzazione presentata dai
condomini e che ieri la ditta non aveva portato con sé. Le
lamentele in ogni caso continuano. ìIo" afferma P.P. un
abitante della zona ìla prima cosa che devo vedere la
mattina quando apro la finestra é questa orrenda bruttura".
ìNon posso vendere la casa" dichiara M.D.L. ìperché ho un
bel panorama, ma l’antenna mi ostacola tutta la visuale.
Senza parlare poi dei rischi che si corrono a vivere qui".
R.B.

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Sostanze chimiche nel canale Mortacino, sempre più probabile
l’ipotesi di avvelenamento delle acque come causa della
moria di pesci. Ieri mattina il responsabile del servizio
veterinario Asl per Terracina e Fondi, Francesco Leone ed il
tecnico della prevenzione Alfredo Rossi, hanno prelevato
alcuni esemplari di cefali morti dagli argini del canale.
Evidente, almeno da un primo esame, il fenomeno
dell’«esofltalmo». «Gli occhi dei cefali, sporgenti verso
l’esterno – commenta Leone – un fenomeno meglio conosciuto
come esoftalmo, fanno pensare che prima della morte i pesci
abbiano sofferto. Ancora non sappiamo con certezza a quali
cause possa essere attribuita la moria anche perchè non è
stato possibile esaminare le branchie visto che i pesci
morti da almeno 48 ore, cominciano a decomporsi ». Sembra
tuttavia che, l’ipotesi degli scarichi inquinanti sia quella
più accreditata. La temperatura delle acque, stando a quanto
riscontrato dai tecnici Asl, era di 21,3 gradi e quindi
normali. La moria non sarebbe quindi stata provocata da un
aumento della temperatura. Nel corso del sopralluogo, sono
stati effettuati dei campionamenti delle acque i cui
riscontri potranno finalmente chiarire se sono presenti
sostanze chimiche. I cefali inoltre verranno esaminati
dall’istituto zooprofilattico di Roma per gli esami chimici
e batteriologici. Se la moria fosse dovuta a scarichi
inquinati resterebbe quindi da chiarire quali tipo di
sostanze abbiano causato la morte dei pesci, un particolare
da cui si potrebbe risalire agli scaricatori abusivi. Basti
pensare a quanto successo poche settimane fa in alcuni
canali di bonifica a Fondi dove centinaia di pesci e
crostacei sono stati avvelenati da sostanza acide scaricate
abusivamente nei canali. Danni all’ambiente considerevoli
che si ripercuotono anche sull’habitat dell’avifauna che
nidifica sugli argini dei corsi d’acqua. Ad accorgersi della
presenza di centinaia di esemplari di cefali e carpe sugli
argini del canale Mortacino, sono stati alcuni residenti che
hanno lanciato l’allarme sabato sera. Circa un anno fa si
era verificta un’analoga moria di pesci nel canale Olevola.
Anche in quel caso i residenti avevano chiesto l’intervento
della Asl. Nel caso del canale Olevola, le acque,
erano risultate inquinate.
Maria Sole Galeazzi

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La "banda dei piedi scalzi" scoperta a Vetralla è forse la
stessa che, giorni fa, ha "visitato" il Fiorini? Indagini
sono in corso da parte dei Carabinieri sella locale
compagnia. Agivano a piedi nudi. A Vetralla i Carabinieri li
hanno acciuffati. Si tratta di 4 cittadini albanesi (tre
uomini ed una donna). Sono stati loro a "firmare" il furto a
metà realizzato di notte agli uffici della direzione
amministrativa dell’ospedale "Fiorini"? Si erano dovuti
accontentare di 70 euro, custoditi in una piccola cassaforte
all’ufficio CUP. I ladri, in quella occasione, non erano
riusciti a smontare due casseforti della direzione
amministrativa, che contenevano circa 6 mila euro. Troppo
ben ancorate al muro! Insomma i malvinenti non avevano fatto
i conti con chi si era ben ingegnato per mandarli via a mani
vuote. Ladri gabbati. Non bastava. Per colmo di sfortuna, i
soliti che avevano agito avevano poi lasciato sul pavimento
l’impronta di un piede. Potrebbe essere stata questa traccia
a tradirli, se sono stati proprio loro a fare il blitz
notturno al "Fiorini". Il nosocomio cittadino è una
struttura estremamente vulnerabile. Un mese fa hanno portato
via una cassaforte dal Cup cassa. Poi è stata la volta di un
computer portatile, sottratto alla direttrice
amministrativa. Ancor prima c’erano stati furti ai pazienti
di un reparto. Un sistema di videosorveglianza è
assolutamente necessario per cercare di arginare il
dilagante fenomeno dei furti. Intanto, la bande «dei piedi
scalzi» potrebbe avere avuto una battuta d’arresto dopo il
blitz che, si presume, possa aver compiuto al «Fiorini».
E.B.

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È morto mentre raggiungeva a piedi la Madonna di Monte
Leano, stroncato da un infarto. Marco Silvestri 44 anni, di
Torino, prestava servizio come finanziere a Biella, si
trovava in vacanza a Borgo Vodice dove la moglie è
originaria, con loro anche il figlio di 10 anni. Domenica
mattina, insieme alla cognata ed un amico, aveva deciso di
fare un pellegrinaggio a Monte Leano fino a raggiungere la
vetta dove è presente la statua della Madonna. Una strada
tortuosa difficile da percorrere con l’auto, formata da
sentieri rocciosi e da sterpaglie. Di certo l’impresa non
spaventava i giovani scalatori partiti di buon ora la
mattina con lo zaino in spalla. Doveva essere un’escursione
che doveva durare solo il tempo di un passeggiata tra i
sentieri quando ancora il sole non era forte, e poi
ritornare per il pranzo al borgo, dove i genitori della
moglie sono proprietari di un bar. Invece la tragedia. Erano
circa le 8,30 i tre erano quasi arrivati alla statua della
Madonna, mancava ormai poco, quando improvvisamente Marco
accusa un forte dolore al petto e si accascia a terra
sofferente. Forse il caldo o la fatica della lunga
camminata. Senza parole gli altri due escursionisti,
spaventati e non sapendo cos’altro fare hanno chiamano il
118. Il luogo da raggiungere non era dei più semplici,
arrivare al punto indicato più in fretta per i sanitari non
era semplice, hanno chiesto aiuto ai vigili del fuoco che
con la loro auto, la Campagnola, in pochi minuti sono
riusciti ad arrivare in cima. Ma per Marco Silvestri non c’è
stato più nulla da fare, gli operatori del 118 non hanno
potuto fare altro che costatarne il decesso dovuto ad un
arresto cardiocircolatorio. Sul posto anche i carabinieri
che si stanno occupando delle formalità di rito. La tragica
notizia ha fatto subito il giro di Borgo Vodice ed ha
lasciato tutti senza parole. La moglie sconvolta dalla morte
del marito, non riesce a capacitarsi. I parenti hanno voluto
che la salma fosse trasportata l’obitorio di Sabaudia
dove al momento si trova.
M.B.

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Terracina calcio
Va al Fondi il 1° Memorial Elio Stocchi grazie alla vittoria di misura sul
Terracina. A decidere è stato un calcio di rigore di Maglitto (uno dei tanti ex
in campo). E’ stata gara vera come sarebbe piaciuta al compianto Elio, l’amico
e giornalista al quale e’ stato dedicato questo derby a quasi un anno di
distanza dalla sua scomparsa. L’evento è stato organizzato da Lazio TV che ha
trasmesso la partita in diretta unitamente a Lazio Channel (canale 903 del
bouquet di Sky). Tanti gli addetti ai lavori che sono intervenuti per rendere
omaggio a Elio Stocchi. Presenti anche la moglie Tullia e i figli Serena e
Giuseppe. La gara dicevamo è stata risolta dal penalty di Maglitto ma è stata
anche condizionata dall’espulsione del giovane Soria, entrato duro su un
avversario. Nonostante l’inferiorità numerica dalla mezz’ora del primo tempo,
il Terracina ha cercato di gestire il pallone trovando sempre una buona
organizzazione difensiva della formazione dell’ex Lauretti. In effetti grossi
pericoli Assogna non ne ha passati, anche se occorre pure constatare a conti
fatti, che i «tigrotti» sono andati al tiro più volte con i vari Campagna, De
Simone, Antonini e Rambaldi. Alla fine però il più pericoloso dei tigrotti è
stato Di Lillo che con due punizioni ha lambito la porta avversaria. Nel
Terracina è piaciuto Antonini sempre alla ricerca delle giuste geometrie. Bene
anche lo stesso Di Lillo. Il Fondi (privo di Varroni, Pelliccia e Fiore) è
promosso a pieni voti. Vivace Maglitto, ordinato Germano, impenetrabile la
coppia centrale difensiva formata da Manforte(poi uscito per infortunio) e
Rossetti, un altro ex che a Fondi sta facendo davvero bene. Mister Lauretti ha
lasciato in avanti Paolella affiancato di volta in volta da Roberto Vuolo o da
Maglitto. Dall’altra parte l’espulsione di Soria ha mandato in frantumi i piani
di Patalano che ha dovuto fare a meno di Pagliuca, Mandarelli e Selvaggio,
praticamente il terzetto offensivo titolare. Il mister di Ostia ha cercato di
invertire gli esterni a ripetizione senza trovare però lo spunto vincente.
di ROBERTO ITALIANO

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Manca un custode al «Ghezzi» L’Apt è stata costretta a chiudere

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Orfani: ci sono anche loro nella lista di quanti attendono dal Comune contributi e spettanze. E’ da due anni che i minori i quali hanno avuto la dolorosa perdita di un genitore non ricevono i soldi loro dovuti. L’appello-denuncia di una mamma, Antonella S.: «E’ dal 1993 che ricevo il contributo, che mi spetta dopo che ho perduto mio marito. L’avevo sempre preso. Ora sono due anni che non mi arriva. Quei soldi vengono stanziati dalla Regione Lazio proprio per questo specifico scopo. Io ci conto per i miei due figli. Mi serve per mandare avanti il bilancio familiare. E’ un mio diritto. Non capisco il perchè di questo ritardo. Tra l’altro, non ci viene fatto sapere niente». La situazione di Antonella S. riguarda anche un’altra cinquantina di persone in tutta la città. Abbiamo chiesto chiarimenti a Palazzo. Desolante la risposta: non ci sono i soldi. Forse qualche viaggio all’estero in meno non guasterebbe, specie se si considera l’estrema gravità dei casi sociali quali quelli dei bambini senza un padre o una madre. E.B.

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È caccia aperta al pirata della strada che ieri mattina,
dopo aver imboccato contro mano la galleria di Monte Giove,
ha travolto uno scooterone a bordo del quale si trovava una
coppia romana. Per loro fortunatamente soltanto tanta paura
e diverse escoriazioni. Una tragedia sfiorata su cui ora la
Polizia stradale di Terracina è al lavoro per rintracciare
il responsabile. Tutto è accaduto poco prima delle 11. Un
Ford Transit bianco, per motivi tuttora ignoti, ha preso la
direzione di marcia sbagliata sulla variante che collega
l’Appia con la Flacca. Il furgone, pur accorgendosi
dell’errore, ha continuato nella sua folle corsa contro mano
imboccando la galleria Monte Giove. All’uscita dal tunnel il
veicolo si è diretto verso la Flacca, ed è qui, poco prima
di raggiungere la Statale, che ha travolto lo scooterone. A
bordo si trovano un uomo di 38 anni e una donna di 34,
entrambi provenienti da Roma. Il furgone era lanciato come
un missile e per il conducente del motociclo è stato
impossibile evitare l’impatto. L’urto è stato molto
violento. Il furgone era lanciato come un missile. La coppia
che si trovava a bordo dello scooter è viva per miracolo. A
soccorrere i due sono stati gli operatori de 118 di
Terracina, i primi ad arrivare sul luogo dell’incidente. I
due villeggianti romani hanno riportato diverse escoriazioni
su tutto il corpo, insieme naturalmente a un comprensibile
stato di choc. L’ambulanza della Croce Rossa li ha
trasportati per maggiori accertamenti presso il pronto
soccorso del «Fiorini». Sul luogo dell’incidente per i
rilievi è intervenuta la polizia stradale di Terracina. Gli
agenti, coordinati dall’ispettore Giuliano Trillò, sono ora
al lavoro, anche attraverso diversi posti di blocco, per
rintracciare il pirata della strada. Per il momento sono
ignoti i motivi per cui il conducente del Ford Transit abbia
continuato nella sua folle corsa contro mano.
Pierfederico Pernarella

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Due giornate dedicate all’informazione sui rischi provocati
da chi alza troppo il gomito. Il Club Alcolisti C.A.T. (club
alcolisti in trattamento) di Terracina, organizza nelle
giornate del 12 e 19 agosto, in piazza Garibaldi, due
giornate di informazione. Gli operatori attivi nel campo
della prevenzione e recupero degli alcolisti, nell’ambito di
un programma di sensibilizzazione ai problemi alcol si
ritroveranno in piazza per dare informazioni a chiunque ne
faccia richiesta. Alle due giornate interverrà il presidente
dell’Associazione regionale del C.A.T. Mauro Di Falco e il
responsabile del reparto di algologia dell’ospedale Santa
Maria Goretti di Latina il dott. Peppino Nicolucci.
L’iniziativa prende il via soprattutto dalla crescita del
numero di incidenti stradali provocati dall’eccessivo uso di
alcolici. E diciamo che si tratta di una iniziativa
intelligente e costruttiva (molto diffuse in America, tra
l’altro). A fronte del consumo sempre maggiore di alcol da
parte degli automobilisti. ro.ber.

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Chiodi in un gioco per bambini nel parco di Villa Tomassini,
l’allarme di un genitore. I giochi di villa Tomassini molto
affollati soprattutto in estate potevano trasformarsi in
pericoloso trabocchetto per i bambini. L’altra mattina un papà
ha portato il proprio figlio a giocare all’interno del parco
pubblico, ma una cattiva sorpresa era nascosta in un gioco:
conficcati nella gomma di un pneumatico c’erano dei chiodi,
il bambino ovviamente per la fretta di salire, non si è
accorto della loro presenza e si è fatto male. Il bambino
per il dolore ha chiamato il padre che ha notato la presenza
di chiodi sporgenti inseriti nella gomma un pericolo per
chiunque si fosse seduto. Per timore che anche altri bambini
potessero farsi male come suo figlio ha chiamato la polizia
municipale mettendo in evidenza la pericolosità del gioco.
La polizia municipale è intervenuta insieme agli operai
della squadra comunale per verificare se altri giochi
fossero stati manomessi e per far togliere i chiodi. Gi
operai hanno poi provveduto a ripristinare anche questo
gioco. Uno ‘scherzo’ davvero pericoloso quello ai giochi di
Villa Tomassini, con il pericolo che il bambino si potesse
ferire gravemente. Difficile adesso scoprire chi può aver
commesso un simile atto, in una giostra utilizzata solo da
bambini. Un parco dove sono presenti diversi giochi per
bambini, molti dei quali vecchi e poco funzionanti. I
vandali hanno probabilmente manomesso il gioco di notte
scavalcando il cancello della villa. Con molta probabilità
il gioco è stato manomesso da poco essendo utilizzato dai
bambini che ogni giorno vanno al parco accompagnati dai
genitori e dai nonni e fino a ieri, nessuno si era accorto
della presenza dei chiodi.
Maya Bottiglia

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C’erano anche dei dvd pornografici tra il materiale
sequestrato ieri in un’operazione congiunta del personale
della polizia municipale e della Polizia di Stato,
intervenuto ieri per contrastare il commercio abusivo sul
litorale.Sono stati otto i sequestri effettuati nel tratto
di spiaggia, che va da Porto Badino al Lido di Enea. Tutti i
commercianti sono riusciti a fuggire a gambe levate, tranne
uno. Si tratta di un uomo del Bangladesh, sprovvisto di
regolare permesso di soggiorno. Tutta la merce è stata posta
sotto sequestro. Si tratta di 109 dvd, 173 cd, 8 dvd
pornografici, 11 cd per play station: tutto materiale
contraffatto. C’erano anche collane, borsette, ciabatte,
orecchini e bracciali.
ros.ber.

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Anche nella gestione della raccolta rifiuti vanno per la
maggiore i cosiddetti affidamenti in house. La pulizia delle
spiagge, ad esempio: il servizio per questa estate è stato
affidato ad una cooperativa di Latina, «La Poseidon», la
stessa che, per la medesima mansione, opera sul litorale del
capoluogo. Sempre ad una ditta esterna nei mesi scorsi era
stato affidato lo sfalcio delle erbe. Insomma, come è
accaduto con Aqualatina, anche per la nettezza urbana c’è il
rischio che intorno alla Terracina Ambiente si formi in modo
incontrollato e non si sa bene quanto conveniente tutta una
«galassia » di cooperative e società. Ad onor del vero, per
quello che si è riuscito ad apprendere, gli affidamenti, sia
per lo sfalcio di erbe che per la pulizia delle spiagge,
sarebbe avvenuto prima che la società mista è divenuta
effettivamente operativa. Degli affidamenti si sarebbe
occupata quindi direttamente l’Aspica. Fatto quantomeno
singolare visto che a tirare fuori i soldi, non si bene
quanti, è comunque il Comune. Il sistema è quello noto dei
contratti «spezzatino», di breve durata – al massimo un paio
di mesi – e a costi che consentono di evitare la gara
d’appalto. Ma soprattutto sfugge il motivo per cui l’Aspica
ha deciso di esternalizzare servizi che prima venivano
effettuati senza affidarsi ad altre ditte. Questo per lo
meno fino all’estate scorsa è accaduto per la pulizia delle
spiagge. Quest’anno, invece, ecco spuntare da Latina la
cooperativa «Poseidon». La stessa che effettua l’identico
servizio sul litorale del capoluogo. Ma a prescindere da
questa coincidenza, sarebbe interessante capire quanto le
casse del Comune di Terracina hanno risparmiato grazie a
questa trovata dell’Aspica. Nel frattempo, però, è curioso
constatare come una società che si aggiudica un appalto si
prenda poi la briga di «sub appaltare» questo o quel
servizio. Pur essendo previsto nel capitolato, il dettaglio
tutt’altro che trascurabile non ha mai meritato da parte
dell’amministrazione comunale. Il metodo degli affid amen ti
in house andrà avanti anche ora che la Terracina Ambiente è
diventata operativa? Il cda della mista pare abia chiesto
dei chiarimenti sulla questione.
Pierfederico Pernarella

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Finanziamenti richiesti da un autosalone, utilizzando
documenti falsi e intestati a persone inesistenti, per
vendite di auto mai avvenute. Decine di migliaia di euro
spariti. Dopo tre anni di indagini, la Procura di Frosinone
ha citato a giudizio undici persone, tra cui cinque
terracinesi, accusate a vario titolo di falsità materiale e
truffa. Ad indagare sulla presunta maxi-truffa ai danni di
società finanziarie, in particolare della Fiditalia spa di
Milano, è stato il sostituto procuratore della Repubblica di
Frosinone, Vittorio Misiti, che ha ricostruito le modalità
dei presunti raggiri. Secondo il magistrato la «base» delle
operazioni illecite era in un autosalone di Ceccano. Il
titolare, insieme al terracinese Gianni Riccardi, 34enne di
Borgo Hermada, avrebbe falsificato carte d’identità,
intestandole quasi sempre a persone inesistenti e carte di
circolazione di auto. Con tali documenti avrebbero poi
chiesto alle società finanziarie di erogare finanziamenti
per l’acquisto di auto, in realtà mai commercializzate o che
già erano state vendute ma ad altre persone. In questo modo,
secondo il sostituto Misiti, gli indagati sarebbero riusciti
ad ottenere illecitamente grandi somme. Il magistrato ha
contestato loro una quarantina di truffe, riguardanti
«vendite-bluff» di utilitarie Fiat, Volkswagen, renault,
Mercedes, Opel, Nissan e Audi. Ed ogni finanziamento
ammontava a circa diecimila euro. Una volta erogato il
denaro le finanziarie si trovavano a reclamare il denaro da
un «fantasma». In diversi casi, inoltre, al titolare
dell’autosalone, tramite Riccardi, vi sarebbe stato anche
chi, dietro pagamento di cifre oscillanti tra gli ottomila e
i duemila euro, era pronto a fornire i propri documenti per
contraffarli ed utilizzarli per le richieste alle
finanziarie. Una ragione per cui il magistrato ha citato a
giudizio anche i terracinesi Pio Roberto Manzi, di 55 anni,
Gianni Saviani, di 56, Maria Rosaria Favale, , di 46,e
Filomena Grossi, 36enne di Pontinia. Il processo si aprirà
il prossimo 22 gennaio e tra le persone offese vede anche
quattro terracinesi.

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Il Tempio di Giove a grandezza reale, visibile da tutta la
città. Padroni tutti di essere scettici, però
l’amministrazione Nardi si dice impegnata proprio per
realizzare questo grande progetto. Ma il santuario che
tornerà ad elevarsi sulla cima di Monte Sant’Angelo non sarà
fatto di pietre e cementizio, ma di luci tridimensionali. Un
gioco di proiettori a raggi laser consentirà di rivedere il
monumento simbolo della città nella sua imponenza originale.
Tuttavia, sarà come trovarsi, per la immaterialità della
struttura, davanti al fantasma del tempio. Una nota
dell’Ufficio Stampa del Comune, riferendosi al progetto,
parla di "’spettacolarizzazione tecnologica dell’area"
archeologica ed annuncia che è pronta una richiesta di
finanziamento alla Regione per realizzare l’obiettivo. Le
notizie, per ora, non sono troppo precise, ma bastano per
suscitare la curiosità attorno ad un sito che solo da pochi
giorni sta conoscendo una qualche forma di sorveglianza,
dopo essere stato ridotto ad una discarica negli anni
scorsi. Dall’immondizia, insomma, il Tempio potrebbe
avviarsi, letteralmente, verso un destino di luce. Del
resto, come tutti sanno, l’importanza del monumento vale
qualunque sforzo per valorizzarlo. Qualche cenno per capire
che cosa è capitato di ereditare ai terracinesi. Il
santuario di Terracina si inserisce nel quadro dei grandi
santuari repubblicani del Lazio, costruiti tra la metà del
II e la metà del I secolo a.C. in posizioni scenografiche e
dominanti, su imponenti sostruzioni a terrazze. Venne
utilizzata la nuova tecnica edilizia del cementizio,
recentemente elaborata a Roma, con le forme degli ordini
architettonici, derivate dalla tradizione ellenistica. Il
modello per la disposizione scenografica su terrazze
digradanti può riferirsi ai grandi santuari della città di
Pergamo, in Asia Minore, mentre i templi sorgono su alti
podi e privi del colonnato sul retro (‘sine postico’,
inutile per la prevalente visione frontale). Le terrazze
sono spesso circondate da portici su tre lati e spesso le
arcate e le volte si affiancano o vengono nascosti dai
colonnati. Un monumento così è anche un affare, come risulta
ormai evidente dalle tre settimane di visite a pagamento,
pur in assenza di servizi degni di questo nome. Dal 7 al 27
luglio, sono stati incassati 15mila euro.

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Più multe, più guadagni. Sessantamila euro per la
precisione. Quelli che finiranno nelle tasche dei vigili
urbani addetti alla viabilità che riusciranno a tagliare il
traguardo di 450 mila euro di multe nell’arco di un anno. È
quanto prevede, nero su bianco, un progetto finalizzato
della polizia municipale approvato di recente dal Comune di
Terracina. «Premi produzione », così li chiamano nelle
aziende private. Un metodo di incentivazione che però lascia
perplessi se applicato in Comune e soprattutto al delicato
settore della viabilità e delle sanzioni a coloro che
violano il codice della strada. Sarà perché
l’amministrazione comunale è alle prese con una gravissima
situazione economico-finanziaria o perché il corpo della
polizia municipale si è dovuto dotare di agenti stagionali e
persino di una sofisticata apparecchiatura, il telelaser,
per sanzionare gli automobilisti con il piede pesante
sull’acceleratore, ma il progetto a tutta l’aria di uno
sprone a fare più multe anche per rimpinguare le casse
municipali. Una sorta di lavoro a cottimo, di cui non si
comprende l’utilità visto che è già dovere degli agenti, che
per questo percepiscono uno stipendio, quello di elevare
multe agli automobilisti indisciplinati. Sfugge allora la
necessità di incentivare gli agenti, se non quella di venire
incontro alle esigenze delle casse comunali svuotate
dall’amministrazione scriteriata della giunta Nardi. Con il
progetto finalizzato la maggioranza conta, infatti, di
raddoppiare l’importo delle multe totalizzato lo scorso
anno. In occasione dei festeggiamenti di San
Sebastiano, patrono della polizia locale, erano stati lo
stesso sindaco Nardi e il comandante dei vigili urbani,
Vincenzo Pecchia, a tracciare il quadro del l’attività della
Municipale che contava multe per un ammontare complessivo di
circa 250 mila euro. C’è da scommetterci, visto il premio di
produzione in palio, che quest’anno gli agenti della
Municipale totalizzeranno un risultato più lusinghiero.
Tutto lascia pensare oltre la soglia dei 450 mila euro.
Un traguardo per cui i vigili dovranno scarpinare e controllare
a tutto campo ogni angolo della città. Basti pensare che
considerando una media di 50 euro a multa gli agenti
dovranno elevarne almeno 9 mila. Vale a dire che un quinto
della popolazione residente si ritroverà con l’odiato
fogliettino sul tergicristallo dell’auto.
Pierfederico Pernarella

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